la tennista flavia pennetta ha perso ai quarti di finale dello US Open, battuta da Angelique Kerber (che di grazioso ha il prenome), numero centomila del mondo.
Ha perso il primo 6-4 dopo essere stata 4-3 e tre palle del 5-3. Ha vinto il secondo grazie a un po' di braccino dell'avversaria; nel terzo si è trovata 2-0 e palla del 3-0 e ha perso il game. è salita 3-1 e non ha più giocato, regalando all'avversaria il 4-3 con uno splendido doppio fallo, sprecando quattro palle break sul 4-3 e perdendo meritatamente servizio e incontro 6-3.
Trasmessa da Eurosport (da anni ormai skysport risparmia, così può allestire intriganti trasmissioni in cui si parla di calcio, con ospiti del calibro di mario sconcerti, massimo mauro, billy costacurta e pablito rossi, ovvero 16 ore di notizie sportive in diretta affidate a conduttori che hanno la preparazione, l'aspetto e lo spessore umano di agenti immobiliari in franchising), la partita ci ha regalato una prestazione tra le più penose che si possano immaginare. senza carattere, senza talento, senza intelligenza. e così, niente semifinale. e non è che proprio succeda tutti gli anni, di trovare la Kerber nei quarti e la Stosur in semifinale.
Nella tristezza generale, una gemma, già ben nota: la telecronaca di Barbara Rossi, una fuoriclasse assoluta. Se avesse potuto l'avrebbe strozzata, l'orrida Pennetta, lei che una volta l'allenava.
Che andasse a posare nuda per max, la cara flavia. non si vede alcuna ragione per cui dovremmo rivederla su un campo da tennis. con l'eccezione, si capisce, di quello di casa sua.
venerdì 9 settembre 2011
la penosa pennetta
scoreggiato da
pim
alle ore
02:05
0
commenti
Etichette: tennis
venerdì 19 agosto 2011
adriano panatta
bjorn borg, uomo completamente pazzo e tennista impossibile da descrivere, ha vinto, tra i suoi numerosi trofei, il torneo del roland garros sei volte. vi ha partecipato otto volte. le due volte che non ha vinto è stato sconfitto dallo stesso giocatore.
adriano panatta.
adriano panatta è stato il secondo miglior giocatore italiano di tennis della storia (il primo è stato nicola pietrangeli). non parlo dei risultati, parlo del talento. col suo talento, panatta avrebbe potuto vincere molto, molto di più di quel poco che ha vinto. ma questo è discorso un po' trito, un po' inutile, un po' stupido. quindi perfetto per il contesto in cui viene espresso.
ho letto un libro di memorie tennistiche scritto da panatta. ci sono gli aneddoti, i ritratti dei campioni visti da vicino e fuori dal campo, le cronache degli incontri importanti. è, purtroppo, un libro troppo autocelebrativo. se uno non fosse molto documentato, penserebbe di leggere la storia del più grande di tutti i tempi, il campeador del tennis. i documenti ci tramandano una storia diversa.
panatta aveva un braccio d'oro. purtroppo amava le fettuccine più degli allenamenti. altri, come lui, hanno raccolto poco rispetto a quanto donato loro da madre natura: nastase, leconte, stich, hana mandlikova (giocatrice sublime), jana novotna, il grandissimo miroslav mecir, e sicuramente anche john mcenroe.
come mcenroe, panatta io l'ho visto giocare dal vivo, al torneo wct di milano, quando appunto esisteva ancora il wct, esisteva ancora il torneo di milano (quello serio), esisteva ancora il palazzetto dello sport di milano.
quando lo vidi, adriano era già in fase calante, sebbene giovane. mi sembra fosse in campo contro tanner, giocatore dalle qualità tennistiche infinitamente inferiori alle sue. tanner vinse agevolmente.
mi diverte pensare a roscoe tanner. di tanner si diceva una cosa sola, che era l'unica cosa che si poteva dire di lui, cioè che aveva un servizio-bomba. oggi il servizio-bomba di tanner sarebbe considerato una rimessa in gioco. beata gioventù.
comunque, io mi trovo in tribuna vip, a due metri dal campo, e sto guardando panattone che soffre come un cane contro tanner, e non gliene va bene una.
panattone è in quella fase della vita in cui raschia il fondo del barile. è già arrivato a fare pubblicità alla linea di deodoranti Brut 33 di Fabergé, alle scarpe Forte ("sono la base del mio gioco") e alla racchetta Vip. una volta era cosa meno normale per un tennista fare pubblicità.
