lunedì 29 dicembre 2008

io amo marco

voglio dedicare un po' di spazio a un grande giornalista che per me è anche grande uomo.

marco travaglio.

mi piace perché è uno che dice quello che pensa, non ha paura di esporsi e financo di sovraesporsi, quando serve.
mi piace perché ha avuto il coraggio di parlare quando tutti tacevano, mostrando gli scheletri negli armadi di berlusconi e della sua combriccola, rivelando la reale caratura dei nostri politici, facendo sempre nomi e date, senza timore di smentita, scrivendo libri che tutti dovrebbero leggere, per capire davvero perché e per colpa di chi questo nostro paese sta andando a rotoli.
mi piace perché nei dibattiti televisivi sa mantenere sempre la calma, quando tutti intorno a lui la perdono. tutti si mettono a urlare e a sputacchiare e lui, grande, tranquillo, pacifico, non perde mai la bussola, non perde mai il filo del discorso. e alla fine la spunta sempre.
è un grande esempio di civiltà il suo fare pacato, misurato, elegante. quando ci vuole non risparmia sarcasmo e ironia, ma con intelligenza.
e debbo dire, con grande sincerità, che non invidio per nulla il fatto che egli sia un uomo desiderato da migliaia di donne. se lo merita.

il travaglio mi piace talmente tanto che per me non dovrebbe nemmeno stare tra i giornalisti (i quali, si sa, sono una razza un po' dannata). non dovrebbe stare neanche nei dibattiti, in mezzo a quella marmaglia di imbroglioni che sono i politici (soprattutto del centrodestra). forse non dovrebbe stare nemmeno sulla terra, tra noi poveri mortali. dovrebbe stare lassù.

lassù, tra le bianche nuuuuuvoleeeeeee

giovedì 18 dicembre 2008

c'è sempre stata Ethel

vent'anni fa, quando tutti dormivamo sdraiati sull'erba e raccoglievamo frutti da alberi ubertosi e facevamo l'amore liberi, passavo le notti a vedere i film di truffaut.
poi andavo al centro culturale francese, in via bigli, e li vedevo in lingua originale.
non è per fare il bastian contrario, ruolo che peraltro non mi è del tutto alieno, ma in verità ti dico che il più brutto film di truffaut è jules et jim. il secondo più brutto è effetto notte (che peraltro ho citato, in questi spazi).
jules et jim è una palla micidiale. un esercizio retorico. la voce off è petulante. jeanne moreau al meglio della sua antipatia. di fatto, un serio tentativo di vera fotografia in sequenza. che è il contrario del cinema. vedi alla voce jane campion.
il più bello? finalmente domenica. tirate sul pianista. la calda amante. i quattrocento colpi. baci rubati. la sirena del mississippi (il titolo italiano mi rifiuto). domicilio coniugale (idem). la camera verde. gli anni in tasca. mica scema la ragazza. adele h. l'uomo che amava le donne.
e poi, gli altri.

non vado più al cinema. e non mangio più la frutta.

ho accarezzato l'idea di intraprendere la strada per Santiago. ma, dopo tutto, a ben pensarci, non è il dove, che conta. è il come. andare a santiago in aereo non ha senso. il senso è andarci a piedi. bene. da questo punto di vista, santiago vale qualsiasi altro luogo, per chi crede nel simbolo, e non in squisite amenità. a questo punto, si converrà, il senso è intraprendere il cammino. che deve essere, per rappresentare raccoglimento, iniziazione, riflessione, spoglio, un lungo cammino.
anche roma, dunque, va bene. infatti c'è la via francigena. sarebbe un'alternativa.
il simbolo è il cammino, ma non solo. il simbolo è la fatica.
suggerisco di imparare a memoria l'elenco del telefono.
il virtuoso del pianoforte non è diverso dal contadino del kansas che sa tenere trecento piatti sul mignolo della mano destra mentre doma sei puledri con i piedi.
l'esercizio dell'uomo è sempre e comunque privo di senso, se non per l'uomo. il che equivale a guardarsi ossessivamente allo specchio, forse in attesa che appaia qualcos'altro.
l'unico senso resta sempre quello. mangiare, e cercare di infilare il cazzo in un corpo caldo. per noi maschi.
per le femmine non so.

il grande uomo bianco

allo stadio "giuseppe meazza" di milano, che a milano nessuno chiama meazza, quando gioca il grande milan c'è sempre un signore che lo va a vedere.
questo signore ha l'abbonamento, ed è un vip. ha l'abbonamento perché c'è sempre, a tutte le partite, perfino quelle di coppa uefa, ed è un vip perché il suo posto da abbonato è proprio dietro quello riservato ad adriano galliani, in tribuna vip, appunto.
orbene, questo signore è un personaggio davvero singolare.
egli sa, certamente sa, che il geometra galliani viene spesso inquadrato dalla telecamera durante la partita. egli sa anche, perché lo avranno visto i suoi parenti e amici, e si sarà visto anche lui da solo, che quando la telecamera inquadra il geometra non lo prende in primo piano. nell'inquadratura sono ripresi anche coloro che al geometra siedono accanto. e tra questi, per l'appunto, il nostro amico.
ma perché costui è personaggio singolare? ve lo dico subito.

perché indossa una polo di colore bianco.

tutto qui? sì.
egli indossa sempre la stessa maglietta bianca. tutto l'anno, tutte le partite del milan. ha molti capelli, canuti e bianchi, e polo bianca. è robusto, ha braccia ben tornite. i suoi bicipiti riempiono virilmente le maniche corte.
questa sera il grande milan giocava a san siro (così si chiama lo stadio di milano). la temperatura era di 5°C. il geometra galliani indossava camicia, giacca e cappottone. l'uomo seduto dietro di lui, una polo bianca a mezze maniche.
era impossibile non notarlo. stasera in modo particolare.
è un anno che lo studio. tutte le partite.
pioggia, grandine e vento. polo bianca.

caro Signore, io non La conosco, ma Lei certamente è un grand'uomo. permetta che Le stringa la mano.

cane

avrei dovuto smettere finché ero in tempo.
adesso è troppo tardi e ogni giorno che passa è peggiore del precedente.

io le ho viste, le mucche. e i cani.
non ce l'ho fatta. il coraggio è una virtù che non mi è stata data in sorte.

adesso vagheggio l'acquisto di un capanno per gli attrezzi e un ridicolo pezzo di terra ove posarlo, e viverci. così da completare una storia da pagliaccio.

adesso mi tocca leggere, sentire musica suonata al pianoforte.

vorrei tornare cane.
e invece sono costretto ad essere umano.

sabato 13 dicembre 2008

ci vuole sintesi

se davvero uno non riesce a contenersi, c'è modo e modo di raccontare le proprie così interessanti giornate. il conato a divertire è, per i più, fallimentare. la strizzatina d'occhio merita un pugno. la testimonianza di dolore deprimente. sono per l'asciuttezza. la difficile arte della sottrazione.
esempio. prendiamo la mia giornata di oggi.
i fatti salienti.
stamattina ho cantato per mezz'ora on my own di nikka costa.
stasera ho mangiato dieci barrette kinder.

si può fare di meglio.
stamattina on my own.
stasera kinder.

di più.
on my own.
kinder.

ecco. così sarebbe perfetto.

questo post non significa un cazzo.

venerdì 12 dicembre 2008

l'individuo intelligente

tutti gli stupidi pensano di essere intelligenti (altrimenti non sarebbero stupidi).
d'altro canto, tutti gli intelligenti, i quali, nonostante possano essere gravati da molteplici problemi, hanno la piena contezza di essere intelligenti, si dichiarano tali (almeno con loro stessi).
quindi, come possiamo discernere l'individuo intelligente?
semplice, mi si dirà. da quello che dice, da quello che scrive.
sì?
a me è capitato, e credo non solo a me, di leggere parole intelligentissime di persone che poi si sono rivelate, una volta conosciute vis-à-vis, di singolare idiozia.
sarà capitato a molti di dire, un certo momento della loro vita (magari masticando a bocca aperta, una tartina ai gamberetti tra le dita della sinistra, la destra tenuta occupata dal bicchiere):"ma chi è quel pirla?" e sentirsi rispondere: "è il più grande romanziere vivente, praticamente è dio". la parola romanziere potendo essere di buon grado sostituita con artista, pittore, scultore, poeta, regista e via così.
del pari ci sarà capitato di ascoltare parole altissime da persone che poi abbiamo sorpreso vestirsi da coniglio, con zampe da coniglio e orecchie da coniglio, applaudire a concerti di cantanti italiani, tenere di nascosto all'inter, farsi ricattare da loschi soggetti, scrivere editoriali deliranti inneggianti a lugubri leader politici o a gruppi studenteschi antisemiti.

così come l'uomo spiritoso, affascinante, generoso da lontano difficilmente lo è da vicino; così come la donna dolce, sensibile e lussuriosa da lontano si rivela il suo contrario da vicino.
(internet, da questo punto di vista, è una prova inconfutabile)
nello stesso modo in cui, il giorno in cui incontreremo il nostro idolo, ci deluderà.

quindi non solo niente è come sembra, niente è come non sembra. ma non divaghiamo.

dicevamo: nella nostra personale esperienza, che è quella che veramente conta ai nostri occhi, che sono gli unici che contano per noi, per giudicare il vero e il falso, l'intelligenza di una persona non si evince né da quello che scrive, né da quello che dice, né da quello che pensa.

il che, in buona sostanza, ci conduce a questa suprema alternativa: o non possiamo capire se una persona è intelligente, oppure nessuno lo è, oppure lo sono tutti.

oppure, definitivamente, che io sono un cretino.

giovedì 11 dicembre 2008

i magistrati, gli avvocati, le parti /4

ieri ero in udienza in aula sfratti. mentre aspettavo il mio amico e collega AM che si trovava nell'imbarazzante situazione di dover sfrattare, con suo grave dispiacere di uomo democratico, un marocchino detenuto presso il carcere di opera, mi sono messo a scorrere pigramente i fascicoli archiviati che giacciono tranquilli e liberi tra gli scaffali nella medesima aula sfratti.

nel giro di pochi minuti avrò fatto passare una trentina di ricorsi ex art 610 c.p.c., un paio di istanze ex art 6 L 431/98, una dozzina di ricorsi ex art. 611, sempre del c.p.c., e altre cose sparse.

allora mi sono reso conto che il lavoro del magistrato è veramente una rottura di coglioni. subito quindi mi sono dato dello stronzo, avendo io spesso gradito parlar male degli amici giudici. ho pensato guarda un po' questi che mestieraccio, decine e decine, centinaia di istanze, ricorsi, appelli, impugnazioni, comparse, memorie, note, deduzioni. tutti che vogliono, tutti che chiedono. e tu che devi soddisfare tutti. non puoi dirgli questa causa mi annoia, la sentenza non la voglio fare. la devi fare per forza. e fatta quella ce ne sono altre cento, più noiose ancora. e devi motivarli tutti, i provvedimenti (a parte certi decreti, ma sono pochini). motivare, dire, spiegare, scrivere, e scrivere bene. e non è mai finita, finché non vai in pensione. e poi gli avvocati che vengono a romperti le palle, che non sono mai contenti, che non capiscono, che si arrabbiano, che ti aspettano fuori dalla stanza per chiederti perché.
una vita d'inferno. io mi sono immedesimato, come si dice. davvero. mi sono detto ho sbagliato a parlar male dei giudici, guarda quanta cacca devono spalare.

poi oggi ho avuto un provvedimento di un giudice. l'ho letto, e mi sono sentito come sempre uno stronzo fumante. poi ho letto il codice. l'ho riletto. ho letto i miei atti. ho letto la giurisprudenza. mi sono consultato con colleghi. ho riletto il provvedimento.

quindi ho realizzato che lo stronzo, per una volta, non ero io.

mercoledì 10 dicembre 2008

marco p.

