mercoledì 3 febbraio 2010
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un sogno
mi trovo in un villaggio turistico. c'è, da qualche parte, il mare, verosimilmente a strapiombo.
ho la consapevolezza di dover commettere un omicidio, un incarico che ho ricevuto non so da chi né perché.
la mia vittima è pierre arditi, che conosco solo per nome.
mentre gironzolo per il villaggio, lo vedo.
egli è seduto nella posizione del loto. sta meditando, in silenzio, su un divano, all'interno di un vasto locale luminoso, elegante. apprezzo le vetrate altissime su infissi in legno chiaro.
in qualche modo porto a termine il mandato. nel sogno stesso ho memoria di aver infilato un ago letale nella spalla di arditi.
a un certo punto mi sento seguito.
è lui, il mio ucciso, che mi segue. con calma, silenziosamente, senza fretta. io cammino e lui mi viene dietro come un'ombra. cammino senza meta e senza sosta per il villaggio, e lui dietro.
sento che ha voglia di parlarmi, forse desidera qualche spiegazione.
gliela negherò, tormentato per tutto il sogno, più che dal gesto, dal dubbio se il suo nome si scriva arditi o arditti.
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martedì 2 febbraio 2010
mercoledì 20 gennaio 2010
resurrezione
la resurrezione dalle ceneri.
osservando il sole e i cicli vitali che ne sono derivazione, pensiamo di essere ciclo anche noi.
tutti sperano nella quiete dopo la tempesta, nella risalita dopo la caduta.
spero non sia così.
spero nelle fiamme, prima o poi. spero in ceneri calpestate da sozzi stivali, o mischiate a escrementi d'animali.
sono stato amato, e non ho amato nessuno.
sono stato ascoltato, e nessuno ho ascoltato.
sono stato aiutato, e non ho aiutato nessuno.
per questo anche il mio unico, patetico desiderio, deve restare tale.
Signore, ti prego, vieni a prendermi.
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mercoledì 18 novembre 2009
fotografie
sono fotografie.
la fotografia, con la quale l’uomo riesce finalmente a cogliere, a capire se stesso, è gesto ad un tempo sublime e lugubre.
il cinema è barbaro, a questa stregua, perché si prende gioco di noi e della persistenza retinica.
essere, sappiamo, è stare fuori dal tempo.
ciò che è, è.
ma anche noi, anche noi siamo coloro che siamo.
anche noi.
“l'essere è ingenerato e imperituro, tutto intero, unico, immobile e senza fine”
(Parmenide, Sulla natura, 28, 8)
le forme dell’arte, per esempio.
sembra essere un passo, una progressione, una novità, una scoperta, una invenzione, un concetto, un guizzo.
non è nulla di tutto questo.
non esiste l’idea, non esiste il nuovo.
è una fotografia.
un uomo dipinse una madonna con bambino, un altro una battaglia, un altro ancora una chiesa e un santo. un altro uomo spruzzò vernice a terra, un altro dipinse una scatola di legumi.
non fu “un” uomo a inventare il fuoco, o la ruota, o la macchina a vapore, o il telegrafo.
né alcuno inventò la teoria della relatività.
essa è sempre esistita, come il fuoco, la ruota, la madonna col bambino e la zuppa di legumi. e il resto che saremo costretti a vedere.
dalla prigione dell’esistenza, qui, ora, in ogni tempo e in ogni luogo, sfugge solo ciò che non può essere fotografato.
la divina commedia, la nona sinfonia non appartengono al regno dell’arte, dell’assoluto, del sublime.
non appartengono all’uomo, condannato all’eternità, ma alla memoria.
esse non sono, muoiono.
per questo noi, poveri immortali, le amiamo.
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mercoledì 28 ottobre 2009
natale a new york in compagnia dell'anello
l’altra sera ho visto il film natale a new york.
prodotto da aurelio de laurentiis, uomo non raffinatissimo, diretto da neri parenti, scritto da neri parenti, fausto brizzi, marco martani, alessandro bencivenni, domenico saverni. un team di scrittori.
l’ho visto tutto.
ne racconto volentieri un breve e gustosissimo brano
il personaggio interpretato da fabio de luigi, un medico incline alla sottomissione (vessato è il suo cognome, senz’altro appropriato), si deve sposare, a new york, con un’americana legnosa, à la sex & the city.
due sere prima del matrimonio egli deve portare il regalo di natale al nipote del suo capo, che vive a new york e ha fama di studente universitario modello.
il nipote, si scopre invece presto, è un orgoglioso fannullone e trascina il nostro eroe a una festa in cui si beve, si fuma e si fa l’amore. qui il nostro fa la conoscenza di una cheerleader e ci finisce misteriosamente a letto.
la mattina dopo deve andare dai promessi suoceri a mostrare le fedi ma una delle due (quella per lei) non c’è più.
la ragazza, furba, se l’è portata via. bisogna assolutamente recuperarla.
scopre che la cheerleader è fidanzata con un cestista negro, grosso e iracondo, il quale indossa proprio quell’anello al mignolo, evidentemente regalatogli poco prima dalla fidanzata, forse per rabbonirlo. il cestista è in palestra e i tentativi di avvicinarlo finiscono presto a botte.
dopo l’allenamento, il negro va a fare la doccia. si sfila l’anello e lo appoggia sul portasapone.
