giovedì 26 luglio 2007

infinite jest

quando andavo al cinema e mi davo arie da intenditore mi ricordo che mi ci voleva sempre un po' prima di riuscire a formulare giudizi che riuscissi a condividere nel tempo.
mi è accaduta la stessa cosa dopo la lettura di infinite jest, ad oggi il capolavoro di david foster wallace, che ho terminato un paio di mesi fa.
ebbene, il mio lapidario e mortale commento è questo: un grande libro, che avrebbe potuto avere il doppio, il triplo delle pagine.
mi spiego.

wallace è un drago. un fenomeno. uno scrittore formidabile.
la telefonata tra orin e hal, la storia di gately, la rota di krause chiuso nel cesso, la filmografia di j.o. incandenza, le confessioni degli AA, la descrizione della malattia di kate gompert, le follie di lenz sono tra le pagine più belle della letteratura americana degli ultimi vent'anni.
è un libro sulla ripetizione, sulla inutilità del gesto. e forse, in ultima analisi, sull'inutilità della pagina.
wallace postula la ripetitività come antibiotico. l'alcolista va alle riunioni come il tennista si allena.
allenarsi. andarci. scrivere. leggere.
l'unica speranza per sopravvivere è compiere continuamente gesti identici dei quali non conosciamo il significato.
come le formiche. sfidiamo Dio a esistere. lo scherzo infinito, appunto.
forse wallace è andato anche oltre: come il godimento marginale dato dalla Sostanza tende a diminuire, così il piacere della pagina. avrebbe potuto scriverne altre mille, di altrettanta fascinazione e profondità. la mia ipotesi è che sia stato fermato dall'editor, con la certezza che il lettore avrebbe comunque capito.
mi piacerebbe leggere infinite jest all'infinito, come i romanzi d'appendice. ogni sabato, un capitolo, fino alla morte. credo che wallace lo farebbe.
magari glielo chiedo.

2 commenti:

Diegone ha detto...

ricordati di prestarmelo: anzi devo ricordarti di prestarmelo. NON UIKHOHDHAHLO!

pim ha detto...

non dimenticahrlo