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martedì 13 dicembre 2016

#noallaviolenzasuimaschi


un fiume impetuoso scorre dentro di me. costringerlo nel misero alveo di questo scritto non fa che aumentarne l'intensità. ma es muss sein, come disse quel tale.
non è più accettabile osservare come placidi mentecatti la distruzione programmatica di noi stessi.
non solo il femminicidio (inteso come deve essere inteso, ovvero come omicidio di genere) non esiste, e di questo abbiamo già scritto. non esiste nemmeno la violenza sulle donne. lo scrivo in modo più comprensibile:
la violenza sulle donne non esiste
quello che esiste è la violenza sui maschi 
non conosco, né ho mai conosciuto in 50 anni di vita, personalmente o attraverso i racconti e le confessioni di altri, una donna che abbia subito violenza psicologica o fisica da un maschio. anzi, no. mi correggo. una. una signora in sicilia, vittima, lei sì, di un marito pazzo da legare. una.
quello che invece conosco, personalmente e attraverso i racconti e le confessioni di tanti, sono maschi che subiscono violenza fisica e psicologica da parte delle donne.
i maschi subiscono continuamente violenza da parte delle donne. e sono talmente annichilati da non riuscire nemmeno più a esprimersi, a ribellarsi, a fare alcunché. mentre le donne tuonano da ogni parte contro un fatto che non c'è, gli uomini continuano sistematicamente a subire.
subiscono in famiglia, all'interno delle omertose mura domestiche, dove le mogli li aggrediscono, li umiliano, li sbeffeggiano, gli si rivoltano contro, urlando, ricattando, minacciando, e a volte menando le mani o peggio.
subiscono fuori dalla famiglia, quando le donne, esasperate per non avere avuto un uomo all'altezza delle loro ambizioni, dei loro desideri, preparano la separazione, un procedimento attraverso il quale il maschio viene spogliato di ogni bene, defraudato del proprio ruolo di padre, costretto a vivere in miseria per garantire alla signora lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, in virtù di un principio che non esiste nella legge e che nasce dalla giurisprudenza consolidata da donne magistrato.
le donne hanno perduto, in questa fetta di salame che è il nostro evo, la loro ontologia. l'hanno tradita, l'hanno pervertita. gli uomini l'hanno a loro volta smarrita. si sono messi a osservare, con beata stolidità, la progressiva spoliazione di ogni senso di mascolinità all'interno della società e della famiglia. la scomparsa del ruolo del padre e del compagno. la scomparsa del genere, anche nel vocabolario della lingua italiana. un fatto spaventoso, cui i giornalisti alla cazzullo plaudono tutti contenti. forse pensavano, pensavamo, dovrei dire, perché è la mia generazione che ha generato tutto questo, di scopare di più. andare dietro alle donnine e dargli il contentino le avrebbe rese più docili, meno rompicoglioni. ce l'avrebbero data di più. invece no. giustamente la donna 2.0 si lamenta che i maschi non esistono più. perché anche la donna più ridicola, alla boldrini, per capirci, quella che vuole dire presidenta e sindaca e magistrata, anche lei vuole, vuole fortissimamemte essere presa da dietro e chiavata, tenuta a faccia in giù mentre il cazzo del suo uomo la scopa come si deve. non esiste donna al mondo che non lo voglia, e questa è la verità.
l'uomo moderno, femminilizzato nella forma e nel contenuto, reso impotente dalla moda e dalla pubblicità del mondo capitalistico, non è più un maschio. e se continuerà su questa strada, perderà anche l'unica cosa che ancora gli resta di diverso rispetto alla donna: la forza fisica, buona ormai solo per prendere gli articoli più in alto sugli scaffali dei supermercati.
allora vengo alla pars construens.
donne, uomini: ritrovate la vostra ontologia.
una donna vuole un uomo, e un uomo una donna.
non c'è uomo che non desideri innalzare la propria donna su un piedistallo, e venerarla, e adorarla, e compiacerla, e darle attenzioni, e rispettarla. non c'è piacere più grande per un uomo della soddisfazione della sua compagna.
nello stesso tempo non c'è soddisfazione più grande per una donna di sentirsi amata, rispettata e venerata dal suo uomo, purché sia un uomo, e si comporti da uomo, e la protegga, la curi, le dia attenzioni, si preoccupi dei suoi bisogni.
questo vogliono le donne, è la loro ontologia. essere rispettate e protette. così una donna può dare tutta se stessa al proprio uomo, in una misura che un uomo non può nemmeno immaginare, con uno spirito di devozione e sacrificio che solo la donna, ontologicamente, ha.
dunque la soluzione non è cambiare le desinenze dei sostantivi, amiche mie.
le desinenze dei sostantivi, la dieta, la palestra, le pari opportunità, le quote rosa sono perversioni della sottocultura capitalista che permea il mondo moderno.
basta con le bugie: smettetela di insistere su un fatto che nessuna di voi ha mai conosciuto. smettetela voi di violentare i vostri uomini, di trattarli come poveri deficienti, di servirvi di loro come utensili, smettetela di riempirvi la bocca di luoghi comuni completamente privi di senso (tipo "le donne sanno fare più cose insieme"), smettetela di essere banali, di dire cose banali, rimasticate, trite e ritrite, smettetela di essere tormentate dal consenso altrui, tornate ad essere quello che siete. gli uomini vi amano per quello che siete, ontologicamente, ovvero accoglienti e conservatrici. le altre donne, le vostre vere rivali, faranno la loro gara, come è in natura. il nuovo femminismo non vi farà trovare alleate, ma nemiche silenziose, e nello stesso tempo perderete quello che più desiderate.
forse il processo è inarrestabile. forse siamo nella curva verso il basso, e solo i nostri pronipoti vedranno un mondo diverso, nel quale l'uomo va a caccia e porta a casa il cibo per la sua famiglia, dopo avere combattuto e vinto e superato molti ostacoli, torna a casa dalla sua donna accogliente e devota e dai suoi figli che lo aspettano e gli corrono incontro, e tutti insieme a tavola si guardano negli occhi e sono felici.








