giovedì 14 settembre 2023

Vite che non sono la mia

Da mesi ormai non ce la faccio più ad andare in Tribunale, ho un rigetto. Un po' come il chirurgo che sviene alla vista del sangue. Oggi però mi tocca, devo andare per forza, con il cliente, e la cosa mi fa stare in apprensione da settimane.
L'udienza va male. Decido di tornare a casa, così stendo i panni che aspettano nella lavatrice da ieri sera.
Arrivo, metto il motorino in box. Mentre apro la serranda sento la voce di un bambino, una voce allegra che dice cose semplici e spiritose (almeno per me, che adoro i bambini e tutto quello che fanno e che dicono). Guardo nella direzione del bambino e vedo che è su una sedia a rotelle, la mamma sta mettendo la macchina nel box. Distolgo subito lo sguardo, non riesco ad accettare quello che ho visto.
Chiudo la serranda e mi avvio verso l'ascensore, la mamma e il bimbo si dirigono verso di me, evidentemente abitano nella mia stessa scala (nel mio condominio ce ne sono 4). Dico buongiorno alla mamma e ciao al bimbo, mi salutano. Vedo che il bambino ha un braccio e una spalla ingessati, ma mentre mi avvicino lo guardo bene e sono sollevato perché non mi pare invalido, ha delle belle gambotte e le muove, sarà la solita frattura al braccio, penso, ci sono passato anche io, un mese di gesso e si torna come prima.
- Ti sei fatto male?-chiedo
- No, dice la mamma, ha una malattia rara, ha le ossa di vetro
Cercando di superare lo shock, chiedo al bambino come si chiama. Leonardo, mi dice
- E' un bellissimo nome
A domanda la mamma mi dice che ha sei anni e probabilmente dovrà essere operato. La spalla gli fa male. Lo guardo, sta giocando con il telefonino.
Mi sento male. La mamma sorride, è abituata a questa situazione, chissà quante volte le è capitato. Mi dice che hanno anche altri due figli, di 11 e di 15 anni. Io non so cosa dire, farfuglio cose stupide di cui mi pento appena le dico. Le faccio strada aprendo le porte del corridoio che conduce all'ascensore. Leonardo parla a voce alta facendo finta di avere un microfono in mano, lo guardo, guardo i suoi occhi, i suoi capelli, cerco di sorridergli. E' simpatico, pieno di energia. 
Continuiamo una conversazione di circostanza in cui la mamma cerca di togliere me dall'imbarazzo, e la cosa mi fa stare ancora più male. Funziona sempre così.
- Ma ha già subito altre operazioni?
- Trenta, mi risponde.
Scendono al piano terra, io proseguo, entro in casa, mi viene da piangere, e sento, so, che le mie lacrime sono lacrime che non servono a niente e a nessuno. Penso alla vita che vivrà Leonardo, e ad altre vite. 
Mi svesto e vado a stendere i panni.



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