sono un coglione.
mercoledì 29 settembre 2010
sabato 25 settembre 2010
25 settembre 1967
I
benvenuto
sei appena nato e già piangi. ti capisco.
beh, sappi che questa sensazione ti accompagnerà per tutta la vita.
vuoi sapere cos'è la vita? te lo dico.
i tuoi genitori non ti comprenderanno mai.
all'asilo un bambino ti ruberà una cosa cui tieni molto. il primo furto della tua vita. non te lo dimenticherai mai.
a scuola imparerai lo scherno, la cattiveria senza senso. le prime ingiustizie.
imparerai le differenze, e questo ti renderà infelice.
presto proverai il primo batticuore. il primo no, grazie.
prima o poi arriverà un sì, e sarà molto, molto peggio.
quando andrai a lavorare imparerai che il tuo lavoro non ha alcun senso. inoltre, sempre, troverai chi vorrà farsi bello a scapito tuo.
il tuo migliore amico smetterà di parlarti.
te ne farai degli altri. uno di questi si scoperà la tua fidanzata.
proverai il dolore fisico, a partire dai primi giorni, e per tutta la tua vita. non ti abbandonerà mai.
se sei sfortunato, proverai dolore di tipo diverso. te lo infliggeranno, e tu lo infliggerai a loro.
ti illuderanno, e calpesteranno le tue speranze.
e quando comincerai a capire qualcosa, sarà sempre troppo tardi.
qualcuno piangerà per te, e tu, colpevolmente, non capirai perché.
cercheranno di renderti schiavo. ogni sforzo che farai per cercare di essere libero non avrà effetto.
ogni tua relazione sarà un rapporto di forza. e tu ne sarai responsabile, al pari degli altri.
la cultura si allontanerà da te tanto quanto più tu cercherai di avvicinarti a essa.
e dietro di te lascerai comunque rimpianto e rammarico, fedeli compagni.
ti piace tutto questo?
non mi credi, vero? e anche se mi credessi, non rinunceresti certo alla possibilità di provarci.
allora, via.
II
c'è il fiele dentro il bacio
il veleno nei ravioli
uomini giudicano uomini
maschere tragiche
in templi dell'indifferenza
non esiste la cura
esiste il dolore
il grido che si perde nel vuoto
la mano incompresa
la mattina la nausea
la sera lo stomaco pieno
eppure non c'entra
l'amore è orrore
la violenza è la strada
il buio, alla fine, cancella ogni luce
buon compleanno
scoreggiato da
pim
alle ore
00:34
6
commenti
giovedì 16 settembre 2010
il bicchiere
"il bicchiere non è né mezzo pieno né mezzo vuoto. è rotto."
così scrisse MCD
il problema è che comunque lo si guardi il bicchiere sa esclusivamente di merda.
scoreggiato da
pim
alle ore
12:02
3
commenti
domenica 22 agosto 2010
l'appassionante questione ontologica colpisce ancora
le donne, almeno qui da noi, dicono tutte, dico tutte, la stessa cosa: gli uomini non si assumono le loro responsabilità
dicono questa cosa perché sentono che manca (a esse donne) qualcosa.
in realtà le donne sono esseri perfetti e non lo sanno.
(nota: le postfemministe sbagliano quando dicono che il movimento avrebbe dovuto insegnare alle donne ad essere amiche tra loro, quando parlano di grande occasione mancata e così via. per le donne essere amiche è ontologicamente impossibile, come vedremo in appresso. per gli uomini è molto difficile, perché il senso della vita, che si ostinano a cercare per tutta la vita, lo riescono a lambire solo quando sono da soli, nel buio della loro stanzetta, o almeno così pensano, e si sbagliano)
da piccoli ci hanno cresciuti con il senso della responsabilità
ci hanno insegnato ad essere uomini a scuola, in famiglia, e ovunque siamo stati.
ci insegnano ad ammirare i miti dell'antropologia maschile: ettore, ulisse, i grandi condottieri, i grandi statisti, i grandi guerrieri.
