la pubblicità col calciatore fabrizio miccoli che gioca alla roulette.
lunedì 12 settembre 2011
venerdì 9 settembre 2011
le case delle persone sole
devi andare nelle case delle persone sole. devi aprire gli armadietti, le ante dei pensili, il frigo. guardare nei cassetti. devi guardare il pavimento. il cesso.
quando vedrai gli asciugamani, il colore degli asciugamani; quando vedrai dove stava, dove sta seduta la persona sola, dove, con che cosa addosso; quando osserverai il contenuto dell'armadio e vedrai i vestiti, le grucce. le calze, le mutande. quando vedrai la federa del cuscino, la pentola per le uova, vedrai parlare le cose. le cose che ci sono, e come sono collocate, e dove.
le persone non parlano con le altre persone. parlano con le loro case, se sono sole, se le abitano da sole. se la casa è occupata da più di una persona, allontanati, lascia perdere. è tutto finto, tutto inutile.
nessuno mente a una casa.
devi andare nelle case delle persone sole. le case ti parlano. ti parlano una lingua straziante, perchè è la lingua del vero. e il vero è brutto.
è brutto perchè non ci sei abituato. non ci pensi, non ci arrivi al colore della disperazione.
ed è brutto perchè è sbagliato. perchè le cose smettono di avere un nome, un significato. è sbagliato che la verità stia solo nelle case delle persone sole.
entrare in una casa di una persona sola è profanare la sua nudità, smascherarla, penetrarla. e c'è più terrore in te, in tutto questo. hai paura di commettere lo stupro più infame.
ma ci devi andare, nelle case delle persone sole. devi andare a vedere le fotografie, i barattoli vuoti, le scatoline di plastica. devi sapere perchè le persone comprano cose che non mangiano, lasciano andare cose cui tengono, si aggrappano a una piastrella, guardandola per ore, osservandone le venature, gli angoli, i bordi. perchè ha più importanza il filo scucito del bordo di una poltrona che qualsiasi altra cosa.
devi andare a vedere perchè le persone si affezionano a un pezzo di plastica, a un pezzo di legno, a un ciondolo da quattro lire, perchè ci si aggrappano, perchè ci parlano, al maledetto ciondolo, guardando una fotografia, mentre vanno in bagno, stanche, a piedi nudi, si guardano allo specchio e il volto che vedono non è pìù niente.
scoreggiato da
pim
alle ore
02:26
1 commenti
la penosa pennetta
la tennista flavia pennetta ha perso ai quarti di finale dello US Open, battuta da Angelique Kerber (che di grazioso ha il prenome), numero centomila del mondo.
Ha perso il primo 6-4 dopo essere stata 4-3 e tre palle del 5-3. Ha vinto il secondo grazie a un po' di braccino dell'avversaria; nel terzo si è trovata 2-0 e palla del 3-0 e ha perso il game. è salita 3-1 e non ha più giocato, regalando all'avversaria il 4-3 con uno splendido doppio fallo, sprecando quattro palle break sul 4-3 e perdendo meritatamente servizio e incontro 6-3.
Trasmessa da Eurosport (da anni ormai skysport risparmia, così può allestire intriganti trasmissioni in cui si parla di calcio, con ospiti del calibro di mario sconcerti, massimo mauro, billy costacurta e pablito rossi, ovvero 16 ore di notizie sportive in diretta affidate a conduttori che hanno la preparazione, l'aspetto e lo spessore umano di agenti immobiliari in franchising), la partita ci ha regalato una prestazione tra le più penose che si possano immaginare. senza carattere, senza talento, senza intelligenza. e così, niente semifinale. e non è che proprio succeda tutti gli anni, di trovare la Kerber nei quarti e la Stosur in semifinale.
Nella tristezza generale, una gemma, già ben nota: la telecronaca di Barbara Rossi, una fuoriclasse assoluta. Se avesse potuto l'avrebbe strozzata, l'orrida Pennetta, lei che una volta l'allenava.