è già sotto nel punteggio. il match è in salita e lui sa che non ce la farà.
sta rispondendo. tanner non mette la prima. mentre si prepara a servire la seconda, panatta prende posizione mezzo metro in più dentro al campo. in quel momento un tizio dietro di me gli grida "Adriano, stai più indietro!"
lui si volta verso di noi, affranto, esausto, e parla.
"ma vaffanculo"
questo è quello che posso dire di adriano panatta.
scoreggiato da
pim
alle ore
01:15
1 commenti
Etichette: tennis
lunedì 7 giugno 2010
francesca
francesca schiavone non ha solamente vinto il roland garros, con tutte le statistiche annesse.
ha vinto il roland garros giocando una volée smorzata di rovescio in controtempo sul 5-2 del tie-break del secondo.
scoreggiato da
pim
alle ore
13:07
0
commenti
Etichette: tennis
martedì 1 giugno 2010
c'era una volta
"il cinema, declinazione deteriore della letteratura, svolge invero come questa la funzione socialmente utile di essere fruibile universalmente, a prescindere da qualsiasi disposizione del suo fruitore".
provo a parafrasare come segue la celebre sentenza di L. Manning Vines sopra riportata: prima o poi, chiunque riuscirà a identificarsi in un'opera d'arte. e in quell'istante, aggiungo, quell'opera avrà raggiunto il suo scopo (in questo il cinema si differenzia qualitativamente dalla pittura, che infatti mostra, anche da questo punto di vista, di essere espressione barbara dello spirito umano. molti si emozionano davanti a un quadro, molti anche davanti a orribili quadri, ma nessuno si identifica in un quadro. lascio ad altre notti l'intrigante discussione intorno alla "puerilità del processo di identificazione").
invece accade di capire qualcosa di ciò che ti è accaduto, o ti accade, guardando un film.
(naturalmente non guardando un film che conti tra i suoi interpreti bud spencer o terence hill, quei film con le scazzottate e quelle orribili canzoni. del perché milioni di persone trovino esilarante terence hill che prende a pugni un tizio, è un fatto che mai riuscirò a capire. ma è un altro dei miei problemi)
in realtà l'arte non ha alcuna funzione e alcuno scopo, così come i sentimenti. questi, tuttavia, possono trasformarsi in orrore, e rendere orribili. cosa che l'arte non può fare.
a me piacciono i libri che parlano di donne che amano troppo.
mi piacciono i settimanali femminili. li trovo meravigliosi. mi piacciono gli articoli che parlano di donne che insegnano ad altre donne che è ora di smetterla di pensare che essere donne significhi dare in modo incondizionato, perché è ora che le donne imparino ad amarsi.
mi piacciono moltissimo anche le interviste alle attrici, delle fighe spaziali taglia 40 (mi permetto di interporre il non secondario rilievo che codeste sono fighe spaziali nonostante la taglia) in cui tutti ci identifichiamo, che dicono tutte cose tipo vado pazza per il cioccolato non resisto alle lasagne mangio tutto il giorno mangio a tutto gas mangio tutto quello che voglio non mi interessano gli uomini sto benissimo da sola (con fuffi) odio le vacanze amo stare a casa
così scopriamo che la vita di penelope o di cameron è la stessa, proprio la stessa della casalinga di secondigliano.
l'altra sera ho rivisto con piacere ed emozione il film crimini e misfatti, che il suo autore ha ritenuto di rifare, peggio, qualche anno fa con il titolo match point e con attori decisamente più antipatici
almeno hawks ha rifatto un dollaro d'onore ma sempre con john wayne. vabè. a monte.
crimini e misfatti è, notoriamente, un capolavoro. un'opera d'arte universale. sono convinto che chiunque troverà una parte del senso della propria esistenza, una risposta a qualche domanda, un'altra domanda, guardando il film.
oggi mi sono commosso due volte. una, per una volée smorzata di dritto di francesca schiavone, nel terzo game del primo set (roland garros, quarti di finale). un'altra per una volée di rovescio, della medesima schiavone, sul 30-15 del 5-3 del secondo.
il che, temo, la dice, forse, lunga.