i libri di scuola li hanno scritti i maschi, ma la società, che è governata (se si preferisce tessuta, tenuta insieme, costituita, regolamentata, ordita e ordinata) dal femminile e non dal maschile, ha preteso (badate che è vero, ci ho pensato, non l'ho scritto a casaccio) che di ulisse non si comprendesse il significato mitico, cioè la profondità, la ricerca, la curiosità, il senso del limite, ma il fatto che tornasse a casa dalla moglie, la quale, naturalmente, nel frattempo, lo aspettava in trepida e fedele attesa.
la società gestita dal femminile ha insegnato agli uomini cose sbagliate: ovvero che essere uomini significhi cercare, ma per portare a casa, cercare il verme e portarlo al nido, dove bocche affamate attendono; costruire, per conservare; approfondire, per tramandare.
per altro verso, ha ragione la signora bernardini de pace, ha ragione chicca olivetti: prendiamoci tutto, prendiamoci tutto il cucuzzaro.
uomo è soprattutto colui che si assume le responsabilità
dei suoi gesti, delle sue azioni, delle sue parole
alle donne tutto questo non è mai stato richiesto, né dalla storia né dalla società
alle bambine è stato chiesto di essere buone mogli e brave madri
quando ci sposiamo, le donne ci fanno fare dei figli e poi ci dicono che dobbiamo assumerci le responsabilità
ce lo dicono per tenerci legati, così non ce ne andremo più
se facciamo per andarcene, molte cercano di farci fare dei figli
se abbiamo fatto dei figli, cercano di farcene fare altri. se anche questo tentativo fallisce, attaccano con la questione delle responsabilità
alle donne non interessano gli uomini
alle donne non interessa la vita. non interessa perché la vita è parte integrante della loro splendida ontologia. per noi è oscura, inaccessibile, per loro naturale come la pipì. non c'è bisogno di indagare. nessun uomo passa la vita a indagare i significati ultimi della minzione.
l'uomo eiacula. pochi secondi e si rimette i calzoni. la donna coltiva dentro di sè un essere umano, e lo mette letteralmente al mondo.
le donne sono esseri meravigliosi e perfetti, sono esseri superiori, e lo dico con la massima serietà e convinzione
alcune donne si suicidano. sono uomini in corpi di donna.
alla maggior parte delle donne non interessa molto indagare e capire, ed è giusto che sia così. le donne non sono fatte per cercare, ma per conservare.
gli uomini fanno la guerra, combattono, esplorano, costruiscono, distruggono, fanno. le donne conservano, mantengono, perpetuano, tramandano.
se le società fossero costituite da uomini, non esisterebbero se non per il tempo destinato a estinguersi.
a molte donne interessa sposarsi per poter pronunciare la parola marito davanti ad altre donne
per costoro marito è colui al quale è stata concessa una eiaculazione dentro la loro vagina, e successivamente e conseguentemente questi potrà, dovrà andare a parlare con l'amministratore del condominio, quando ci sarà un problema, dovrà fare la voce grossa e la faccia dura quando gli sarà richiesto, dovrà fare il bravo quando gli sarà richiesto. perché se non lo fa, gli sarà detto che non vuole assumersi le sue responsabilità, e lui si sentirà uno sfigato, un fallito, un perdente, un esempio pessimo per i figli, sentirà di aver perso la stima della donna che ama, sentirà di non aver incarnato l'idea di uomo che aveva di lui il padre, sentirà il mondo crollargli addosso, sentirà sfuggirgli il senso delle cose, temerà di perdere tutto quello che ha con fatica sino ad allora costruito, e obbedirà, contento di essersi assunto, ancora una volta, quello che il mondo (la sua donna) gli chiede di assumersi.
a molte donne interessa fare dei figli ma non si chiedono il perché, come è giusto che sia.
a molte donne che fanno figli non interessa capire chi sono i figli che hanno messo al mondo in quanto quello che dovevano fare era metterli al mondo e niente altro
il che è perfetto, e io lo capisco e lo ammiro e lo vedo e non ci trovo assolutamente nulla di male, di sbagliato o di immorale.
