venerdì 6 febbraio 2009

né speranza, né salvezza.

la fatica di discernere il giusto diviene insostenibile quando ci si avvicina ad argomenti sottili.
personalmente, non vorrei mai vedere mio padre soffrire per diciassette anni per me. non vorrei vederlo apparire né sentirlo un solo minuto al mio capezzale, mentre mi porta il brodino, mi sussurra nelle orecchie, geme, non si dà pace.
non lo vorrebbe nessuno.

mio padre mi ha messo al mondo e, tutto sommato, non troverei assurdo che fosse lui a decidere della mia sorte ove non fossi in grado di esprimermi.
se un giorno dovessi trovarlo assurdo, spero che la mia ira sia limitata ai pochi minuti che mi separano dall'iniezione finale, dal cuscino caldo e morbido.
e se non ci fosse più mio padre?
se non ci fosse alcun parente?
pazienza. andrebbe bene il primo della lista.

vero. nessuno di noi può sapere che cosa proverà nel momento esatto in cui starà per morire. e anche se lo scrivessimo, anche se lo sottoscrivessimo davanti a un notaro, non cambierebbe niente.
magari in quel momento vorrei la mano di un sacerdote, chi può dire.
ma sarebbe troppo tardi.
d'altra parte, uno dei traguardi dell'età adulta è rendersi conto che non sempre è possibile tornare indietro. anzi, quasi mai.
la vita è proprio questo.

naturalmente stiamo parlando solo dell'ipotesi in cui siamo lì, attaccati alla macchina, in coma. ogni altra ipotesi non va nemmeno discussa.

ora, pensare di porre fine a una vita umana perché alcuni giudici hanno "ricostruito" la volontà del malato mi pare un gesto arrogante e stupido.
un giudice è la persona meno indicata per ricostruire qualunque cosa.

nondimeno, non riesco a trovare niente di più arrogante di uno che sceglie di essere papa. di parlare da papa, di vestire da papa, di fare il papa.
il papa è, in ogni suo istante, la persona più arrogante del mondo.

comunque vada a finire la storia di eluana englaro, una cosa è già certamente accaduta.
i preti, con tutta la cattiveria di cui sono capaci, sono riusciti a raggiungere il loro scopo: dipingere un padre come un assassino. un uomo che vaga da una clinica all'altra, da un giudice all'altro, sperando di trovare il modo di liberarsi di una figlia che è diventata un peso. un uomo che uccide.

i preti, comunque vada, hanno vinto ancora.

5 commenti:

br1 ha detto...

Il problema è proprio l'imposizione dei "valori" (...passi il termine) da parte della chiesa.
Questo è giusto...quello no.

E i politici seguono a rotta, meglio appoggiare Ratzinger&co. per evitare di perdere una fetta di voti che fare "politica" nel senso più stretto e più vero del termine.

abdul karam ha detto...

giusto caro bruno, ma secondo me il papà sbaglia metodo. perchè una ragazza che per diciassette anni non ha mai sofferto perchè sedata ed alimentata, ora deve soffrire per una settimana e morire di fame e sete? se fossi nei panni del padre, le avrei già praticato una overdose di eroina. ma il padre è stupido, perchè è testardo e ottuso, lotta contro uno stato ignorante e primitivo e pretende di averla vinta, legge alla mano. ma quale legge d'egitto, dico io.

sdn ha detto...

leggo di papa arrogante, preti insolenti, eutanasia, impsizione di valori, overdose di eroina, lista di chi può decidere su altri, ecc. Dovo vogliamo arrivare? Con la retorica si fa solo confusione.

il corsaro ha detto...

Ci sono dei confini che la Legge, la Politica e la Chiesa e chiunque non sappia di quello di cui sta parlando dovrebbe evitare di oltrepassare.

pim ha detto...

giusto.
registro nondimeno il fatto che il direttore del foglio parli di un cristianesimo mai così vulnerabile. il che significa che forse non ho tutti i torti.
i preti, da sempre, amano stravincere, non vincere.