mercoledì 8 gennaio 2014

appunti per la stesura di un manifesto per una rivoluzione


appunti per la distruzione del pensare-donna.

il capitalismo, il sistema capitale, favorisce l'emersione della donna quale soggetto primario e autoritario all'interno delle scelte e della famiglia e della società.
non importa il fatto che il femminismo non abbia insegnato alle donne ad essere amiche, unite, complici. è un semplice momento di passaggio.
peraltro alle donne ontologicamente non interessa l'unione tra esse né la complicità (una maxiballa). le donne sono ontologicamente rivali tra loro per l'accaparramento del lupo alfa, prima, e il mantenimento ovvero il miglioramento dello status raggiunto, dopo.

il sistema capitale è il sistema-donna.
il sistema capitale demolisce il pensare-uomo.
il sistema capitale, femminile, spinge la donna alla ricerca e all'acquisto di nuovi rametti per il nido, tramite il maschio, che diventa un semplice esecutore materiale del desiderio femminile, un tramite.
tale funzione marginale non viene a cessare per un solo e unico fatto: la forza fisica. fatto che la cultura non ha ancora strappato alla natura. finché gli uomini saranno fisicamente più forti delle donne, non scompariranno dal pianeta, ma saranno ridotti a ruoli di vassallaggio per il soddisfacimento di desideri. non tutte le donne riescono a portare a casa quintali di merce. non tutte sono alte, non tutte sono forti fisicamente. serve un muletto. ciò che è l'uomo di oggi. un muletto.

le leggi sul femminicidio, giuridicamente e socialmente senza senso, sono elementi primi di una politica della castrazione.
il maschio-eunuco è il punto di arrivo.

esibire il maschio davanti ad altri maschi, perché faccia a cornate con essi e porti a casa il risultato. nello stesso tempo continuare la guerra fredda con le altre femmine, con le quali ontologicamente persiste, durante la fase transizionale (da oggi alla società delle amazzoni e degli eunuchi) l'invidia spasmodica, la quotidiana lotta per l'apparire. l'essere magre, l'ossessione per le diete, tipicamente femminile, nasce nel milieu di un sistema tradizionale, ontologico, naturale, nel quale la donna cerca il maschio-alfa e lo trattiene all'interno delle mura domestiche.
la donna single, espressione moderna della femmina, sente il bisogno del maschio accanto a sé come mero strumento di ricognizione sociale.