per la maggior parte degli esseri umani, vorrei dire tutti ma non può essere così per un fatto statistico, le mamme sono delle perfette estranee
la mamma darebbe la vita per la vita di suo figlio
la mamma sta male quando un figlio ha la febbre, si preoccupa, soffre, farebbe, e fa, qualsiasi cosa per farlo stare bene
ma per il figlio la mamma resta una completa estranea
nessuno ha realmente confidenza con la mamma, quella confidenza che, per esempio, riesce ad avere con un amico, o con un padre, se è fortunato.
la mamma ti dona la vita e te la dona ogni giorno della sua vita, ma sarà sempre una estranea.
la mamma è una donna che non conosci, che non ti conosce, che non conoscerai, che non ti conoscerà, e che ti ha messo al mondo.
cosa interessa dunque alle donne?
alla maggior parte delle donne interessano le altre donne, di nuovo per un fatto squisitamente ontologico.
anche se hanno trovato il loro lupo relativamente alfa, le donne vivono nell'ansia di perderlo, ovvero nella tensione di poterne trovare uno ancora più alfa
questa paura e questa tensione sono costantemente minacciate da tutte le altre donne, che vivono nello stesso identico stato perenne.
quando perdono per qualsiasi motivo il loro lupo alfa, ne trovano un altro, oppure fanno in modo che l'ex loro uomo continui ad assumersi le sue responsabilità.
(un domani vorrei che qualcuno mi spiegasse il principio di diritto per il quale il coniuge - maschio o femmina che sia - ha diritto a pretendere dopo la separazione o il divorzio un trattamento economico pari a quello precedente la separazione o il divorzio. il principio non esiste. nessuno lo dice, ma non esiste, e non può infatti esistere un principio giuridico del genere, a ben vedere. nondimeno, così stanno le cose)
le donne sono state costruite per perpetuare la specie e preservarla
se interessasse loro la filosofia, saremmo tutti morti
pertanto, correttamente, preferiscono un uomo con un grande conto in banca ad un uomo di grande cultura.
non ci possono fare niente. non è colpa loro, sono fatte così, ed è sacrosanto che sia così.
dobbiamo ringraziare le donne per questo, non disprezzarle.
non dobbiamo lamentarci del fatto che non sappiano giocare coi nostri figli, primo perché con loro giochiamo già noi, e ai piccoli basta, secondo perché mentre noi giochiamo loro sistemano i conti di casa e mandano avanti la baracca.
non dobbiamo lamentarci se dopo il matrimonio o dopo la maternità scopriamo che sono meno romantiche e più ciniche di quanto pensassimo, oppure se ci coccolano di meno.
il problema non sono loro, siamo noi.
siamo noi che non sborriamo abbastanza come e dove dovremmo.
la natura non è scritta nei libri.
la natura dice che se una donna ha le mestruazioni può avere rapporti sessuali, quindi è giusto che li abbia, non sbagliato.
così come sarebbe giusto che qualsiasi gravidanza, in un mondo perfetto, fosse portata avanti, ma questo è un altro discorso.
fisiologicamente parlando, la natura dice che una donna è fertile più o meno una settimana ogni 28 giorni. se il suo ovulo incontra uno spermatozoo e viene fecondato, la donna è incinta e così per natura resterà per i successivi nove mesi.
l'uomo è fertile tutti i giorni, tutto il giorno.
la natura dice che l'uomo potrebbe fecondare diverse donne ogni giorno, quindi sarebbe giusto che lo facesse, non sbagliato.
ma noi non lo facciamo, preferiamo assumerci le nostre responsabilità
a questo punto, ecco i miei appunti per una rinfondazione dell'etologia umana:
non voglio assumermi alcuna responsabilità
non voglio essere un uomo
voglio sborrare
appunti per il prossimo post:
l'individuo non esiste
esistono gli esseri umani, non l'individuo.
ecco perché non ha senso intercettare le telefonate o le conversazioni qualsivoglia. ciò che dico non ha alcun senso, perché il senso di quello che dico, anche se ce lo dovesse avere per me che lo dico, e potrebbe non averlo per una infinità di motivi, non ce l'ha perché lo dico a quella persona, in quel contesto, in quel momento. e quindi, se ce l'ha, ce l'ha solo limitatamente a quel contesto. cioè appunto, in ultima analisi, non ha alcun senso.
