mercoledì 6 agosto 2008
i miei primi dieci
prima o poi doveva capitare.
1. intrigo internazionale
2. finalmente domenica
3. guerre stellari
4. broadway danny rose
5. la conversazione
6. barry lyndon
7. umberto d.
8. il testamento del mostro
9. la parola ai giurati
10. lo sport preferito dall'uomo
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Etichette: cinema
sabato 2 agosto 2008
un pezzo di una vita da sarta
alla fine degli anni '80 aldo biscardi assunse al processo due giovani giornalisti: silvio sarta e gianni cerqueti. il secondo, un romano lezioso, presuntuoso e ambizioso, ha fatto carriera. almeno lui crede così. il primo era vanesio e venne destinato permanentemente al moviolone. il sito ricorda con la giusta accuratezza il sarta: "Silvio Sarta viene riconfermato al Moviolone"; "Silvio Sarta sempre al Moviolone"; "conferma di Silvio Sarta al Moviolone", ma non il cerqueti. chissà perché.
dopo anni trascorsi ad ingoiare bile all'ombra del moviolone, immaginiamo il sarta una mattina d'estate sistemarsi i capelli, salire le scale, penetrare virilmente nell'ufficio di biscardi e pretendere un ruolo più adatto alle sue capacità. l'assenza del sarta dalle successive edizioni del processo ci suggerisce la risposta del biscardi.
qualche tempo fa mi venne fatto di pensare alla sorte di sarta. tutto sommato i suoi coetanei assunti in rai erano giunti ad occupare poltrone di peso.
l'ho rivisto stasera, sul canale 910 di sky (nostradamus), che ogni tanto manda in onda le trasmissioni di una rete privata di teramo, tv sei.
ebbene, il nostro conduceva spigliato una trasmissione da una specie di sala mensa di un ospizio femminile abruzzese. le pareti rivestite di pessimi quadri (forse dopo c'era una televendita), una trentina di sedie di plastica bianche da due lire, vuote per metà, una co-conduttrice bionda ma simpatica, un chitarrista scarso (che mio figlio ha immediatamente indicato come "uguale al nonno"- non si capisce come, visto che mio padre avrà almeno vent'anni di più, capelli decisamente più corti e non ha mai preso in mano una chitarra in vita sua - meraviglie dei bambini).
comunque, la cosa è così: davanti all'illustre platea sarta ha detto che i giornalisti di rai e mediaset non conoscono la "consecutio temporum", ha detto che la cina è un paese di cui non dovremmo essere amici per via del tibet e di altre cose poco nobili, ha raccontato una fiaba medievale, ha intervistato un assessore, ha elogiato il chitarrista e ha concluso intonando, tra due allegre vecchiette, alcune strofe della canzone "vita spericolata" di vasco rossi, col sottofondo stonato del suddetto chitarrista.
con tutto questo, nonostante l'incredibilità del tutto, mi ha fatto piacere rivederlo. alla fine, nonostante lo squallore del contesto e le sue esternazioni senza senso, mi è sembrato più vero lui, silvio sarta, di tanti altri.
e poi mi piace il suo prenome.
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maledetto dialetto
son tutti lì a dire quant'è bello il dialetto. ah, la ricchezza del dialetto, guai a perdere il dialetto, dobbiamo riscoprire il dialetto, l'autentica cultura popolare sta nel dialetto, giù le mani dal dialetto, è il dialetto la vera lingua, eccetera eccetera.
bello sentire dire queste cose dagli attori impegnati, dagli scrittori, dai professori e perfino dai cantanti.
ecco, io penso che resteremo il paese del terzo mondo che siamo finché in Italia la lingua correntemente parlata dagli italiani continuerà ad essere lo stramaledetto dialetto.
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sabato 26 luglio 2008
venerdì 25 luglio 2008
le dimensioni
le dimensioni della mia testa di cazzo sono apocalittiche.
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mercoledì 23 luglio 2008
michel onfray
pare che l'autore del trattato di ateologia piaccia.
interviste, giornali, recensioni, foto, insospettabili ammiratori.
io non lo so ancora.
leggiucchiato quello che ho trovato, ho paura che vi siano troppi punti di contatto tra la filosofia di onfray e quella di garnier.