"c'era una volta un piccolo pesce che nuotava felice con i suoi genitori. un giorno il pesce andò al supermercato a fare la spesa. a un certo punto incontrò un delfino, fecero amicizia, cenarono e si addormentarono. fine"
se perderò il prezioso incerto manoscritto, magari resterà sul web. chi lo sa.
scoreggiato da
pim
alle ore
19:00
3
commenti
domenica 1 febbraio 2009
s'io fossi un duo di scabre chele
ieri su radio tre ho sentito una poetessa recitare alcune sue composizioni.
pensavo fosse uno scherzo, invece era una cosa seria, almeno per l'autrice.
per chi volesse conoscerla, nulla di meglio della consultazione del suo sito.
come si vedrà, sono numerose le pubblicazioni.
debbo confessare una certa lontananza dalla poesia contemporanea.
l'unica mia fonte di cognizione è il mio amico dominicus, poeta dolente superiore a tanti altri, che però vedo troppo poco.
tra poche ore federer e il terraiolo giocheranno la finale dell'australian open.
l'australian open è il torneo più sfigato del grande slam. non ha il pathos del roland garros, il blasone di wimbledon, l'importanza dello us open. però è un bel torneo. e tutti gli anni ci sono delle grandi partite. la più bella che ricordi fu un quarto di finale tra roddick e el aynaoui finito 21-19 al quinto. quest'anno per fortuna non mi devo alzare alle cinque per vedere la partita.
io spero che vinca federer, ma più o meno come quando, alle elezioni, spero che vinca l'uno quando l'altro è romano prodi. beh, non è proprio così.
mi spiego un po'.
stasera ho visto il film del torneo di wimbledon 1971.
finale femminile: margaret smith court contro evonne goolagong.
finale maschile: john newcombe contro stan smith.
finale doppio maschile: ashe/ralston contro emerson/laver.
quell'anno vinsero tutto gli australiani (goolagong batté court).
stan smith. john newcombe. rod laver. arthur ashe.
dei signori. degli artisti.
all'epoca al cambio di campo non c'erano né sedie, né asciugamani, né paggi, né ombrelloni.
oggi invece ad ogni punto il giocatore ha diritto di farsi portare un asciugamano. e a 26 anni è già vecchio per giocare.
ken rosewall ha vinto l'australian open a 38 anni, 19 anni dopo la sua prima vittoria nello stesso torneo. il 22enne nadal fra due anni farà il giornalista sportivo, o il conduttore televisivo.
nel mondo che degenera, nadal è la degenerazione del tennis.
in sicilia il mondo degenera meno.
in sicilia sopravvive l'economia del baratto.
non è infrequente, infatti, imbattersi in uomini che per la strada vendono i prodotti della terra che coltivano, con profitto modestissimo.
i gruppi di acquisto solidale, i cosiddetti gas, muovono da posizioni critiche verso il mondo moderno, ma sono, con ogni evidenza, un'altra cosa.
e invece sarebbe semplice, per lo meno su piccola scala.
io ti vendo i miei peperoni, tu mi vendi le tue arance, l'altro l'olio, l'altro ancora il latte.
torneremo all'età rurale, alla racchetta di legno, alla poesia.
scoreggiato da
pim
alle ore
00:28
2
commenti
Etichette: tennis
lunedì 3 novembre 2008
jo-wilfried strikes back
giornatona, quella appena terminata.
tsonga, il mio protetto, che vince a bercy e si qualifica per il masters
un gp di formula uno meno soporifero del solito e ricco di suspense nel finale
il milan primo in classifica, con abbondante dose di fortuna.
non mi resta che mettere qualche migliaio di euro sul conto per andare a nanna tranquillo.
p.s. uno dei pochi motivi di vanto con me stesso era essere riuscito, dal luglio 2007, a non scrivere nulla di calcio. avanti col prossimo. e piantiamola con i p.s.
scoreggiato da
pim
alle ore
00:12
0
commenti
Etichette: tennis
mercoledì 23 luglio 2008
ancora sul tennis
il tennis sono due sport.
uno si gioca sulla terra battuta. l'altro su qualsiasi altra superficie.