scoreggiato da
pim
alle ore
03:52
4
commenti
Etichette: questione ontologgica
sabato 21 agosto 2010
E
E allora si mise a scrivere. Come Suffeno, come Volusio. Cosa diceva Callimaco? Chi se lo ricorda. E scrisse, scrisse. Scrisse così tanto che stancò tutti. Tutti tranne se stesso. è come il film forrest gump. Uno comincia a fare una cosa senza sapere se e quando smetterà di farla. E mentre la fa, la cosa comincia ad assumere via via significati diversi. Prima un tentativo, poi un gioco, poi una ragione di vita, poi niente, poi un'abitudine, poi una sofferenza, poi una schiavitù, poi la vita stessa, poi niente, poi basta. Poi c'è il disgusto per nanni moretti. Fa ridere un sacco, il suo cinema ombelicale, fatto per noialtri, senza tecnica, senza regia, senza fotografia, in cui c'è lui sempre nudo o in mutande chissà perchè e le domande e le citazioni che capiamo solo noi. Faceva ridere. Come me? E i film di tony richardson? E roger corman? E william castle? E michael powell? E mario bava? E georges clouzot? Io l'ho letto, una certa tendenza del cinema francese, sarà vent'anni fa. Ho visto solo il corvo. Però il salario della paura lo voglio vedere. Ma non quello di frankenheimer (o è di friedkin?) Anche se F è bravo. A parte ronin. Peró gli inseguimenti son girati bene. E friedkin? Bravo. Appunto, è di friedkin, il salario, imbecille. E luigi filippo d'amico? Guglielmo il dentone, sì. Non se ne salva nessuno, come sempre. Vince la determinazione, sì, ma solo contro la miseria. Io sono uno che ha visto stalker. E gli é pure piaciuto. Ho rivisto ricomincio da capo per l'ennesima volta. Un capolavoro assoluto. Lo scoprirà qualcuno tra vent'anni, quando nessuno finalmente avrà più il coraggio di parlare del cinema italiano, o turco-italiano, o iraniano, o franco-iraniano, o franco-irakeno. Film che narrano storie di bambini poveri, preferibilmente senza scarpe, che fanno amicizia con cavalli bolsi, mentre soldati dell'imperialismo saltano sulle mine. Film sull'amicizia tra le sciarpe e le bandane, tra i rom e gli intellettuali, tra la vedova e il miglior amico del morto. Il cinema italiano? Guarda guarda hanno scoperto antonio margheriti e fernando di leo. E lucio fulci allora? alfonso brescia? Sempre molto meglio di fellini. Fellini è orrendo. Ci ho provato, ma proprio non fa per me, il riminese. Miseria e nobiltà, di mattoli. Se lo dessero tutti i giorni, lo rivedrei tutti i giorni. Il genio di enzo turco, per larghi tratti superiore perfino a totò. Dolores palumbo. Il principe di casador. Ca-sa-dor.