Egli è assediato da torme di pipistrelli invisibili.

martedì 9 dicembre 2008

I'm so tired

Scritta da Lennon a Rishikesh, insieme a tante altre, nel marzo del 1968. Registrata sette mesi dopo ad Abbey Road.

La bellezza del pezzo sta nella maliziosa ingenuità dell'esecuzione vocale del suo autore. Strofa in sordina, ritornello che sembra gridato, pur sulla tonalità bassa.

Una canzone di spontanea banalità nella melodia (quattro accordi in giro), sincera nelle intenzioni (Lennon era veramente alla ricerca di pace), divertente nel testo (Sir Walter Raleigh).

Nell'insieme, un pezzo incisivo, semplice, efficace, pulito.

Tralascio di discorrere intorno a "Paul is dead man, miss him, miss him".

Comincio da qui la mia modesta esegesi delle canzoni dei Beatles. Forse sarà questa la prima e l'ultima, io certo non lo posso sapere.

i tedeschi l'hanno modificata, l'ortografia.

Ad Andrea G. ke va alla Ricci: spero ke kn quella dikiarazione dicevi la verità al telefono dato ke mi è stato dtt ke t 6 mexo d'akkordo kn tuo frate x farmi fr una figuraccia. Da Julia 3D Cassinis.

cara giulia,
sei migliorata, ma puoi fare di più. si vede che hai le possibilità, ma non ti impegni come dovresti.
consentimi pertanto due brevi appunti.
- dikiaraz, senza ione
- telef, senza ono

come vedi, fanno ben sette lettere di troppo.
alla tua età, sono dimenticanze un po' gravi.
5

lunedì 8 dicembre 2008

rivolta contro il mondo moderno

abolire il risarcimento del danno.

abolire la sanzione.

ritornare alla reputazione.

semel magistratus, semper magistratus

tutto giusto quello che scrive andrea romano, che è il migliore di tutti.

tuttavia, ritengo che la classe di coloro che amministrano la giustizia in Italia incontrerà la stima che si merita solo il giorno in cui ognuno dei 58 o quelli che sono milioni di italiani ci avrà avuto personalmente a che fare.

dal momento che ciò non accadrà mai, possono restare tranquilli.

mercoledì 3 dicembre 2008

g.b. raglidi

mi si contesta la mancanza di disciplina.
fosse solo quello.
tra il fare bene una cosa e il farla alla cazzo di cane ci manca tanto così, dicevano alcuni.
la consolazione della filosofia non è abbastanza.

sono arrivato sempre in ritardo a capire le cose. anche adesso, mi arrabbio quando ormai è passato il punto di non ritorno.
mi arrabbio, ma poi finisce lì. vorresti costruire ma ti stufi subito, mi dicono.

era vent'anni fa, e scrivevamo un pezzo di teatro per prendere in giro il nostro insegnante di filosofia. in realtà stavo scappando da me stesso, da quello che sapevo sarei diventato. niente.
si chiamava "il ladro è fra noi", ti ricordi? lo demmo alla annina e lei cambiò alcuni nomi, giusto per sentirsi anche lei un po' autrice, quindi lo consegnò a suo nome al prof. non capivo, non capivo quanto eri incazzato, e non capivo perché. ci ho messo vent'anni. e adesso non te lo posso dire più, che l'ho capito pure io.

bisogna scappare, dice. sfuggire alle trasmissioni televisive, ai giornali, tutto. crearsi un mondo alternativo, chiudersi nella bellezza di bach, di van gogh.
fuggire nell'eremo.
vattene in galera. lì c'è la disciplina, le divise, le regole. tutto ordinato. e se uno vuole trovare conforto nella lettura, non ha che da scegliere. lontano da tutti, perfino dalle donne, con le loro scarpe e le loro borse. che figata.

vorrei, disperatamente, credere che questo fosse il migliore dei mondi possibili. vorrei anche io farmelo venire duro tra le pagine degli storiografi del partito, mentre mi mantengo in forma, mentre resto magro, andando a scartabellare tra le bancarelle per scoprire se togliatti censurò o non censurò i diari di gramsci.

e l'altro? quello che sta male? certo. sta male. sì sì. quanto dolore raccolto da quelle pagine. proprio lui, che potrebbe essere un esempio per tutti noi, una guida, il più dotato, il più intelligente. ah, come sta male. la sciampista l'ha piantato.

non c'è immagine di cascata che equivalga a una cascata. il cinema è sempre un'emozione triste. non mi interessa viaggiare, non serve, alla fine. ma tu ci dovevi essere, la mattina alle 6, a basse-terre, e sentire quell'umido, l'odore delle foglie sotto il sole. quell'aria lì, non c'è regista.

pure l'aberrazione di avere il blog in ordine, devo sentire. il mio fottuto blog.

avete ragione tutti.
non ne me frega più un cazzo.

martedì 2 dicembre 2008

la catastrofe dell'umanità

la via giusta è la via difficile.

perché scrivere?

perché fare qualsiasi cosa?

sono assalito da pensieri turpi (se non sia più umano morire di tifo in una casa di fango, tra bambini denutriti coperti di mosche, che al termine di una lunga esistenza dedicata al lavoro, alla famiglia, alla celebrazione delle feste, al sesso, alle serate guardando la televisione, alle domeniche allo stadio, alla ricerca della felicità, alla settimana bianca, alla gita in barca, al sacrificio, all'automobile, alla preghiera, alla birra, allo sport, alla notte, allo studio dei classici, allo studio di funzione, alla musica, alla tradizione, alla scoperta della tomba del faraone, alla filosofia, alla farmacologia, alla conoscenza delle civiltà primitive, dei loro usi e costumi, delle loro condizioni di vita, della loro lingua, della loro fame)

mi permetto di dettare tre principi per salvare il mondo:

1. fedor dostoevskij è uno scrittore più bravo di clive cussler

2. il diario di una commessa non è di aiuto all'umanità

3. il lato oscuro della forza è più forte

lunedì 1 dicembre 2008

sulla fiducia

sabato sono stato al salone del libro usato, alla fiera.

c'era molta fuffa, molta roba da bancarella, alcune cose interessanti, tutto a prezzi senza senso.

però ho fatto due acquisti:

- atti unici di anton cechov, edizione bur 1960 - Euro 2,00

- un manifesto autentico del partito comunista italiano, datato marzo 1977, sfilato da qualche sezione (da botteghe oscure ha detto l'uomo, ma io non gli ho creduto) - Euro 20,00

il secondo, come dice rené, va considerato un investimento.

il grande milan

tra ieri e oggi ho visto le seguenti partite:

werder brema - eintracht
siviglia - barcellona
manchester city - manchester united
chelsea - arsenal

tutte bellissime partite.

poi ho visto il milan.

il milan è di gran lunga, e da anni, la squadra che gioca peggio al mondo. non so perché mi ostino a vedere tutte le partite del milan. ho addirittura mantenuto l'abbonamento a sky calcio perché ero convinto che quest'anno avremmo fatto un gran campionato.
invece è il solito milan. la solita pena.
il milan ha 27 punti. almeno sette di troppo.
a parte la prima partita di campionato, contro il bologna, che sarebbe dovuta finire 18 a zero per noi, in almeno altre cinque partite il milan ha rubato dei punti (contro sampdoria, atalanta, siena, napoli, chievo). il milan ha pareggiato malamente a lecce, cagliari e torino (contro il torino). poi ha perso meritatamente tre a uno contro il palermo.

tutte le squadre giocano 90 minuti. il milan, se va bene, ne gioca 45. a volte 20, a volte 10.
il milan non ha un gioco. ha un allenatore che avuto una sola idea in tutta la sua carriera (pirlo davanti alla difesa) e basta. ha giocatori presi in saldo a fine carriera (zambrotta, favalli), giocatori vecchi (inzaghi, pirlo), giocatori finiti (maldini, sheva, seedorf - il mio pallino, uno che non vorrei mai più veder giocare), giocatori scadenti (kaladze, jankulovski, bonera), giocatori inguardabili (senderos). il milan, allo stato, al suo attivo possiede: un campione (kakà), una promessa non ancora mantenuta (pato), una prima punta discreta (borriello), un bravo scarpone (gattuso), un onesto pedalatore (flamini), un centrocampista gagliardo sul viale del tramonto (ambrosini), un fuoriclasse spompatissimo e beone che gioca 5 minuti ma la mette dentro (ronaldinho). alessandro nesta, che da solo vale mezza squadra, non so se prenderlo in considerazione, visto che non ha mai giocato. in ogni caso, il milan non corre, cammina.

adesso, prima di vomitare, vado a cercare la dichiarazione di galliani del dopo partita. sarà, come sempre, una di queste due: 1) "non ci dobbiamo dimenticare che siamo i campioni del mondo"; 2) "siamo la squadra più titolata al mondo".

siamo una squadra di merda con dei giocatori di merda, una società di merda con dirigenti di merda, e dei tifosi di merda come me.

giovedì 27 novembre 2008

ah, dimenticavo

sabato sera sul mio volo in partenza da fiumicino c'era

roberta missoni.
la quale è più bassa di come me la immaginavo. ma bellissima.

martedì 25 novembre 2008

diario

sono fortunato: la convinzione mi appartiene sempre meno.
ad onta dei miei strali, mi arrendo presto e volentieri, ovunque. mi sembra un buon primo passo.

osservo, per altro verso, che il mio talento si colloca, lungo l'ideale scala, più vicino ad antonio moccia che a philip roth.

allego opportuno grafico

0……..10……..20……..30……..40……..50……..60……..70……..80……..90……..100
moccia........... io............................................ roth......... borges......................... dante

vorrei che fossero aboliti per decreto i mediatori immobiliari. penso che la mediazione immobiliare, ove ritenuta necessaria, dovrebbe essere esercitata dallo Stato, tramite appositi uffici. mi sembra una soluzione molto semplice. vorrei che lo Stato costruisse case per tutti e che le desse in affitto. se poi uno diventasse ricco giocando a pallone e si volesse costruire la villa, non sarei certo io a impedirglielo.

il pensiero, come già da tempo l'arte, è diventato suddito della moda.
eppure esiste ancora il discrimine. sono certo che, potendo, l'uomo leggerà platone anche tra altri mille anni. e non perché è stato il primo a dire quello che ha detto.
il criterio non è il quando, è il come.
il che dimostra come il tempo sia una categoria senza valore.

in questo istante, ore 2.00, ritrasmettono una puntata di sottovoce del 1996. ospite sandro curzi.
sandro curzi era un grande, per quel poco che ne ho capito in questi anni. una brava persona, un bravo giornalista, un uomo buono, sincero, simpatico e leale. un vero.

la luna esiste.

l'unica pace

trovarmi solo su una barca
in mezzo al mare, nella notte,
e urlare tutto quello che ho
(il nome di mio figlio)
alle onde
perché solo il mare può ancora ascoltare
solo il cielo vedere.

venerdì 21 novembre 2008

il problema fondamentale

il problema è quella cosa lì.
quella cosa esiste. c'è.
è lì che vai a finire. come contro un muro. e non c'è niente da fare.
non la puoi eliminare, né sorpassare. sei destinato a sbatterci contro. e soccombere.
irrimediabilmente.

