mercoledì 28 ottobre 2009

natale a new york in compagnia dell'anello

l’altra sera ho visto il film natale a new york.
prodotto da aurelio de laurentiis, uomo non raffinatissimo, diretto da neri parenti, scritto da neri parenti, fausto brizzi, marco martani, alessandro bencivenni, domenico saverni. un team di scrittori.
l’ho visto tutto.

ne racconto volentieri un breve e gustosissimo brano

il personaggio interpretato da fabio de luigi, un medico incline alla sottomissione (vessato è il suo cognome, senz’altro appropriato), si deve sposare, a new york, con un’americana legnosa, à la sex & the city.
due sere prima del matrimonio egli deve portare il regalo di natale al nipote del suo capo, che vive a new york e ha fama di studente universitario modello.
il nipote, si scopre invece presto, è un orgoglioso fannullone e trascina il nostro eroe a una festa in cui si beve, si fuma e si fa l’amore. qui il nostro fa la conoscenza di una cheerleader e ci finisce misteriosamente a letto.
la mattina dopo deve andare dai promessi suoceri a mostrare le fedi ma una delle due (quella per lei) non c’è più.
la ragazza, furba, se l’è portata via. bisogna assolutamente recuperarla.
scopre che la cheerleader è fidanzata con un cestista negro, grosso e iracondo, il quale indossa proprio quell’anello al mignolo, evidentemente regalatogli poco prima dalla fidanzata, forse per rabbonirlo. il cestista è in palestra e i tentativi di avvicinarlo finiscono presto a botte.
dopo l’allenamento, il negro va a fare la doccia. si sfila l’anello e lo appoggia sul portasapone.
il nipote del nostro, agile e di corporatura minuta, a quel punto si infila con destrezza nel bagno scivolando sotto la porta e si colloca alle spalle del negro il quale, ben insaponato anche sul volto, non si accorge di nulla.
purtroppo nell’eseguire la manovra il nipote finisce col premere con la parte terminale della schiena il rubinetto miscelatore dell’acqua, che quindi smette di scorrere.
il negro, assai seccato per l’inconveniente e ancora ottenebrato dal sapone, cerca con la mano il miscelatore, ma trova il pene del nipote, che ad ogni buon conto brandisce con vigore e comincia a muovere in alto e in basso, convinto con tutta evidenza che si tratti di altro strumento, nella speranza che torni l’acqua.
l’acqua in effetti torna, poiché il nipote ritiene di azionare personalmente il miscelatore.
dopo di che questi con svelta mossa recupera l’anello, poi sgattaiola sotto la porta della doccia, inseguito però a quel punto dal negro e da altri suoi pari che lo hanno scoperto.
non lo acchiapperanno, perché giusto fuori dalla palestra c’è il nostro che lo aspetta in automobile col motore acceso e lo porta in salvo.

purtroppo sorgono altre complicazioni.

il nipote ha a sua volta indossato l’anello, e nonostante le sue dita siano ben più tenere di quelle dell’atleta di colore, non si riesce più a toglierglielo.
mille sforzi sembrano vani, finché un robusto strattone del nostro strappa sì l’anello dal dito del nipote, ma, complice la velocità del movimento e la momentanea perdita di contatto tra mano e oggetto, lo scaglia nella gola di un amico di questi, compagno di scorribande, che coadiuvava nell’operazione.
l’unica soluzione, non c’è dubbio, è espellerlo dal retto.
l’amico viene costretto a bere liquidi lassativi, finché, dopo diverso tempo, comincia a percepire un certo stimolo a livello intestinale.
si reca quindi d’urgenza in un giardino, dove provvede a defecare abbondantemente e con piacere.
il problema a questo punto diventa quello di tergere il sedere e tutta la zona perianale, verosimilmente interessata dalla presenza di ampio materiale fecale di consistenza anche non troppo solida, attesa la qualità e la quantità delle bevande ingerite prima della deiezione.
il fogliame presente negli immediati dintorni, soppesatane la consistenza, non appare utile alla bisogna.
la fortuna assiste il personaggio, presentandogli un cane, un barboncino dal pelo morbido e immacolato, tesoro della promessa suocera, il quale stava gironzolando per quei luoghi in beata impertinenza.
il personaggio è dunque lieto di potersi nettare il posteriore con il barboncino, per tutta la sua lunghezza.
il barboncino, dopo essersi sottoposto all’intervento, farà ritorno in casa tra le braccia della padrona, la quale lo accoglierà non senza provare sorpreso fastidio per il forte lezzo.
la cinepresa mostra la schiena del cagnolino, la quale presenta una decisa striatura longitudinale di colore marrone scuro.
dell’anello non sapremo altro.