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Etichette: letteratura
ancora sul tennis
il tennis sono due sport.
uno si gioca sulla terra battuta. l'altro su qualsiasi altra superficie.
i giocatori sono sempre più o meno gli stessi, ma di solito, a parte borg, chi vince qua non vince là.
una volta c'era l'erba un po' dappertutto. adesso c'è solo al torneo di newport.
la differenza fondamentale è che sul campo in terra la pallina rimbalza alta un metro, sull'erba dieci centimetri.
wimbledon, per cento anni il più famoso torneo sull'erba, oggi è un torneo che si gioca su campi in terra battuta con un sottilissimo strato di erbetta sopra. la circostanza è conseguenza del fatto che i giocatori di tennis non sanno più giocare a rete, luogo nel quale il rimbalzo della palla è un dato insignificante, visto che la palla non viene fatta rimbalzare.
il più importante torneo sulla terra battuta è il roland garros, ovvero gli internazionali di francia
(per capirci, gli internazionali di francia stanno agli internazionali d'italia come il tour de france sta al giro d'italia. il primo e il terzo sono tornei seri, il secondo e il quarto delle patetiche e irritanti pagliacciate)
negli ultimi venticinque anni questo torneo è stato vinto quasi esclusivamente da specialisti della terra: guillermo vilas, mats wilander (3 volte), michael chang, gustavo kuerten (3 volte), jim courier (2 volte), andres gomez, sergi bruguera (2 volte), gaston gaudio, ivan lendl (3 volte), juan carlos ferrero, carlos moya, thomas muster, adriano panatta.
nessuno di questi giocatori ha mai vinto il torneo di wimbledon.
nello stesso periodo wimbledon è stato vinto quasi esclusivamente da specialisti dell'erba: john mcenroe (3 volte), boris becker (3 volte), stefan edberg (2 volte), pete sampras (7 volte), michael stich, pat cash, roger federer (5 volte), richard krajicek.
nessuno di questi giocatori ha mai vinto il roland garros.
questo magnifico dato, che rendeva così pura e cristallina la differenza tra i due sport e coloro che li praticano, è stato rovinato, quest'anno, dalla vittoria di nadal nell'uno e nell'altro torneo (lo so, anche borg, ma era un'altra cosa, era un altro sport, era un altro mondo, lasciamo perdere).
questo fatto non mi darà mai pace.
adesso c'è il torneo di toronto.
tra i commentatori di sky c'è l'orrido massimo marianella, il quale ha due difettuccci: ha una pessima voce e non capisce niente di tennis. però c'è anche laura golarsa, bravissima, che capisce tutto e che ha detto, il primo giorno di commento del primo torneo in preparazione degli us open, che wimbledon non è più un campo veloce. cosa che non ho sentito dire dal buon tommasi, ancora eccitato probabilmente dalle prodezze dello spagnolo sul terriccio londinese.
io non ce l'ho con nadal, come non ce l'ho con i blogger che scrivono libri.
però sarebbe meglio che nadal restasse sulla sua terra.
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Etichette: federer, rino tommasi, tennis
sabato 19 luglio 2008
bologna, dicembre 1988
invitato, andai qualche giorno a casa di riccardo.
mi ricordo il viaggio in treno. mi ero portato il trimarchi (istituzioni di diritto privato, 1987) per cercare di studiare. figurarsi.
arrivai in tarda mattinata. naturalmente faceva freddo. alla stazione presi un autobus. le indicazioni erano abbastanza precise. arrivai.
arrivavo io e uno dei coinquilini del bona se ne stava andando per il fine settimana. avrei preso il suo posto. come regalo mi lasciò il sacco nel letto. era un po' tamarro, poco simile agli altri due. sparì presto.
l'altro inquilino era daniele giglioli. come riccardo era già un intellettuale di un altro pianeta a 18 anni.
non mi stupisco affatto che sia uscito con questo. anzi. mi sa che lo compro.
la sera andammo a mangiare la pizza. c'era bona, daniele, la meri che era la ragazza di bona, e luigi, un loro amico che studiava lettere pure lui. tutti simpatici. a tavola fecero una sorta di gara di ossimori. dopo cena restammo a parlare fino a tardissimo a casa. mi ricordo che daniele disse di amare masaccio e van gogh. bona discusse di neoplatonismo. la giornata successiva fu tormentata da una sorta di scioglilingua, appena inventato, buono per i bolognesi: "sesso e saussure".
andai a seguire due lezioni all'università: una di linguistica e una di semiotica, tenuta dal noto professore. la prima fu bellissima, la seconda noiosissima.
mi ricordo di quei giorni, e di altri. luigi e daniele li ho rivisti al matrimonio di riccardo. dal matrimonio tornai con una bomboniera che conservo con cura, scelta personalmente: il pugacev di esenin.
la cosa più terribile degli amici che non ci sono più è che non ci sono più.