finché esisteranno maschi non ancora demascolinizzati, serve una figura-simbolo, solo per poter dire le due parole che servono per  acquistare, finché è necessario, dignità sociale: "mio marito" 

le donne possono farcela da sole, ontologicamente non hanno bisogno del maschio. il principio del "non abbiamo bisogno di loro" è informatore del nuovo pensare-donna.
il pensare-donna, figlio del sistema capitale, presuppone la scomparsa del maschio come uomo, come padre, come simbolo.

in questo contesto, è venuta meno anche la funzione riproduttiva, dal momento che è possibile recarsi in ospedale e farsi inseminare artificialmente, portare a termine la gravidanza e crescere figli senza alcun maschio intorno. si moltiplicano famiglie formate da due mamme e bambini.
lesbismo di massa.
omosessualità di massa
un rapporto sessuale con una persona dello stesso sesso è, per una donna, un fatto infinitamente più normale che per un uomo.

nella situazione di transizione di oggi, la femmina vive una situazione schizofrenica nella quale, mentre si fa perdere di importanza e dignità alla figura maschile, ci si lamenta della scomparsa del maschio.

l'uomo, purtroppo, sta assecondando il processo.
pur di scopare, che è la cosa principale che interessa al maschio, egli è disposto anche a concedere le "pari opportunità" , riservare posti di lavoro per legge, parlare bene della donna, esprimere pareri favorevoli circa il percorso distruttivo che, più o meno inconsapevolmente, sta vivendo.
perché l'uomo non si rende pienamente conto di stare avallando un vero e proprio processo di demascolinizzazione della società.

le donne sono ormai solo eviratrici
assistiamo al ritorno dell'amazzone
lo svuotamento del ruolo del maschio all'interno della famiglia e della società.

la femmina priva del suo suolo il maschio e il padre disgregando la famiglia.
schizofrenia nel processo transizionale. da un lato attribuirsi ruoli maschili (il lavoro, la capacità di produrre reddito, conquiste sociali) da un altro percependo che lo svuotamento di ruolo porta inevitabilmente al fatto che loro stesse non riconoscano più il maschio che invece ontologicamente desiderano avere (qualunque donna, ontologicamente, desidera un "vero uomo" accanto a sé)

vuoi un uomo accanto a te e lo distruggi, distruggi ciò che per natura desideri. follia.
così come le diete, inesistente il natura il desiderio di essere magri

il pensiero comunista eguagliava i sessi e dava pari diritti a donne e uomini senza togliere alcun valore al ruolo di maschio e femmina, che restavano cardinali. il pensiero comunista infatti aborriva l'omosessualità.

il sistema capitale prima ha creato l'uomo-massa (al contrario di quello che si pensava del pensiero comunista- eterogenesi dei fini) poi ha creato la donna consumatrice, responsabile delle risorse economiche della famiglia.
da eminenza grigia e consigliera nascosta e silenziosa all'interno della famiglia nucleare, quale era storicamente, la donna emerge quale rappresentante della direzione politica, economica, culturale della famiglia e della società.

l'uomo si è femminilizzato anche lui. tiene alla cura del corpo, è vittima della moda, è spinto come la donna ad acquisti compulsivi, ha sublimato la componente violenta del suo essere in atteggiamenti sedativi quali gli oggetti. ha perso, sta vieppiù perdendo, la propria ontologia.

l'ontologia dell'uomo è andare a caccia e ammazzare. è fare a botte. è andare alla ricerca, non per il gusto del viaggio, ma per seguir virtute e canoscenza. è andare e tornare, trovare la donna a casa e prendere il braccio il figlioletto. ettore e andromaca. è andare in guerra. è fare figli con tante donne, inseminare donne diverse.