è quello, il diavolo.
il diavolo non è malvagio, infido, malizioso.
il diavolo è stupido.

giovedì 20 novembre 2008

luciano bianciardi

se è vero che tutto è già stato scritto, in qualche tempo e in qualche luogo, è altrettanto vero che io, come tutti, sono già esistito, o esisterò.

se siamo attenti, e se anche il destino è diligente, prima della fine possiamo avere l'avventura di imbatterci in noi stessi.

forse io sono luciano bianciardi, in una versione sfortunata, meno buona.

bianciardi non è lo scrittore che vorrei essere, naturalmente.
vorrei essere uno scrittore come nabokov: un altero, algido entomologo. un russo coltissimo che parla tre lingue e passeggia col retino sulle montagne svizzere.

invece chi mi tocca? lui.
alto, grosso, violoncellista, toscano, gran fumatore, tremendo bevitore, calciatore, scopatore.
un uomo incazzato, incazzato nero. ossessionato. uno storico, un filologo, un uomo deluso, stanco, che perde ogni speranza (nel 1969), che si lascia andare.

io ti leggo, e ti vedo migliore.
e allora penso che è per questo che hai scritto, forse. per tutti i piccoli bianciardi.

martedì 18 novembre 2008

jonestown

trent'anni fa oggi, nella guyana, in una località che era stata chiamata jonestown dal suo fondatore jim jones, morivano 910 persone, di cui 219 bambini.

ho intravisto che questa mattina anche la storia siamo noi ricordava il fatto.

la cronaca degli eventi, a volerla raccontare bene, è molto lunga. chi non la conosce è opportuno che si documenti. in rete c'è praticamente tutto. chi volesse informazioni, mi può contattare.

per quanto mi riguarda, è una delle storie più sconvolgenti in cui mi sia mai imbattuto.

alla memoria di coloro che morirono quel giorno è dedicato questo post.

sabato 15 novembre 2008

borges

mi innamorai di borges nel 1982, grazie a roberto vecchioni, all'epoca, e per un solo anno scolastico, nostro insegnante al ginnasio.
ci iniziò alle meraviglie di Finzioni e ai relativi labirinti, specchi, biblioteche.
ci iniziò a dostoevskij, a hawtorne, a orfeo.
solo per questo, e non è poco, a lui sarò sempre infinitamente grato.

era giusto che in questo diario trovasse posto qualcosa di borges. non so perché ho scelto due poesie (borges è senza dubbio meno poeta che narratore), una delle quali è in ogni caso, ad onta del titolo dal sapore stranamente accademico, di indubbio valore. forse per motivi di spazio.

se si fermasse il tempo anche per me, se avessi infinite notti a disposizione, non arriverei mai a conoscere come lui, a scrivere come lui, a vedere come lui.

poesia congetturale

Fischian le palle nella sera ultima.
Vento e ci sono ceneri nel vento,
si disperdono il giorno e la battaglia
deforme, e la vittoria è dei nemici.
Sono i barbari, i gauchos che vincono.
Io, che studiai i canoni e le leggi,
io, Francisco Narciso de Laprida,
la cui voce gridò l’indipendenza
di queste terre crudeli, sconfitto,
di sangue e di sudore brutto il volto,
senza speranza né timore, perso,
per i sobborghi estremi fuggo al Sud.
Come quel capitano in Purgatorio
fuggendo a piedi e insanguinando il piano
fu accecato e abbattuto dalla morte
dove un oscuro fiume perde il nome,
cosí dovrò cadere. Oggi è la fine.
La notte laterale dei pantani
m’insidia e m’imprigiona. Odo gli zoccoli
della mia calda morte che mi cerca
con cavalieri, con musi e con lance.
Io che sognai d’essere un altro, un uomo
di sentenze, di libri, di verdetti,
a ciel sereno giacerò tra il fango;
ma mi delizia il cuore, inesplicabile,
un giubilo segreto. Infine trovo
il mio destino sudamericano.
A questa atroce sera m’ha condotto
il labirinto plurimo dei passi
che i miei giorni tramarono da un giorno
dell’infanzia. Ho scoperto finalmente
la recondita chiave dei miei anni,
la sorte di Francisco de Laprida,
la lettera mancante, la perfetta
forma che seppe Dio fin dal principio.
Nello specchio di questa notte tocco
il mio ignorato volto eterno. Il cerchio
sta per chiudersi. Attendo che ciò avvenga.

Preme il mio piede l’ombra delle lance
protese. Già il ludibrio della morte,
i cavalieri, i criniti cavalli
mi sovrastano... Sento il primo colpo,
il duro ferro che mi squarcia il petto,
il coltello profondo nella gola.

(Jorge Luis Borges, in L'altro, lo stesso, 1964)

Giovanni, 1, 14

No será menos un enigma esta hoja
que la de Mis libros sagrados
ni aquellas otras que repiten
las bocas ignorantes,
creyéndolas de un hombre, no espejos
oscuros del Espíritu.
Yo que soy el Es, el Fue y el Será,
vuelvo a condescender al lenguaje,
que es tiempo sucesivo y emblema.
Quien juega con un niño juega con algo
cercano y misterioso,
yo quise jugar con Mis hijos.
Estuve entre ellos con asombro y ternura.
Por obra de una magia
nací curiosamente de un vientre.
Viví hechizado, encarcelado en un cuerpo
y en la humildad de un alma.
Conocí la memoria,
esa moneda que no es nunca la misma.
Conocí la esperanza y el temor,
esos dos rostros del incierto futuro.
Conocí la vigilia, el sueño, los sueños,
la ignorancia, la carne,
los torpes laberintos de la razón,
la amistad de los hombres,
la misteriosa devoción de los perros.
Fui amado, comprendido, alabado y pendí de una cruz.
Bebí la copa hasta las heces.
Vi por Mis ojos lo que nunca había visto:
la noche y sus estrellas.
Conocí lo pulido, lo arenoso, lo desparejo, lo áspero,
el sabor de la miel y de la manzana,
el agua en la garganta de la sed,
el peso de un metal en la palma,
la voz humana, el rumor de unos pasos sobre la hierba,
el olor de la lluvia en Galilea,
el alto grito de los pájaros.
Conocí también la amargura.
He encomendado esta escritura a un hombre cualquiera;
no será nunca lo que quiero decir,
no dejará de ser su reflejo.
Desde Mi eternidad caen estos signos.
Que otro, no el que es ahora su amanuense, escriba el poema.
Mañana seré un tigre entre los tigres
y predicaré Mi ley a su selva,
o un gran árbol en Asia.
A veces pienso con nostalgia
en el olor de esa carpintería.

******

Non sarà meno un enigma questa pagina
di quelle dei Miei libri sacri
né di quelle altre che ripetono
le bocche ignoranti
credendole di un uomo, non già specchi
oscuri dello Spirito.
Io che sono l'È, il Fu e il Sarà
accondiscendo di nuovo al linguaggio
che è tempo successivo e simbolo.
Chi gioca con un bambino gioca con qualcosa
di vicino e di misterioso;
io volli giocare coi Miei figli.
Stetti fra loro con stupore e tenerezza.
Per opera di una magia
nacqui stranamente da un ventre.
Vissi stregato, incarcerato in un corpo
e nell'umiltà dell'anima.
Conobbi la memoria,
quella moneta che non è mai la stessa.
Conobbi la speranza e il timore,
quei due volti dell'incerto futuro.
Conobbi la veglia, il sonno, i sogni,
l'ignoranza, la carne,
i tardi labirinti della ragione,
l'amicizia degli uomini,
la misteriosa devozione dei cani.
Fui amato, compreso, esaltato e fui appeso a una croce.
Bevvi il calice fino alla feccia.
Vidi con i Miei occhi quello che non avevo mai visto:
la notte e le sue stelle.
Conobbi il levigato, il sabbioso, il disuguale, l'aspro,
il sapore del miele e della mela,
l'acqua nella gola della sete,
il peso di un metallo sul palmo,
la voce umana, il suono di alcuni passi sull'erba,
l'odore della pioggia in Galilea,
l'alto grido degli uccelli.
Conobbi anche l'amarezza.
Ho commissionato questo scritto a un uomo qualunque;
non sarà mai quello che voglio dire,
sarà almeno il suo riflesso.
Dalla Mia eternità cadono questi segni.
Che un altro, non colui che adesso è il suo amanuense, scriva la poesia.
Domani sarò una tigre fra le tigri
e predicherò la Mia legge nella loro selva,
o un grande albero in Asia.
A volte penso con nostalgia
all'odore di quella falegnameria.

(Jorge Luis Borges, in Elogio dell'ombra, 1969)

noi

forse non è solo la paura, a impedirci di comunicare.
serbare il segreto dei nostri modesti sentimenti, per affidarlo, poi, alla pagina, è un comportamento bizzarro.
come un Bimbo, desideriamo il sorriso e l'abbraccio, ma non siamo in grado di sostenerlo.

felice è l'uomo ricco, non chi osserva il vento, o il cielo
e mentre i nostri figli piangono, immaginiamo l'assassino guardarsi colpevole allo specchio.
anche per Te non sarà che il ricordo di una panchina, una sciarpa, una chitarra, l'odore di tua madre.

martedì 11 novembre 2008

senza titolo

dei mondi sconosciuti

ho ricevuto un invito a cena con mio figlio.

il tiepido orgoglio di far parte della mensa ha lasciato presto spazio ad emozioni sinistre.

la novità della serata è emersa rapidamente quando ho mosso l'occhio in direzione della tivù. chi prendeva le decisioni aveva stabilito di puntare sul varietà del sabato sera di rai uno.

io me li ricordo, i varietà del primo canale, quelli in bianco e nero. mi ricordo che i miei il sabato uscivano a cena e venivano i nonni. la nonna cucinava terribili tortellini confezionati. il nonno giocava con noi. a volte anche la nonna. erano sempre allegri. mio nonno paterno, proprio come il suo omologo materno, era uno a cui andava bene tutto, ciò che rappresenta una qualità preziosa e una vetta.

il varietà di rai uno si chiama volami nel cuore. un titolo volgare. è condotto da pupo, accompagnato da uno spigliato bambino con seri problemi di peso.

ho colto, durante il pasto, le seguenti performances:
l'ospite pippo franco e il bambino grasso che cantavano "mi scappa la pipì papà" (voto 10)
la celebre lambada, eseguita in playback dagli originali incisori del disco (voto 10)
una riproposizione delle più famose canzoni del film "grease" (voto 10)
una riproposizione di alcune scenette dal film "mary poppins" (voto 10)

il momento per me più significativo è stato quando ho visto la ragazzina quindicenne, la figlia di famiglia, farsi sempre più vicina allo schermo e palpitare vistosamente. le ho chiesto allora la ragione di tale turbamento. mi ha risposto che di lì a poco sarebbe arrivata l'ospite che attendeva con impazienza e che lei ammira più di ogni altra.
si tratta di certa anna tatangelo.
ho detto che non la conosco. la tavola tutta ha subito un leggero smottamento. non mi hanno creduto. mi hanno spiegato che è una cantante e che è la fidanzata di gigi d'alessio.
gigi d'alessio lo conosco.
la ragazzina mi ha spiegato che lei e le sue amiche sono delle fans sfegatate della tatangelo e che ci sono ragazze come loro che la seguono ovunque, in tutti i concerti, perfino in svizzera. che ci sono dei forum in cui si scambiano le rispettive opinioni e si danno le une con le altre tutte le informazioni sugli spostamenti, le uscite dei dischi, i mormorii, le indiscrezioni e così via.

venerdì 7 novembre 2008

i magistrati, gli avvocati, le parti/3

il fatto: un signore ha impugnato una delibera di assemblea condominiale, fondatamente. nelle more del giudizio il condominio ha ratificato la delibera impugnata con nuova deliberazione. il giudizio è nondimeno proseguito, avendo il giudice ritenuto la causa matura per la decisione senza necessità di istruttoria, valutando un'eccezione preliminare del convenuto condominio idonea a risolvere il giudizio. due udienze in tutto.

inciso: la causa non è mia. l'eccezione del convenuto è infondata.

conclusione: il giudice ha rigettato la domanda dell'attore con decisione nel merito (ritenendo espressamente non di pregio l'eccezione preliminare), concludendo circa l'infondatezza della domanda, pur in difetto di attività istruttoria. il giudice ha quindi, in ossequio al principio della soccombenza, condannato l'attore a pagare le spese legali alla controparte.
importo delle spese legali: 9.800 euro.

in sintesi: un signore ha fatto una causa avendo ragione e ha pagato più di 10.000 euro.

ogni avvocato italiano potrebbe fornire decine di casi simili. ma degli avvocati parliamo dopo.

molte persone vengono da me perché desiderano essere ascoltate da un giudice. perché vogliono che sia un giudice, un soggetto terzo, imparziale, responsabile, che ha studiato, che ha un ruolo importante, a decidere chi ha ragione. non si rivolgono a un essere umano, si rivolgono a un ufficio, a una carica, a una funzione. non pensano, giustamente, che nel giudizio possano influire le opinioni personali del magistrato, le sue idee politiche, il suo sesso. non pensano minimamente che nel complesso procedimento di formazione del suo convincimento il magistrato possa essere fuorviato dalla serata precedente, dal litigio con il coniuge, dai colleghi antipatici, dal mal di stomaco, dalla improvvisa assenza di voglia di lavorare, dalla simpatia del momento.

la gente si rivolge al magistrato perché desidera essere presa in considerazione, perché vuole essere ascoltata. ciò che è esattamente l'ultima cosa che interessa a un magistrato. il magistrato, se potesse, le parti non le vorrebbe mai vedere, e men che mai sentire.
ma il problema non è questo.
il problema è che chiunque, chiunque abbia avuto a che fare con la giustizia italiana non vuole mai più averci a che fare.
a meno che non sia un mariuolo, ma questo è un altro discorso.

nel caso sopra riportato, l'avvocato cui sono state liquidate le spese (9.800 euro) ne aveva chiesti 13.000.