Vorrei scrivere una volta nella vita qualcosa di universale. E invece, mai. Invece mi faccio le seghe. Come le mamme che scrivono di ricette e brocantage. Lo stencil. Appassionante. Vorrei appassionarmi al cucito. Alla macchina da cucire. La quale mi appare come un oggetto misteriosissimo e quindi affascinante. Un mondo lontano, complesso. Che bella, la macchina da cucire. Che oggetto splendido. Che palle. E' solo egoismo, egotismo, ioismo. Quei tre, cinque sette secondi, da solo o no. La ricerca del consenso, ancora e sempre. Ho un post sulla sicilia in gestazione da più di un anno. Ogni tanto lo leggo, apporto qualche correzione senza importanza, poi lo lascio lì. Quando lo pubblicherò, avendo esso la data della sua creazione, sarà infilato nelle pieghe del buonblog in silenzio e al buio. Ho un post in gestazione da mesi su fabio caressa. Pensa come siamo messi. Mi guardo il tennis su sky. Adesso hanno commentatori bravi, anche troppo. Luca bottazzi, per esempio. Capisce il gioco. Parla anche un discreto italiano. Il problema è che è antipatico. Arrogante, pedante, ha l'ansia di dimostrare. Non conosce lo humour. Me lo ricordo quando ero ragazzino. A 15 anni si dava arie spaventose. Si sentiva borg. Non ha mai vinto un cazzo, non è mai stato nessuno. Molto meglio galimberti. La reggi è un po' peggiorata, si é rammollata, ma va bene così, avercene. La pero è sempre brava. Zancan non é male. ghisoni e boschetto fanno il loro. Bertolucci è gradevole. Marianella dovrebbero ucciderlo, lui e caressa. Per me hanno la tessera del PSDI. Anche il tennis, come tutto, va verso il brutto. I tennisti non possono più fare a meno, a quanto pare, dell'asciugamano tra un punto e l'altro e si spostano miserevolmente per giocare di dritto. Esibizioni muscolari, prive di eleganza, dolcezza, tocco. Il serve and volley lo giocano in tre al mondo: stepanek, llodra, dent. Escono di buon grado al primo turno. Sono un vigliacco. Non faccio nulla di quello che vorrei fare. Mi faccio rompere i coglioni. Vivo la vita degli altri. Sono un vigliacco fottuto e mi faccio schifo. Sono un uomo senza palle. Un non-uomo. Un quaqquaraqquà. Mi sono messo a fumare. Fumo poco. Dopo 4 o 5 sigarette il mio fisico mi dice basta. Magari se insisto prendo il vizio. La cosa giusta la dice jack london, che morì alcolizzato e che sempre bevve e sempre, ogni volta, gli fece schifo. Grande, jack london. Ho telefonato a un mio amico. Scrive poesie. Almeno lui, ha scelto di non ammazzarsi. Aveva appena finito di mangiare. Ruttava molto. Avrei voluto interporre qualche robusta scoreggia, ma ero in bicicletta.
Qualcosa di universale. Una mia amica si è provata a prosodiare e al primo tentativo ha scritto gli stessi versi di una poetessa famosa, a lei sconosciuta. David Foster Wallace ha visto pubblicata (considera l'aragosta) una sua lezione su kafka, nella quale sostanzialmente riprende ciò che scrisse, poco tempo prima, milan kundera, in un suo saggio, che wallace, ne sono certo, mai lesse (i testamenti traditi).
L'arte è inconsapevole e accidentale e universale. Il contadino del sezuan scrive, ha scritto, scriverà come platone. Uno le cose o le capisce, le vede, le sente oppure no. Sento la lontananza da me stesso, dalla vita, e, fottutamente, dalla macchina da cucire.
scoreggiato da
pim
alle ore
02:14
1 commenti
lunedì 7 giugno 2010
francesca
francesca schiavone non ha solamente vinto il roland garros, con tutte le statistiche annesse.
ha vinto il roland garros giocando una volée smorzata di rovescio in controtempo sul 5-2 del tie-break del secondo.
scoreggiato da
pim
alle ore
13:07
0
commenti
Etichette: tennis
mercoledì 2 giugno 2010
fenomenologia di fabio caressa
mi sono spesso chiesto perché in quel di sky non si siano ancora liberati dell'ingombrante presenza del telecronista fabio caressa.
naturalmente ho posto la precedente questione avendo già considerato - mi sembrava un gesto minimo - che il fatto che il mio orecchio e i miei sensi trovino il suddetto personaggio particolarmente sgradevole, non debba significare che tutti provino i miei stessi rimescolii.
dapprima pensavo che fosse dunque perché il caressa riscuote notevoli simpatie presso il pubblico, o presso i colleghi, o perché ha appoggi importanti. poi, re melius perpensa, ho trovato la spiegazione. sky non se ne libera perché non può.
fabio caressa è uno di cui non ti puoi liberare.
fabio caressa è un uomo determinato. uno che sa quello che vuole. è un uomo che, come molti della sua specie, ha molta stima di se stesso. fabio caressa è ambizioso, ovviamente. può guadagnare grandi traguardi. è un piccolo bonolis, qualche libro mal letto in meno, più tracotante, meno subdolo. è un uomo che, senza dubbio, ha una sua opinione su tutto.
fabio caressa è tracagnotto, ha collo largo e molto corto, capello amico dell'unto, faccia larga e quadrata, strozza metallizzata ed erre molto arrotata.
