uno dei pochissimi tratti comuni a tutte le puntate dei simpson è il percorso della narrazione.
tra noi umani c'è certamente qualcuno che agognerebbe integrare un profilo alla terrence malick, alla j.d. salinger, alla stanley kubrick, alla vermeer. nel piccolo, un autore di pochi ma profondissimi post.
io, seppur non torrenziale, non sono tra questi.
qualche giorno fa ho visto roberto calasso ospite alla trasmissione di fabio fazio. ciò che dà la dimensione del problema.
in ogni caso, l'ho sentito parlare di simenon. il giorno dopo ho cercato nella mia miserabile biblioteca e ho scovato un romanzo: "l'uomo che guardava passare i treni". presto eccitato dal risguardo di copertina, che definiva il libro "la punta più alta mai raggiunta da Georges Simenon nella sua sterminata produzione narrativa" l'ho preso e l'ho letto. così come l'ho preso e l'ho letto, non l'ho capito, e nemmeno tanto apprezzato.
comunque, adelphi si è assicurata tutta la sterminata produzione. a me di simenon piace il fatto che scrivesse e scopasse in egual misura. circostanza che, oltre alla passione dell'autore per la buona tavola, me lo rende simpatico a prescindere.
nel vedere, spero per la prima e ultima volta, almeno per il suo bene, il direttore editoriale e presidente di adelphi ospite in una trasmissione televisiva, non ho potuto non riandare col pensiero al pamphlet uscito qualche anno or sono contro la casa editrice ad opera di un uomo molto ignorante, bellicoso e orribilmente antisemita che si chiama maurizio blondet.
questi ha scritto un libello che si intitola "gli adelphi della dissoluzione" nel quale si scaglia contro adelphi accusandola di fomentare il degrado dei valori (il libro è gustosissimo: si passa dal complotto masso-giudaico a jodie foster).
ora, è ben nota la critica parruccon-accademica all'irrazionalismo reazionario, al tradizionalismo, al pensiero di sinistra non conformista che sostanzierebbe la linea editoriale della casa. nondimeno, per quanto mi riguarda, adelphi è l'unica casa editrice nei cui libri non ho mai trovato un solo errore di edizione. il che è già una gran cosa.
einaudi, per fare un esempio, da questo punto di vista è una vergogna. adelphi ha ottimi traduttori, ha in catalogo nabokov, guénon, nietzsche, burroughs, weil, puskin, faulkner, borges. sono abbastanza tranquillo.
ogni tanto poi scova qualche autore: richler, ad esempio, trovato al suo ultimo bellissimo libro e poi pubblicato a ritroso.
ecco, grazie a richler e a un suo libriccino ("on snooker", trad. "il mio biliardo") da qualche anno posso amare uno sport (che forse non è sport) nuovo: lo snooker. e quindi godo, come stasera, nel vedere ronnie o' sullivan che per la terza volta in carriera solleva la coppa al crucible.
il tutto mentre su skysport2 continuano le trasmissioni dei playoff nba e quelli della mia generazione sperano di rivedere la mitica finale boston-los angeles, avendo ancora in mente parrish, ainge, mchale e bird da una parte e magic, wilkes e kareem dall'altra.
mercoledì 7 maggio 2008
jamaal wilkes da tre (su assist di nabokov)
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domenica 12 agosto 2007
quelle due
oggi ho assistito a un avvenimento straordinario. una telecronaca di un evento sportivo a cura di due donne.
non mi era mai acccaduto, in tanti anni di visioni.
ebbene, si trattava di una partita di tennis: federer-stepanek, semifinale torneo di montreal. bellissima partita. grande tennis.
e grande, grandissima telecronaca.
non è frequente che la telecronaca rappresenti un valore aggiunto rispetto all'evento narrato. spesso accade il contrario. spesso il cronista è talmente svogliato, incapace, spento da togliere gusto al fatto sportivo.
invece, oggi, Elena Pero e Raffaella Reggi sono state meravigliose.
competenti, tecniche, sensibili, spiritose, lucidissime, misurate.
perfette.
Elena Pero è una che ha fatto la gavetta. ha fatto la passacarte di tommasi e clerici, ha condotto per tanti anni la trasmissione atp tour, ha lavorato dietro le quinte. conosce il circuito, i giocatori, il gioco. la Reggi è una ex tennista che ha il dono della sintesi e della semplicità.
vorrei sdilinquirmi in complimenti ancora per molte righe, io che il dono della sintesi non ce l'ho. spero per questa volta che basti quanto sopra a significare il mio entusiasmo.
una telecronaca emozionante, almeno quanto la partita.
non voglio tuttavia venir meno agli scopi istituzionali e pertanto aggiungo l'immancabile nota polemica.
le telecronache da valore aggiunto, si diceva, sono storicamente assai poco numerose.
bruno gattai, nei primi anni
le ziette tommasi-clerici
dan peterson, negli anni boston-los angeles
i grandi flavio tranquillo e federico buffa (i migliori di tutti)
come si nota, nel breve elenco non figurano nomi di giornalisti rai. vediamo perchè.
per il tennis la rai scelse guido oddo e giampiero galeazzi. poi ci fu ivana vaccari, dirottata anche sullo sci. nessuno di costoro ebbe mai la minima idea di quello che stava nondimeno cercando di spiegare.
per lo sci la rai scelse alfredo pigna (famoso proprietario di velieri) il quale dichiarò che prima di fare il telecronista di sci la neve non l'aveva nemmeno vista. il bravo alfredo è stato negli anni degnamente sostituito da quel genio di furio focolari (er ragazzo de borgata) e, nei tempi recenti, dal duo gobbo-de chiesa, nel quale è gobbo la personalità importante.
