martedì 2 settembre 2008

eckhart tolle, m.d./2

ogni due o tre generazioni salta fuori qualcuno che pensa di fare il furbetto. dal momento che viviamo nell'era della velocità, è possibile sperare che nessuno si accorga del furto.

ma il furto c'è. e grosso, anche.

cominciamo da dove abbiamo lasciato.

il nostro amico ci racconta che fino a trent'anni viveva nel dolore. poi, come ogni eroe che tale si voglia dire, ha la sua brava notte dell'innominato. poi finalmente scorge la luce e la bellezza del creato. la disarmante banalità del fatto è equipaggiata con perle preziose. sublimi il racconto dei due anni trascorsi in pera nei parchi e la rivelazione della propria missione spirituale: si diventa maestri spirituali quando qualche buontempone ci domanda come si fa a trascorrere intere giornate sulle panchine con un sorriso ebete stampato in faccia.

e veniamo al merito.
sinteticamente, quali sono gli insegnamenti fondamentali del maestro Tolle?
- liberarsi dalla mente (voi non siete la vostra mente. voi siete il vostro corpo)
- dissolvere il corpo di dolore (identificazione dell'ego con il dolore)
- sapere che nulla esiste al di fuori dell'adesso (negatività e sofferenza si radicano e si nutrono mediante il tempo)
- sapere che tutti i problemi sono illusioni della mente (essere presenti. sentire la presenza e la pienezza dell'Essere)
- realizzare la consapevolezza pura (io sono qui. io sono adesso. entrare nel corpo)
- costruire relazioni illuminate (abbandonarsi e abbandonare la negatività, non temere la morte, imparare la compassione globale)
- accettazione dell'adesso (arrendersi al flusso della vita. trasformare la sofferenza in pace interiore).

mica male, no?

orbene, questo libro è un insulso, patetico, schifoso e sfrontato mélange dei peggiori luoghi comuni prelevati dalle religioni conosciute, condito con la risciacquatura dei temi portanti della controcultura e insaporito da una spolverata di microsemi di psicologia da ebdomadario.
è purissimo sincretismo da supermercato. spunti di riflessione da bancarella alla fiera del brocantage. roba da radio deejay, da sedicenni sull'autobus, casalinghe insoddisfatte, studiosi della Superficie, ricercatori dello stantìo. religione da fast food e paraculaggine manifesta. misticismo per i meno dotati. lezioni di vita sputazzate dal solito guru fasullo, il solito santone che vive "in pace", sorridente e calmo, condiscendente e placido uomo dal robusto conto in banca.

l'amico Tolle è sapiente nel mescolare buddhismo, cristianesimo, induismo e perfino sufismo. qua e là racconta l'aneddoto zen, il passo del vangelo, la parabola, il proverbio indiano, l'aneddoto tradizionale, l'esercizio yoga, la summa junghiana.
trascendentalismo empirico. immanentismo contingente. il Tutto, l'Essere, la Presenza.

ma non è solo questo.
è la ridigestione, peraltro assai poco ruminata, dei fermenti della rivoluzione culturale che trovò luogo verso la fine degli anni '60 e i primi anni '70 del secolo scorso.

il potere di "adesso". che ridere.
dobbiamo ricordare che il "now" era lo slogan, la bandiera dei movimenti rivoluzionari. la simultaneità, l'istantaneità, la mentalità del now furono la spina dorsale del decennio 1963-1973, gli anni in cui davvero sembrò cambiare il mondo.
l'essere "qui" e "ora" era l'imperativo.

be here now, simbolo della controcultura e del movimento hippie, è il titolo di un celeberrimo libro scritto da Richard Alpert nel 1971. Alpert lo pubblicò con il nome di Ram Dass, come tuttora si fa chiamare, dopo la sua conversione all'induismo. lo slogan parafrasa l'insegnamento vedico secondo il quale soffermarsi sul passato e sul futuro significa essere morti nel presente.

il qui e ora, vivere il presente, affrancarsi dal passato, non temere il dolore e la morte, abbandonarsi alla corrente, staccarsi dall'ego, sentire il corpo.
tutte cose che sono state dette più o meno una quarantina di anni fa. quando era il momento.