Che andasse a posare nuda per max, la cara flavia. non si vede alcuna ragione per cui dovremmo rivederla su un campo da tennis. con l'eccezione, si capisce, di quello di casa sua.
scoreggiato da
pim
alle ore
02:05
0
commenti
Etichette: tennis
martedì 6 settembre 2011
lunedì 5 settembre 2011
giovedì 1 settembre 2011
J. D. Salinger
"Una volta, un paio di anni fa, Buddy mi disse una cosa abbastanza sensata (...) Disse che un uomo potrebbe anche giacere ai piedi d'una collina con la gola tagliata, dissanguandosi a poco a poco fino a morirne, ma se una bella ragazza o una vecchia gli passassero accanto con una bella anfora in perfetto equilibrio sul capo, lui dovrebbe esser capace di appoggiarsi a un braccio e tirarsi su fino a vedere l'anfora arrivare sana e salva oltre la cima della collina."
Franny e Zooey, Einaudi ET, p.117
scoreggiato da
pim
alle ore
01:40
1 commenti
Etichette: letteratura
sì, sono un handicappato
e lui diceva papà guarda cosa riesco a fare. sempre. lo diceva in continuazione. erano sempre cose nuove, nuove prove. un'immersione nell'acqua più alta, un tuffo più improvvido. entusiasta, contento. ogni minuto un passo più in là.
avrei dovuto dirglielo io, guarda cosa sono riuscito a fare.
sono riuscito a prenotare un agriturismo, per noi due. a sceglierlo, a trovarlo, ad arrivarci, anche se come al solito mi sono perso, più o meno deliberatamente.
sono riuscito a trovare un bel posto, per stare insieme in un altro modo. cercavo il silenzio, meta difficile, e una piscina grande, possibilmente pulita e poco affollata. la fortuna, forse l'intuito, forse altro, mi hanno assistito.
sono riuscito a fare la spesa, a cucinare.
per me il fatto di essere in quel posto e di riuscire a mantenerlo è stata un'impresa. lo so, è ridicolo, ma è così.
sono riuscito a mantenere mio figlio. ho fatto la valigia, siamo arrivati lì, siamo andati in piscina subito. dopo diverse ore si è trattato di pensare alla cena. allora siamo andati nel paese più vicino, siamo entrati nel primo negozio di alimentari, e abbiamo fatto la spesa, e lui mi ha aiutato. e ce l'ho fatta. ho comprato le cose che servivano. ce l'ho fatta. mi sembra di fare discorsi da handicappato. è così. non credevo di riuscirci. ho cucinato. la prima serata è stata complicata per lui. lo è stata a lungo, fino a notte fonda. gli mancava la mamma. si sentiva in colpa per essere lì, in quel posto, così bello e soprattutto, soprattutto, quello è stato il momento più difficile per lui, con quella stellata. quando ha visto il cielo si è messo a piangere, si è commosso. una stellata così non l'aveva mai vista. e io non me ne ricordo una simile. e la mamma non era con lui a vederla, e lui ha pensato di non avere diritto di vederla da solo (con me), si è sentito in colpa, come se gliela stesse rubando. non riusciva a dormire. è andato in giro a fantasmare fino alle 3 di notte.
il luogo era poco coperto dalla rete telefonica. grandi peripezie e inutili, pessimi tentativi di comunicare con qualcuno. tanto tempo sprecato indegnamente dietro il dannato oggetto. tanto che alla fine si è inventato un disturbo, un fastidio fisico, per attirare la mia attenzione, che vagava irrequieta qua e là. allora abbiamo passeggiato nella notte, tra i muri bassi in pietra a secco, ordinati e puliti, e a piedi nudi sul prato ben tagliato, umido e fresco.
solo al tramonto, e solo al tramonto, strani piccoli uccelli si radunavano sugli ulivi per chiamarsi a gran voce l'un l'altro. difficile scorgerli tra i rami e le foglie fitte. un'assemblea repentina, violenta, misteriosa, quasi una riunione di fuggevoli, innocui cospiratori.
forse l'ampiezza dell'appartamento che ci è stato assegnato mi ha reso più ansioso. una vera casa. una casa intera da occupare, da vivere, fa crescere l'ansia da prestazione. certamente sovradimensionata rispetto ai nostri desideri e alle nostre esigenze. casa afflitta da odori di varia natura, che non sono riuscito a catalogare, nonostante ripetuti tentativi. però c'era una sorta di patio, con tavolo e sedie in legno adagiati proprio sul prato, che temperava i miei affanni e mi faceva immaginare cose strane come soavi partite a carte.
e tutti quegli ulivi.
sì, mi sento quasi sempre come il protagonista di I am Sam; un bel film, un bravo interprete, una bella colonna sonora.