è uno che non si stanca presto. ha molta carica. e poca paura.
un cavaliere del medioevo. uno che darebbe volentieri del tu alla cotta di maglia, alla cappa e alla spada.
fabio caressa è completamente privo di senso dell'umorismo. pensa che lo stile stia in quella che lui crede essere la preparazione tecnica, ovvero l'individuazione dei giocatori sul campo.
fabio caressa è un rompicoglioni.
è il classico personaggio che arriva al villaggio turistico e si lamenta della camera, del servizio, della lontananza dal mare. fomenta i villeggianti, crea un gruppo e pretende rivendicazioni. è un leader. un leader di poveracci. è quello che alza la voce all'assemblea condominiale, è quello che si prende la "questione di principio", è quello che al liceo si metteva in prima fila quando c'era da far casino, è quello che si fa nominare "consigliere" ovunque esista questa possibilità in seno al mondo.
caressa si sente solo. e vuole essere amato.
fabio caressa è un uomo rozzo. rozzo nel parlare, nel muoversi, nel vestire (nel senso che, sul suo corpo, i vestiti diventano rozzi). la voce è sgradevole, il tono sempre sopra le righe. il lessico è misero, la retorica abbonda, anzi deborda, l'antilingua s'impone con fierezza. assai carente l'analisi tecnica, fastidiosa la compiaciuta rapidità di parola. ha provato a fabbricare anche lui un suo segno distintivo - non dire "gol" o "rete" ma il nome dell'autore - con esiti deprimenti quando non (involontariamente) comici.
il dialetto romanesco emerge febbrilmente nelle telecronache reclamando spazi. spazi che gli sono stati concessi in piccole trasmissioni post partite. qui il nostro si presenta in maniche di camicia (troppo aperta) e jeans sparacchiando battutacce e analisi da osteria in compagnia dell'amico e collega stefano de grandis, il quale se nemmeno in presa diretta riesce ad esprimersi in italiano, figuriamoci in registrata e in jeans.
caressa è un telecronista che vuole lasciare la sua impronta (il suo omologo, in rai, è marco mazzocchi, figlio d'arte). è un parricida, come tutti i giovani arrabbiati. vuole la testa dei papà equidistanti e assonnati delle telecronache di un tempo. prende posizione, dice la sua, dà di gomito all'ospite, strizza l'occhio, fa capire di saperla lunga, e questo con la speranza di creare un ponte di simpatia e complicità sia con l'ospite che non può parlare troppo (il calciatore inseguito dalla domanda sul suo futuro o sul perché di tanta panchina), sia con lo spettatore (che deve sapere che c'è di più, rispetto a quello che si legge).
un furbetto, caressa.
da qualche tempo hanno assegnato al nostro (l'avrà preteso lui, che è senz'altro giocatore) il commento delle partite dei tornei internazionali di poker (nella versione texas hold'em). lo spettacolo è spossante. certo il gioco non aiuta (il poker è il più rozzo dei giochi di carte, l'hold'em la variante deteriore, e almeno in questo l'accoppiamento è centrato).
in ogni caso, qualsiasi cosa egli dica o faccia, è convinto che siamo tutti amici suoi.
adesso lo aspettano i mondiali di calcio.
uno dice guarda che prima di caressa le telecronache le faceva massimo marianella.
e allora ti rendi conto che, una volta di più, era meglio stare zitti.
scoreggiato da
pim
alle ore
00:29
0
commenti
martedì 1 giugno 2010
c'era una volta
"il cinema, declinazione deteriore della letteratura, svolge invero come questa la funzione socialmente utile di essere fruibile universalmente, a prescindere da qualsiasi disposizione del suo fruitore".
provo a parafrasare come segue la celebre sentenza di L. Manning Vines sopra riportata: prima o poi, chiunque riuscirà a identificarsi in un'opera d'arte. e in quell'istante, aggiungo, quell'opera avrà raggiunto il suo scopo (in questo il cinema si differenzia qualitativamente dalla pittura, che infatti mostra, anche da questo punto di vista, di essere espressione barbara dello spirito umano. molti si emozionano davanti a un quadro, molti anche davanti a orribili quadri, ma nessuno si identifica in un quadro. lascio ad altre notti l'intrigante discussione intorno alla "puerilità del processo di identificazione").
invece accade di capire qualcosa di ciò che ti è accaduto, o ti accade, guardando un film.