la pace è pensare-donna.
l'uomo fa la guerra. la storia del mondo è la storia di interminabili e sanguinose battaglie.
l'uomo torna a casa con la spada insanguinata e trova conforto nelle carezze di una donna.
la donna è approdo, porto.
ontologicamente, la donna cerca sicurezza nell'uomo e l'uomo pace e serenità nella donna. una donna si sente sicura nelle braccia di un uomo, nel nido che con l'uomo ha costruito, nel quale alleverà la prole. l'uomo trova nella donna la quiete dopo la tempesta di un giorno trascorso a combattere, una casa, per lui non necessariamente l'unica, in cui tornare.

non esiste più nulla di tutto questo.

una spia dell'emergenza di quanto sto dicendo è la progressiva scomparsa della pornografia (tipico prodotto ad uso maschile) dalle reti televisive. così come lo sono tutti gli orientamenti di tutta la giurisprudenza, ormai sempre più territorio femminile.

un versante drammatico del pensare -donna, figlio del sistema capitale, è la deriva del risarcimento del danno.
nel pensare-uomo non esiste il risarcimento del danno.
sì, la lex Aquilia la conosciamo. è un'eccezione fondata. il sistema giuridico romano, fondamento delle codificazioni moderne, conosce e sviluppa l'obbligazione extracontrattuale.
ma la deriva moderna è tutta derivazione del sistema anglosassone, protestante e matriarcale.
in inghilterra e negli stati uniti si elabora la disciplina dei torts, grazie alla quale campano decine di migliaia di avvocati.
nel pensare donna esiste il diritto al risarcimento del danno come fatto equilibrativo di qualunque torto.
qualunque danno è non più astrattamente ma concretamente risarcibile.
fino a non molto tempo fa, quando il pensiero era figlio dell'uomo, si sopportava il torto come una componente del destino. adesso no. il mondo è pieno di persone che vantano diritti al risarcimento. qualsiasi cosa mi accada, qualsiasi ingiustizia subisca, devo poter ottenere un equivalente in denaro. una barbarie senza senso e senza fine. l'equilibrabilità del tutto attraverso la corresponsione di una somma di denaro è pensiero-donna. come se il denaro potesse ristabilire uno squilibrio derivante da un qualsivoglia pregiudizio.

la mia teoria è l'abrogazione del risarcimento del danno da colpa, di qualsiasi gradazione.
resta il risarcimento del danno da dolo.

il collasso è evidente.
le cause di risarcimento del danno da colpa sono in aumento progressivo e la società si frantuma sotto di esse. il sistema non è in grado di sopportarne il peso.
la richiesta danni affonda le radici in un terreno culturale malato, in un tessuto sociale completamente disgregato.
il sistema capitale non solo crea, lo sanno anche i bambini, sperequazioni sociali (secondo qualcuno la povertà non si può eliminare, mentre non solo si può, si deve, e non è nemmeno difficile) e criminalità.
il sistema capitale non solo crea e produce inquinamento e rovina delle risorse naturali (che sono quelle che contano). il sistema capitale crea le condizioni per la distruzione dell'uomo.
la donna distrugge l'uomo.

rivoluzione.








domenica 22 agosto 2010

l'appassionante questione ontologica colpisce ancora

le donne, almeno qui da noi, dicono tutte, dico tutte, la stessa cosa: gli uomini non si assumono le loro responsabilità
dicono questa cosa perché sentono che manca (a esse donne) qualcosa.
in realtà le donne sono esseri perfetti e non lo sanno.
(nota: le postfemministe sbagliano quando dicono che il movimento avrebbe dovuto insegnare alle donne ad essere amiche tra loro, quando parlano di grande occasione mancata e così via. per le donne essere amiche è ontologicamente impossibile, come vedremo in appresso. per gli uomini è molto difficile, perché il senso della vita, che si ostinano a cercare per tutta la vita, lo riescono a lambire solo quando sono da soli, nel buio della loro stanzetta, o almeno così pensano, e si sbagliano)