i giocatori sono sempre più o meno gli stessi, ma di solito, a parte borg, chi vince qua non vince là.
una volta c'era l'erba un po' dappertutto. adesso c'è solo al torneo di newport.
la differenza fondamentale è che sul campo in terra la pallina rimbalza alta un metro, sull'erba dieci centimetri.
wimbledon, per cento anni il più famoso torneo sull'erba, oggi è un torneo che si gioca su campi in terra battuta con un sottilissimo strato di erbetta sopra. la circostanza è conseguenza del fatto che i giocatori di tennis non sanno più giocare a rete, luogo nel quale il rimbalzo della palla è un dato insignificante, visto che la palla non viene fatta rimbalzare.
il più importante torneo sulla terra battuta è il roland garros, ovvero gli internazionali di francia
(per capirci, gli internazionali di francia stanno agli internazionali d'italia come il tour de france sta al giro d'italia. il primo e il terzo sono tornei seri, il secondo e il quarto delle patetiche e irritanti pagliacciate)
negli ultimi venticinque anni questo torneo è stato vinto quasi esclusivamente da specialisti della terra: guillermo vilas, mats wilander (3 volte), michael chang, gustavo kuerten (3 volte), jim courier (2 volte), andres gomez, sergi bruguera (2 volte), gaston gaudio, ivan lendl (3 volte), juan carlos ferrero, carlos moya, thomas muster, adriano panatta.
nessuno di questi giocatori ha mai vinto il torneo di wimbledon.
nello stesso periodo wimbledon è stato vinto quasi esclusivamente da specialisti dell'erba: john mcenroe (3 volte), boris becker (3 volte), stefan edberg (2 volte), pete sampras (7 volte), michael stich, pat cash, roger federer (5 volte), richard krajicek.
nessuno di questi giocatori ha mai vinto il roland garros.
questo magnifico dato, che rendeva così pura e cristallina la differenza tra i due sport e coloro che li praticano, è stato rovinato, quest'anno, dalla vittoria di nadal nell'uno e nell'altro torneo (lo so, anche borg, ma era un'altra cosa, era un altro sport, era un altro mondo, lasciamo perdere).
questo fatto non mi darà mai pace.
adesso c'è il torneo di toronto.
tra i commentatori di sky c'è l'orrido massimo marianella, il quale ha due difettuccci: ha una pessima voce e non capisce niente di tennis. però c'è anche laura golarsa, bravissima, che capisce tutto e che ha detto, il primo giorno di commento del primo torneo in preparazione degli us open, che wimbledon non è più un campo veloce. cosa che non ho sentito dire dal buon tommasi, ancora eccitato probabilmente dalle prodezze dello spagnolo sul terriccio londinese.
io non ce l'ho con nadal, come non ce l'ho con i blogger che scrivono libri.
però sarebbe meglio che nadal restasse sulla sua terra.
scoreggiato da
pim
alle ore
00:34
0
commenti
Etichette: federer, rino tommasi, tennis
martedì 8 luglio 2008
il tennis
il tennis è uno sport mentale.
lo 0-30 è una cosa, il 15-30 tutta un'altra cosa. servire sul 30 pari non è servire sul 15-40 o, figuriamoci, sul 40-15. ogni punto è diverso da un altro punto, ogni game ha una sua storia. la partita non è mai finita. chiunque abbia giocato a tennis queste cose le sa più di quanto non sappia camminare.
il tennis è uno sport di carezze, toccatine, svolazzi, pizzi, merletti. è uno sport di errori imperdonabili con la racchetta molle sotto la rete, di singhiozzi, di patemi, di braccia tremolanti, di cuori di cerbiatto.
non è, come qualcuno sostiene, uno sport per gladiatori.
per quelli a cui piacciono le maniere forti ci stanno la boxe e i suoi derivati, il rugby (sport peraltro meraviglioso), l'hockey su ghiaccio (sport magnifico), il football americano e persino il calcio, con tutti i suoi calcioni.
il tennis non prevede la violenza. è uno sport leggiadro, per gente che ama l'eleganza del gesto, la dimensione del balletto, la cerimonia dello stile, la concessione, al limite, al buffetto.
due persone in abiti bianchi distanti 25 metri che si lanciano una pallina sopra una rete. non si può immaginare niente di meno prosaico. niente di più plastico.
