mi accingo a un'impresa difficile.
il lettore non tarderà a comprendere che il post è la spiegazione del post, nel nobile solco della teoria riduzionistica.
il film "rita, rita, rita" (il titolo originale, educating rita, deve essere sembrato poco incisivo ai nostri beneamati distributori) racconta la storia di una parrucchiera ignorante che alle soglie dei trenta vuole elevarsi culturalmente e si iscrive all'università.
tra varie traversie, rita cercherà il suo equilibrio, ma si sentirà un po' nel mezzo. non più parrucchiera, non mai intellettuale.
la sorte di molti somiglia a quella di rita.
la massificazione della cultura porta verso il basso, secondo i noti principii, e sta bene.
l'accesso universale all'istruzione superiore, internet, la velocità di diffusione delle informazioni attraverso i media sono tutte cose buone.
ma io ho una paura.
confesso che, per esempio, faccio un po' fatica a rapportarmi con la signora diciassettenne separata con un figlio che vive qui sotto e che sta tutto il giorno a sbraitare in dialetto siciliano con la vicina. faccio fatica allo stesso modo a prendere in mano per esempio un testo universitario di filosofia del linguaggio.
ma sì, ho letto lepsky, chomsky, saussure, benveniste, barthes, eco e compagnia cantando ma non li ho letti come avrebbero dovuto essere letti.
nemmeno mommsen ha avuto l'attenzione che si meritava. perchè se ne meritava tanta.
credo di trovarmi nella medesima situazione, ritiana, di altri.
ciò che temo è non avere più punti di riferimento alti. è la perdita della cultura.
la preparazione dei professori, a tutti i livelli, è andata gravemente e progressivamente riducendosi.
quando penso all'amico che ho perso, penso anche a quello che hanno perso tutti.
una persona colta, nel senso più ampio possibile, è un bene per l'umanità.
è sacrosanto che ogni parrucchiera abbia il diritto di prendersi una laurea e imparare il greco e studiare shakespeare. non vedo perchè questo debba portare come conseguenza necessaria l'abbattimento della cultura media.
i musei sono sempre pieni. le mostre di pittura vedono code esagerate dappertutto. il festival della letteratura di mantova, il salone del libro di torino fanno il tutto esaurito. si stampano sempre più libri.
e però?
però i laureati in lettere sbagliano a scrivere in italiano e omero in greco non lo sa leggere nessuno.
tutti, assolutamente tutti sanno recitare "Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi" ma poi si fermano lì. nemmeno il secondo verso.
prima si fanno indigestioni di quadri e poi si cagano commenti sui pittori.
insomma, non è più né masscult, né midcult.
è noncult.
domenica 30 settembre 2007
dear dwight
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martedì 28 agosto 2007
amici esseni
ho un amico convinto che gli esseni di qumran siano ancora tra noi e dirigano i destini del mondo.
un'altra sostiene la sopravvivenza degli illuminati di baviera, con i loro opulenti eredi.
tutti, poi, contiamo conoscenti che sbraitano contro il complotto pluto-masso-giudaico.
e poi ci sono quelli del nuovo ordine mondiale, nelle sue variopinte declinazioni.
perfino umberto eco alla fine, nel pendolo, ci lascia in sospeso
(un finale bellissimo e pienissimo, a differenza di quelli che ci propina quel pirla di michael haneke con i suoi film fasulli).
io non ce l'ho con il grillo nazionale. no.
dicono che c'è uno in un qualche paese che ha inventato l'auto che va con le patatine, o l'acqua del rubinetto, ma che non gliela fanno fare. sarà colpa dell'imperialismo delle multinazionali. può darsi. della lobby texana-araba del petrolio. non è da escludere.
ma a me non interessa.
mi andrebbero bene anche tutti.
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mercoledì 18 luglio 2007
il conformismo/2
il conformismo nella civiltà occidentale conosce almeno due illustri campioni: la sinistra italiana e il cinema americano. il fatto che l'uomo di punta della prima sia un dichiarato estimatore del secondo mi pare chiuda il cerchio.
ma partiamo dall'inizio.
la sinistra italiana, dal punto di vista culturale, è afflitta da molti gravami: il settarismo, l'alterità, la consapevolezza della superiorità antropologica dei suoi rappresentanti e dei suoi elettori, l'impulso demagogico, la tendenza reazionaria. negli ultimi vent'anni queste devianze hanno assunto proporzioni imbarazzanti.
c'è un aggettivo che io utilizzavo vent'anni fa e che oggi è talmente inflazionato da divenire intollerabile. nondimeno, non so come meglio definire la politica se non come soggetto totalmente autoreferenziale.
la casalinga di voghera non odia il negro o l'albanese. la casalinga di voghera non ha pensieri. ascolta, guarda. la sua scelta elettorale è creata da un signore che solo così può legittimare la sua presenza in parlamento.
la sinistra è ancorata, sembra irrimediabilmente, al chi non è con noi è contro di noi, al "noi siamo di sinistra", slogan buono per ogni evenienza, a significare immunità, impunità.
la sinistra italiana ha scelto, secondo la lezione gramsciana, di coltivare nel suo seno la più alta istituzione culturale del paese: l'università. chiunque abbia avuto a che fare con codesta istituzione sa perfettamente che essa è il covo del più vieto corporativismo reazionario. con l'aggravante che, nella fattispecie, la cooptazione porta ai vertici professori ignoranti, miserabili e malefici.
quanto al demagogismo, ogni cantante, artista, burattinaio, professore, magistrato e romanziere conosce perfettamente le poche parole che servono per infiammare la piazza, per eccitare il pubblico, per scatenare l'applauso, per trovare il consenso.
le parole sono:
berlusconi (cirami, cirielli, condono, tangentopoli, dell'utri)
pace (guerra, bambini, bombe)
bush (petrolio, imperialismo, multinazionali)
precariato (lavoro)
operai
democrazia
popolo palestinese (israele, stati uniti, fascismo)
l'altezza culturale della sinistra italiana è degnamente esemplificata dalla famosa piastrella di luca sofri.
su radio popolare infatti tutti dicono di averne le tasche piene del Ritardato, ma lo spettro del caimano è troppo forte.
è l'"emergenza democratica", il collante. e tanto basterebbe.
alla fine, per quanto appiattiti su una linea preconfezionata, per quanto incapaci di spirito critico, erano meglio i ragazzi di una volta che, pur scopando e fumando, speravano nell'uomo nuovo, piuttosto che questi.
la sinistra italiana è rappresentata da teleimbonitori che predicano il nullismo culturale (costanzo) o, peggio, da alfieri del midcult (fabio fazio); da giornalisti in mala fede assetati di sangue (mentana), da parrucconi miliardari spocchiosi (eco), da romanzieri privi di talento (tabucchi, baricco e tanti tanti altri), da banchieri ladri e arroganti (fiorani, fazio) eccetera eccetera.
la sinistra italiana è berlusconi.
berlusconi non è di destra. berlusconi è per la lotta di classe. per l'abolizione dei privilegi, delle caste e delle barriere, per un mondo omogeneo, semplice e gaio.
è il mondo del credito al consumo, delle banche , delle finanziarie. è il mondo degli acquisti, della televisione, dell'uomo ridotto a comparsa, a oggetto. l'uomo ridotto a merce. non sono io che compro, io vengo comprato.
tutto ciò premesso, provo a essere demagogico anche io: abolizione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato; abolizione delle banche e delle finanziarie private; abolizione delle carceri; espunzione del diritto al risarcimento del danno da responsabilità per colpa o da responsabilità obiettiva.
sul cinema americano, infra.
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pim
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