lunedì 3 settembre 2007

la massa di perdizione

un paio d'anni fa ho acquistato presso la libreria "ritorno al reale" in milano il libro "ritorno al reale", di gustave thibon. la libreria è diretta emanazione dell'editore, che di persona la gestisce, che si chiama fabio de fina. il catalogo e il personaggio sono caldamente da consigliare a chiunque desideri conforto al proprio impulso antisemita. per altro versante, rappresentano bene quella ampia frazione del cattolicesimo oltranzista che raccoglie fondi per i bambini palestinesi e pubblica libelli al fiele contro la lobby ebraica.

thibon tuttavia, il filosofo-contadino, è di ben altra pasta. il libro è un po' spezzettato, quasi una sorta di raccolta di piccole orazioni, o lezioni, ma contiene pensieri non piccoli
(online è possibile leggerne la lunga introduzione, a cura di marco respinti).

in particolare, ricordo l'argomento intorno alla responsabilità.
nel post precedente, un mezzo pasticcio, non mi ci sono soffermato abbastanza.
l'argomento è il seguente: grande potere implica grande responsabilità (lo dice anche lo zio dell'uomo ragno mentre, saggiamente, muore).

ebbene, mi pare che tale massima non trovi grande applicazione, nel presente.
ricoprire una importante carica pubblica deve essere un peso, non un vantaggio.
essere magistrato, ufficiale di polizia, ministro, professore non è un beneficio, ma un pregiudizio.
solo chi ha la piena consapevolezza di ciò può aspirare a ricoprire alti uffici.
la vita del dirigente deve essere peggiore di quella del dipendente.
la vita del finanziere peggiore di quella del contribuente.
la vita del ministro un'odissea.
la vita del magistrato un incubo.

non si entra in magistratura per finire sui giornali e scrivere libri. non si entra in guardia di finanza per porre fine ai problemi col modello unico e alle cartelle esattoriali. non si fa politica per avere i privilegi. dico cose banalissime, ma la realtà, spaventosa, è che invece, qui, si fa proprio così.

la strada è lì, si può tornare indietro e intraprenderla.
altrimenti non resta che il (purtroppo) bellissimo finale preconizzato per noi da albert caraco, nel suo "breviario del caos". altro libro da comprare. cupissimo, colmo di disperazione, apocalittico, esiziale. piluccando in rete ho scoperto un blog omonimo. il suo autore è uno che pensa, mi sembra, bene.

3 commenti:

liviana ha detto...

breviario del caos..... vuoi venire a fare un giro a casa mia... quale che si intenda per casa mia!
L'entropia é il motore della mia vita.... Ahimé!

simone ha detto...

Ti ringrazio per il complimento e per il breve link al mio blog. Al momento ho letto soltanto questo ultimo tuo ultimo post, ma quando avrò più tempo verrò a visitarlo nuovamente perchè - mi pare - interessante. Del resto non si può mai essere banali se si riesce ad apprezzare Albert Caraco. Mi sbaglio?

A presto,
Simone.

pim ha detto...

ringrazio io te. a ben rileggerti.