il tennis è uno sport di braccia, non di gambe. è la racchetta quale semplice prolungamento della mano, quale espressione mirabile del tatto.
invece anche nel tennis ha fatto la sua comparsa la forza. complici, è chiaro, gli strumenti. se si giocasse con le racchette di trent'anni fa, diciassette dei primi venti giocatori del mondo farebbero altro nella vita.
così, io devo vedere rafael nadal che vince wimbledon.
nadal è anche un bravo guaglione, un ragazzo simpatico, sportivo, leale e gagliardo. ma non deve giocare a tennis. non c'entra niente (basta osservarlo: come si veste, come si muove, la sua faccia, le sue smorfie, e soprattutto come impugna la racchetta, e come colpisce la palla; per lui quello non è un campo da tennis, è un'arena. per lui, la pallina va picchiata, non accarezzata; schiacciata, non accompagnata dall'altra parte). vederlo giocare a tennis è assistere a uno stupro.
lo stupro della grazia, della bellezza, della poesia, del tocco. la sopraffazione delle meraviglie di questo sport.
ripeto da sempre: anche nello sport più brutale c'è la poesia del gesto. persino nella boxe (vedi gli ultimi secondi di ali-foreman a kinshasa, raccontati benissimo in "quando eravamo re").
di morbidezze lo sport ne offre sempre meno. ed è un peccato, perché non sempre il soffio è meno emozionante del sangue.
scoreggiato da
pim
alle ore
00:07
2
commenti
Etichette: tennis
giovedì 15 maggio 2008
ieri
ieri justine henin si è ritirata. non sentiremo la sua mancanza.
anzi, senza di lei stiamo molto meglio. grazie. grazie di cuore. stai pure dove sei.
ieri ricorreva anche il sessantennale della nascita dello stato di Israele.
personalmente non conosco che pochi ebrei: un'avvocatessa che non mi saluta; un cliente che non mi paga e che truffa il prossimo; un altro che mi ha tirato sotto con la macchina.
non ho alcuna simpatia a prescindere per il popolo ebraico. spesso trovo gli ebrei insopportabilmente arroganti e protervi.
nondimeno, per riassumere la mia posizione intorno al discorso arabo-israeliano:
scoreggiato da
pim
alle ore
15:22
1 commenti
sabato 10 maggio 2008
intanto radek
mentre il buffone spagnolo ha già fatto le valigie, il grande radek stepanek ha mostrato al mondo che si può giocare a tennis anche sulla terra battuta, magari mandando a casa il numero uno del mondo.
era dal giugno del 1984 che non vedevo giocare serve & volley sul rosso. da quei due set e mezzo di mac in finale al roland garros, una delle partite più belle di sempre.
grande radek. sei il mio idolo.
scoreggiato da
pim
alle ore
18:11
2
commenti
Etichette: tennis
venerdì 25 gennaio 2008
jo-wilfried
ho visto un brandello di partita stamattina.
la partita in cui tsonga ha preso a pallate quel buffone di nadal.
domani mattina devo essere da qualche parte alle 11 e quindi vedrò solo un pezzettino di federer-djokovic. sarà grande tennis di sicuro, mannaggia alle riunioni.
ma non importa. perché sabato notte farò comunque il tifo per jo-wilfried. il modo in cui ha dominato lo pseudo-tennista spagnolo mi ha entusiasmato.
forza.
scoreggiato da
pim
alle ore
00:16
0
commenti
Etichette: tennis
martedì 21 agosto 2007
lombardi si nasce
ancora tennis.
non volevo, ma poi.
dunque, anche roberto lombardi si merita la sua brava menzione.
lombardi è segnato dalla bassa statura.
io lo capisco, eccome, dall'alto dei miei 171 cm.
in più, come mi hanno insegnato, è più facile vedere negli altri per primi i nostri difetti.
ebbene, il lombardi è un uomo incontinente.
pur essendo un uomo intelligente e di buona cultura, pur parlando un buon italiano, pur essendo un telecronista valido, egli non riesce a stare zitto.
parla, parla continuamente. ha sempre qualcosa da dire su qualsiasi argomento, dalla gonna della spettatrice all'inquinamento dei fiumi. ha sempre la sua autorevole opinione su tutto e tutti; opinione della quale si sente necessariamente in dovere di mettere a parte l'universo dei teleascoltatori.
come paolo bonolis anche il povero lombardi è senza limiti. dovendo restare nelle stringenti maglie della sintassi e delle pause tra uno scambio e l'altro, si lancia come proiettile nell'invenzione del vocabolo, nella rivelazione del segreto, nella scoperta del fenomeno.
egli potrebbe essere il relatore della "meccanica per tutti", ovvero come qualmente si possano esemplificare nell'esecuzione del servizio le grandezze vettoriali.