scoreggiato da
pim
alle ore
01:31
0
commenti
mercoledì 24 agosto 2011
sentiamo l'indice
non riesco a capacitarmi e, come è nel mio carattere, non riesco a non pensarci ogni volta, del fatto che l'acronimo dell'indice dei maggiori titoli quotati in borsa a milano, il cosiddetto FTSE MIB, venga da tutti pronunciato "FUZZI MIB"
questa cosa del fuzzi mi manda in bestia.
a parte la solita patetica cosa da colonizzati, che cazzo c'entra? ma perché? perché fuzzi?
e va bene, non è fuzzi, è futsi? futsi? footsie? tootsie? a parte che tutti dicono fuzzi e non futsi, la cosa non cambia.
ho capito. forse per continguità con fuzzy: l'indice sfuocato, anzi, l'indice confuso. sarebbe geniale. colleghiamoci col nostro inviato per sapere a che punto è oggi l'indice confuso della borsa.
spero che qualcuno abbia già scritto questa cosa dell'indice fuzzy. è troppo idiota perchè sia io l'unico.
scoreggiato da
pim
alle ore
21:54
4
commenti
teorema di dominicus
al mondo ci sono persone semplici e persone complesse.
le persone semplici amano persone semplici o persone complesse. le persone complesse sanno amare solo persone complesse. che sono rare.
scoreggiato da
pim
alle ore
18:15
7
commenti
lunedì 22 agosto 2011
sì
e per la seconda volta avevamo le maschere e i boccagli e guardavamo quel mondo colorato e immenso prima invisibile e incredibile, e mentre nuotava mi metteva il braccio intorno al collo perchè aveva un po' paura, tutto quel mondo era troppo, in un secondo.
e c'era una luna a metà, che era proprio rossa, rossa, bassa e grande. e tutte le stelle. e io ero veramente sulla sdraio, e lui era veramente disteso sopra di me, la testa poggiata sul mio petto e le gambe un po' piegate, che mi parlava e mi faceva domande. e poi ci siamo addormentati.
scoreggiato da
pim
alle ore
03:13
0
commenti
venerdì 19 agosto 2011
adriano panatta
bjorn borg, uomo completamente pazzo e tennista impossibile da descrivere, ha vinto, tra i suoi numerosi trofei, il torneo del roland garros sei volte. vi ha partecipato otto volte. le due volte che non ha vinto è stato sconfitto dallo stesso giocatore.
adriano panatta.
adriano panatta è stato il secondo miglior giocatore italiano di tennis della storia (il primo è stato nicola pietrangeli). non parlo dei risultati, parlo del talento. col suo talento, panatta avrebbe potuto vincere molto, molto di più di quel poco che ha vinto. ma questo è discorso un po' trito, un po' inutile, un po' stupido. quindi perfetto per il contesto in cui viene espresso.
ho letto un libro di memorie tennistiche scritto da panatta. ci sono gli aneddoti, i ritratti dei campioni visti da vicino e fuori dal campo, le cronache degli incontri importanti. è, purtroppo, un libro troppo autocelebrativo. se uno non fosse molto documentato, penserebbe di leggere la storia del più grande di tutti i tempi, il campeador del tennis. i documenti ci tramandano una storia diversa.
panatta aveva un braccio d'oro. purtroppo amava le fettuccine più degli allenamenti. altri, come lui, hanno raccolto poco rispetto a quanto donato loro da madre natura: nastase, leconte, stich, hana mandlikova (giocatrice sublime), jana novotna, il grandissimo miroslav mecir, e sicuramente anche john mcenroe.
come mcenroe, panatta io l'ho visto giocare dal vivo, al torneo wct di milano, quando appunto esisteva ancora il wct, esisteva ancora il torneo di milano (quello serio), esisteva ancora il palazzetto dello sport di milano.
quando lo vidi, adriano era già in fase calante, sebbene giovane. mi sembra fosse in campo contro tanner, giocatore dalle qualità tennistiche infinitamente inferiori alle sue. tanner vinse agevolmente.
mi diverte pensare a roscoe tanner. di tanner si diceva una cosa sola, che era l'unica cosa che si poteva dire di lui, cioè che aveva un servizio-bomba. oggi il servizio-bomba di tanner sarebbe considerato una rimessa in gioco. beata gioventù.
comunque, io mi trovo in tribuna vip, a due metri dal campo, e sto guardando panattone che soffre come un cane contro tanner, e non gliene va bene una.
panattone è in quella fase della vita in cui raschia il fondo del barile. è già arrivato a fare pubblicità alla linea di deodoranti Brut 33 di Fabergé, alle scarpe Forte ("sono la base del mio gioco") e alla racchetta Vip. una volta era cosa meno normale per un tennista fare pubblicità.