il nipote del nostro, agile e di corporatura minuta, a quel punto si infila con destrezza nel bagno scivolando sotto la porta e si colloca alle spalle del negro il quale, ben insaponato anche sul volto, non si accorge di nulla.
purtroppo nell’eseguire la manovra il nipote finisce col premere con la parte terminale della schiena il rubinetto miscelatore dell’acqua, che quindi smette di scorrere.
il negro, assai seccato per l’inconveniente e ancora ottenebrato dal sapone, cerca con la mano il miscelatore, ma trova il pene del nipote, che ad ogni buon conto brandisce con vigore e comincia a muovere in alto e in basso, convinto con tutta evidenza che si tratti di altro strumento, nella speranza che torni l’acqua.
l’acqua in effetti torna, poiché il nipote ritiene di azionare personalmente il miscelatore.
dopo di che questi con svelta mossa recupera l’anello, poi sgattaiola sotto la porta della doccia, inseguito però a quel punto dal negro e da altri suoi pari che lo hanno scoperto.
non lo acchiapperanno, perché giusto fuori dalla palestra c’è il nostro che lo aspetta in automobile col motore acceso e lo porta in salvo.
purtroppo sorgono altre complicazioni.
il nipote ha a sua volta indossato l’anello, e nonostante le sue dita siano ben più tenere di quelle dell’atleta di colore, non si riesce più a toglierglielo.
mille sforzi sembrano vani, finché un robusto strattone del nostro strappa sì l’anello dal dito del nipote, ma, complice la velocità del movimento e la momentanea perdita di contatto tra mano e oggetto, lo scaglia nella gola di un amico di questi, compagno di scorribande, che coadiuvava nell’operazione.
l’unica soluzione, non c’è dubbio, è espellerlo dal retto.
l’amico viene costretto a bere liquidi lassativi, finché, dopo diverso tempo, comincia a percepire un certo stimolo a livello intestinale.
si reca quindi d’urgenza in un giardino, dove provvede a defecare abbondantemente e con piacere.
il problema a questo punto diventa quello di tergere il sedere e tutta la zona perianale, verosimilmente interessata dalla presenza di ampio materiale fecale di consistenza anche non troppo solida, attesa la qualità e la quantità delle bevande ingerite prima della deiezione.
il fogliame presente negli immediati dintorni, soppesatane la consistenza, non appare utile alla bisogna.
la fortuna assiste il personaggio, presentandogli un cane, un barboncino dal pelo morbido e immacolato, tesoro della promessa suocera, il quale stava gironzolando per quei luoghi in beata impertinenza.
il personaggio è dunque lieto di potersi nettare il posteriore con il barboncino, per tutta la sua lunghezza.
il barboncino, dopo essersi sottoposto all’intervento, farà ritorno in casa tra le braccia della padrona, la quale lo accoglierà non senza provare sorpreso fastidio per il forte lezzo.
la cinepresa mostra la schiena del cagnolino, la quale presenta una decisa striatura longitudinale di colore marrone scuro.
dell’anello non sapremo altro.
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18.13
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martedì 20 ottobre 2009
matematica elementare
la somma di me stesso più qualsiasi altra cosa dà come risultato l'altra cosa.
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19.02
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venerdì 16 ottobre 2009
giovedì 8 ottobre 2009
mercoledì 7 ottobre 2009
che cazzo vuoi che me ne freghi di una marmotta
uno che vende kakà e compra huntelaar, non c'è lodo che tenga.
che venga il compagno gheddafi, e anche presto.
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20.15
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mercoledì 30 settembre 2009
stracult - o la filosofia perenne
"Dio mi conceda la serenità di accettare
le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare quelle che posso,
e la saggezza di comprendere sempre
la differenza."
Questa bella invocazione (stralcio) che ho trovato nel bellissimo, struggente Mattatoio n. 5, il quale finalmente ho letto dopo anni in cui ci siamo annusati senza unirci, l'ho vista attribuire a:
Pastore Friedrich Cristoph (senza cognome)- 1782
Tommaso Moro
Reinhold Niebuhr
Michael J. Fox (non scherzo)
Sant'Agostino
I Cherokee (famosa preghiera indiana)
e appunto Kurt Vonnegut stesso.
In effetti, con estrema probabilità, la preghiera è stata effettivamente scritta da un pastore riformista, da un capo indiano, da un cinese del XII secolo, da un eretico, da un attore americano malato di parkinson, da uno studente brufoloso, da un mistico, da un odontoiatra...
Aldous Huxley la chiamò la filosofia perenne. Altri parlarono di immanenza.
La spiegazione è che l'uomo è trascendente e Dio immanente.
Detta preghiera compare come biglietto da visita di numerosi frequentatori abituali di forum, alla stregua di vasco rossi o friedrich nietzsche.
Rossi, Nice e la preghiera appartengono di fatto allo stesso mondo, suscitano le stesse emozioni, sono perfettamente fungibili.
Io posso solo stare zitto.
Qualche anno fa ho pianto perfino rivedendo per la milionesima volta il gol di tardelli nella finale del 1982. E a me della nazionale non me ne frega un cazzo.
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19.47
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sono una creatura
Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo
Giuseppe Ungaretti
Valloncello di Cima Quattro, il 5 agosto 1916
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lunedì 28 settembre 2009
polpette sotterranee che volano
a questo punto, manca solo il quotidiano diretto da danielina, avec l'article captivant de mr. rocco.
sorry, ma sono sempre più d'accordo col dalemone.
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