ieri justine henin si è ritirata. non sentiremo la sua mancanza.
anzi, senza di lei stiamo molto meglio. grazie. grazie di cuore. stai pure dove sei.
ieri ricorreva anche il sessantennale della nascita dello stato di Israele.
personalmente non conosco che pochi ebrei: un'avvocatessa che non mi saluta; un cliente che non mi paga e che truffa il prossimo; un altro che mi ha tirato sotto con la macchina.
non ho alcuna simpatia a prescindere per il popolo ebraico. spesso trovo gli ebrei insopportabilmente arroganti e protervi.
nondimeno, per riassumere la mia posizione intorno al discorso arabo-israeliano:
giovedì 15 maggio 2008
ieri
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mercoledì 7 maggio 2008
meno siamo, meglio stiamo
quest'anno, finalmente, c'è un buon motivo per andarci, alla fiera del libro di torino.
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Etichette: israele
lunedì 3 settembre 2007
la massa di perdizione
un paio d'anni fa ho acquistato presso la libreria "ritorno al reale" in milano il libro "ritorno al reale", di gustave thibon. la libreria è diretta emanazione dell'editore, che di persona la gestisce, che si chiama fabio de fina. il catalogo e il personaggio sono caldamente da consigliare a chiunque desideri conforto al proprio impulso antisemita. per altro versante, rappresentano bene quella ampia frazione del cattolicesimo oltranzista che raccoglie fondi per i bambini palestinesi e pubblica libelli al fiele contro la lobby ebraica.
thibon tuttavia, il filosofo-contadino, è di ben altra pasta. il libro è un po' spezzettato, quasi una sorta di raccolta di piccole orazioni, o lezioni, ma contiene pensieri non piccoli
(online è possibile leggerne la lunga introduzione, a cura di marco respinti).
in particolare, ricordo l'argomento intorno alla responsabilità.
nel post precedente, un mezzo pasticcio, non mi ci sono soffermato abbastanza.
l'argomento è il seguente: grande potere implica grande responsabilità (lo dice anche lo zio dell'uomo ragno mentre, saggiamente, muore).
ebbene, mi pare che tale massima non trovi grande applicazione, nel presente.
ricoprire una importante carica pubblica deve essere un peso, non un vantaggio.
essere magistrato, ufficiale di polizia, ministro, professore non è un beneficio, ma un pregiudizio.
solo chi ha la piena consapevolezza di ciò può aspirare a ricoprire alti uffici.
la vita del dirigente deve essere peggiore di quella del dipendente.
la vita del finanziere peggiore di quella del contribuente.
la vita del ministro un'odissea.
la vita del magistrato un incubo.
non si entra in magistratura per finire sui giornali e scrivere libri. non si entra in guardia di finanza per porre fine ai problemi col modello unico e alle cartelle esattoriali. non si fa politica per avere i privilegi. dico cose banalissime, ma la realtà, spaventosa, è che invece, qui, si fa proprio così.
la strada è lì, si può tornare indietro e intraprenderla.
altrimenti non resta che il (purtroppo) bellissimo finale preconizzato per noi da albert caraco, nel suo "breviario del caos". altro libro da comprare. cupissimo, colmo di disperazione, apocalittico, esiziale. piluccando in rete ho scoperto un blog omonimo. il suo autore è uno che pensa, mi sembra, bene.
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lunedì 13 agosto 2007
viva israele
sono note, e trite, le battute sul mestiere di giornalista.
è del pari noto, o dovrebbe esserlo, che il mestiere in questione è parente sempre meno stretto del lavoro del cronista e sempre più di quello dell'addetto stampa.
per dirla meglio, ignoranza e cortigianeria.
ebbene, se è sempre verificata la regola per la quale è possibile leggere due articoli di segno diametralmente opposto su qualsivoglia accadimento (per esempio la penetrazione nel mercato dell'i-phone), figuriamoci cosa succede quando si tratta di politica.
entriamo in medias res.
sono convinto del fatto che la posizione filopalestinese sia figlia dell'ideologia (e sono convinto che ciò non sia una buona cosa).
sono convinto che la stragrande maggioranza di coloro che sposano la "causa palestinese" conosca assai poco la storia e aderisca acriticamente, come sempre, a un impianto sottoculturale.
sono convinto che ogni argomento a favore di tale tesi scaturisca, in ultima analisi, dai seguenti elementi: 1) il pregiudizio contro gli ebrei, il giudaismo, il sionismo; 2) volgare calcolo politico.
il libro.
il libro di allam è abborracciato, semplicistico, paraculo e gravemente carente di struttura.
tuttavia, va letto e apprezzato.
dopo un'introduzione notevole, nella prima parte l'autore ricorda - sono le pagine più belle - la sua infanzia al Cairo, quando esisteva ancora la "comunità", un insieme di persone che vivono insieme, si aiutano, si capiscono, si conoscono.
poi si racconta di nasser, del 1967 e di ciò che ne seguì.
poi di arafat, del quale, volendo, si poteva anche dir peggio ("uomo egoista e megalomane, falso e inaffidabile, tiranno e cinico, corruttore e corrotto" mi sembra un po' pochino).
poi di varie vicissitudini personali e di fatti intorno alla reale consistenza dei movimenti filopalestinesi che hanno portato l'autore a dire viva israele per difendere "la sacralità della vita".
personalmente, pur riconoscendo ad allam il coraggio e l'indubbia intelligenza, trovo l'argomento debole. o meglio, non l'unico.
non si sta con israele solo per difendere il diritto alla vita, ovvero poiché dall'altra parte ci stanno i tagliatori di teste e l'ideologia della morte.
non si sta con israele solo perché il panarabismo è una messa in scena perversa, i leader arabi sono feroci assassini, il terrorismo è il male, tutto l'impianto una colossale, tragica menzogna.
non si sta con israele solo perché siamo afflitti dal relativismo.
si sta con israele perchè israele siamo noi.
noi, noi tutti.
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lunedì & co.
oggi, 13 agosto, ho ricevuto la telefonata di un impiegato della mia banca il quale mi ha comunicato lo sconfinamento dal fido per un importo non trascurabile. la circostanza ha affievolito non poco la mia brama di trascorrere una lieta giornata al mare.
più tardi ho scoperto che cliccando su "intrigo internazionale", unico dato ritenuto meritevole di menzione dall'estensore di questo blog, escono i nomi dei blogger che, più o meno, hanno conferito lo stesso dato. tra loro c'è giorgio israel, professore di matematica ed estensore di articoli per varie testate; c'è un disegnatore di fumetti che si chiama enrico teodorani e c'è anche un mr. setter, che ha postato un bellissimo ricordo sulla tragedia del kursk, e altri, che non ho ancora visitato.
tutto questo per perdere tempo. sto organizzando due parole sull'ultimo libro di magdi allam, viva israele. per adesso mi limiterò a questa semplice affermazione, che ovviamente prescinde dal giudizio sul libro:
con israele, sempre e comunque.
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