adesso, proprio no.

eckhart tolle, m.d./1

qualche tempo fa ha fatto la sua comparsa in casa mia (non serve dire come o perché) un libro che si chiama "il potere di adesso", scritto appunto dal signor tolle, medico tedesco.

una guida all'illuminazione spirituale. la scoperta "qui" e "ora" del proprio vero Essere. un viaggio spirituale alla ricerca dell'essenza della vita e del benessere dentro di noi

la casa editrice è armenia. la quale ha pubblicato altri intriganti volumi. di seguito un breve elenco dei più significativi:

di Louise L. Hay: guarisci il tuo corpo; ama il tuo corpo; ama te stesso; meditazioni per guarire la tua vita; pensa in positivo; pensieri del cuore; il potere in te; puoi guarire la tua vita; sì, puoi farcela!; il valore delle donne; vivere!; storie vere di gente vera, louise risponde.
di Vera Pfeiffer: la felicità interiore; la trappole del dovere; vivere in positivo; il potere dell'ottimismo; il potere del pensiero positivo; il nuovo pensiero positivo.
di Norman Vincent Peale: volere è potere; il pensiero positivo oggi; puoi se vuoi; il pensiero positivo.
di autori vari: guarisci te stesso; il potere della volontà; vivere nella luce; il sì che guarisce; autostima; la voglia di guarire; puoi avere ciò che vuoi, vivere nella luce, costruisci la tua vita, buddhismo per mamme; supergatto; che cosa viene dopo?; la mia vita con gli spiriti; il piccolo mondo degli angeli; il piccolo mondo dei diavoli; parliamo di sesso; le creature del piccolo popolo; vivere con gli angeli; scopri l'indovino che c'è in te; il potere di guarigione degli animali; visioni di angeli; domani è un altro giorno; roba da gatti; angeli protettori; il mondo delle fate; la luce degli angeli; non farti fregare dal passato!; il fantastico mondo delle creature dell'acqua; il maestro zen ha la coda; il libro degli scongiuri; di che colore sei?; troppo presto vecchi, troppo tardi furbi; come gestire le persone difficili; come mettere in pratica il potere di adesso (e. tolle); buddha in ufficio; un angelo è sempre con te; il gatto giorno per giorno; la chiave della longevità; angeli a 4 zampe; le 10 leggi universali; amore e sesso in ufficio; inquietanti coincidenze; le 10 regole per vedere oltre l'apparenza; la cabala in 10 minuti; il fantastico mondo dei nani; dominare l'artrite; testimoni dell'ignoto; il gigante che è in te; la mente del cane; la via è dentro di te; il miracolo è dentro di te; i nostri angeli salvatori; se hai qualcosa da dire, parla, se no, taci; viaggi fuori dal corpo; il fantastico mondo degli elfi e delle fate; il popolo del bosco; corso pratico di autoipnosi; la salute nelle pietre; le creature della notte; dai, che ce la fai!; un angelo con me; la voce degli angeli; vampiri della mente; spiriti guida; tradire senza tradirsi; credi in te; il piccolo manuale della leadership; il piccolo manuale del successo; buddha per manager; vedere senza occhiali; essere il migliore; rebirthing; brodo caldo per l'anima; un fiocco di neve nella mia mano; dominare il ronzio auricolare; siamo tutti sensitivi; la morte è di vitale importanza.

ora, siccome è ben vero che una casa editrice può anche pubblicare e autori bravi e autori meno bravi, e capolavori e libri senza pretese, poiché deve raggiungere platee vaste ed eterogenee; siccome è opportuno prima di formulare qualsivoglia giudizio andare a fondo delle cose, io l'ho letto tutto, il potere di adesso. e nel prossimo post mi proverò a parlarne diffusamente.

