sabato 4 agosto 2007

david & mac

ieri sera sky ha trasmesso eraserhead e io me lo sono rivisto, solo, al buio, nel silenzio agostano.
come avrebbe detto truffaut, tutto lynch è in questo suo primo film. ed è vero.
una volta avevo una specie di fidanzata che a un certo punto, cedendo a lunghe mie insistenze, mi recapitò una poesia che aveva scritto anni prima. io, che ero giovane e innamorato, la trovai bellissima, nonostante contenesse cose tipo "cielo irreale". si chiamava "alba". e vabbè.
facile cadere nel luogo comune anche quando si fa della critica cinematografica.
eviterei dunque di parlare di film "ingombrante" o "disturbante" o di trama onirica o allucinata.
eraserhead è un film quasi inguardabile. è penoso, è faticosissimo. è quasi ridicolo.
la sua grandezza sta proprio in questo sfiorare il limite. nessuna trama, pressoché nessuna sceneggiatura, mostri, caricature, deformità, assurdità, orrori, sofferenze, sangue, morte.
come la grandezza di freaks sta nel suo splendido, umanissimo realismo, così tutto il fascino di eraserhead sta nella terribile, impossibile finzione. in entrambi i casi, così incredibile da essere vero.
lynch non ama "fare cinema", come invece amano tanto i registi italiani. lynch vorrebbe trasmettere senza rappresentare. la cinepresa è un impiccio, un ostacolo. le immagini dovrebbero arrivare da sole. lynch non vuole il nostro occhio, vuole la nostra mente.

all'una e mezza espn classics stava trasmettendo la semifinale degli us open del 1980.
mcenroe-connors.
mcenroe ha vinto al tiebreak del quinto dopo essere stato sotto 2 set a uno e un break nel quarto (il giorno dopo ha battuto borg in finale, ma questa è un'altra storia).
rivedere mcenroe è stato incredibile. non solo per la velocità di palla (inferiore di un terzo a quella di un qualunque match di oggi), né per la classe, che mi ricordavo, né per i tanti errori non forzati, che non ricordavo.
è stato incredibile perché ho visto l'unicità di mcenroe. egli è sul campo ma non c'è. è concentratissimo, ma nello stesso tempo, per lui, in lui non c'è niente al suo posto. nemmeno lui dovrebbe stare dove sta. e la palla, non bisognerebbe colpirla. quando mac colpisce la palla soffre, si vergogna, si violenta. lui desidera un ordine che nel tennis non c'è. per lui non ci dovrebbe essere che il campo, senza giocatori, senza palle. la sua stessa presenza è disordine. colpire la palla è per lui un gesto terribile, per questo cerca di farlo nel modo meno brutto, meno cattivo. per questo accarezza, per questo cerca la riga. a lui non interessa il fatto fisico, la gara, la competizione. lui è su un altro pianeta. è lì per giocare, e deve farlo, vuole farlo, ma soffre terribilmente, perché gli tocca colpire la pallina e magari non mandarla dove dovrebbe, dove è destinata ad atterrare, per legge naturale. il tennis è un fatto di violenza sulla natura, sulla perfezione armonica. per questo ogni gesto, potenzialmente così terribile, deve essere indirizzato a far meno male alla perfezione. qui è tutto mcenroe. tante volte butta di là una palla qualunque perché non ha il coraggio di esagerare, di fare tutto lui. vuole che anche il suo avversario, che pur detesta, si renda conto della missione che deve compiere. lo aspetta. vuole che collabori. se non lo fa, si sente costretto ad agire, con ancora maggiore stress.
per questo borg e mcenroe non erano nemici. borg era un maniaco come lui. connors invece, pur nella sua immensa classe, non capiva.
mcenroe si è sempre sentito incompreso. "non vedete come soffro?" sembra sempre dire il suo tennis. mcenroe compie gesti minimi. colpisce di controbalzo, anticipa senza senso, sempre prima. sfiora la palla con una racchetta accordata 20 kg in meno di tutti gli altri. ci mette meno forza e meno spinta di tutti. solo così può giocare. e nessuno lo capisce.
il grande mac. l'uomo solo nel disordine. un pianeta lontano.

1 commento:

Diegone ha detto...

è troppo facile quando ti leggo darti ragione. il film di lynch mi ha talmente violentato che ho dovuto cambiare canale. non ce la facevo più: la potenza dell'immagine! su mac posso dire solo che ho smesso di vedere il tennis da quando non c'è più lui in competizione. ormai forse tutto lo sport non viene più vissuto dagli altleti come ricerca di un gesto unico, quasi artistico. sono compressi, drammaticamente spigolosi, innaturali. raramente emerge qualcuno con classe immane. ai tempi di mac c'erano anche becker, edberg, ivanisevic, che cercavano un tennis istintivo ed animale e poi wilander, lendl ed altri che non capivano. adesso ci son solo tanti piccoli wilanderini che picchiano dal fondo impauriti e soli.