13.000 euro per due udienze e due atti difensivi. ricordo che non stiamo parlando della vertenza enimont.

i miei colleghi ormai campano sui clienti. campare sui clienti vuol dire usare il cliente per vivere.
ho visto chiedere 5.000 euro per una raccomandata. ho sentito chiedere 1.800 euro a un amico per una consulenza telefonica.
potrei andare avanti all'infinito.

su questo sfondo si muovono le parti. le quali, conoscendo gli avvocati ma essendo obbligate ad affidare loro il mandato, cercano di essere le prime a fottere prima di essere fottute.

e da vespa ci si interroga sulla camorra. come mai la gente non ha il senso dello stato come mai preferisce la camorra come mai qui là.

come mai?
la camorra funziona.
se ti rivolgi alla camorra, la camorra risolve il problema. presto, bene, nei termini convenuti.

do un consiglio a chiunque stia pensando di promuovere una causa civile: non farlo. rivolgiti alla camorra.

mercoledì 5 novembre 2008

he made it

e io sono contento.

martedì 4 novembre 2008

la separazione consensuale

la separazione consensuale non è un procedimento.
come tutti sanno, si tratta di far firmare da un magistrato un accordo già raggiunto dalle parti in ordine ai figli, se ci sono, al mantenimento, se dovuto, ai beni della comunione, se esistenti. l'accordo così siglato viene vistato da un pubblico ministero e quindi munito di timbro che gli conferisce valore di legge e garantisce conformità all'ordinamento giuridico.

la mia proposta è che la pronunzia della separazione consensuale sia affidata ad un qualsiasi pubblico ufficiale. un funzionario dell'ufficio anagrafe, un poliziotto, un cancelliere. il timbro di omologa verrà poi emesso da un ufficio giudiziario, che però si limiterà a verificare la rispondenza degli accordi intrapresi dai separandi alle norme positive.
se con l'accordo viene trasferita la proprietà di beni immobili o di beni mobili trascritti in pubblici registri, la domanda di separazione andrà presentata a un notaro della repubblica, il quale si limiterà a richiedere il pagamento delle imposte ipocatastali e di trascrizione.

in questo modo avremo i seguenti vantaggi: migliaia di magistrati che invece di perdere intere giornate a vedere e firmare verbali di separazione, si metteranno a lavorare. intere sezioni dei tribunali d'italia sgravate di milioni di fascicoli. udienze immediate. cittadini più soddisfatti.

raggiunto l'accordo, le coppie si recheranno davanti al pubblico ufficiale di loro preferenza e si separeranno.

per esempio, potrebbe andare così:

tizio e caia, dopo aver firmato congiuntamente le condizioni di separazione, magari con l'assistenza di un legale, si presentano al comando di polizia locale più vicino a casa.
l'usciere li indirizza al primo piano, ufficio separazioni, stanza 122.
tizio e caia raggiungono la stanza. molto ampia. altre coppie siedono in attesa. prendono un numerino. l'impiegata dietro lo sportello li avverte che è opportuno cominciare a compilare il verbale e consegna loro l'apposito modulo. quando arriva il loro turno, il modulo compilato, entrano.
l'agente di polizia municipale si fa consegnare il verbale, che contiene le generalità dei coniugi e le condizioni di separazione, e i documenti d'identità. quindi, accertata l'identità dei separandi, mette un timbro in calce al verbale e chi s'è visto s'è visto.

constatazione

l'avvilente mediocrità del dolore.

è l'ora delle bombe

se qualche buontempone avesse la facoltà e il desiderio di guardarci dall'alto, osserverebbe senza sforzo che i terrestri, indipendentemente dal luogo, dalla classe sociale, dalla cultura, dall'età, da ogni altra variabile, insomma praticamente tutti sono soliti trascorrere la serata davanti a uno strano oggetto. dopo cena, o anche prima, vedrebbe che si siedono di fronte a uno schermo e per qualche ora stanno lì a guardare. l'alieno, sono certo, si darebbe varie ipotesi intorno alle cause e ai motivi del fenomeno. immagino che l'alieno, potendo, per prima cosa si proverebbe a scompaginare le carte, spegnendo con un clic quegli schermi per vedere l'effetto che ne consegue, un po' come quando noi, poveri cristi, mettiamo a soqquadro un formicaio e vediamo quel brulicare prima magnificamente composto farsi improvvisamente irrazionale, confuso, caotico.

a quanto pare i terrestri, almeno quelli che non seguono gli insegnamenti di rudolph steiner, non possono fare a meno della televisione. la circostanza è stata ben avvertita dai politici, i quali infatti fanno in modo di essere teletrasmessi in video e in voce a più non posso.
per esempio, da qualche tempo a questa parte vedo personaggi politici che compaiono in televisione alle sette del mattino.

ora. io alle sette del mattino normalmente dormo. se sono sveglio è per colpa dello stomaco che non mi lascia in pace.

premetto un concetto che mi piace molto esprimere ma nel quale non credo affatto (ciò che mi accade pressoché sempre): non capisco il motivo per il quale l'uomo (o la donna - da questo punto di vista è lo stesso) debba svegliarsi presto la mattina. la mattina è orrenda. perché non ci alziamo tutti alle dieci? perché? chi l'ha fatta questa regola che alle otto tutti pronti per andare al lavoro, a scuola, in giro? io non ci credo che la maggioranza degli esseri umani gradisca di svegliarsi in novembre alle 6.30 al freddo, col buio, cercare le pantofole a tentoni, gli occhi cisposi, infagottarsi in una vestaglia, guadagnare con fatica la caffettiera e preparare l'orrida bevanda (orrida per me, s'intende) senza la quale, ovviamente, non riesce a svegliarsi. non ci credo. credo che la maggioranza preferisca svegliarsi alle 9.30 dopo un bel riposo, guardare con piacere il sole alto nel cielo e fare una piacevole lunga colazione in una casa già ben calda. se è come penso io, vuol dire che la minoranza decide per la maggioranza. va .

torniamo in medias res. dicevo dei politici in tivù all'alba. sulle reti private lombarde tutte le mattine ci sono programmi che ospitano politici locali. costoro rispondono alle domande del conduttore e alle telefonate dei pensionati in diretta. stessa cosa sulle reti nazionali. partecipare alle trasmissioni della mattina sulla rai o su la 7 pare sia meta ambita.

ebbene, io non godo molto a vedere di pietro la mattina presto. non godo a sentire, appena sveglio, le liti tra salvini e latorre e non godo a cominciare la giornata ascoltando i pensieri di piergianni prosperini. uno potrebbe dire ma tu mica sei obbligato a vedere la tivù appena sveglio. lascialo spento, l'infernale marchingegno. se lo accendi, peggio per te.
e ad essere sinceri io non saprei cosa dire, a quel punto.

forse sì, lo saprei.
urca, ho scritto tutta 'sta pappardella proprio per questo.

il discorso è che sarebbe meglio se i politici, invece che in tivù, se proprio vogliono alzarsi presto, andassero al bar sotto casa, o meglio al bar lontano da casa. al bar dove c'è la persona comune, che è poi l'elettore, e che lo prendessero lì, il caffè. che stessero lì qualche minuto a parlare con la gente, che ascoltassero quello che dicono, gli intelligenti e gli stupidi, che andassero a sesto san giovanni, dove una volta c'erano quelli che votavano per il pci, e stessero lì con i vecchi. forse capirebbero tante cose. domando a me stesso: ma davvero la gente ama vedere tremonti e d'alema che discutono con floris? no. per me no. è impossibile. per me la gente vorrebbe vederlo in giro per la strada, il politico. fermarlo, parlargli. per me la politica è questa cosa qui. il territorio. non la televisione.

però adesso c'è porta a porta, e c'è roberta pinotti, del pd. in nero.
e allora penso ma scusa, al posto di uno che non ha ancora capito perché ha perso le elezioni e che continuerà a non capirlo, perché non facciamo anche noi come i tedeschi, i francesi o gli americani? quelli l'hanno capito che la donna tira. la hillary non ce l'ha fatta perché è un po' antipatichina e ha anche i polpacci grossi. la palin a momenti fa vincere un povero diavolo come mccain.

ma dico, noi che abbiamo una come roberta pinotti, con quel décolleté, stiamo ancora lì a pensare a cosa fare?

roberta, arma le bombe. accendilo tu questo sole che è spento.

lunedì 3 novembre 2008

jo-wilfried strikes back

giornatona, quella appena terminata.
tsonga, il mio protetto, che vince a bercy e si qualifica per il masters
un gp di formula uno meno soporifero del solito e ricco di suspense nel finale
il milan primo in classifica, con abbondante dose di fortuna.
non mi resta che mettere qualche migliaio di euro sul conto per andare a nanna tranquillo.

p.s. uno dei pochi motivi di vanto con me stesso era essere riuscito, dal luglio 2007, a non scrivere nulla di calcio. avanti col prossimo. e piantiamola con i p.s.

domenica 2 novembre 2008

due novembre

siamo coloro che furono.
e siamo quello che ricordiamo.
per questo il giorno dei morti è il giorno più importante dell'anno.
il giorno dei morti è ogni giorno.

domenica 26 ottobre 2008

4

sono un po' contrario alla proprietà di beni immobili.
quindi vivo in affitto, in una casa popolare (pagando un canone immane).

al piano sopra il mio vive un uomo sui 55. solo. si masturba clamorosamente, tutti i giorni. secondo alcuni gode a farsi sentire. ha allestito anche una specie di palestra in casa. così, quando non si masturba, si dà all'allenamento, e fa comunque un gran baccano. ogni tanto qualche brutta donna va a vivere da lui. sta qualche settimana, poi va via.
all'ultimo piano c'è una vecchia, gobba, con due figlie. alla prima, assai squinternata, hanno tolto i figli. non si fatica a crederlo. l'altra ha un'aria da battona. ma anche l'una.
al secondo piano vive una vecchia che guarda ossessivamente la posta di tutti. aspetta il postino fuori dal portone per vedere chi riceve cosa. puzza, non si lava.
al piano terra c'è una signora bisognosa d'affetto, abbandonata dai figli, che sfoga i suoi dolori in parrocchia. è troppo invadente. non la sopporta nessuno.
nella scala di fianco vive un ladro. è uscito con l'indulto. ruba moto giapponesi di grossa cilindrata, alla luce del sole. tutti sanno, nessuno parla, me compreso.
nell'appartamento che confina con il mio vive un uomo in pensione. ha i capelli bianchi e modi gentili. assomiglia al signor rossi di bruno bozzetto. una persona per bene. sua moglie vive a letto. è malata. si lamenta tutta la notte. ansima, geme. tutte le notti quest'uomo dorme di fianco a una moglie che soffre, costretta a letto. naturalmente lui si deve occupare di tutto. la spesa, la casa, tutto. non va in vacanza, non va in giro. a volte ci incontriamo sui rispettivi balconi. le solite chiacchiere di circostanza. il tempo, l'italia.