(naturalmente non guardando un film che conti tra i suoi interpreti bud spencer o terence hill, quei film con le scazzottate e quelle orribili canzoni. del perché milioni di persone trovino esilarante terence hill che prende a pugni un tizio, è un fatto che mai riuscirò a capire. ma è un altro dei miei problemi)
in realtà l'arte non ha alcuna funzione e alcuno scopo, così come i sentimenti. questi, tuttavia, possono trasformarsi in orrore, e rendere orribili. cosa che l'arte non può fare.
a me piacciono i libri che parlano di donne che amano troppo.
mi piacciono i settimanali femminili. li trovo meravigliosi. mi piacciono gli articoli che parlano di donne che insegnano ad altre donne che è ora di smetterla di pensare che essere donne significhi dare in modo incondizionato, perché è ora che le donne imparino ad amarsi.
mi piacciono moltissimo anche le interviste alle attrici, delle fighe spaziali taglia 40 (mi permetto di interporre il non secondario rilievo che codeste sono fighe spaziali nonostante la taglia) in cui tutti ci identifichiamo, che dicono tutte cose tipo vado pazza per il cioccolato non resisto alle lasagne mangio tutto il giorno mangio a tutto gas mangio tutto quello che voglio non mi interessano gli uomini sto benissimo da sola (con fuffi) odio le vacanze amo stare a casa
così scopriamo che la vita di penelope o di cameron è la stessa, proprio la stessa della casalinga di secondigliano.
l'altra sera ho rivisto con piacere ed emozione il film crimini e misfatti, che il suo autore ha ritenuto di rifare, peggio, qualche anno fa con il titolo match point e con attori decisamente più antipatici
almeno hawks ha rifatto un dollaro d'onore ma sempre con john wayne. vabè. a monte.
crimini e misfatti è, notoriamente, un capolavoro. un'opera d'arte universale. sono convinto che chiunque troverà una parte del senso della propria esistenza, una risposta a qualche domanda, un'altra domanda, guardando il film.
oggi mi sono commosso due volte. una, per una volée smorzata di dritto di francesca schiavone, nel terzo game del primo set (roland garros, quarti di finale). un'altra per una volée di rovescio, della medesima schiavone, sul 30-15 del 5-3 del secondo.
il che, temo, la dice, forse, lunga.
"c'era una volta un piccolo pesce che nuotava felice con i suoi genitori. un giorno il pesce andò al supermercato a fare la spesa. a un certo punto incontrò un delfino, fecero amicizia, cenarono e si addormentarono. fine"
se perderò il prezioso incerto manoscritto, magari resterà sul web. chi lo sa.
scoreggiato da
pim
alle ore
19:00
3
commenti
domenica 16 maggio 2010
deliri notturni su matteo 7
Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.
ho la trave, ma vedo nondimeno la pagliuzza. la vedo bene, pur avendo la trave che mi offusca. se ho la trave, tu la vedi e me la togli, io tolgo a te la pagliuzza, da solo non vedo la mia trave ma vedo bene la tua pagliuzza. insegnami a vedere da solo la mia trave, piuttosto. non riesco a togliermela da solo, ho bisogno di te. e tu di me.
Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
se chiedo, non mi verrà dato. ciò che viene dato è ciò che non viene chiesto. qualunque cosa che venga data perché chiesta non è donata e non serve né al corpo né allo spirito.
non chiedere, e ti sarà dato.
se cerco, non trovo. se cerco la fede, non la troverò. solo se smetterò di cercarla, forse mi sarà donata.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
io non voglio niente dagli uomini. se faccio una carezza, non è perché ne voglio una a mia volta.
io voglio una cosa, ma tu un’altra. una cosa provoca a me dolore, a te no, a me gioia, a te no. non posso sapere cosa vuoi, posso solo starti accanto. e ascoltarti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!
la via del signore dev’essere larga, non stretta.
la via dev’essere facile, non difficile.
se è più facile perdersi e commettere peccato che seguire dio, se dio è per i pochi, c’è qualcosa che non va. tutti devono poter vedere e seguire dio.