è già sotto nel punteggio. il match è in salita e lui sa che non ce la farà.
sta rispondendo. tanner non mette la prima. mentre si prepara a servire la seconda, panatta prende posizione mezzo metro in più dentro al campo. in quel momento un tizio dietro di me gli grida "Adriano, stai più indietro!"
lui si volta verso di noi, affranto, esausto, e parla.
"ma vaffanculo"
questo è quello che posso dire di adriano panatta.
scoreggiato da
pim
alle ore
01:15
1 commenti
Etichette: tennis
giovedì 11 agosto 2011
la poetica Garnier e la cromoterapia: per un approccio scientifico al volersi bene
sono stato lettore appassionato del settimanale Io Donna per anni.
la direttrice Fiorenza Vallino rispose persino a una mia lettera.
da tempo - attribuisco la colpa al nuovo direttore - la rivista mi piace meno.
quando posso, però, la leggo sempre. nel senso che la leggo solo se non devo comprarla.
il numero del 16 luglio scorso è una miniera. scelgo la pepita più preziosa: a pagina 110 troviamo un articolo di una signora che si chiama Paola Tavella* (rilevo un errore nel sommario).
l'articolo si intitola "giocare a zona". il sottotitolo dice "marcare stretti gli inestetismi di stagione".
ù.
più che i termini mutuati con palpitante originalità dal gergo calcistico, che, sono d'accordo, è opportuno venga democraticamente allargato alle signorine, è proprio il contenuto che mi ha colpito, e affondato.
la Tavella dà alcune raccomandazioni che mi premuro di riportare.
dice l'Autrice che è importante, oltre che la scelta di prodotti adatti per prendersi cura del proprio corpo, anche "comunicare con le parti del corpo che volete migliorare o curare"
per esempio, "inviate messaggi incoraggianti al vostro interno braccia se non ha la consistenza che desiderate, e ai cuscinetti sui fianchi se si ostinano a restare mentre voi vorreste vederli scomparire"
preparata di fronte a comprensibili sussulti, l'Autrice si affretta subito a precisare che "non sono fantasie, è la scienza a suggerirlo" e all'uopo rimanda a "recenti ricerche sul Dna" le quali avrebbero dimostrato che le nostre cellule reagiscono all'atteggiamento che abbiamo verso di esse.
pertanto, insiste, "mentre massaggiate le creme o applicate i fanghi, non dimenticate di inviare messaggi amorevoli alla parte di voi stesse che volete curare"
ma non è tutto.
è importante "visualizzare il colore più terapeutico per ogni zona, secondo i dettami della moderna cromoterapia: rosso per le gambe, arancione per i fianchi e i glutei, giallo per il ventre, verde smeraldo per il petto e blu cielo per il collo e le braccia".
sono d'accordo su tutto. se poi lo dice la scienza, allora siamo a posto.
è importante prendersi cura del proprio corpo, e parlargli.
"non parliamo abbastanza, noi due" sembra dirci, se ci pensiamo.
"perché non mi ascolti?" è un'altra delle sue domande frequenti.
parliamo, dunque, parliamo. dobbiamo parlare di più. mentre ci facciamo la ceretta, ascoltiamo la giornata del nostro polpaccio; incoraggiamo il ventre, consoliamo il piede, sosteniamo con fermezza la coscia, confortiamo il collo, pungoliamo, gentilmente, la palpebra; sussurriamo, non è difficile! qualche parola dolce al nostro sedere. lui vuole sentirla da noi, non solo dagli altri. e noi tante volte lo ignoriamo, giusto? anzi, siamo sempre lì a denigrarci. sono troppo grassa, ho le gambe grosse, corte, storte, ho il naso troppo importante, le orecchie a sventola, il seno cadente, i piedi larghi, i denti gialli, la pancia, le rughe, il culo piatto, il culo largo, la cellulite, le vene varicose, l'acne, i punti neri, la buccia d'arancia, i cuscinetti adiposi, le smagliature!