per l'intanto, al fine di inquadrare il personaggio e rendere il più possibile succulento l'antipasto, do un paio di indizi: il primo di carattere fotografico

il secondo di carattere biografico (secondo le stesse parole dell'Autore, dall'introduzione al libro): "fino al mio trentesimo anno di età ho vissuto in uno stato di ansia quasi continua, intervallato da periodi di depressione suicida. una notte, non molto dopo il mio ventinovesimo compleanno, mi svegliai nelle ore piccole con una sensazione di terrore assoluto... fui colto da una paura intensa e il mio corpo si mise a tremare. udii le parole "non opporre resistenza"...fui svegliato dal cinguettio di un uccello. non avevo mai udito un suono simile...presi in mano alcuni oggetti, una matita, una bottiglia vuota, meravigliandomi della loro bellezza e della vitalità di tutte le cose. per i successivi cinque mesi vissi in uno stato ininterotto di profonda pace e beatitudine. non avevo rapporti umani, né lavoro, né casa, né identità socialmente definita. trascorsi quasi due anni seduto sulle panchine dei parchi in uno stato di gioia intensissima. ma anche le esperienze più belle finiscono. qualcuno cominciò a venire da me a dirmi "voglio quello che hai tu. puoi darmelo e mostrarmi come si fa ad averlo?" e io rispondevo "ce l'hai già". da quella risposta è nato questo libro. prima di rendermene conto avevo ritrovato un'identità esteriore: ero diventato un maestro spirituale".

alba tragica

bisogna leggerli, i blog.
come le lettere ai giornali, e gli sms che scorrono sulle reti private.
le palpitazioni di pippo, la tristezza di agnese, la frustrazione di marika.
bisogna ascoltare le conversazioni di tutti.

tutti sentono il bisogno di esprimersi. per la maggior parte delle persone è un mezzo per denunciare insoddisfazione. non so cosa accade ma so che accade e mi struggo. e, come il povero cane, in un mondo troppo complicato, abbaio, guaisco, latro. faccio un po' di casino, magari mi passa, magari la smettono, magari quelle dannate voci si placano. altro non posso.

(colgo l'occasione per dire, qui e ora, fuori argomento, che si scrive un po', con l'apostrofo, e non un pò, con l'accento. l'accento non c'entra niente, cazzo. l'apostrofo. l'apòstrofo. un poco-un po'. apòcope. perché sbagliano tutti? perché? perché? perché? perché?)

altri si indagano sulle cause, sul senso ultimo.
naturalmente giungono alla conclusione che nulla ha senso.

ci si domanda il perché di tanta diffusa infelicità (infelicità è la parola?)
secondo alcuni è la mancanza di fede in dio. l'ultimo portabandiera di tale originale pensiero è lo scrittore cormac mc carthy, il cui talento mi pare di non semplice individuazione.
secondo altri, dobbiamo cercare l'illuminazione.

ecco, questi sono interessanti più dei primi.
a questo proposito, vorrei dire due parole intorno a un autore che ha suscitato in me immediata simpatia e curiosità.

si tratta di eckhart tolle.

ne parlerò nel prossimo post. per l'intanto, devo dire una cosa: nessun fenomeno naturale mi mette ansia come l'alba.

giovedì 7 agosto 2008

breve ma onesto autoritratto

quando bevo, mi verso la roba addosso.
quando mangio, mi sporco dappertutto.
mangio come una bestia. il più delle volte risulto disgustoso a chi ha l'avventura di dividere la mensa con me.
sono un gaffeur di prim'ordine. l'ansia, che visibilmente mi caratterizza, si riflette in ogni mia azione. parlo troppo, e a voce troppo alta.
parlo troppo velocemente, spesso mi mangio le parole o balbetto, a volte sputazzo.
inciampo nel parlare come nel camminare.
sono goffo nel gesto, inelegante nella postura.
spesso ho un'espressione da essere sottosviluppato, il viso prognato, il corpo leggermente ricurvo in avanti.
dall'età di sei anni porto gli occhiali, le cui lenti mi ingrandiscono gli occhi, in un contesto di per sé già non particolarmente delicato.
mi taglio i capelli da solo.
sono sovrappeso.
ho i piedi larghi.

mercoledì 6 agosto 2008

dal genio di chuck jones (e michael maltese)

i miei primi dieci

prima o poi doveva capitare.