è un peso averlo accanto. è il compagno di classe che non vorresti reincontrare.
e poi, ride. ride da solo. ride alle sue battute.
crede di essere simpatico e invincibile.
è l'ospite che a cena si mette a discutere per forza e non molla fino alla fine. è ingombrante, molesto e petulante.
è centrato su se stesso, non ha interesse e comprensione per chiunque sia accanto a lui mentre è intento a dispensare la Parola. si ama, si incensa, si glorifica.
la sua telecronaca è sempre una lunga, libidinosissima sega.
povero lombardi, l'ho trattato male.
ma se lo merita, perché non è un pigna, un oddo, un varriale. non è un failla, un cerqueti, un valentini.
noi piccoletti incarogniti abbiamo questo problema. dobbiamo farci sentire. lo so.
però dobbiamo cercare di migliorare, soprattutto quando magari, come in questo caso, abbiamo le capacità.
ué, sai mai che qualcuno lo vede e glielo dice.
scoreggiato da
pim
alle ore
16:40
4
commenti
Etichette: roberto lombardi, tennis
domenica 12 agosto 2007
quelle due
oggi ho assistito a un avvenimento straordinario. una telecronaca di un evento sportivo a cura di due donne.
non mi era mai acccaduto, in tanti anni di visioni.
ebbene, si trattava di una partita di tennis: federer-stepanek, semifinale torneo di montreal. bellissima partita. grande tennis.
e grande, grandissima telecronaca.
non è frequente che la telecronaca rappresenti un valore aggiunto rispetto all'evento narrato. spesso accade il contrario. spesso il cronista è talmente svogliato, incapace, spento da togliere gusto al fatto sportivo.
invece, oggi, Elena Pero e Raffaella Reggi sono state meravigliose.
competenti, tecniche, sensibili, spiritose, lucidissime, misurate.
perfette.
Elena Pero è una che ha fatto la gavetta. ha fatto la passacarte di tommasi e clerici, ha condotto per tanti anni la trasmissione atp tour, ha lavorato dietro le quinte. conosce il circuito, i giocatori, il gioco. la Reggi è una ex tennista che ha il dono della sintesi e della semplicità.
vorrei sdilinquirmi in complimenti ancora per molte righe, io che il dono della sintesi non ce l'ho. spero per questa volta che basti quanto sopra a significare il mio entusiasmo.
una telecronaca emozionante, almeno quanto la partita.
non voglio tuttavia venir meno agli scopi istituzionali e pertanto aggiungo l'immancabile nota polemica.
le telecronache da valore aggiunto, si diceva, sono storicamente assai poco numerose.
bruno gattai, nei primi anni
le ziette tommasi-clerici
dan peterson, negli anni boston-los angeles
i grandi flavio tranquillo e federico buffa (i migliori di tutti)
come si nota, nel breve elenco non figurano nomi di giornalisti rai. vediamo perchè.
per il tennis la rai scelse guido oddo e giampiero galeazzi. poi ci fu ivana vaccari, dirottata anche sullo sci. nessuno di costoro ebbe mai la minima idea di quello che stava nondimeno cercando di spiegare.
per lo sci la rai scelse alfredo pigna (famoso proprietario di velieri) il quale dichiarò che prima di fare il telecronista di sci la neve non l'aveva nemmeno vista. il bravo alfredo è stato negli anni degnamente sostituito da quel genio di furio focolari (er ragazzo de borgata) e, nei tempi recenti, dal duo gobbo-de chiesa, nel quale è gobbo la personalità importante.
