una quindicina di anni fa, durante una partita di calcio, a seguito di un tackle piuttosto ruvido, caddi a terra sbattendo il cranio.
in pochi secondi mi si formò sulla tempia una enorme palla piena di sangue.
feci la doccia e andai a casa (vivevo coi miei).
mi aprì la porta mia madre. mi sedetti a tavola. mangiai.
mia madre non si accorse di nulla finché non le dissi "mamma, hai visto cosa mi sono fatto in testa?".
un paio di mesi fa mi sono preso una specie di influenza.
mia madre mi ha chiamato per sapere come stessi.
le ho risposto bene, mamma, non ti preoccupare, solo un po' di tosse e raffreddore
"bene, allora ti faccio tanti auguri".
tanti auguri.
ho perso quattro chili e rotti di peso nell'ultimo mese. la circostanza è piuttosto evidente.
ieri sera sono andato a casa dei miei.
mia madre mi ha guardato e mi ha detto "ti vedo ingrassato".
ecco, questa è mia madre.
p.s. non paga, dopo un po' mi ha detto:"hai comprato il libro di quell'avvocato, studio illegale?"
ormai non so più se farle una carezza o darle una botta in testa.
lunedì 6 aprile 2009
mia madre
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domenica 5 aprile 2009
chi
ti piace essere pressato dagli eventi, spinto dalle circostanze.
ti piace l'ansia buona, la fretta cui non vuoi rinunciare, il sangue che pulsa, la corrente dentro il corpo.
e ti piace riflettere, pensare, analizzare, trovare risposte.
ti piace indagare, osservare.
fai un gran parlare.
ti piace comunicare, sempre e comunque, ascoltare, far entrare i pensieri dentro lo stomaco, il fegato.
ti piace correre, muoverti, andare, uscire, partire, dire, fare, costruire.
finché ti trovi a non sapere più niente, a non capire dove sei, chi sei, chi sono tutti, e sentire tanto freddo.
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sabato 28 marzo 2009
il maestro /2
mentre scrivo, la rai uno trasmette un concerto del Maestro dall'auditorium di roma.
con tanto di orchestra, ospiti a sorpresa, tenori, trottolino e lino banfi.
ecco, l'orchestra. ma dico, uno si cucca dieci anni di conservatorio per poi andare a suonare le canzoni del maestro? per questi musicisti confesso di provare un sentimento a metà tra la pietà e il disprezzo.
me lo sono sciroppato per un po' senza grandi slanci, poi, improvvisamente, l'ho capito, il maestro.
il Maestro possiede la caratteristica principale dell'uomo di successo.
è un uomo dalla splendida, inarrivabile, disarmante mediocrità.
e poi è un uomo senza vergogna.
se da un lato egli è davvero convinto del suo talento di autore, cantante, musicista; se è davvero convinto del compiacimento del pubblico, da un altro la sua enfietà è buona perché magnificamente inconsapevole.
il Maestro è uno che non ha paura di nessuno. non ha paura di nessun palcoscenico, di nessun pubblico, di nessun appuntamento. non ha paura di essere stonato, ridicolo, assurdo. non ha paura di se stesso. non ha paura di essere una parodia vivente. non ha paura di esibirsi davanti a grandi e piccini, giovani e vecchi, piazze e teatri. un uomo universale. un uomo totale.
alla fine, non si può non amarlo.
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venerdì 27 marzo 2009
ibrahimovic ignora parmenide
oggi ho detto all'amico e collega w.b. (ognuno l'avrà detto a un suo amico) che l'inter, se improvvisamente morisse zlatan ibrahimovic, il simpatico giocatore, perderebbe lo scudetto.
w.b. era d'accordo.
allora ci siamo immaginati il giocatore steso sul più classico dei letti d'ospedale, con la consueta cannetta nel naso, ormai spacciato e destinato a sicura dipartita.
poi ho pensato che ibrahimovic è già nel letto d'ospedale, con tutto il contorno, solo che lui ancora non lo sa.