martedì 20 ottobre 2009

matematica elementare

la somma di me stesso più qualsiasi altra cosa dà come risultato l'altra cosa.

venerdì 16 ottobre 2009

sono raffreddato

giovedì 8 ottobre 2009

pazzaglione

mercoledì 7 ottobre 2009

che cazzo vuoi che me ne freghi di una marmotta

uno che vende kakà e compra huntelaar, non c'è lodo che tenga.

che venga il compagno gheddafi, e anche presto.

mercoledì 30 settembre 2009

stracult - o la filosofia perenne

"Dio mi conceda la serenità di accettare
le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare quelle che posso,
e la saggezza di comprendere sempre
la differenza."


Questa bella invocazione (stralcio) che ho trovato nel bellissimo, struggente Mattatoio n. 5, il quale finalmente ho letto dopo anni in cui ci siamo annusati senza unirci, l'ho vista attribuire a:

Pastore Friedrich Cristoph (senza cognome)- 1782
Tommaso Moro
Reinhold Niebuhr
Michael J. Fox (non scherzo)
Sant'Agostino
I Cherokee (famosa preghiera indiana)
e appunto Kurt Vonnegut stesso.


In effetti, con estrema probabilità, la preghiera è stata effettivamente scritta da un pastore riformista, da un capo indiano, da un cinese del XII secolo, da un eretico, da un attore americano malato di parkinson, da uno studente brufoloso, da un mistico, da un odontoiatra...
Aldous Huxley la chiamò la filosofia perenne. Altri parlarono di immanenza.
La spiegazione è che l'uomo è trascendente e Dio immanente.


Detta preghiera compare come biglietto da visita di numerosi frequentatori abituali di forum, alla stregua di vasco rossi o friedrich nietzsche.
Rossi, Nice e la preghiera appartengono di fatto allo stesso mondo, suscitano le stesse emozioni, sono perfettamente fungibili.

Io posso solo stare zitto.
Qualche anno fa ho pianto perfino rivedendo per la milionesima volta il gol di tardelli nella finale del 1982. E a me della nazionale non me ne frega un cazzo.

sono una creatura

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo


Giuseppe Ungaretti
Valloncello di Cima Quattro, il 5 agosto 1916


lunedì 28 settembre 2009

polpette sotterranee che volano

a questo punto, manca solo il quotidiano diretto da danielina, avec l'article captivant de mr. rocco.

sorry, ma sono sempre più d'accordo col dalemone.

giovedì 24 settembre 2009

42

domani alle 19 inizia il mio 43° anno di esistenza in vita.
43 anni fa questi extraterrestri licenziavano il più grande album di tutti i tempi.

martedì 22 settembre 2009

un kebab, senza insalata, per favore

un regista émigré di scarso talento si è accorto dello spaventoso progressivo degrado culturale del nostro paese.
una persona un po' famosa il cui consiglio stimo mi ha detto qualche tempo fa che sex and the city e i soprano sono da includersi a pieno diritto nel canone occidentale.
ciò nonostante, sono d'accordo. è l'onda lunga del '68.
ho scoperto l'esistenza dei neuroni specchio. confortante, alla fin fine.
un tale a me sconosciuto ha sostenuto che la fortuna del modesto libro "la solitudine dei numeri primi" sia dovuta positivamente alla seconda parola del titolo.
brillante. temo non abbia torto.

a volte capita di restare in studio fino a tardi, e perfino di dormirci, ma non per lavorare.
in studio c'è la mia chitarra eko fatta in cina. è di scarsissimo valore ma il suono è molto pulito e accogliente.
nel palazzo sono tutti uffici, quindi dopo le nove non c'è più nessuno, e io posso anche sentire i beatles (remastered 2009) via youtube a volume alto con la finestra aperta.