spesso faccio fatica a dormire tutta la notte. quando mi sveglio, a volte ascolto la moglie del mio vicino.

c'è un'ora della giornata che rappresenta il momento peggiore, il punto più basso.

sono le 4, e le 16.

le 4 e le 16 sono le porte dell'infimo.

in tutti i casi, è meglio essere svegli alle 3 o alle 5 che alle 4. le 4 sono il punto più profondo della notte, il più buio, il più doloroso, il più difficile.
allo stesso modo le 16 sono il momento più difficile del pomeriggio, quando tutto può ancora succedere, la giornata è ancora infinita, la sera è lontana, il riposo è lontano. nessuno lavora volentieri alle 16. chi meglio alle 14, chi meglio alle 18.

bisognerebbe studiarci su un po', su questa cosa delle 4.
forse è un'ora simbolica. l'ora più lunga, l'ora staccata.


p.s. mi sono accorto che ho scritto questo post proprio il giorno in cui torna l'ora solare. strano? non credo. il tempo è sempre più furbo di me.

aforisma

è bello vedere una coppia di ragazzi che si tengono per mano.

crudele non intervenire.

un sogno

mi ricordo il mio ultimo sogno.
ho un appuntamento con un uomo che non ho mai visto prima, in una città non nota, forse anche milano. penso all'appuntamento con ansia e pieno di aspettative. ammiro molto quest'uomo, infatti, guardo a lui come a un idolo, e non vedo quindi l'ora di incontrarlo.

lo incontro in mezzo alla strada. lui è a bordo di una mercedes nera decappottabile, lunghissima e lucidissima, un modello anni '50, quelle con quei radiatori giganteschi. con lui c'è la sua famiglia. moglie e due figlie, bionde. mi saluta rumorosamente.

resto sorpreso un po' da tutto. ma la sorpresa aumenta subito dopo, quando ci troviamo in un locale e lui si presenta. è vestito in modo orribilmente trasandato, ma ostenta una disinvoltura eccessiva, come se fosse a casa sua, solo, la domenica pomeriggio, davanti alla partita. ha una specie di felpa o maglia arrotolata malamente sulla vita, a mo' di cinta.
è a piedi nudi.
ci sediamo. la moglie non dice nulla. le figlie parlano una lingua straniera, mi pare inglese.

la conversazione è assurda. lui è spumeggiante, sicuro di sé, allegro e a suo agio. io sono deluso. mi aspettavo un ingegnere, un tetragono, un pensatore fine e posato. e mi trovo seduto su un cubo di velluto a guardare un guappo col ciuffo.

dopo un po' si congeda sorridendo. in un istante però decide di ricomporsi. ha indossato un completo grigio, molto fine.
sto cominciando ad apprezzarlo, quando mi sveglia il citofono.

venerdì 24 ottobre 2008

cavallacci

anche a me piace dicotomizzare, verbo caro a roberto vacca.

il mondo si può sempre dividere in due macrocategorie.
chi mangia carne e chi no, chi va a letto con le mutande sotto il pigiama e chi no, chi si lava il sedere dopo aver fatto la cacca e chi no, chi ascolta dischi di ligabue e chi no, e così via.

le mie preferite sono:
- chi mi rompe i coglioni e chi no
- chi ha le tette e chi no
- chi capisce le cose e chi no
- buoni e cattivi

si potrebbe dire che esiste anche la categoria di quelli che vanno al cinema perché vogliono trovare un mondo che non c'è, e di quelli che invece no.
la stessa cosa accade con la letteratura.
prendiamo, per esempio, il libro all the pretty horses, di cormac mc carthy, tradotto in italia con il titolo cavalli selvaggi, certo più intrigante di tutti i cavallucci.
il libro racconta la storia di un ragazzino di 17 anni che dopo la morte del nonno e la separazione dei genitori va a cercare il suo destino.
ebbene, questo ragazzino, nel volgere di pochi mesi compie le seguenti attività:

- scappa di casa col suo cavallo e vive nel deserto, nutrendosi di bestie ammazzate là per là
- doma, con suo cugino, sedici cavalli selvaggi in quattro giorni
- si fa assumere da un haciendado come acchiappatore e domatore
- discute a muso duro con cowboy di lungo corso, proprietari terrieri, carcerieri, vecchie signore e negozianti
- conosce la figlia del fattore, bellissima e inarrivabile, di cui si innamora perdutamente. fa l'amore con lei per dieci notti di seguito
- finisce in galera ingiustamente con l'accusa di furto di cavalli
- assiste impassibile all'omicidio di un tredicenne
- finisce nuovamente in galera
- prende un sacco di botte per giorni e giorni dagli aguzzini e dai carcerati, ma non parla
- uccide un uomo a coltellate
- esce di galera grazie ai soldi della zia della sua bella, che paga purché lui non la veda più
- attraversa il messico a piedi, a cavallo, in autostop
- torna da lei. si dicono che non possono stare insieme. lui l'accompagna alla stazione e la guarda uscire dalla sua vita per sempre, impassibile
- compra una pistola e minaccia un capitano di polizia di ridargli il cavallo che gli è stato ingiustamente sottratto. sequestra il capitano e lo ammanetta. recupera il suo e altri tre cavalli, sempre portandosi dietro l'ostaggio
- inseguito, si trova coinvolto in una sparatoria. viene ferito alla gamba.
- altra sparatoria
- per cauterizzare la ferita, mette la canna della pistola nel fuoco ardente e quindi, una volta incandescente, se la infila nella coscia, da parte a parte. poi versa l'acqua sulla ferita e quindi tranquillizza il cavallo, che aveva sentito raspare per terra
- viene minacciato dal capitano-ostaggio che aveva approfittato del momento di relativa difficoltà del protagonista per impossessarsi di un fucile. disarma prontamente l'ostaggio. il capitano ha una spalla lussata.
- infilando il piede sotto l'ascella del capitano, con abile mossa rotatoria gli rimette a posto l'articolazione.
- consegna il capitano ai messicani e prosegue alla volta del texas, sempre a cavallo.
- si presenta allo sceriffo della contea e racconta al giudice tutta la storia
- torna al paese. ritrova il cugino, al quale riconsegna il legittimo cavallo. gli dicono che suo padre è morto.
"l'avevo immaginato".

grazie, videobox

ieri, nel senso che per me è ancora oggi ma invece è ieri, come direbbe mogol, ho scritto un breve post sulle manifestazioni degli studenti e la reazione del governo. poi l'ho cancellato. mi sembrava stupido. resto dell'idea che gli studenti occupanti abbiano, come direbbe scalfaro "il cranio pieno di aria", e resto dell'idea che il premier abbia lo straordinario dono di non riuscire a non parlare. così, a questo punto, ho praticamente riscritto quello che avevo scritto e poi cancellato.
mentre invece volevo parlare dei led zeppelin.

allora. una volta, tanti anni fa, in una galassia lontana lontana, esisteva una cosa che si chiamava videobox. era una cabina piazzata in alcune città (a milano era in galleria) in cui chiunque volesse poteva registrare un suo messaggio audio-video di breve durata. qualunque cosa. poi qualcuno sceglieva i migliori e li trasmetteva sulla raitre.

un giorno vidi un messaggio di due ragazzi che dicevano: noi vorremmo parlare di quello che secondo noi è stato, dopo i beatles, il più grande gruppo di tutti i tempi: i led zeppelin.

restai annichilato. ma come, due zarri che riconoscono i beatles come i più grandi e che ci piazzano dietro i led zeppelin? ma chi sono? non li avevo mai sentiti.
così il giorno appresso mi recai da buscemi, negozio di corso magenta, e acquistai led zeppelin, il primo album dei led zeppelin. i primi dieci secondi della prima canzone del primo album sono una delle dichiarazioni d'intenti più potenti della storia.

e la storia continua. il giorno 30 gennaio io e i miei compagni di ventura suoneremo, a dio piacendo, in un locale a milano. sarà un led zeppelin tribute. solo pezzi dei led. un'oretta o poco più.

passo quindi a presentare il gruppo.

il cantante è bravo ma intimidito
il batterista è un tamarro
il chitarrista è un fighetta con la sindrome da prima donna
il bassista, che sono io, è tignosetto e sfigato.

allo stato ci sono ancora molte opzioni sul tappeto, ma non è escluso che si attacchi con good times bad times.

cheerio.

martedì 21 ottobre 2008

il maestro

l'altra sera stavo saltabeccando da un canale all'altro, senza pace, quando mi sono imbattuto in un programma condotto da carlo conti. carlo conti è un altro dei tanti supermiracolati d'italia, e non ne parliamo più. a un certo punto il conduttore annuncia un grande ospite: amedeo minghi.
e subito scattano le lodi sperticate e il ripetersi di un appellativo un poco strano: "maestro".
maestro qui, maestro là, prego maestro, si accomodi maestro.
maestro? amedeo minghi?
io non ho mai sentito nessuno in vita mia dire "il mio cantante preferito è amedeo minghi", ma neppure "che bella questa canzone di amedeo minghi", e nemmeno "ho appena comprato l'ultimo lp di amedeo minghi", e neppure "però, simpatico quel minghi".
non ho mai visto nessuno comprare un disco di minghi, o ascoltare un disco di minghi, o parlare bene di un disco di minghi. mai.
secondo me nessuno ha mai comprato un disco di minghi. i dischi di minghi non esistono. esiste uno che viene pagato per fare delle ospitate in orride trasmissioni televisive e suonare orribili canzoni che nessuno mai riascolterà.
e infatti il minghi si è messo al pianoforte e ha suonato due pezzi di sconfortante bruttezza.
che cosa dire?
sarà per via del fatto che se la tira, che si dà arie da maestro, per il codino paglia e fieno, per la posa decadente, la palpebra cadente, la voce suadente, il bianco dente.
maestro.
ora, a parte che maestro, a casa mia, si chiama gente come von karajan, szell, muti o furtwangler, a parte questo, a me pare di ricordare che il signor minghi sia conosciuto in italia per una sola cosa. per una canzone cantata in coppia con la cantante mietta. la canzone è vattene amore, meglio nota come "trottolino amoroso".

trottolino amoroso.

e invece, maestro.

oibò, che sia maestro elementare?

il progresso

a me sembra di un'evidenza cristallina e terribile.
la condizione attuale, checché ne scrivessero trent'anni fa - ma con ben altre ambizioni - è quella della morte del senso.
nondimeno per qualcuno è il migliore dei mondi possibili, ciò che mi sembra, prima ancora che una sconfitta, il pensiero iniziale dell'insetto.
mi arrendo alla logica del nulla, ovvero della necessarietà del tutto.

Il problema del bene e del male resta, per coloro che cercano in buona fede di chiarirlo, un caos insondabile; per coloro che amano disputare è un gioco intellettuale: sono dei forzati che giocano con le loro catene. Quanto alle persone del volgo, che non pensano, esse sono abbastanza simili a quei pesci che vengon fatti passare da un fiume in un vivaio: non sospettano di trovarsi là soltanto per esser mangiati in quaresima. Così noi, con le nostre sole forze, nulla sappiamo intorno alle cause del nostro destino. Mettiamo dunque alla fine di quasi tutti i capitoli della nostra metafisica le due lettere dei giudici romani, quando non riuscivano a intendere una causa: N. L.,non liquet”, la cosa non è chiara.