no. non è così che si fa. dobbiamo fare tutto il contrario, da oggi in poi.
colori e parole gentili. questo è il segreto.
certo, i colori. ma attenzione a non sbagliare. le tette vogliono il verde, verde smeraldo. guai a massaggiarci il seno pensando al rosso: potrebbe sgonfiarsi, immelanconito, o scoppiare d'ira, furibondo. e il blu, per carità, che sia un blu cielo.
adesso vado a letto. per prendere sonno più in fretta indulgerò al buon vecchio autoerotismo. il problema è che non so che colore pensare, affinché l'operazione si svolga nel modo migliore per tutti.
proverò col nero. nero buio.
ù.
*Giornalista e scrittrice, vive a Genova dove è nata. Oltre a guadagnare il pane (e talvolta le rose) per sé, i suoi figli e il cane Stella, insegna yoga kundalini, coltiva le piante e si gode il buon tempo con le sue amiche.
che profilo accattivante, eh?
noi maschi senz'altro ci ritroveremmo in un profilo omologo:
Mario, operaio specializzato, vive a Sesto San Giovanni, ma è originario della Calabria. Quello che rimane dello stipendio, pagato il mutuo e la soppressata, lo spende per seguire in trasferta la sua squadra del cuore. Il resto del tempo libero lo passa al bar, dove si ubriaca, bestemmia e tocca il culo alla cameriera.
scoreggiato da
pim
alle ore
13:24
3
commenti
venerdì 5 agosto 2011
enimmi
Io non l'avevo capito che Zumbo era depresso.
Zumbo.
era il mio professore di educazione tecnica alle medie (o si diceva applicazioni tecniche? non mi ricordo). perse la moglie, restò vedovo. si mise un bottone a lutto sulla giacca, una giacca grigio chiaro, per lui una divisa.
non so perchè a me mi chiamava buratti. io non mi chiamo buratti. e il mio cognome non assomiglia per niente a buratti. buratti era uno che era stato mio compagno in seconda media, da ripetente. e venne bocciato pure quell'anno, se ben ricordo. alle medie io in classe avevo gente di 18 anni. erano parcheggiati lì fino alla maggiore età. poi li cacciavano via e potevano finalmente andare a lavorare.
vabè. Zumbo era strano. era meridionale, piccoletto, grasso e pelato. nel complesso non bello, come uomo. faceva sempre le stesse battute, a cui rideva solo lui (come me). per esempio quando faceva una domanda facile e tutti si affrettavano ad alzare la mano o a parlare, lui interrompeva e diceva, alzando un dito, e quasi balbettando per l'emozione: "un... un fesso per volta". forse oggi mi farebbe ridere, questa battuta. se fossi in classe ora, davanti a Zumbo, con la sua giacca col bottone nero, e lui dicesse "un fesso per volta" riderei come un matto.
all'epoca no. quando sei ragazzino non capisci molto. mi correggo. quando io ero ragazzino non capivo molto delle cose, delle persone, delle situazioni. non capivo niente.
l'unica cosa che capivo era che Zumbo aveva sofferto molto per la morte della moglie. si vedeva.
però per esempio non capivo perchè ci accompagnasse sempre lui alle gite. a tutte. a tutte le gite c'era lui. il problema era che vomitava sempre. vomitava sempre, e vomitava solo lui. tutte le volte sul pullman c'era il vomito del prof. Zumbo, che era stato male.
io non lo capivo che lui ci veniva, alle gite, perchè era solo, era triste, e ce la metteva tutta per continuare, e stare coi ragazzi gli faceva bene, era bello poterli accompagnare da qualche parte, magari anche sgridarli mentre facevano casino, ma stare con loro. e se anche c'era di mezzo il mal d'auto, pazienza.
erano in due, ad insegnare educazione tecnica o come si diceva (e ora mi chiedo se esiste ancora quella bellissima materia, che comprendeva, tra le altre discipline, anche il disegno, quello tecnico, quello dove c'era da usare la squadra, e c'erano le assonometrie isometriche e le proiezioni ortogonali, e i miei lavori erano pieni di errori, di ditate nere, di cancellature fatte male).
erano in due. noi avevamo Zumbo e la Moschella.