magari ti compri un kebab
poi prima delle nove vai al supermercato e recuperi kinder, galak, togo classic latte, gardena e girelle.
poi, mentre guidi, ti capita di incappare in heart of glass alla radio
e per quattro secondi sei felice.

giovedì 17 settembre 2009

non ti sveglierai.
continuerai a soffrire, e a far soffrire.
e non riuscirai a porvi fine.

mercoledì 26 agosto 2009

ho il pallino delle stelle

l'altro giorno mi sono fissato di impartire la prima lezione di astronomia all'ometto.

dunque vedi, quella azzurra è la terra. poi c'è venere, marte...


poi c'è giove, che è più cicciottello.


ecco, il sole invece,


ma guarda arcturus.


e antares.


potremmo proseguire all'infinito. antares, in tutta la sua rotondità, non è che un granello di sabbia (avrei potuto dire: se preferisci, il granello di sabbia della spiaggia è come antares. ma avrei complicato ulteriormente le cose, e poi ci sarebbe mancata solo una acuta disquisizione sulla produzione di bertrand russell).

e questo è tutto, più o meno.

al che, vista la manifesta incapacità del docente, l'ometto si è allontanato in direzione del nintendo ds.

altolà al sudore

ma sì, sam mendes ha ragione, non c'è niente di più bello di un sacchetto spinto qui e là da refoli di vento. ha ragione senza aver capito un cazzo. che è come dire che ha ragione il papa, oppure, se vogliamo fare i fighi, plinio il vecchio, nella famosa citazione di borges.
anche io, l'altro giorno, qui sul terrazzo, con uno dei sacchetti totalmente biodegradabili e compostabili dell'auchan. l'ho legato a una fettuccia e l'ho guardato volteggiare per un sacco di tempo.
tuttavia è sempre questione di facce.
non conta più il come, né il chi.
l'hanno capito i cervelloni, che fanno indossare a tutti 'sti occhiali da sole.
il genio di carpenter: essi vivono. occhiali da sole.
nasconditi.
anche perché volare, non vola nessuno.
a meno che non si abbia il mare dentro.
e poi la scena della frittata in big night, un film meraviglioso.
fottuti dentisti.

mercoledì 5 agosto 2009

di sassi e stelle

ero solo, deliberatamente e stupidamente.
seduto su un muretto basso e stretto, le spalle a un edificio ove si trova un'elegante associazione che aiuta i poveri. pensavo che avrei potuto passare la notte lì, avendone il coraggio. ma il coraggio, io lo so, mi manca sempre.
c'era vento.
quando il cielo è pulito e non devastato dalla luce artificiale, che è ovunque, è bello guardarlo.

l'unica cosa che siamo stati capaci di fare con le stelle è dare loro un nome. ciò che dà la dimensione e la risposta a tutte le cose.
la risposta non c'è, e non ci sarà mai. questo dicono le stelle a noi, dal giorno in cui siamo comparsi, in un modo o in un altro, su questo pianeta.
per questo continuo a guardarle. per avere la certezza di non avere la risposta.
sono rimasto con gli occhi in alto. ho fatto le mie solite congetture senza senso, mi sono commosso, poi mi sono inquietato, poi ho capito cosa dovevo fare.

ho guardato per terra.
per terra.
il pavimento era di mattoncini autobloccanti. questi. tra un mattoncino e l'altro, nella cosiddetta fuga, ho visto un sassolino. ho cercato di estrarlo con la mano ma non ci sono riuscito. sono rimasto a guardarlo per un bel po', una mezzoretta. poi ho cercato di estirparlo con il tacco della scarpa, anche qui senza successo. mi sono fermato un altro po', un'altra mezz'ora. poco lontano dai miei piedi c'era un altro sasso sul pavimento, libero da costrizioni. un sasso qualunque. ho usato lui. in poche mosse ho scalzato il sassolino. era un poco più grande di quanto pensassi. me lo sono rigirato nella mano, osservandolo attentamente. e poi me lo sono messo in tasca.

vorrei conservarlo per sempre.

eccolo qui.

mercoledì 10 giugno 2009