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Etichette: riccardo bonavita
i magistrati, gli avvocati, le parti /2
i magistrati sono ignoranti di un'ignoranza deprimente.
un'ignoranza irrimediabile, integrale, disumana.
molti di loro poi sono dei mentecatti, il che, a ben vedere, è strano.
ho girato molti meccanici, medici, gommisti, operai edili, ragionieri, elettricisti e nessuno di loro era un pazzo. gli ingegneri, per esempio, sono un po' strani ma è perfettamente comprensibile, dal momento che tutti loro hanno studiato cose come analisi I, analisi II e meccanica razionale. è normale che dopo aver superato con profitto l'esame di meccanica razionale uno poi faccia fatica ad allacciarsi le scarpe o non sappia compilare un assegno. stessa cosa, si capisce, per colui che otto ore al giorno per 5 anni si occupa di trovare la parola mancante nel frammento di alcmane; stessa cosa, posso arrivare a dire, anche per colui che si è sciroppato la critica della ragion pratica, la critica della ragion pura e la critica del giudizio.
meno comprensibile se il soggetto in questione ha semplicemente superato un concorso, certo difficile, nel quale tuttavia era richiesto di conoscere la differenza tra risoluzione, recesso e rescissione, ovvero tra i diversi modi di estinzione dell'obbligazione non satisfattivi.
eppure, tant'è.
uno supera un concorso pubblico e dopo 6 mesi il destino di migliaia di persone è nelle sue mani.
a quel punto si aprono due strade: il terrore della spaventosa responsabilità; la totale indifferenza. nel 99% dei casi il giovane magistrato prende la seconda. il perché ciò accada mi è assolutamente incomprensibile.
gli avvocati sono, per la maggior parte, dei tragici automi.
gli avvocati sono come le bionde con la minigonna.
m spiego. ogni giorno vedo, senza alcuno sforzo, almeno una trentina di donne perfettamente uguali. uguali nel vestito, nel gesto, nel linguaggio. ascoltano la stessa musica, leggono lo stesso giornale, pensano la stessa cosa, dicono le stesse cose, hanno gli stessi desideri, le stesse idee, vivono la stessa vita. l'uomo è riuscito a realizzare il mondo degli ultracorpi. i film di fantascienza degli anni '50 pensavano che i marziani fossero tutti uguali. tutti coi loro vestitini, sincronizzati nel pensiero, nella parola e nel movimento. dall'astronave aliena non potevano uscire che milioni di alieni identici. siamo noi, così. non i marziani.
ebbene, gli avvocati, anche loro, appunto.
gli avvocati si ripetono gli uni agli altri le stesse frasi. c'è la frase da dire a inizio telefonata, quella quando il gioco si fa duro, quella al collega antipatico fuori udienza. sono centinaia di sintagmi, di luoghi comuni, di citazioni tralatizie, di esercizi di mimesi.
ogni circostanza, una frase.
gli avvocati sono come i primi robot. quelli che erano addestrati a pochi semplici comandi: vai, fermo, alza il piede, fai il saluto.
la cosa bella è che a loro piace da morire. come alle bionde dal parrucchiere che guardano il servizio fotografico su vanity fair.
le parti sono detestate dai magistrati e dagli avvocati e siccome lo sono si comprano vanity fair e iscrivono i figli a giurisprudenza, se sono intelligenti; se sono stupidi, li mandano da maria de filippi.
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Etichette: magistrati
martedì 15 luglio 2008
aggiornamenti
visto che non ci andavo mai, ho eliminato alcuni link.
ho lasciato: breviario dal caos, perché chi legge e apprezza albert caraco ha la mia stima; rosalux perché mi piace, il dottor d perché è un grande scrittore; chinaski per lo stesso motivo; il peggiore perché è obbligatorio; leggo perché è fondamentale per capire; giovani tromboni perché è l'unico grande blogger.