è vero. non li ho inventati. erano Zumbo e la Moschella.
la Moschella era anche lei meridionale, piccina, ma più alta di Zumbo, e non molto affascinante, però un po' meglio di Zumbo. erano una coppia ben affiatata. non mi ricordo però perchè erano in due. tutte le materie avevano un insegnante solo, tranne educazione tecnica. chissà perchè. della Moschella mi ricordo che usava sempre un avverbio, le era molto caro. diceva "squisitamente".
io non capivo bene la pronuncia della Moschella. non capivo bene quell'avverbio. capivo il senso ma non la parola. adesso però ogni tanto lo uso anche io, quando scrivo.
la prof. di italiano si chiamava Zanframundo. certi cognomi ce li hanno solo gli insegnanti e i guardalinee del pallone. di lei mi ricordo che era brava, e che una volta scoppiò a ridere a un mio gesto. rimasi scioccato. stavo leggendo un passo di una materia che si chiamava "epica" e quando lessi che lui e lei si danno un bacio feci un gesto con la mano come a dire addirittura e lei rise come una pazza e si vergognò molto perchè nessuno tranne lei aveva visto il mio gesto e nessuno quindi capiva cosa ci fosse da sghignazzare di fronte a un bacio, per di più abbastanza rovente.
la prof di storia e geografia si chiamava Bara.
Bara.
la prof di educazione artistica si chiamava Trevisani. di quella materia ricordo i miei disegni orrendi di cui mi vergognavo come un ladro, e del libro. ogni anno, al principio dell'anno scolastico, mio padre andava in libreria a comprare i libri di testo. quello di arte costava settanta carte e la prof ogni anno diceva non lo comprate tanto io non lo uso. e mio padre lo comprava lo stesso e io ci restavo male per lui. la Trevisani era come l'assassina del film profondo rosso. uguale.
la prof di matematica si chiamava Danesi ed era abbastanza simpatica. diceva sempre "classe differenziata", che per lei, che insegnava matematica e non italiano, voleva dire che c'erano alcuni bravi e altri molto meno bravi. la Danesi una volta la incrociai in corridoio e mi disse ma cosa ci fai in giro tu, torna in classe. e io scappai via, anche perché ero già al ginnasio.
il prof. di musica, almeno per un paio d'anni, prima che il destino lo portasse altrove, era il sig. Gaetano Gaudiano.
si chiamava così. era meridionale anche lui (nella nostra scuola ce n'erano tanti, di professori del sud, per esempio Averàimo, che insegnava ginnastica, e che meriterebbe un post a parte - chissà) e molto severo. era sempre incazzato. per me era completamente pazzo. pazzo da legare.
il primo giorno disse a me, che ero al primo banco, tu hai la fronte alta, devi essere intelligente.
Lo stesso primo giorno ci fece aprire il quaderno e ci dettò il testo di una canzone da lui stesso scritta. naturalmente ne aveva scritta anche la musica, che era una scala dal do al do e ritorno, da farsi col flauto, il flauto hohner, che era obbligatorio avere e studiare.
Certo che se uno ci pensa è incredibile ‘sto fatto del flauto. Almeno nei paesi socialisti seri gli insegnavano gli scacchi, ai bambini. Noi invece, tutti con quel ridicolo flauto. Ma perché proprio il flauto? Non era meglio il pianoforte, la chitarra? Per me si decisero per il flauto sulla base della considerazione che anche il bambino più povero se lo poteva permettere e anche il bambino meno dotato sarebbe riuscito a suonarlo.
La canzone di Gaudiano faceva così:
O patria nostra, terra d’incanti (do grave – do acuto; due volte sul fa: "nostra" e due sul do acuto)
i nostri canti sono per te. (discesa)
Di messi opime tu sei feconda (su)
e il sol t'inonda del suo fulgor (giù)
Tralascio ogni commento sulle "messi opime" (forse addirittura "opimi" nell'originale - non so se pecca la memoria o la pietà) e sul tema patriottico per dire, trattandosi di post ombelicale, che la canzone di Gaudiano turbò non poco la mia mente, per anni a venire.
sono partito da Zumbo e avrei dovuto fermarmi lì.
il relatore della mia tesi di laurea, il prof. Gnoli, mi disse Lei ha una grande dote, il dono della sintesi.
non credo ci abbia preso molto.
però con l'occasione lo saluto, perchè gli ho voluto bene, a lui, a Zumbo, alla Moschella, alla Bara, alla Danesi e alla Zanfra.
e saluto, anche se non c'entra niente, ma forse un po' sì, anche Luigi.
anche lui andava alla scuola media statale Gaetano Negri.