(E. Chiari, Voltaire e il concetto di filosofia nel pensiero moderno)

sarebbe meglio così, alla fine: che la cosa non fosse chiara, che non si potesse vedere, ma che ci fosse. meglio questa ipotesi di quella in cui non ci fosse nulla da chiarire, da vedere, da capire.

(la nona di beethoven è, a ben vedere, spazzatura; shakespeare è in ultima analisi palloso, fontana è senza dubbio un grande artista, il machu picchu decisamente da evitare).

tuttavia, è così: tutta la verità sta nella negazione dell'esistenza della verità.

il mondo che sarà dei nostri figli è già oggi troppo lontano da noi, che crediamo ancora esista il bello, il buono, il giusto.

idioti, cercheremo ancora di trovare il senso delle cose
e una scarpata, meritatamente, ci seppellirà.

triste destino

i brasiliani sono come i delfini.
obbligati alla simpatia.

lunedì 20 ottobre 2008

la castagna non ha segreti per l'ometto

chissà se ti ricorderai di quel giorno che salimmo sopra fornazzo, nel parco dell'etna, e ci fermammo presto perché si scatenò il temporale, e mangiammo in macchina panini con la salsiccia comprati a zafferana. perché io me lo ricorderò, forse per non essere solo, che trovasti tante castagne e le mettesti nel tuo sacchettino ed eri felice e orgoglioso di te. e poi i funghi che crescevano sotto i nostri occhi in quei minuti. e le foglie, le meravigliose foglie. e quanti ricci appena caduti dagli alberi! quanti colori!
l'autunno, la stagione mia e tua, ha un colore solo, eppure infiniti.
ti ricorderai di quando scesero le nuvole, la nebbia, e ci avvolsero in quel bosco "castagnoso" e ci fermammo presso un dirupo, nel silenzio umido e lento, e tu eri stupefatto da tanta bellezza? c'è una foto, c'era, da qualche parte.
tu avevi un giubbottino rosso e sembravi, eri, il padrone del mondo.
era il diciotto ottobre del duemilaotto.

mercoledì 15 ottobre 2008

all'inferno, per i secoli dei secoli

decisamente i devoti atei sono molto peggio dei credenti.

la legge non punisce chi commette il reato in stato d'incapacità, mentre punisce, giustamente, l'actio libera in causa.

così come il volenteroso carnefice è più colpevole del povero invasato.
così come il reverendo jim jones o l. ron hubbard sono esseri umani peggiori dei loro adepti.

ma anche da un altro punto di vista, a stretto rigore, dal momento che questi sanno bene quello che fanno, non saranno perdonati (Lc 23, 34).

voglio dire, se mai ci dovesse essere, il Big Boss non si fa certo fregare da quattro pellegrini.

lunedì 13 ottobre 2008

il buio tutto il giorno

che paese è un paese in cui non si ha il diritto di morire?

sabato 11 ottobre 2008

ieri

dalle tre alle cinque del mattino sono sveglio, a letto, e penso con ansia alla sorte di un preliminare di compravendita. dal momento che i clienti rischiano di perdere una forte somma, non so decidermi intorno alla strategia da seguire.
mi sveglio molto tardi. accendo il telefono. qualcuno, come sempre, mi ha già cercato. fisso un appuntamento in studio per le 11.
non sto bene. varie vicende mi causano parecchio nervosismo.
come ogni mattina da vent'anni a questa parte, non faccio colazione.
arrivo in studio in ritardo. ricevo il cliente. mi faccio dare del denaro, col quale saldo, in ritardo, i collaboratori.
torno a pensare al preliminare. alla fine risolvo di mandare una diffida. con molta, molta inquietudine invio mail al cliente in cui consiglio il da farsi.
chiudo la mattinata facendo varie telefonate.

non pranzo. non ho alcuna fame.

alle 14 arriva un amico, che deve vedere alle 15 la mia collega di studio, alla quale l'ho girato per una separazione consensuale pesantissima (la moglie non gli lascia sentire né vedere i figli). sto con lui e poi con la collega fino alle 15.30 e discuto in ordine all'inadempimento degli impegni presi con la sottoscrizione del verbale.
do disposizioni ai ragazzi e vado a fare le mie consulenze fuori sede.
ricevo una giovane signora, dai capelli rossi e radi, che correttamente indovino impiegata in ambito farmaceutico. ricevo un tipografo.

digressione: i tipografi sono il gradino più basso della scala evolutiva dell'uomo. non esiste nessun tipografo che sia in grado di adempiere correttamente all'incarico ricevuto. il tipografo sbaglia sempre. quando corregge l'errore, ne commette un altro dove prima non c'era. l'incontro con un tipografo è un'esperienza straniante, una comunicazione con un mondo diverso, un mondo che non è più, o che certamente non è qui.

ricevo il tipografo. socio nuovo, devo trattarlo bene. le sue lamentele si indirizzano, guarda un po', verso l'amministratore del condominio, colpevole di lasciare troppo potere alla portiera.

digressione n.2: i portieri, si sa, partono in sordina, poi piano piano prendono piede e poi si impadroniscono del palazzo, seminando il terrore, dettando legge e regnando sovrani incontrastati per anni e anni, finché morte non li stronchi.

il tipografo è completamente pazzo. è alto, indossa un giubbotto da moto. porta gli occhiali. mi rammostra almeno una ventina di raccomandate recapitate da lui stesso nelle mani dell'amministratore, che egli definisce uno "strafalcione". il tipografo sa quello che dice.
dopo tre quarti d'ora di colloquio riesco a liberarmene. ma lo vedrò ancora lunedì.
varie telefonate.

comincio a essere stanco. non mangio un atomo di cibo dalla sera prima.

ore 18: mi preparo per la riunione delle 18.30, fissata con i promissari acquirenti di box e immobili da una società poi fallita.
18.20: sono al telefono. sull'altra linea la praticante dallo studio mi dice che ha urgenza di parlarmi. finisco la telefonata e la chiamo. abbiamo un problema. in una causa importante il nostro consulente non ha ancora trasmesso al CTU la sua relazione. il termine scade il 10 ottobre.
18.30: mi mandano la relazione via mail. la leggo sul blackberry. la relazione è impresentabile. la correggo al telefono con la dottoressa e la prego di intervenire presso il CTP perché sia lui a modificarla. vengo a sapere che non l'ha nemmeno scritta lui.
19.00: chiamo il CTU, sperando di trovarlo ancora in studio. risponde. gli spiego, mentendo, che il mio CT di parte ha avuto problemi col pc e dico che la relazione gli verrà recapitata lunedì, invocando la sua clemenza. il CTU accondiscende. richiamo la dottoressa e le dico di strigliare il consulente.
19.30 finisco la riunione. chiudo la baracca. torno in studio. telefono a mio figlio, che piange perché sente i rumori. i miei tentativi di riportare la calma vanno a vuoto.
altre telefonate. chiudo anche lo studio. alle 20.06 sono in macchina.

20.27: arrivo sotto casa. suona il telefonino: numero sconosciuto. rispondo. "buonasera qui è la eurisko, chiamo per una indagine di mercato".

appendo, irato, sparando due sillabe incomprensibili, con vago senso di colpa.

venerdì 3 ottobre 2008

a day in the life

avevamo la pancia piena e due bottiglie di liquore che mi susciteranno sempre tenerezza.
c'era il vento fresco. e dall'alto si vedeva la strada tutta curve. e il mare, naturalmente, e le case basse, e bianche, del litorale lungo lungo. i colori erano il grigio, soprattutto il grigio, il viola e il beige.
c'era una chiesa, che poi seppi famosa, e che ricorderò per quanto vi lessi. e gruppi di turisti stranieri, dietro le guide. e mio figlio che diceva hello e bye bye e loro che rispondevano, sorridendo. e lui che voleva andare su al castello, seduto sulle mie spalle.
restammo per un po' a perdere tempo, a fare avanti e indietro, indeciso il padre sul come e sul quando. prendemmo delle rose bianche dagli addobbi di un matrimonio. ma il profumo era per le strade, tra le case, cresciute, discrete, come boccioli spontanei.
non si poteva non guardare lontano, e restare senza respiro, senza pensiero.
una signora rompeva con un sasso gusci di mandorla. quando le fummo accanto ci fermò e ci riempì i pugni. salimmo i gradini e arrivammo alle rovine. c'era un fico d'india, c'era un lucchetto che impediva di proseguire. eravamo almeno a quota 500 metri, dissi.
quindi me lo presi su, e scendemmo.

martedì 30 settembre 2008

buongiorno

buongiorno.
sono un po' imbarazzato. è la prima volta. beh, in realtà no. è la seconda. ma la prima conta poco: avrò avuto 12 anni, i miei genitori mi portarono da una sua collega. perché ero inquieto. mi mangiavo le unghie. la sua collega mi disse di giocare con una palla di gomma.
senta, è meglio che glielo dica subito: la verità è che non ho fiducia. lo so, non è bello sentirselo dire. a 25 anni pensavo di essere un sensibilone e invece ero completamente ignaro del male che potevo fare e che avrei fatto agli altri anche solo con le parole. oggi capisco un po' di più. e capisco che quando mi dicono che non si fidano dell'avvocato io ci rimango male. di solito sono io dall'altra parte della scrivania. il che fa tutta la differenza.

non ho fiducia. devo sapere a chi sto parlando. magari Lei è uno che la sera torna a casa e guarda ballarò. magari fa questo lavoro per comprarsi la macchina nuova. magari ha dei gusti che trovo orribili. magari è stupido. è uno che si è laureato tirando a campare, o, peggio, studiando con profitto. ha preso la laurea, ha fatto il suo tirocinio, e bene o male ha iniziato a fare questo mestiere. ha imparato quelle quattro balle, ha letto quei quattro libri, ha messo insieme un po' di pratica, e via. proprio come noi avvocati.

invece io voglio uno che sia più intelligente di me, più sveglio di me, più bravo di me, più buono di me. altrimenti perché sono qui? anche lo stupido ti può dare buoni consigli, dicono. forse è vero. come quei personaggi dei libri che hanno sempre la frase del nonno o della nonna da tirare fuori, la saggezza contadina, la virtù del piccolo uomo. quando ti tirano fuori la frase del nonno che "diceva sempre", non c'è più niente da dire. sì, forse. i miei nonni erano quasi analfabeti. erano uomini di una bontà infinita, e io fui sempre felice di vederli. ogni volta che c'era una festa con i nonni mi si gonfiava il cuore, anche da grandicello. però di frasi celebri non ne hanno tramandate, purtroppo.

io lo so che a Lei non gliene frega niente, questo è il punto.
dice: è giusto così, mica si deve compenetrare dei tuoi problemi. è un tecnico, ti aiuta. ti fa domande mirate e capisce, e tu di conseguenza. pensa se un medico dovesse soffrire per ogni malato che vede. non potrebbe fare il medico. giusto. quelli infatti sentono le canzoni mentre ti aprono la pancia. e mentre stai morendo, solo, in un fottuto letto d'ospedale, discutono del turno o decidono dove andare a cena.

guardi, lo sa di cosa ho paura? ho paura di sentirmi dire che ho avuto carenze affettive. lo vuole sapere subito? non le ho avute. ho avuto un'infanzia felice. ho paura che Lei prima o poi mi dica che devo avere più stima di me stesso. la prego, non me lo dica mai. e più di tutto, ho paura che Lei sia completamente incapace di risolvere qualsiasi problema. e adesso che gliel'ho detto, è ancora peggio.
magari invece sono tutti così, i suoi clienti. magari sono un cliente tipo. sarebbe bello. almeno ci sarebbe sui libri la strategia giusta. "in questo caso, è opportuno trattare il paziente con cordiale fermezza, farlo sentire a suo agio ma nel contempo reagire alle sue provocazioni". magari è normale che il cliente insulti il terapista. a pensarci bene, l'uomo segue comportamenti-tipo in ogni sua manifestazione. sarebbe ben strano che non lo facesse anche in questo caso. mi conforti, mi dica che sono il più qualunque possibile.

e poi devo sapere chi è Lei. che cosa vota, e perché; che libri legge. se legge. se è cattolico, se è ateo. devo sapere tutto di Lei. se Lei è uno che crede alla resurrezione dei corpi, già andiamo male. la mia fiducia se la deve conquistare. ma non perché non voglia parlare di me con Lei, no no. l'altro giorno ho parlato di cose intimissime a uno che avevo visto una sola volta prima. se vuole Le racconto tutto. è che non voglio essere deluso. voglio essere aiutato, ecco perché sono qui. sono arrivato fin qui per questo. capisce?

e con questo, credo che sia finito il tempo a mia disposizione, giusto?

sarà colpa del telegiornale

ieri sera ero sull'aereo diretto a milano.
volo alitalia.
non so perché, non appena le assistenti di volo hanno iniziato a servire le bevande, mi è venuto in mente che a un certo punto si sarebbero messe a fare un pompino a tutti i passeggeri (maschi).

davvero, non so perché.

giovedì 25 settembre 2008

donne

per me le donne sono tutte belle.
comunque, se proprio devo dire, preferisco le donne con le tette grosse, le cosce grosse e il culo grosso.

star 80

rivisto stasera, dopo tanti anni. è un film che ho sempre amato, non so perché.
in verità, a pensarci, ci sono tante circostanze che me lo fanno amare.