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domenica 13 luglio 2008
amici uligani
dopo un anno di permanenza, due personali considerazioni riassuntive del mondo dei blog.
oggi mi è venuta male la torta. è colpa di quella stronza del mercato sotto casa, che mi odia e mi dà gli ingredienti scadenti. poi ho litigato con la maestra di mio figlio, una povera complessata. mi sono fatta venire l'esaurimento nervoso per cercare qualcosa da mettere per stasera (non potevo fare la solita figura di merda, e poi mi sono dimenticata di ritirare dalla tintoria il mitico vestitino verde su cui avevo vomitato). ovviamente, per la serie non ci facciamo mancare niente, la macchina non partiva e mi son dovuta fare aiutare dal meccanico del palazzo che mi guardava come una povera donnetta sfigata, indugiando peraltro a lungo sulle mie tette. in ufficio sono stata isterica tutto il tempo. a momenti infilzo le forbici nel costato del nuovo arrivato, il francesino (che non è male, quando si spettina - devo ricordarmelo). sarà astinenza da isola dei famosi, o da grande fratello. e che ci posso fa'?
berlusconi, le leggi ad personam, il conflitto d'interessi, i pregiudicati in parlamento, sostenere comunque il partito, le incompatibilità di berlusconi, berlusconi e le mignotte, berlusconi e la corruzione, berlusconi e le sue ville, i processi a berlusconi, le tangenti, retequattro, aboliamo berlusconi, berlusconi deve finire in galera, gli amici mafiosi di berlusconi, le barzellette di berlusconi, le crociere con berlusconi, il mausoleo di berlusconi, la faccia di berlusconi, le orecchie di berlusconi, i capelli di berlusconi, le scarpe con il tacco di berlusconi.
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giovedì 10 luglio 2008
mutande
ho letto su più di un giornale che una delle persone più influenti del mondo è angelina jolie.
la notizia è vera.
i destini del mondo non sono retti dalle multinazionali, dagli sceicchi o dai giudei. sono retti da jovanotti, bono, brad pitt e angelina jolie. se il cantante degli u2 dice che insomma è giunta l'ora di azzerare i crediti con i paesi del terzo mondo, george w. schiaccia l'opportuno bottone.
in italia il pensiero è in mano a beppe grillo, sabina guzzanti, marco travaglio, antonio di pietro, fabio fazio, i preti. la televisione trasmette spot pubblicitari di automobili e telefonini, preferibilmente interpretati da attori comici. sulle riviste si legge della perdita d'identità del maschio e le donne sono magre. sulle riviste si legge anche dell'importanza di credere in noi stessi. i magistrati si sentono importanti. i banchieri, anche. i giornalisti, pure. gli avvocati e i medici lo fanno per i soldi. i giudici della corte d'appello, i professori universitari, i ministri sbagliano a parlare e a scrivere in italiano. le maestre sono terrorizzate dai genitori degli alunni. i genitori sono terrorizzati dagli altri genitori. il sogno di ogni famiglia è una casa di proprietà. chi ce l'ha, sogna di andare in vacanza.
il mio sogno?
al telegiornale il leader del partito dice che la produzione agricola è aumentata del 15% nell'ultimo trimestre, oltre le previsioni del piano quinquennale. immagini rassicuranti di trebbiatrici, trattori, altiforni, operai sudati e felici. al magazzino mi dicono che di mutande non ce n'è, almeno per un po'. mi devo arrangiare con quelle che ho.
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le pornographe
è un film bellissimo, al di là dell'identificazione del sottoscritto col protagonista.
ho letto alcune recensioni, la cui qualità non mi sento in grado di eguagliare.
un padre vinto, pornografo cadente, sogna alla fine di costruirsi da solo una piccola casa in campagna, sopra un pezzo di terreno donato da un amico. e mentre tutto perde definitivamente di senso, disegna per terra un perimetro, senza alcuna motivazione, come i bambini sulla spiaggia, che spostano le righe qui e là.
sognare di vedere il verde, sempre, dalla finestra. sognare l'amore nella propria vita.
ci si aggrappa, dopo aver posto fine a una relazione con la donna che ci ama, dopo aver visto fallire l'ultimo progetto, anche a un'intervista davanti a una persona che si è costretti a disprezzare - parlando, con orrore, di noi stessi - per provare, ancora una volta, a stare al mondo.
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Etichette: cinema
martedì 8 luglio 2008
e per finire un po' di politica
cercando di essere sintetico.
signori, il problema non è berlusconi.
(la parola chiave è "non". per quello ho usato il grassetto)
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