giovedì 11 dicembre 2008

i magistrati, gli avvocati, le parti /4

ieri ero in udienza in aula sfratti. mentre aspettavo il mio amico e collega AM che si trovava nell'imbarazzante situazione di dover sfrattare, con suo grave dispiacere di uomo democratico, un marocchino detenuto presso il carcere di opera, mi sono messo a scorrere pigramente i fascicoli archiviati che giacciono tranquilli e liberi tra gli scaffali nella medesima aula sfratti.

nel giro di pochi minuti avrò fatto passare una trentina di ricorsi ex art 610 c.p.c., un paio di istanze ex art 6 L 431/98, una dozzina di ricorsi ex art. 611, sempre del c.p.c., e altre cose sparse.

allora mi sono reso conto che il lavoro del magistrato è veramente una rottura di coglioni. subito quindi mi sono dato dello stronzo, avendo io spesso gradito parlar male degli amici giudici. ho pensato guarda un po' questi che mestieraccio, decine e decine, centinaia di istanze, ricorsi, appelli, impugnazioni, comparse, memorie, note, deduzioni. tutti che vogliono, tutti che chiedono. e tu che devi soddisfare tutti. non puoi dirgli questa causa mi annoia, la sentenza non la voglio fare. la devi fare per forza. e fatta quella ce ne sono altre cento, più noiose ancora. e devi motivarli tutti, i provvedimenti (a parte certi decreti, ma sono pochini). motivare, dire, spiegare, scrivere, e scrivere bene. e non è mai finita, finché non vai in pensione. e poi gli avvocati che vengono a romperti le palle, che non sono mai contenti, che non capiscono, che si arrabbiano, che ti aspettano fuori dalla stanza per chiederti perché.
una vita d'inferno. io mi sono immedesimato, come si dice. davvero. mi sono detto ho sbagliato a parlar male dei giudici, guarda quanta cacca devono spalare.

poi oggi ho avuto un provvedimento di un giudice. l'ho letto, e mi sono sentito come sempre uno stronzo fumante. poi ho letto il codice. l'ho riletto. ho letto i miei atti. ho letto la giurisprudenza. mi sono consultato con colleghi. ho riletto il provvedimento.

quindi ho realizzato che lo stronzo, per una volta, non ero io.

4 commenti:

sig. giudice ha detto...

scusa eh, ma se hanno scelto di fare quel lavoro (e non è che sia molto facile arrivarci) credo che gli piaccia. magari tutte le grandi rotture di palle che ci vedi tu per loro sono il massimo della vita. AHH ECCOOO UN ALTRO RICORSINOOOHHH... bello.

pim ha detto...

no. i magistrati lo fanno per questi motivi:
- il potere di giudicare altri esseri umani e di decidere concretamente delle vite altrui;
- i soldi, che sono molti, e che danno la felicità;
- la fama, ovvero il nome sui giornali, i libri pubblicati, il posto accanto ad aldo biscardi, la poltrona da bruno vespa, la possibilità di luminosa carriera politica, l'intervista in prima serata con irene bignardi o in seconda serata presso serena dandini.

per avere le quali cose, non è difficile capire, sono disposti a rompersi sonoramente le palle e leggere il tuo fottutissimo ricorso, il quale è fottutissimo.

W.B. ha detto...

Daria, non Irene. Daria.

Anonimo ha detto...

laspus cinematografico.