per l'automobilismo lo Stato elesse mario poltronieri (ambigua la storiografia circa il suo passato da pilota), con la collaborazione di autentici fenomeni: aurelio addonizio e lino ceccarelli. il secondo dei quali era uno che non riusciva nemmeno a parlare italiano. una specie di scemo del villaggio. oggi è uno dei capi. poltronieri, nella sua cabina ottusa, non ha mai capito cosa stava accadendo davanti ai suoi occhi. nella sua permalosa insipienza, mi ricorda l'attuale premier.
basket e pallavolo in appalto a volpi e lauro. onesti pedalatori.
e veniamo al piatto forte. il calcio.
ve lo ricordate 90° minuto? nessuno pensi che fu un caso. non era possibile. fu una scelta. i freaks. i freaks in casa vostra. una scelta geniale, non c'è che dire.
se la memoria non mi inganna la rai ci regalò i seguenti individui: marcello giannini da firenze, giorgio bubba e alfredo liguori da genova, tonino carino da ascoli, ferruccio gard da verona, luigi necco e salvatore biazzo da napoli, giampiero galeazzi e fabrizio maffei da roma, e dopo di essi donatella scarnati; cesare castellotti e beppe barletti da torino, e poi, sempre da torino il formidabile franco costa e poi carlo nesti; da bari franco strippoli, da pisa rolando nutini. e così via, insomma.
e la domenica sportiva. e carlo sassi. e nando martellini. e bruno pizzul. e civoli, cerqueti e tutti gli altri. non è il caso di proseguire.
anche sky fa abbastanza pena, quanto al calcio. caressa è impresentabile, compagnoni è volenteroso ma modesto, marianella ha una pessima voce e una dizione vergognosa per tutti i vocaboli che terminano in consonante, de grandis parla in romanesco, tecca è diligente ma insipido. salvo foroni e roggero, le seconde linee.
si è fatto tardi, anche i miei lai son stanchi.
buonanotte.
scoreggiato da
pim
alle ore
00:17
2
commenti
Etichette: elena pero, prodi, raffaella reggi, rai, sport, tennis
sabato 4 agosto 2007
david & mac
ieri sera sky ha trasmesso eraserhead e io me lo sono rivisto, solo, al buio, nel silenzio agostano.
come avrebbe detto truffaut, tutto lynch è in questo suo primo film. ed è vero.
una volta avevo una specie di fidanzata che a un certo punto, cedendo a lunghe mie insistenze, mi recapitò una poesia che aveva scritto anni prima. io, che ero giovane e innamorato, la trovai bellissima, nonostante contenesse cose tipo "cielo irreale". si chiamava "alba". e vabbè.
facile cadere nel luogo comune anche quando si fa della critica cinematografica.
eviterei dunque di parlare di film "ingombrante" o "disturbante" o di trama onirica o allucinata.
eraserhead è un film quasi inguardabile. è penoso, è faticosissimo. è quasi ridicolo.
la sua grandezza sta proprio in questo sfiorare il limite. nessuna trama, pressoché nessuna sceneggiatura, mostri, caricature, deformità, assurdità, orrori, sofferenze, sangue, morte.
come la grandezza di freaks sta nel suo splendido, umanissimo realismo, così tutto il fascino di eraserhead sta nella terribile, impossibile finzione. in entrambi i casi, così incredibile da essere vero.
lynch non ama "fare cinema", come invece amano tanto i registi italiani. lynch vorrebbe trasmettere senza rappresentare. la cinepresa è un impiccio, un ostacolo. le immagini dovrebbero arrivare da sole. lynch non vuole il nostro occhio, vuole la nostra mente.
all'una e mezza espn classics stava trasmettendo la semifinale degli us open del 1980.
mcenroe-connors.
mcenroe ha vinto al tiebreak del quinto dopo essere stato sotto 2 set a uno e un break nel quarto (il giorno dopo ha battuto borg in finale, ma questa è un'altra storia).
rivedere mcenroe è stato incredibile. non solo per la velocità di palla (inferiore di un terzo a quella di un qualunque match di oggi), né per la classe, che mi ricordavo, né per i tanti errori non forzati, che non ricordavo.
