domenica 1 febbraio 2009

s'io fossi un duo di scabre chele

ieri su radio tre ho sentito una poetessa recitare alcune sue composizioni.
pensavo fosse uno scherzo, invece era una cosa seria, almeno per l'autrice.
per chi volesse conoscerla, nulla di meglio della consultazione del suo sito.
come si vedrà, sono numerose le pubblicazioni.
debbo confessare una certa lontananza dalla poesia contemporanea.
l'unica mia fonte di cognizione è il mio amico dominicus, poeta dolente superiore a tanti altri, che però vedo troppo poco.

tra poche ore federer e il terraiolo giocheranno la finale dell'australian open.
l'australian open è il torneo più sfigato del grande slam. non ha il pathos del roland garros, il blasone di wimbledon, l'importanza dello us open. però è un bel torneo. e tutti gli anni ci sono delle grandi partite. la più bella che ricordi fu un quarto di finale tra roddick e el aynaoui finito 21-19 al quinto. quest'anno per fortuna non mi devo alzare alle cinque per vedere la partita.

io spero che vinca federer, ma più o meno come quando, alle elezioni, spero che vinca l'uno quando l'altro è romano prodi. beh, non è proprio così.
mi spiego un po'.
stasera ho visto il film del torneo di wimbledon 1971.
finale femminile: margaret smith court contro evonne goolagong.
finale maschile: john newcombe contro stan smith.
finale doppio maschile: ashe/ralston contro emerson/laver.
quell'anno vinsero tutto gli australiani (goolagong batté court).

stan smith. john newcombe. rod laver. arthur ashe.
dei signori. degli artisti.

all'epoca al cambio di campo non c'erano né sedie, né asciugamani, né paggi, né ombrelloni.
oggi invece ad ogni punto il giocatore ha diritto di farsi portare un asciugamano. e a 26 anni è già vecchio per giocare.
ken rosewall ha vinto l'australian open a 38 anni, 19 anni dopo la sua prima vittoria nello stesso torneo. il 22enne nadal fra due anni farà il giornalista sportivo, o il conduttore televisivo.

nel mondo che degenera, nadal è la degenerazione del tennis.

in sicilia il mondo degenera meno.
in sicilia sopravvive l'economia del baratto.

non è infrequente, infatti, imbattersi in uomini che per la strada vendono i prodotti della terra che coltivano, con profitto modestissimo.
i gruppi di acquisto solidale, i cosiddetti gas, muovono da posizioni critiche verso il mondo moderno, ma sono, con ogni evidenza, un'altra cosa.

e invece sarebbe semplice, per lo meno su piccola scala.
io ti vendo i miei peperoni, tu mi vendi le tue arance, l'altro l'olio, l'altro ancora il latte.

torneremo all'età rurale, alla racchetta di legno, alla poesia.

2 commenti:

br1 ha detto...

Mi unisco alle lacrime dello svizzero.

La vittoria di un pogatore che grunisce da ogni dritto/rovescio attaccato alla linea di fondo è la fine di uno sport come il tennis.

"Lo posso ancora battere" - sono le parole del basilese a fine partita.
Non ci credo più.

Anonimo ha detto...

esattamente.