Anche la scuola, non c'è più.
scoreggiato da
pim
alle ore
23:41
4
commenti
lunedì 4 luglio 2011
una carezza ci cancellerà
l'impareggiabile fabio caressa è, ovviamente e purtroppo, tra i telecronisti al soldo di sky che seguono e commentano l'importante torneo di calcio sudamericano che si chiama coppa america (rectius copa america).
ieri c'era la partita brasile-venezuela. caressa la parola venezuela la pronuncia "venesuela". non è un scherzo, è vero. dice venesuela, con la esse.
non riesco a immaginare niente di più ignorante (e io ho ben presente esempi illustri, vedi luigi colombo che per tutta la vita ha sempre detto under 21, con la U, oppure lino ceccarelli, che non sapeva parlare italiano, guido oddo che commentava il tennis, i freaks al completo di 90° minuto, le telecronache delle gare di sci dell'ineffabile furio focolari o di alfredo pigna, l'orrido massimo marianella, mario poltronieri e via via tutti gli altri - me li ricordo tutti, le telecronache sono il mio palllino).
chissà come pronuncia argentina, o messico. arhentina, mehico, con la acca aspirata? no. caressa è talmente stupido che riserva questa sua scelta filologica filoispanica ispanofona al venezuela.
forse caressa è venezuelano, ha lontani parenti venezuelani, o italiani emigrati laggiù nei primi del '900. i carezza, che piano piano piano hanno perduto la zeta, la zeta che si assibila.
scoreggiato da
pim
alle ore
19:29
3
commenti
lunedì 13 giugno 2011
il problema del pompaggio
il mio amico Jules D. si è presentato l’altro giorno. era come sempre ben vestito e sicuro di sé.
come sempre ci siamo messi a parlare di politica. Jules è uno che ha le idee chiare. a me piacciono molto le persone che sono convinte di quello che dicono. provo per loro una immediata simpatia, anzi, posso dire che mi affascinano.
forse per via dei referendum, il discorso è caduto sulla questione dell’energia.
e allora Jules si è messo a spiegarmi che non abbiamo bisogno delle centrali nucleari, per questo e quest’altro motivo, ha parlato della francia, dell’algeria, del gas, delle centrali idroelettriche, del problema, grave, della dispersione (ha detto che sulla dispersione ha ragione Vendola), poi ha parlato della lotta tra Enel e Terna, le quali litigano per i pompaggi. sono quello, ha detto Jules, il vero problema, il problema attuale in materia di energia.
io alla parola pompaggi sono rimasto a bocca aperta.
nel senso che non ne sapevo niente, di questa cosa. io nemmeno so che cos’è Terna. non so un cazzo. non so niente del gas, dei gassificatori, dei rigassificatori, degli oleodotti, del petrolio, della luce, delle fonti rinnovabili, dello sviluppo sostenibile (ma cosa vuol dire questa parola, sostenibile?), delle centrali nucleari, delle energie alternative, delle centrali idroelettriche. non ne so talmente niente che non pago neanche la bolletta. ogni tanto mi arriva una raccomandata dall’ente gestore (A2A) che mi minaccia di tagliarmi i fili se non pago. allora io vado su internet e pago un po’ di bollette arretrate.
non ho alcuna opinione in merito. conviene investire sul fotovoltaico? sull’eolico? costa di più? rende di meno? è bello? è brutto? sono più belle le pale eoliche o i pannelli solari? le pale sono brutte, dicono, e poi ci vanno gli uccelli dentro. come il ponte sullo stretto, che manda in confusione i pesci, gli fa perdere l'orientamento.
e poi, peggio, non mi documento nemmeno. non vado su internet per saperne di più, non leggo il giornale e non guardo le trasmissioni con i politici che parlano di questi argomenti.
dopo un po’ Jules se n’è andato, lasciandomi un po’ intontito ma ammirato. per dieci minuti mi è sembrato di avere di fronte un biondo dio pagano, con gli occhi azzurri, la barba e tutto.
il giorno dopo su radio 24 c’era ermete realacci, il quale ha detto che Enel e Terna stanno litigando.
e lo sapete perché? ha detto realacci
sì, io lo so.
scoreggiato da
pim
alle ore
20:10
1 commenti