1. intrigo internazionale
2. finalmente domenica
3. guerre stellari
4. broadway danny rose
5. la conversazione
6. barry lyndon
7. umberto d.
8. il testamento del mostro
9. la parola ai giurati
10. lo sport preferito dall'uomo

sabato 2 agosto 2008

un pezzo di una vita da sarta

alla fine degli anni '80 aldo biscardi assunse al processo due giovani giornalisti: silvio sarta e gianni cerqueti. il secondo, un romano lezioso, presuntuoso e ambizioso, ha fatto carriera. almeno lui crede così. il primo era vanesio e venne destinato permanentemente al moviolone. il sito ricorda con la giusta accuratezza il sarta: "Silvio Sarta viene riconfermato al Moviolone"; "Silvio Sarta sempre al Moviolone"; "conferma di Silvio Sarta al Moviolone", ma non il cerqueti. chissà perché.

dopo anni trascorsi ad ingoiare bile all'ombra del moviolone, immaginiamo il sarta una mattina d'estate sistemarsi i capelli, salire le scale, penetrare virilmente nell'ufficio di biscardi e pretendere un ruolo più adatto alle sue capacità. l'assenza del sarta dalle successive edizioni del processo ci suggerisce la risposta del biscardi.

qualche tempo fa mi venne fatto di pensare alla sorte di sarta. tutto sommato i suoi coetanei assunti in rai erano giunti ad occupare poltrone di peso.

l'ho rivisto stasera, sul canale 910 di sky (nostradamus), che ogni tanto manda in onda le trasmissioni di una rete privata di teramo, tv sei.

ebbene, il nostro conduceva spigliato una trasmissione da una specie di sala mensa di un ospizio femminile abruzzese. le pareti rivestite di pessimi quadri (forse dopo c'era una televendita), una trentina di sedie di plastica bianche da due lire, vuote per metà, una co-conduttrice bionda ma simpatica, un chitarrista scarso (che mio figlio ha immediatamente indicato come "uguale al nonno"- non si capisce come, visto che mio padre avrà almeno vent'anni di più, capelli decisamente più corti e non ha mai preso in mano una chitarra in vita sua - meraviglie dei bambini).

comunque, la cosa è così: davanti all'illustre platea sarta ha detto che i giornalisti di rai e mediaset non conoscono la "consecutio temporum", ha detto che la cina è un paese di cui non dovremmo essere amici per via del tibet e di altre cose poco nobili, ha raccontato una fiaba medievale, ha intervistato un assessore, ha elogiato il chitarrista e ha concluso intonando, tra due allegre vecchiette, alcune strofe della canzone "vita spericolata" di vasco rossi, col sottofondo stonato del suddetto chitarrista.

con tutto questo, nonostante l'incredibilità del tutto, mi ha fatto piacere rivederlo. alla fine, nonostante lo squallore del contesto e le sue esternazioni senza senso, mi è sembrato più vero lui, silvio sarta, di tanti altri.
e poi mi piace il suo prenome.

maledetto dialetto

son tutti lì a dire quant'è bello il dialetto. ah, la ricchezza del dialetto, guai a perdere il dialetto, dobbiamo riscoprire il dialetto, l'autentica cultura popolare sta nel dialetto, giù le mani dal dialetto, è il dialetto la vera lingua, eccetera eccetera.

bello sentire dire queste cose dagli attori impegnati, dagli scrittori, dai professori e perfino dai cantanti.

ecco, io penso che resteremo il paese del terzo mondo che siamo finché in Italia la lingua correntemente parlata dagli italiani continuerà ad essere lo stramaledetto dialetto.

sabato 26 luglio 2008

ammiro il coraggio dei pesci

venerdì 25 luglio 2008

le dimensioni

le dimensioni della mia testa di cazzo sono apocalittiche.

mercoledì 23 luglio 2008

michel onfray

pare che l'autore del trattato di ateologia piaccia.
interviste, giornali, recensioni, foto, insospettabili ammiratori.

io non lo so ancora.
leggiucchiato quello che ho trovato, ho paura che vi siano troppi punti di contatto tra la filosofia di onfray e quella di garnier.