è il tempo, la fregatura.
ha ragione parmenide.
esiste già ibrahimovic steso sul letto.
e come lui, tutti noi.
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mercoledì 18 marzo 2009
lunedì 9 marzo 2009
apologo
ero stanco. me ne andai al parco. quando mi sento male, devo vedere il verde. ci vado in macchina. parcheggio al limitare dei giardini. a volte resto seduto dentro, mi basta guardare. altre volte esco, faccio qualche passo, cerco pace. dopo un po', sto sempre meglio.
quel giorno c'era un uomo anziano seduto su una panchina. notai che mi somigliava. nella posa, nei tratti.
non faceva niente. non aveva cani, non pasturava animali, non leggeva il giornale.
mi avvicinai, senza motivo. mi sentivo misteriosamente invitato.
mi fece cenno di sedermi accanto a lui.
cercai di dire qualcosa, forse sul tempo. lui non rispose.
stette in silenzio per un paio di minuti, poi parlò. anche la voce mi ricordava la mia.
io vengo qui tutti i giorni.
lo vedi quell'uccellino, laggiù?
è per lui che sono qui. per vedere lui.
lui viene qui ogni tanto. da tanti anni.
mi conosce, mi conosce bene. qualche volta mi si avvicina, mi fa qualche confidenza, sta un po' con me, canta per me. è sempre felice.
io arrivo e lo aspetto.
è l'amore della mia vita.
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l'america
Black girl, black girl, don't lie to me
Where did you stay last night?
I stayed in the pines where the sun never shines
And shivered when the cold wind blows
dicono nata nei primi del ventesimo secolo. forse tra gli schiavi. forse prima.
nel 1970 ne inventariarono 160 versioni.
pura, magnifica tristezza che promana da un bosco, da un brivido, da tre note, da un cuore spezzato, dall'ombra, dalla lentezza, dalla solitudine, dall'attesa.
e immancabilmente dai tre quarti, a me sempre oscuri, come tutti i misteri che sottendono le forme musicali.
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being there
oggi, parafrasando chance giardiniere, o una storia zen, ho sostenuto che ci sono tre modi di leggere, a prescindere dal livello di istruzione.
il primo è la lettura passiva.
come guardare la televisione. si possono leggere in questo modo l'opera di dostoevskij come la guida programmi tv. non è esclusa l'emozione.
il secondo è leggere per capire quello che si legge. è prevista la concentrazione.
il terzo è quello giusto, che conoscono in pochi.
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domenica 8 marzo 2009
into the wild
come sognano di morire le persone?
nel sonno, o ammazzate, o cadendo da altezze infinite.
si muore anche guardando il sole tra le nuvole, in un bosco, soli, dopo aver capito tutto.
into the wild, di sean penn.
sean penn è bravo di una bravura un po' antipatica, didascalica.
il film è bellissimo, soprattutto al di là della storia, vera, e della sua realizzazione.
il ragazzino ventenne "con la testa sulle spalle" è fin troppo maturo (dispensa consigli di vita un po' a tutti quanti, si permette di disdegnare le attenzioni di una sedicenne). non mi è piaciuto l'attore protagonista, emile hirsch. sarà questione di faccia. non mi è sembrata all'altezza la sceneggiatura. per dirne una:"se vuoi una cosa, prendila" si poteva evitare. rovina non poco la delicata costruzione.
anche qui il coraggio, il cammino, come in quel capolavoro immenso che è the straight story, di david lynch.
qui il merito è ricordare che nessuna esperienza equivale a un bosco, a un torrente, a una cascata, a una montagna. nessuna degna esistenza può essere lontana dalla natura, da thoreau a tolstoj.
il ragazzo uccide un'alce ma non riesce a conservarne la carne. è la sua più grande tragedia.
nota:
il problema dei vegetariani è che pensano di essere più evoluti dei non vegetariani in quanto non ammazzano animali. pensano, i vegetariani, di essere antropologicamente superiori. ma hanno torto. uccidere un animale per mangiarselo non è gesto barbaro. è sano, giusto, e naturale. barbara è la sua industrializzazione, così come barbara è stata l'adozione del denaro in luogo del baratto.
vorrei smettere di avere paura.
e andare.