è l'ultimo film di bob fosse, che è un mio idolo.
il film racconta la vita di dorothy stratten, giovane e ingenua cameriera di vancouver e poi coniglietta di playboy, uccisa dal marito pazzo e pappone, paul snider, interpretato da eric roberts, bravissimo e veramente inquietante.
dorothy stratten era all'epoca l'amante di peter bogdanovich, che è un mio idolo pure lui.
dorothy stratten morì poco dopo aver terminato le riprese di "e tutti risero", di bogdanovich, altro film da me amato.

la Bellezza viene barbaramente uccisa. accanto, c'è la vita vera di un regista che fa il suo ultimo film, un film su una ragazza che nella vita vera aveva fatto il suo ultimo film, e accanto un altro regista che s'innamora, nel film e nella vita vera, della sua attrice.
l'amore viene cancellato da un proiettile di fucile sparato in faccia. la morte ricorre.
l'abisso, tuttavia, non c'entra.

qualcuno, a buon diritto, storcerà il naso, ma tutto questo mi ricorda il sogno di coleridge.

la sua prima manifestazione fu la ragazza, la seconda il film. chi li avesse paragonati avrebbe visto che erano essenzialmente uguali.

lunedì 22 settembre 2008

douglas l'imprendibile

non riesco a capacitarmi.
per me, o veltroni ha un ufficio stampa che stephen king se lo sogna di notte, o in america va talmente di moda il made in italy che allora domani mi prendo il cpe e vado a insegnare storia del diritto romano in wyoming.

l'avevo visto, veltroni, al tg3, sorridente a new york, con ingrid betancourt, ma non avevo capito.
insomma, mi era sembrata la solita notizia, no? oggi il ministro tizio ha inaugurato il nuovo padiglione alla presenza del bla bla.

sì. magari.

il fatto è questo: valter veltroni ha scritto un libro un paio di anni fa. ieri è andato in america a presentarlo.

ebbene, il traduttore del libro è douglas r. hofstadter. no, dico: douglas r. hofstadter.

per chi non sapesse di cosa sto parlando, la metto così:

è come se albert einstein avesse tradotto un libro di achille occhetto.

domenica 21 settembre 2008

che formaggio ragazzi.

potrei stendermi

potrei stendermi su un prato e con le braccia larghe tenere la bocca aperta. così potrei fare entrare ogni cosa, anche le idee.
potrei ascoltare te, tutti, il mio adorato sangue. tu tum, tu tum.

a bocca spalancata e orecchie tese forse troverei.

ma ormai non è solo, non è più la verità.
è che non voglio, non debbo poter dire qualsiasi cosa.

robert frost

autore che non è ancora entrato tra i miei top 200 poesia
la prima è famosa, la terza è bella, la seconda è in omaggio a due film, e la traduzione è un mio tentativo.

La strada non presa

Divergevano due strade in un bosco
ingiallito, e spiacente di non poterle fare
entrambe uno restando, a lungo mi fermai
una di esse finché potevo scrutando
là dove in mezzo agli arbusti svoltava.

Poi presi l’altra, così com'era,
che aveva forse i titoli migliori,
perché era erbosa e non portava segni;
benché, in fondo, il passar della gente
le avesse invero segnate più o meno lo stesso,

perché nessuna in quella mattina mostrava
sui fili d'erba l'impronta nera d’un passo.
Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno!
Pure, sapendo bene che strada porta a strada,
dubitavo se mai sarei tornato.

lo dovrò dire questo con un sospiro
in qualche posto fra molto molto tempo:
Divergevano due strade in un bosco, ed io...
io presi la meno battuta,
e di qui tutta la differenza è venuta.


Fermandosi nei boschi una sera di neve

Di chi siano questi boschi credo di sapere.
Ma la sua casa è nel villaggio; così
Egli non vedrà che mi fermo qui
A guardare il suo bosco riempirsi di neve.

Troverà strano il mio cavallino
Fermarsi senza una cascina vicino
Tra i boschi e il lago ghiacciato
La sera più buia dell'anno.

Dà una scrollata al suo sonaglio
Per domandare se c’è uno sbaglio:
Il solo altro suono è il fruscio
Di vento lieve e soffice fiocco.

I boschi sono belli, scuri e profondi.
Ma ho promesse da mantenere,
E miglia da percorrere prima di dormire,
E miglia da percorrere prima di dormire.

Conoscenza della notte

Io sono uno che ben conosce la notte
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l’ultima luce della città.

Sono andato a frugare nel vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
Ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.

Ho trattenuto il passo e il mio respiro
Quando da molto lontano un grido strozzato
Giungeva oltre le case da un’altra strada,

Ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
E ancora più lontano, a un’incredibile altezza,
Nel cielo un orologio illuminato

Proclamava che il tempo non era né giusto, né errato.
Io sono uno che ben conosce la notte.

venerdì 19 settembre 2008

la zona morta

david cronenberg è un genio, e non ci sono dubbi.

qualche giorno fa ho rivisto uno dei suoi capolavori: la zona morta.
un film di una delicatezza incredibile.
cronenberg soffre del fatto di essere obbligato a farsi capire da un po' di gente, non solo da due o tre spettatori. nei suoi primi lavori lo sforzo non riesce. poi, a partire da il demone sotto la pelle, meglio.

il protagonista riceve da un incidente il dono della chiaroveggenza ma perde la donna amata. i suoi poteri salveranno il mondo ma non la sua vita.
zoppo, morti i genitori, lasciato il dottore, vive da solo, con poco, in un paesino gelato. dà lezioni private di letteratura a qualche bambino.
presto conosce l'impossibilità di cancellare il dolore, lui che è incapace di fare del male. e presto conosce la solitudine della diversità, la difficoltà di comunicare, anche con chi si ama.

il destino è, di nuovo, il sacrificio.
ma la salvezza per chi resta è apparente.
non moriranno il freddo e il buio nel cuore degli uomini.

martedì 16 settembre 2008

anna achmatova

La porta è socchiusa (Da Sera)

La porta è socchiusa,
dolce respiro dei tigli...
Sul tavolo, dimenticati,
un frustino ed un guanto.

Giallo cerchio del lume...
Tendo l’orecchio ai fruscii.
Perché sei andato via?
Non comprendo...

Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio, cuore.

Tu sei prostrato, batti
più sordo, più a rilento...
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.

1911


C’è nell’intimità degli uomini un confine
(Da
Stormo Bianco)

C’è nell’intimità degli uomini un confine
che né l’amore, né la passione possono osare:
le labbra si fondono nel terribile silenzio
e il cuore si spezza per amore.

Anche l’amicizia qui è impotente, e gli anni
pieni di felicità alta infiammata,
quando l’anima è libera e distratta
dal lento languore della voluttà.

Pazzo è colui che vi si appresta,
raggiungerlo è morire d’angoscia...
Ora puoi capire perché non batte
il mio cuore sotto la tua mano.

1915


Non ho chiuso le tendine (Da Piantaggine)

Non ho chiuso le tendine,
guarda dritto nella stanza.
Perché non puoi fuggire
oggi sono così allegra.
Dimmi pure svergognata,
scagliami i tuoi sarcasmi:
sono stata la tua insonnia,
la tua angoscia sono stata.

1916


Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
(Da
Anno Domini)

Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.

O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.

Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata,
ma ti giuro sul paradiso,
sull’icona miracolosa
e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.

1921



A molti (Da Anno Domini)

Io sono la vostra voce, il calore del vostro fiato,
il riflesso del vostro volto,
i vani palpiti di vane ali...
fa lo stesso, sino alla fine io sto con voi.

Ecco perché amate così cúpidi
me, nel mio peccato e nel mio male,
perché affidaste a me ciecamente
il migliore dei vostri figli;
perché nemmeno chiedeste di lui,
mai, e la mia casa vuota per sempre
velaste di fumose lodi.
E dicono: non ci si può fondere più strettamente,
non si può amare più perdutamente...

Come vuole l’ombra staccarsi dal corpo,
come vuole la carne separarsi dall’anima,
così io adesso voglio essere scordata.

1922


Il miele selvatico sa di libertà (Da Il giunco)

Il miele selvatico sa di libertà,
la polvere del raggio di sole,
la bocca verginale di viola,
e l’oro di nulla.
La reseda sa d’acqua,
e l’amore di mela,
ma noi abbiamo appreso per sempre
che il sangue sa solo di sangue...

Invano il procuratore romano,
tra gridi sinistri della plebe,
lavò davanti al popolo le mani,
e invano la regina di Scozia
tergeva da rossi schizzi
le palme affusolate, nell’afosa
oscurità del palazzo reale...

1933


Ultimo brindisi (Da Il giunco)

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all’inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.

1934


E quel cuore più non risponderà
A N.P.

E quel cuore più non riponderà
Alla mia voce, esultante e afflitto.
Tutto è finito... E il mio canto risuona
Nella notte vuota, ove più tu non sei.

1956

come l'ombra

ogni tanto sky trasmette dei film.

ho appena finito di vedere "come l'ombra", di marina spada.
un bel film. poco parlato. attentamente girato.
film italiano atipico, ovvero privo di attori cani, sceneggiatura a tinte forti, pretese letterarie e manierismi inutili.
più bello del più bel film di antonioni, cui la regista apertamente si ispira, ma da cui coraggiosamente, seppure involontariamente (ma dev'essere semplice questione di talento) si allontana, con mano leggera, sia quando lascia sospese le cose, sia quando filma milano.

milano è la mia città, è la città che amo di più al mondo e mi piace vederla nei film.
la simpaticissima e originalissima cosa che si dice di tutte le città, ovvero "bella, se non ci fossero i... (suoi abitanti)", è falsa per tutte le città, e invece vera per milano.

napoli non è napoli senza i suoi abitanti. i napoletani "fanno" la città.
pensiamo ugualmente a una new york vuota, o londra, o barcellona, o tokyo. immagini da the day after. perfino roma, la città più bella del mondo, è bella con le sue persone.
ecco, milano è il contrario. la gente rovina il panorama.
perché la gente di milano odia milano, e la città lo sa, lo sente e lo esprime. si vede subito. i milanesi ci abitano per forza, e appena possono scappano via.
invece di milano sono stupendi gli incroci, le strade, i semafori, le case, i marciapiedi, i mezzi pubblici, i fabbricati belli e brutti. milano vuota è uno spettacolo. sembra finalmente respirare, riprendere vita, libera da tutte quelle persone che la occupano con ottusa violenza, torme di barbari da ufficio o da aperitivo.

marina spada ama milano. la accarezza, la sfiora, la filma con misurato understatement. antonioni la sottometteva alla storia, alle sue interminabili seghe. una violenza anche quella. la spada la fa vivere, senza navigli, senza piazza del duomo, senza carrellate e senza per questo tentare strade ardimentose. semplicemente la capacità di entrare nella città.

sì, a proposito, mi devono spiegare perché l'artista debba essere "originale".
siccome nel 1940 ancora nessuno aveva inventato il "lancio di latta di vernice contro il muro", il primo che l'ha fatto è un genio?
uno può anche veramente emozionarsi per il piatto di cannelloni spiaccicati sulla tela, ma non è detto che sia arte (sempre che non sia tutto arte, del che è legittimo e aperto dibattito).
a me per esempio emoziona moltissimo il gesto tecnico/atletico nello sport.

e alura?

