ieri sera sky ha trasmesso eraserhead e io me lo sono rivisto, solo, al buio, nel silenzio agostano.
come avrebbe detto truffaut, tutto lynch è in questo suo primo film. ed è vero.
una volta avevo una specie di fidanzata che a un certo punto, cedendo a lunghe mie insistenze, mi recapitò una poesia che aveva scritto anni prima. io, che ero giovane e innamorato, la trovai bellissima, nonostante contenesse cose tipo "cielo irreale". si chiamava "alba". e vabbè.
facile cadere nel luogo comune anche quando si fa della critica cinematografica.
eviterei dunque di parlare di film "ingombrante" o "disturbante" o di trama onirica o allucinata.
eraserhead è un film quasi inguardabile. è penoso, è faticosissimo. è quasi ridicolo.
la sua grandezza sta proprio in questo sfiorare il limite. nessuna trama, pressoché nessuna sceneggiatura, mostri, caricature, deformità, assurdità, orrori, sofferenze, sangue, morte.
come la grandezza di freaks sta nel suo splendido, umanissimo realismo, così tutto il fascino di eraserhead sta nella terribile, impossibile finzione. in entrambi i casi, così incredibile da essere vero.
lynch non ama "fare cinema", come invece amano tanto i registi italiani. lynch vorrebbe trasmettere senza rappresentare. la cinepresa è un impiccio, un ostacolo. le immagini dovrebbero arrivare da sole. lynch non vuole il nostro occhio, vuole la nostra mente.
all'una e mezza espn classics stava trasmettendo la semifinale degli us open del 1980.
mcenroe-connors.
mcenroe ha vinto al tiebreak del quinto dopo essere stato sotto 2 set a uno e un break nel quarto (il giorno dopo ha battuto borg in finale, ma questa è un'altra storia).
rivedere mcenroe è stato incredibile. non solo per la velocità di palla (inferiore di un terzo a quella di un qualunque match di oggi), né per la classe, che mi ricordavo, né per i tanti errori non forzati, che non ricordavo.
è stato incredibile perché ho visto l'unicità di mcenroe. egli è sul campo ma non c'è. è concentratissimo, ma nello stesso tempo, per lui, in lui non c'è niente al suo posto. nemmeno lui dovrebbe stare dove sta. e la palla, non bisognerebbe colpirla. quando mac colpisce la palla soffre, si vergogna, si violenta. lui desidera un ordine che nel tennis non c'è. per lui non ci dovrebbe essere che il campo, senza giocatori, senza palle. la sua stessa presenza è disordine. colpire la palla è per lui un gesto terribile, per questo cerca di farlo nel modo meno brutto, meno cattivo. per questo accarezza, per questo cerca la riga. a lui non interessa il fatto fisico, la gara, la competizione. lui è su un altro pianeta. è lì per giocare, e deve farlo, vuole farlo, ma soffre terribilmente, perché gli tocca colpire la pallina e magari non mandarla dove dovrebbe, dove è destinata ad atterrare, per legge naturale. il tennis è un fatto di violenza sulla natura, sulla perfezione armonica. per questo ogni gesto, potenzialmente così terribile, deve essere indirizzato a far meno male alla perfezione. qui è tutto mcenroe. tante volte butta di là una palla qualunque perché non ha il coraggio di esagerare, di fare tutto lui. vuole che anche il suo avversario, che pur detesta, si renda conto della missione che deve compiere. lo aspetta. vuole che collabori. se non lo fa, si sente costretto ad agire, con ancora maggiore stress.
per questo borg e mcenroe non erano nemici. borg era un maniaco come lui. connors invece, pur nella sua immensa classe, non capiva.
mcenroe si è sempre sentito incompreso. "non vedete come soffro?" sembra sempre dire il suo tennis. mcenroe compie gesti minimi. colpisce di controbalzo, anticipa senza senso, sempre prima. sfiora la palla con una racchetta accordata 20 kg in meno di tutti gli altri. ci mette meno forza e meno spinta di tutti. solo così può giocare. e nessuno lo capisce.
il grande mac. l'uomo solo nel disordine. un pianeta lontano.
sabato 4 agosto 2007
david & mac
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pim
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15:08
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Etichette: david lynch, mcenroe, tennis
venerdì 6 luglio 2007
tumàs
rino tommasi si è un poco rimbambito. in questi giorni di wimbledon l'ho sentito dire almeno due boiate pazzesche. la prima è che justine henin sarebbe l'essere umano (sic!) che gioca meglio a tennis. la seconda che rafael nadal è un numero uno, campione, un principe, al pari di federer. dico la mia, già che sono qui.
justin henin è brutta (come tennista s'intende, come donna non è nemmeno il caso di parlarne). brutto il suo tennis, il suo gesto, la sua corsa, il suo muoversi sul campo. sono sgradevoli i suoi comportamenti, le sue mosse, le sue facce. ma soprattutto, torno al punto, il suo tennis è un tennis che non ha nulla di bello. è efficace, ma bello proprio no. quelle gambette sgraziate perennemente divaricate, la postura sul rovescio con la mano sinistra lungo la racchetta, i passettini aracnoidi avanti e indietro. un corpo infelice che genera un tennis fastidioso, legnoso, privo di grazia, di tocco, di leggerezza e in ultima analisi di femminilità. amélie mauresmo, che ha avuto in dono un fisico e dei lineamenti non meno felici, produce un tennis delicato, piacevole e bello.
quanto a nadal, è questi un individuo che con tutta evidenza potrebbe domani trovarsi a colpire la pallina con una padella per friggere, senza differenze per lui che gioca e per noi che lo dobbiamo guardare.
nadal non è un giocatore di tennis. è una specie di oplita, di picchiatore. fa bagnare le mutandine delle ragazzine, e ciò è cosa certamente commendevole, ma il tennis è un'altra cosa.
ho la presunzione di pensare che chi ama il tennis (e lo sport in generale) ama soprattutto il gesto, prima ancora del carattere. sono i mcenroe, i villleneuve, i rivera, i jordan, i montana, i tomba e così via che rendono lo sport una cosa bella da vedere. tutti amiamo ringhio gattuso ma nessuno vorrebbe avere una squadra di 11 gattuso. federer è bello, nadal è brutto. jana novotna con tutta la sua fragilità era bella e quello scemo di hewitt con tutta la sua grinta è brutto.
e tommasi è scoppiato, povero vecchietto.
scoreggiato da
pim
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