ancora sul tennis

il tennis sono due sport.
uno si gioca sulla terra battuta. l'altro su qualsiasi altra superficie.
i giocatori sono sempre più o meno gli stessi, ma di solito, a parte borg, chi vince qua non vince là.
una volta c'era l'erba un po' dappertutto. adesso c'è solo al torneo di newport.
la differenza fondamentale è che sul campo in terra la pallina rimbalza alta un metro, sull'erba dieci centimetri.
wimbledon, per cento anni il più famoso torneo sull'erba, oggi è un torneo che si gioca su campi in terra battuta con un sottilissimo strato di erbetta sopra. la circostanza è conseguenza del fatto che i giocatori di tennis non sanno più giocare a rete, luogo nel quale il rimbalzo della palla è un dato insignificante, visto che la palla non viene fatta rimbalzare.

il più importante torneo sulla terra battuta è il roland garros, ovvero gli internazionali di francia
(per capirci, gli internazionali di francia stanno agli internazionali d'italia come il tour de france sta al giro d'italia. il primo e il terzo sono tornei seri, il secondo e il quarto delle patetiche e irritanti pagliacciate)

negli ultimi venticinque anni questo torneo è stato vinto quasi esclusivamente da specialisti della terra: guillermo vilas, mats wilander (3 volte), michael chang, gustavo kuerten (3 volte), jim courier (2 volte), andres gomez, sergi bruguera (2 volte), gaston gaudio, ivan lendl (3 volte), juan carlos ferrero, carlos moya, thomas muster, adriano panatta.
nessuno di questi giocatori ha mai vinto il torneo di wimbledon.

nello stesso periodo wimbledon è stato vinto quasi esclusivamente da specialisti dell'erba: john mcenroe (3 volte), boris becker (3 volte), stefan edberg (2 volte), pete sampras (7 volte), michael stich, pat cash, roger federer (5 volte), richard krajicek.
nessuno di questi giocatori ha mai vinto il roland garros.

questo magnifico dato, che rendeva così pura e cristallina la differenza tra i due sport e coloro che li praticano, è stato rovinato, quest'anno, dalla vittoria di nadal nell'uno e nell'altro torneo (lo so, anche borg, ma era un'altra cosa, era un altro sport, era un altro mondo, lasciamo perdere).

questo fatto non mi darà mai pace.

adesso c'è il torneo di toronto.

tra i commentatori di sky c'è l'orrido massimo marianella, il quale ha due difettuccci: ha una pessima voce e non capisce niente di tennis. però c'è anche laura golarsa, bravissima, che capisce tutto e che ha detto, il primo giorno di commento del primo torneo in preparazione degli us open, che wimbledon non è più un campo veloce. cosa che non ho sentito dire dal buon tommasi, ancora eccitato probabilmente dalle prodezze dello spagnolo sul terriccio londinese.
io non ce l'ho con nadal, come non ce l'ho con i blogger che scrivono libri.
però sarebbe meglio che nadal restasse sulla sua terra.

sabato 19 luglio 2008

bologna, dicembre 1988

invitato, andai qualche giorno a casa di riccardo.
mi ricordo il viaggio in treno. mi ero portato il trimarchi (istituzioni di diritto privato, 1987) per cercare di studiare. figurarsi.
arrivai in tarda mattinata. naturalmente faceva freddo. alla stazione presi un autobus. le indicazioni erano abbastanza precise. arrivai.

arrivavo io e uno dei coinquilini del bona se ne stava andando per il fine settimana. avrei preso il suo posto. come regalo mi lasciò il sacco nel letto. era un po' tamarro, poco simile agli altri due. sparì presto.
l'altro inquilino era daniele giglioli. come riccardo era già un intellettuale di un altro pianeta a 18 anni.
non mi stupisco affatto che sia uscito con questo. anzi. mi sa che lo compro.

la sera andammo a mangiare la pizza. c'era bona, daniele, la meri che era la ragazza di bona, e luigi, un loro amico che studiava lettere pure lui. tutti simpatici. a tavola fecero una sorta di gara di ossimori. dopo cena restammo a parlare fino a tardissimo a casa. mi ricordo che daniele disse di amare masaccio e van gogh. bona discusse di neoplatonismo. la giornata successiva fu tormentata da una sorta di scioglilingua, appena inventato, buono per i bolognesi: "sesso e saussure".
andai a seguire due lezioni all'università: una di linguistica e una di semiotica, tenuta dal noto professore. la prima fu bellissima, la seconda noiosissima.