per l'automobilismo lo Stato elesse mario poltronieri (ambigua la storiografia circa il suo passato da pilota), con la collaborazione di autentici fenomeni: aurelio addonizio e lino ceccarelli. il secondo dei quali era uno che non riusciva nemmeno a parlare italiano. una specie di scemo del villaggio. oggi è uno dei capi. poltronieri, nella sua cabina ottusa, non ha mai capito cosa stava accadendo davanti ai suoi occhi. nella sua permalosa insipienza, mi ricorda l'attuale premier.
basket e pallavolo in appalto a volpi e lauro. onesti pedalatori.
e veniamo al piatto forte. il calcio.
ve lo ricordate 90° minuto? nessuno pensi che fu un caso. non era possibile. fu una scelta. i freaks. i freaks in casa vostra. una scelta geniale, non c'è che dire.
se la memoria non mi inganna la rai ci regalò i seguenti individui: marcello giannini da firenze, giorgio bubba e alfredo liguori da genova, tonino carino da ascoli, ferruccio gard da verona, luigi necco e salvatore biazzo da napoli, giampiero galeazzi e fabrizio maffei da roma, e dopo di essi donatella scarnati; cesare castellotti e beppe barletti da torino, e poi, sempre da torino il formidabile franco costa e poi carlo nesti; da bari franco strippoli, da pisa rolando nutini. e così via, insomma.
e la domenica sportiva. e carlo sassi. e nando martellini. e bruno pizzul. e civoli, cerqueti e tutti gli altri. non è il caso di proseguire.
anche sky fa abbastanza pena, quanto al calcio. caressa è impresentabile, compagnoni è volenteroso ma modesto, marianella ha una pessima voce e una dizione vergognosa per tutti i vocaboli che terminano in consonante, de grandis parla in romanesco, tecca è diligente ma insipido. salvo foroni e roggero, le seconde linee.
si è fatto tardi, anche i miei lai son stanchi.
buonanotte.
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martedì 7 agosto 2007
la defezione burocratica del negretto
oggi, en passant, mi piace ricordare la famosa frase di pippo marchioro, a proposito della squalifica di asprilla.
già che sono in vena, incollo il link al blog del grande vic a proposito di una delle cose più divertenti mai lette in rete.
L'uccello di Larry.
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venerdì 3 agosto 2007
il Capitano. c'è solo il Capitano

oggi mi è passato davanti un camion di una ditta di un paese in provincia di brescia che si chiama travagliato. immediatamente ho capito cosa dovevo fare. era il segnale.
ecco perché è stata data vita a questo bel blog.
perché dessi testimonianza di fede nel mio idolo.
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mercoledì 25 luglio 2007
gli ottant'anni della roma
quasi mi dimenticavo, sempre a proposito di sport.
non riesco a immaginare niente di più bello, fresco, innovativo, utile, ecumenico, simpatico ed emozionante della festa per gli ottant'anni della roma.
eccezion fatta, si capisce, per i settantatré anni della sambenedettese.
ma ci pensate? gli ottant'anni della roma.
gli ottant'anni della roma
gli ottant'anni della roma
gli ottant'anni della roma
gli ottant'anni della roma.
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il bello e il vero
mi domando a chi interessi ancora il ciclismo. mi domando se a qualcuno interessa la guerra contro il doping. mi domando perché guardiamo lo sport. a quest'ultima domanda so rispondere.
guardiamo lo sport per due motivi: il fatto fisico e il fatto estetico.
lo sport non è il regno del vero, è il regno del bello.
e come ci hanno insegnato da bambini, il bello si sottrae alle regole del mondo.
lo sport vive delle regole dello sport, che per fortuna non sono né quelle della morale, né quelle del diritto positivo.
il diritto positivo, quest'ultimo, decadente, morente relitto della civiltà occidentale, questa meravigliosa eredità che dobbiamo vedere semidecomposta. persino la ricerca della felicità ha invaso gli argini del diritto. il diritto alla felicità, il diritto alla maternità, il diritto alla serenità.
ma io divago.
da qualche tempo qualcuno si ostina, con inusitata pervicacia, a combattere il bello.
come sempre succede in questi casi, chi conduce la battaglia è convinto di essere baluardo dell'integrità e assuntore d'impegni a lui silenziosamente e universalmente demandati.
spesso chi conduce battaglie lo fa per dare un senso alla propria esistenza, al proprio ruolo o alla propria immagine. spesso chi conduce battaglie è in mala fede e non crede a quello che fa.
ma, di nuovo, non è questo il punto.
il punto è che ben johnson ha corso i cento metri in un tempo che è stato eguagliato vent'anni dopo. il punto è il cronometro. l'unico motivo per cui guardiamo i cento metri piani è il cronometro.
il punto è che marco pantani (personaggio nemmeno troppo simpatico, se vogliamo) è le sue braccia in cima all'izoard, è la smorfia sull'alpe d'huez. è il bello.
il punto è il gol di maradona all'inghilterra, messico 1986.
maradona, mcenroe, pantani. gli esempi si potrebbero moltiplicare.
l'uomo gode del sublime.
il burocrate che sotto il manto della lotta per l'equità toglie all'uomo lo spettacolo del sublime, uccide lo sport, uccide la civiltà, uccide l'uomo.
abbasso l'assassino.
viva il bello.
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