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Etichette: cinema
giovedì 5 marzo 2009
massimo moratti
un uomo a cui un giorno qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dire la verità.
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giovedì 26 febbraio 2009
my death
If I'm lucky, I'll be wired every whichway
in a hospital bed. Tubes running into
my nose. But try not to be scared of me, friends!
I'm telling you right now that this is okay.
It's little enough to ask for at the end.
Someone, I hope, will have phoned everyone
to say, "Come quick, he's failing!"
And they will come. And there will be time for me
to bid goodbye to each of my loved ones.
If I'm lucky, they'll step forward
and I'll be able to see them one last time
and take that memory with me.
Sure, they might lay eyes on me and want to run away
and howl. But instead, since they love me,
they'll lift my hand and say "Courage"
or "It's going to be all right."
And they're right. It is all right.
It's just fine. If you only knew how happy you've made me!
I just hope my luck holds, and I can make
some sign of recognition.
Open and close my eyes as if to say,
"Yes, I hear you. I understand you."
I may even manage something like this:
"I love you too. Be happy."
I hope so! But I don't want to ask for too much.
If I'm unlucky, as I deserve, well, I'll just
drop over, like that, without any chance
for farewell, or to press anyone's hand.
Or say how much I cared for you and enjoyed
your company all these years. In any case,
try not to mourn for me too much. I want you to know
I was happy when I was here.
And remember I told you this a while ago--April 1984.
But be glad for me if I can die in the presence
of friends and family. If this happens, believe me,
I came out ahead. I didn't lose this one.
- Raymond Carver -
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mercoledì 25 febbraio 2009
una volta era la vaga sensazione d'incompiutezza.
oggi è la certezza di qualcosa che sfugge.
merito una chitarra
e mele marce.
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martedì 24 febbraio 2009
aridatece massaia
per primo me l'aveva segnalato l'amico w.b., che in queste cose è sempre un passo avanti.
grazie all'avvocato-blogger "che mette sottosopra il mondo dei professionisti", ora scopriamo l'esistenza di giovani avvocati vessati, costretti a lavorare fino a tarda notte e orbati della vita privata, roba che neanche easton ellis.
se fossi in lui, mi dimetterei dallo studio e intraprenderei come un sol uomo la carriera di scrittore (si lavora meno, si guadagna di più, si scopa).
e poi, "ormai è un eroe".
sì. è un eroe per tutti noi.
ma a questo punto confesso che un po' di sconquasso lo sento pure io.
quasi quasi mi metto a trascrivere le istruzioni della lavastoviglie.
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lunedì 23 febbraio 2009
red carpet
ho appena visto i bambini di bombay sul tappeto rosso degli oscar.
pare che siano i famosi protagonisti del film candidato all'oscar. dice che vivono nella baraccopoli.
i bambini hanno detto che sognano di incontrare george clooney (il maschietto) e angelina jolie (la femminuccia).
a questo punto, il minimo che possiamo fare è invitare qualche ragazzino rom ai telegatti.
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domenica 22 febbraio 2009
intorno a coleridge
1
un uomo sogna un'immagine. uscito dal sonno la riproduce. un altro uomo vede la riproduzione e il giorno dopo la sogna.
2
un uomo sogna un palazzo. uscito dal sonno lo disegna. un altro uomo vede il disegno e il giorno dopo costruisce il palazzo. un altro uomo lo ha già costruito, in qualche tempo e in qualche luogo. prima di lui molti lo avevano sognato.
3
un uomo sogna un dialogo. uscito dal sonno lo scrive. altri due uomini lo interpretano in teatro. all'uscita del teatro tutti gli altri uomini lo ripeteranno.
4
un uomo vede un bosco, o un torrente. la notte li rivedrà in sogno.
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