è stato incredibile perché ho visto l'unicità di mcenroe. egli è sul campo ma non c'è. è concentratissimo, ma nello stesso tempo, per lui, in lui non c'è niente al suo posto. nemmeno lui dovrebbe stare dove sta. e la palla, non bisognerebbe colpirla. quando mac colpisce la palla soffre, si vergogna, si violenta. lui desidera un ordine che nel tennis non c'è. per lui non ci dovrebbe essere che il campo, senza giocatori, senza palle. la sua stessa presenza è disordine. colpire la palla è per lui un gesto terribile, per questo cerca di farlo nel modo meno brutto, meno cattivo. per questo accarezza, per questo cerca la riga. a lui non interessa il fatto fisico, la gara, la competizione. lui è su un altro pianeta. è lì per giocare, e deve farlo, vuole farlo, ma soffre terribilmente, perché gli tocca colpire la pallina e magari non mandarla dove dovrebbe, dove è destinata ad atterrare, per legge naturale. il tennis è un fatto di violenza sulla natura, sulla perfezione armonica. per questo ogni gesto, potenzialmente così terribile, deve essere indirizzato a far meno male alla perfezione. qui è tutto mcenroe. tante volte butta di là una palla qualunque perché non ha il coraggio di esagerare, di fare tutto lui. vuole che anche il suo avversario, che pur detesta, si renda conto della missione che deve compiere. lo aspetta. vuole che collabori. se non lo fa, si sente costretto ad agire, con ancora maggiore stress.
per questo borg e mcenroe non erano nemici. borg era un maniaco come lui. connors invece, pur nella sua immensa classe, non capiva.
mcenroe si è sempre sentito incompreso. "non vedete come soffro?" sembra sempre dire il suo tennis. mcenroe compie gesti minimi. colpisce di controbalzo, anticipa senza senso, sempre prima. sfiora la palla con una racchetta accordata 20 kg in meno di tutti gli altri. ci mette meno forza e meno spinta di tutti. solo così può giocare. e nessuno lo capisce.
il grande mac. l'uomo solo nel disordine. un pianeta lontano.
scoreggiato da
pim
alle ore
15:08
1 commenti
Etichette: david lynch, mcenroe, tennis
venerdì 6 luglio 2007
tumàs
rino tommasi si è un poco rimbambito. in questi giorni di wimbledon l'ho sentito dire almeno due boiate pazzesche. la prima è che justine henin sarebbe l'essere umano (sic!) che gioca meglio a tennis. la seconda che rafael nadal è un numero uno, campione, un principe, al pari di federer. dico la mia, già che sono qui.
justin henin è brutta (come tennista s'intende, come donna non è nemmeno il caso di parlarne). brutto il suo tennis, il suo gesto, la sua corsa, il suo muoversi sul campo. sono sgradevoli i suoi comportamenti, le sue mosse, le sue facce. ma soprattutto, torno al punto, il suo tennis è un tennis che non ha nulla di bello. è efficace, ma bello proprio no. quelle gambette sgraziate perennemente divaricate, la postura sul rovescio con la mano sinistra lungo la racchetta, i passettini aracnoidi avanti e indietro. un corpo infelice che genera un tennis fastidioso, legnoso, privo di grazia, di tocco, di leggerezza e in ultima analisi di femminilità. amélie mauresmo, che ha avuto in dono un fisico e dei lineamenti non meno felici, produce un tennis delicato, piacevole e bello.
quanto a nadal, è questi un individuo che con tutta evidenza potrebbe domani trovarsi a colpire la pallina con una padella per friggere, senza differenze per lui che gioca e per noi che lo dobbiamo guardare.
nadal non è un giocatore di tennis. è una specie di oplita, di picchiatore. fa bagnare le mutandine delle ragazzine, e ciò è cosa certamente commendevole, ma il tennis è un'altra cosa.
ho la presunzione di pensare che chi ama il tennis (e lo sport in generale) ama soprattutto il gesto, prima ancora del carattere. sono i mcenroe, i villleneuve, i rivera, i jordan, i montana, i tomba e così via che rendono lo sport una cosa bella da vedere. tutti amiamo ringhio gattuso ma nessuno vorrebbe avere una squadra di 11 gattuso. federer è bello, nadal è brutto. jana novotna con tutta la sua fragilità era bella e quello scemo di hewitt con tutta la sua grinta è brutto.
e tommasi è scoppiato, povero vecchietto.
scoreggiato da
pim
alle ore
12:29
5
commenti
Etichette: federer, mcenroe, rino tommasi, tennis