sabato 24 gennaio 2009

milano

prologo: reputo questo post miserabile, scialbo e retorico. lo lascio a testimonianza della mia difficoltà a superare certe soglie.

per me non c'è città più commovente di milano.
a milano non c'è il mare. non ci sono fiumi. non ci sono montagne, né colline, né panorami da ammirare.
a milano però un cavalcavia può emozionare, un marciapiede.

milano è una città in bianco e nero.

perché per me è la casa di ringhiera, col bagno in comune in fondo al ballatoio, con il raffreddore, il vestito della domenica. la vita di due genitori che fanno fatica, il padre stanco che la sera si ferma all'osteria, la madre che stira le camicie per i maschi, i figli che dopo il lavoro vanno alla scuola serale.
persone che non ci pensano neanche, ad essere felici.

adesso che l'hanno colorata, le hanno rubato l'anima.
se volete capire milano, dovete guardare un qualunque filmato degli anni addietro.
le macchine scure, magari con i fanali accesi, gli impiegati con le borse, o gli ombrelli, le scarpe che si bagnano nelle pozzanghere, la gente che va avanti e indietro, che prende la metropolitana.
e poi, le gru, i cantieri. i muri di cinta.
una volta i cantieri erano un simbolo di libertà, un sogno. una città che sale, che si espande.
adesso non più.
ma la città resiste, io lo so. lo vedo nelle crepe dell'asfalto, nella luce dei lampioni, nei giardini.
la città respira ancora, sotto i cartelloni, sotto le facce sorridenti.
per me milano è questa canzone qui.
e io l'aspetto.

8 commenti:

FB ha detto...

milano un tempo era dei milanesi. ora ci sono solo una marea di stronzi. non per questo leggerei la poetica di milano solo nel malinconico ricordo della casa di ringhiera (che già non esiste più da cinquant'anni) o nelle scarpe rotte o altri minimalismi neorealisti.
hai in mente la milano del cinema, che era comunque scenografia della vera città.
Io non so come sia stata milano fino ai primi anni settanta, ma sono sempre stato immerso in una città di lavoratori e di brave persone. Il crollo sociale è avvenuto solo verso la fine degli anni novanta.

Anonimo ha detto...

Hai ragione FB, tutta colpa dei terroni. Quando c'erano solo i milanesi era tutta un'altra storia.

Menciu56 ha detto...

La nostalgia che provi nel vedere le immagini in bianco e nero della Milano anni '50-'60 è la stessa nostalgia che proviamo più o meno tutti guardando le immagini dell'Italia di quell'epoca: l'Italia da poco uscita dalla guerra, che si rimbocca le maniche, che ha fiducia e speranza nel futuro. E' l'Italia dei nostri genitori e nonni, convinti (a ragione) di costruire qualcosa di buono per i loro figli. Oggi invece nessuno di noi, credo, prova dentro di sé simili sensazioni... Perché? Abbiamo perso la speranza e/o la voglia di lottare per un mondo migliore?

effebi ha detto...

no, cara anonimo. non ho parlato di terùn. ci sono dei bravi terùn e dei terùn insopportabili, così come anche i milanesi.
è che i milanesi sono diventati stronzi. il vero milanese non esiste più, fagocitato, tritato dalla pubblicità e dal consumismo.
in verità è scomparsa la figura della brava persona in generale, ce ne sono sempre meno. non so se mi sono riuscito a spiegare, ma in realtà il messaggio non era certo discriminatorio.

pim ha detto...

menciu, saprai che per alcuni questo è il migliore dei mondi possibili.
altri, che hanno idee diametralmente opposte, deplorano tuttavia la nostalgia.

viviamo in città disumane. evadiamo dall'orrore chiudendoci al buio a osservare uno schermo. poi andiamo a chiuderci in casa, a osservarne un altro.

per quanto mi riguarda, dovremmo tornare all'età rurale. tornare al contatto con la terra e con gli animali.
e quindi con gli uomini.

Menciu56 ha detto...

Sì, sono d'accordo... Più che altro con gli uomini.

pim ha detto...

gli uomini sono sempre conseguenza del territorio.

prima viene la terra.

l'uomo è un semplice prodotto, come il pomodoro.

Menciu56 ha detto...

Hai (ancora una volta) ragione...
Il contatto (vero) con la terra, con la natura, è fondamentale per... la salute dell'anima, che, diversamente, deperisce e alla fine muore... Forse è per questo che siamo (più o meno) tutti morti dentro.