mi ricordo di quei giorni, e di altri. luigi e daniele li ho rivisti al matrimonio di riccardo. dal matrimonio tornai con una bomboniera che conservo con cura, scelta personalmente: il pugacev di esenin.

la cosa più terribile degli amici che non ci sono più è che non ci sono più.

i magistrati, gli avvocati, le parti /2

i magistrati sono ignoranti di un'ignoranza deprimente.
un'ignoranza irrimediabile, integrale, disumana.
molti di loro poi sono dei mentecatti, il che, a ben vedere, è strano.
ho girato molti meccanici, medici, gommisti, operai edili, ragionieri, elettricisti e nessuno di loro era un pazzo. gli ingegneri, per esempio, sono un po' strani ma è perfettamente comprensibile, dal momento che tutti loro hanno studiato cose come analisi I, analisi II e meccanica razionale. è normale che dopo aver superato con profitto l'esame di meccanica razionale uno poi faccia fatica ad allacciarsi le scarpe o non sappia compilare un assegno. stessa cosa, si capisce, per colui che otto ore al giorno per 5 anni si occupa di trovare la parola mancante nel frammento di alcmane; stessa cosa, posso arrivare a dire, anche per colui che si è sciroppato la critica della ragion pratica, la critica della ragion pura e la critica del giudizio.
meno comprensibile se il soggetto in questione ha semplicemente superato un concorso, certo difficile, nel quale tuttavia era richiesto di conoscere la differenza tra risoluzione, recesso e rescissione, ovvero tra i diversi modi di estinzione dell'obbligazione non satisfattivi.
eppure, tant'è.
uno supera un concorso pubblico e dopo 6 mesi il destino di migliaia di persone è nelle sue mani.
a quel punto si aprono due strade: il terrore della spaventosa responsabilità; la totale indifferenza. nel 99% dei casi il giovane magistrato prende la seconda. il perché ciò accada mi è assolutamente incomprensibile.

gli avvocati sono, per la maggior parte, dei tragici automi.
gli avvocati sono come le bionde con la minigonna.
m spiego. ogni giorno vedo, senza alcuno sforzo, almeno una trentina di donne perfettamente uguali. uguali nel vestito, nel gesto, nel linguaggio. ascoltano la stessa musica, leggono lo stesso giornale, pensano la stessa cosa, dicono le stesse cose, hanno gli stessi desideri, le stesse idee, vivono la stessa vita. l'uomo è riuscito a realizzare il mondo degli ultracorpi. i film di fantascienza degli anni '50 pensavano che i marziani fossero tutti uguali. tutti coi loro vestitini, sincronizzati nel pensiero, nella parola e nel movimento. dall'astronave aliena non potevano uscire che milioni di alieni identici. siamo noi, così. non i marziani.
ebbene, gli avvocati, anche loro, appunto.
gli avvocati si ripetono gli uni agli altri le stesse frasi. c'è la frase da dire a inizio telefonata, quella quando il gioco si fa duro, quella al collega antipatico fuori udienza. sono centinaia di sintagmi, di luoghi comuni, di citazioni tralatizie, di esercizi di mimesi.
ogni circostanza, una frase.
gli avvocati sono come i primi robot. quelli che erano addestrati a pochi semplici comandi: vai, fermo, alza il piede, fai il saluto.
la cosa bella è che a loro piace da morire. come alle bionde dal parrucchiere che guardano il servizio fotografico su vanity fair.

le parti sono detestate dai magistrati e dagli avvocati e siccome lo sono si comprano vanity fair e iscrivono i figli a giurisprudenza, se sono intelligenti; se sono stupidi, li mandano da maria de filippi.

martedì 15 luglio 2008

aggiornamenti

visto che non ci andavo mai, ho eliminato alcuni link.
ho lasciato: breviario dal caos, perché chi legge e apprezza albert caraco ha la mia stima; rosalux perché mi piace, il dottor d perché è un grande scrittore; chinaski per lo stesso motivo; il peggiore perché è obbligatorio; leggo perché è fondamentale per capire; giovani tromboni perché è l'unico grande blogger.