"mandate il gatto"

lunedì 15 settembre 2008

ancora su DFW

sarà che mi sono sentito inadeguato, fatto non nuovo.
avrei voluto scrivere un bel post, ma non ce l'ho fatta.
non mi resta che la cronaca del tentativo. tipo i cascami del legno, sempre buoni.

prima ho pensato di trascrivere passi del libro (in italiano, nella buona traduzione di nesi, o in inglese). ho pensato, tra le mille pagine di infinite jest, a qualcosa che fosse rappresentativa dello stile, del talento. qualcosa che, nel breve, potesse dare un'idea della bravura dell'autore. alla fine mi ero quasi convinto a copiare tutta la storia di uno dei leggendari film del regista suicida james orin incandenza (morto con la testa infilata nel microonde): "fai ciao ciao al burocrate", la cui trama è una delle poche raccontate per esteso in infinite jest. poi ho rinunciato.

ho cercato tutto il possibile in rete.

poi ho pensato al dolore.

poi ho pensato a dire chi era wallace.
(wallace era un grande scrittore e un uomo dalla sensibilità sconvolgente)

poi ho pensato ai suicidi che hanno sgomentato la mia vita. ho cercato per ore conferma della morte per suicidio di lucio flauto (fatto che mi rattristò tremendamente pur non amando io affatto lucio flauto) senza trovare alcuna conferma.

dice giustamente l'amico vubì che sono da deplorare tutti coloro che innalzano gli striscioni per quelli che lottano tra la vita e la morte, striscioni autoreferenziali, fasulli e puzzoni tipo "forza pessottino" o "non mollare francesco" (nuti).
a maggior ragione deplorerei quelli che scrivono l'epitaffio del defunto rivolgendoglisi supplici o implorandone postumo perdono.
così, ho cancellato altre righe.

alla fine, togli togli, l'unica cosa che mi è toccato pensare è che certamente non leggeremo mai del suicidio di silvia toffanin.

e allora ho piantato lì.

qualcosa, come sempre, mi sfugge

io capisco che in america conti di più l'effetto faccia, bucare il video, il sorriso che conquista.

bene.

quello che non capisco è, realmente, come possa incidere la simpatia del vicepresidente sulla simpatia del presidente.

proprietà transitiva?

domenica 14 settembre 2008

david foster wallace è morto

si è impiccato.

sogno che le sue pagine possano salvare le vite di altri.

sabato 13 settembre 2008

l'età rurale

chi si rivolge scrupolosamente alla droga, all'alcool, al buon pastore, al santone, al libro dei miracoli lo fa, mi sembra evidente, perché non sta (molto) bene.

se uno stesse veramente bene, ovvero se possedesse la tanto desiderata pace interiore, se fosse capace di gestire e superare il dolore, se fosse in grado di vivere con gli altri in armonia e serenità, non avrebbe bisogno delle parole o delle pozioni taumaturgiche del dottor Tizio.
invece, per l'appunto, accade il contrario.

le librerie sono colme di testi su come "guarire", su come "migliorare".
le persone fanno cose cui, giustamente, faticano a dare un senso (il matrimonio, il lavoro, l'aperitivo, il sesso, la messa) e poi, nel buio della loro cameretta, si interrogano in silenzio, magari alzando supplici sguardi al cielo, magari recitando segrete preghiere, magari conferendo al diario il privilegio dei loro più intimi dubbi. i più intraprendenti, o vanesi, si affidano al blog.
l'industria cinematografica produce, da qualche tempo, filmoni campioni d'incassi che rivelano come qualmente la realtà non è quella che noi vediamo, ovvero che è in arrivo la fine del mondo.

l'orrore del vuoto è normalmente placato da aida yespica.

per chi non si accontenta, soccorre il Calmo Dottore.

l'uno, come l'altra, sono il problema, non la soluzione.

l'unica risorsa per l'uomo è il suo prossimo.

non so se mi sono spiegato.

mercoledì 10 settembre 2008

cormac, o del dialogo morra

su suggerimento dell'amico doppiovubi, mi sono posto alla lettura della trilogia della frontiera (bel titolo da cofanetto), cominciando dal pluripremiato "cavalli selvaggi".

per quanto la desertica tecnica narrativa del mc carthy sia anche efficace e prensile (nel senso del lettore), avanzare paragoni con faulkner mi pare leggermente azzardato.
non fosse altro che per il fatto che in un libro di duecento pagine ci sono 170 pagine di dialoghi stile "morra", inesistenti in faulkner.
trovare faulkner in ogni americano che parla di vinti, cavalli, campi, sud e sangue è un po' come invocare i beatles ogni qualvolta compare un gruppo pop inglese che arriva al numero uno della classifica.

se poi la morra è l'ultima frontiera della letteratura, beh, allora...

la posta di silvia

si sa che il quotidiano "il foglio", come il suo direttore kaneiano, è da tempo specializzato nella difesa dell'indifendibile, non importa di chi, dove o come. non si inscrive in questo triste contesto, ma in uno ancora più triste, la difesa della candidata vicepresidente del partito repubblicano americano.
ma se il foglio sta orgogliosamente diventando la caricatura di un quotidiano, c'è chi riesce a fare peggio.

il settimanale grazia, per esempio, ha conferito a silvia toffanin (allego sintetica ma pregna pagina biografica) un ampio spazio per rispondere alle lettere delle lettrici.

dico silvia toffanin.

scrive marina: torno dopo una settimana di vacanza al mare. eravamo due coppie. l'altra lei si cambiava d'abito almeno quattro volte al giorno: mattina, pomeriggio, aperitivo, sera. aveva collezione infinita di infradito e non faceva che mostrarle. e sì che eravamo in un semplice club med... ti sembra normale?

risponde silvia: suvvia, marina, non c'è da agitarsi tanto. un po' di vanità, un po' di insicurezza, la voglia di essere belle. cosa dire allora di quegli uomini che cambiano l'auto quattro volte al giorno a seconda degli appuntamenti della giornata? almeno i vestiti non inquinano :)

ora.

intorno al merito, delle due l'una: o io, avvocato quarantenne in milano, vivo in un mondo tutto mio, poiché non ho mai conosciuto, né visto o sentito dire di un uomo che cambia l'auto quattro volte al giorno, oppure silvia vive in un mondo tutto suo, nel quale questo accade normalmente, e allora bisognerebbe metterle un grembiale e mandarla a lavorare a calci nel culo.

intorno alla rubrica, delle due l'una: o le risposte della bella silvia le scrive una galoppina qualunque, e allora è colpa del giornale, che non dovrebbe consentirlo, o le scrive silvia personalmente, e allora è colpa del giornale che gliele pubblica.

mi sorge infine la solita domanda: è per forza comunismo o toffanin?

martedì 2 settembre 2008

eckhart tolle, m.d./2

ogni due o tre generazioni salta fuori qualcuno che pensa di fare il furbetto. dal momento che viviamo nell'era della velocità, è possibile sperare che nessuno si accorga del furto.

ma il furto c'è. e grosso, anche.

cominciamo da dove abbiamo lasciato.

il nostro amico ci racconta che fino a trent'anni viveva nel dolore. poi, come ogni eroe che tale si voglia dire, ha la sua brava notte dell'innominato. poi finalmente scorge la luce e la bellezza del creato. la disarmante banalità del fatto è equipaggiata con perle preziose. sublimi il racconto dei due anni trascorsi in pera nei parchi e la rivelazione della propria missione spirituale: si diventa maestri spirituali quando qualche buontempone ci domanda come si fa a trascorrere intere giornate sulle panchine con un sorriso ebete stampato in faccia.

e veniamo al merito.
sinteticamente, quali sono gli insegnamenti fondamentali del maestro Tolle?
- liberarsi dalla mente (voi non siete la vostra mente. voi siete il vostro corpo)
- dissolvere il corpo di dolore (identificazione dell'ego con il dolore)
- sapere che nulla esiste al di fuori dell'adesso (negatività e sofferenza si radicano e si nutrono mediante il tempo)
- sapere che tutti i problemi sono illusioni della mente (essere presenti. sentire la presenza e la pienezza dell'Essere)
- realizzare la consapevolezza pura (io sono qui. io sono adesso. entrare nel corpo)
- costruire relazioni illuminate (abbandonarsi e abbandonare la negatività, non temere la morte, imparare la compassione globale)
- accettazione dell'adesso (arrendersi al flusso della vita. trasformare la sofferenza in pace interiore).

mica male, no?

orbene, questo libro è un insulso, patetico, schifoso e sfrontato mélange dei peggiori luoghi comuni prelevati dalle religioni conosciute, condito con la risciacquatura dei temi portanti della controcultura e insaporito da una spolverata di microsemi di psicologia da ebdomadario.
è purissimo sincretismo da supermercato. spunti di riflessione da bancarella alla fiera del brocantage. roba da radio deejay, da sedicenni sull'autobus, casalinghe insoddisfatte, studiosi della Superficie, ricercatori dello stantìo. religione da fast food e paraculaggine manifesta. misticismo per i meno dotati. lezioni di vita sputazzate dal solito guru fasullo, il solito santone che vive "in pace", sorridente e calmo, condiscendente e placido uomo dal robusto conto in banca.

l'amico Tolle è sapiente nel mescolare buddhismo, cristianesimo, induismo e perfino sufismo. qua e là racconta l'aneddoto zen, il passo del vangelo, la parabola, il proverbio indiano, l'aneddoto tradizionale, l'esercizio yoga, la summa junghiana.
trascendentalismo empirico. immanentismo contingente. il Tutto, l'Essere, la Presenza.

ma non è solo questo.
è la ridigestione, peraltro assai poco ruminata, dei fermenti della rivoluzione culturale che trovò luogo verso la fine degli anni '60 e i primi anni '70 del secolo scorso.

il potere di "adesso". che ridere.
dobbiamo ricordare che il "now" era lo slogan, la bandiera dei movimenti rivoluzionari. la simultaneità, l'istantaneità, la mentalità del now furono la spina dorsale del decennio 1963-1973, gli anni in cui davvero sembrò cambiare il mondo.
l'essere "qui" e "ora" era l'imperativo.

be here now, simbolo della controcultura e del movimento hippie, è il titolo di un celeberrimo libro scritto da Richard Alpert nel 1971. Alpert lo pubblicò con il nome di Ram Dass, come tuttora si fa chiamare, dopo la sua conversione all'induismo. lo slogan parafrasa l'insegnamento vedico secondo il quale soffermarsi sul passato e sul futuro significa essere morti nel presente.

il qui e ora, vivere il presente, affrancarsi dal passato, non temere il dolore e la morte, abbandonarsi alla corrente, staccarsi dall'ego, sentire il corpo.
tutte cose che sono state dette più o meno una quarantina di anni fa. quando era il momento.

adesso, proprio no.