è molto più facile carezzare che rubare.
Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.
l’albero non è cattivo, è albero. dio ha fatto l’uomo. tu, gesù, sei il figlio dell’uomo.
dal perfetto può promanare l’imperfetto. da padri cattivi nascono, grazie a dio, figli buoni, come da padri buoni figli cattivi. non puoi conoscere il padre dal figlio, perché il figlio non nasce dal padre.
nasce, e basta.
scoreggiato da
pim
alle ore
02:01
2
commenti
della sborrata
una delle cose più belle dei film porno è la sborrata, che rappresenta, per essere concisi, il motivo, l’unico, per cui noi maschi della razza umana siamo al mondo. ed è anche il motivo, l’unico, per cui i maschi guardano i film porno, per ricordarsi, per quei pochi secondi, il senso della loro esistenza.
(un’altra cosa molto bella dei film porno è che dopo averne visti tanti cominci a pensare che potrebbe non esserci molta differenza tra le cose, tra le persone e tra i sentimenti, proprio come chance giardiniere, che ha diritto di spegnere le persone con il telecomando)
la cosa bella della sborrata è la sua imprevedibilità.
non sai mai il volume, il colore, la consistenza e soprattutto il dove.
c’è troppa, troppa verità.
scoreggiato da
pim
alle ore
00:17
0
commenti
sabato 15 maggio 2010
sabato 20 marzo 2010
lai dell'insetto che non posso essere
son cose vecchie.
se vai ad ascoltare una chiacchierata in ricordo di roland barthes, troverai la sala piena. e due ore di coda ti aspettano se pensi di andare ad ammirare le opere del grande artista.
bello vedere tutte queste persone che hanno fame di cultura.
la scolarizzazione di massa ha generato, in sintesi, miliardi di orgogliosi consumatori.
quindi, chiudere le scuole.
se si ha voglia di scorrere le classifiche dei 100, mille libri, canzoni, film degli anni 50 60 70 80 90, si scopre che aveva ragione saloth sar
quindi, tornare analfabeti.
piegare la schiena sulla risaia.
bello dirlo davanti alla tastiera, con le unghie pulite e il bicchierino.
la crisi del mondo moderno, quella di evola, era un paradiso.
la crisi del mondo moderno è nelle pagine, per esempio, di vance packard, 1958.
1958
certo, le sceneggiature le scrive, con rispetto parlando, francesco piccolo
i libri li scrive gianrico carofiglio
le canzoni le canta biagio antonacci
il cinema lo fa ferzan ozpetek
e sto citando dei campioni.
ma la misura della crisi è nel livello qualitativo della pubblicità, non della letteratura.
il che lascia una speranza di risalita.
quindi, imparare ad amare la bomba.
in ogni caso, sartre si lavava poco.
a questo proposito, ricordo che mi piace (mi piaceva) leggere quelle pagine dei romanzi russi in cui c'è sempre una bettola sudicia, un gestore ruvido, avventori balordi con il colletto bisunto e il cappotto sdrucito.
un giovane emaciato, febbricitante, una manciata di copechi, e una carrozza al di sopra delle sue possibilità.
scoreggiato da
pim
alle ore
11:30
6
commenti
martedì 16 marzo 2010
così imparo
- com'è andata oggi a scuola?
- bene
- cosa avete fatto?
- abbiamo studiato le addizioni
- ah bene. cosa fa due più due?
- sei
- e due più uno?
- quattro
così imparo a fare domande odiose.
scoreggiato da
pim
alle ore
13:52
1 commenti
lunedì 22 febbraio 2010
ci sono perché senti il mio corpo accanto al tuo
e ti basta per il sonno
ma io ho paura anche di accarezzarti
e talvolta, mentre dormi, quasi vergogna, imbarazzo di guardarti
al cospetto di dio nessuno ha il coraggio di parlare.
scoreggiato da
pim
alle ore
00:34
2
commenti