da piccoli ci hanno cresciuti con il senso della responsabilità
ci hanno insegnato ad essere uomini a scuola, in famiglia, e ovunque siamo stati.
ci insegnano ad ammirare i miti dell'antropologia maschile: ettore, ulisse, i grandi condottieri, i grandi statisti, i grandi guerrieri.
i libri di scuola li hanno scritti i maschi, ma la società, che è governata (se si preferisce tessuta, tenuta insieme, costituita, regolamentata, ordita e ordinata) dal femminile e non dal maschile, ha preteso (badate che è vero, ci ho pensato, non l'ho scritto a casaccio) che di ulisse non si comprendesse il significato mitico, cioè la profondità, la ricerca, la curiosità, il senso del limite, ma il fatto che tornasse a casa dalla moglie, la quale, naturalmente, nel frattempo, lo aspettava in trepida e fedele attesa.
la società gestita dal femminile ha insegnato agli uomini cose sbagliate: ovvero che essere uomini significhi cercare, ma per portare a casa, cercare il verme e portarlo al nido, dove bocche affamate attendono; costruire, per conservare; approfondire, per tramandare.
per altro verso, ha ragione la signora bernardini de pace, ha ragione chicca olivetti: prendiamoci tutto, prendiamoci tutto il cucuzzaro.
uomo è soprattutto colui che si assume le responsabilità
dei suoi gesti, delle sue azioni, delle sue parole
alle donne tutto questo non è mai stato richiesto, né dalla storia né dalla società
alle bambine è stato chiesto di essere buone mogli e brave madri
quando ci sposiamo, le donne ci fanno fare dei figli e poi ci dicono che dobbiamo assumerci le responsabilità
ce lo dicono per tenerci legati, così non ce ne andremo più
se facciamo per andarcene, molte cercano di farci fare dei figli
se abbiamo fatto dei figli, cercano di farcene fare altri. se anche questo tentativo fallisce, attaccano con la questione delle responsabilità
alle donne non interessano gli uomini
alle donne non interessa la vita. non interessa perché la vita è parte integrante della loro splendida ontologia. per noi è oscura, inaccessibile, per loro naturale come la pipì. non c'è bisogno di indagare. nessun uomo passa la vita a indagare i significati ultimi della minzione.
l'uomo eiacula. pochi secondi e si rimette i calzoni. la donna coltiva dentro di sè un essere umano, e lo mette letteralmente al mondo.
le donne sono esseri meravigliosi e perfetti, sono esseri superiori, e lo dico con la massima serietà e convinzione
alcune donne si suicidano. sono uomini in corpi di donna.
alla maggior parte delle donne non interessa molto indagare e capire, ed è giusto che sia così. le donne non sono fatte per cercare, ma per conservare.
gli uomini fanno la guerra, combattono, esplorano, costruiscono, distruggono, fanno. le donne conservano, mantengono, perpetuano, tramandano.
se le società fossero costituite da uomini, non esisterebbero se non per il tempo destinato a estinguersi.
a molte donne interessa sposarsi per poter pronunciare la parola marito davanti ad altre donne
per costoro marito è colui al quale è stata concessa una eiaculazione dentro la loro vagina, e successivamente e conseguentemente questi potrà, dovrà andare a parlare con l'amministratore del condominio, quando ci sarà un problema, dovrà fare la voce grossa e la faccia dura quando gli sarà richiesto, dovrà fare il bravo quando gli sarà richiesto. perché se non lo fa, gli sarà detto che non vuole assumersi le sue responsabilità, e lui si sentirà uno sfigato, un fallito, un perdente, un esempio pessimo per i figli, sentirà di aver perso la stima della donna che ama, sentirà di non aver incarnato l'idea di uomo che aveva di lui il padre, sentirà il mondo crollargli addosso, sentirà sfuggirgli il senso delle cose, temerà di perdere tutto quello che ha con fatica sino ad allora costruito, e obbedirà, contento di essersi assunto, ancora una volta, quello che il mondo (la sua donna) gli chiede di assumersi.
a molte donne interessa fare dei figli ma non si chiedono il perché, come è giusto che sia.
a molte donne che fanno figli non interessa capire chi sono i figli che hanno messo al mondo in quanto quello che dovevano fare era metterli al mondo e niente altro
il che è perfetto, e io lo capisco e lo ammiro e lo vedo e non ci trovo assolutamente nulla di male, di sbagliato o di immorale.

per la maggior parte degli esseri umani, vorrei dire tutti ma non può essere così per un fatto statistico, le mamme sono delle perfette estranee
la mamma darebbe la vita per la vita di suo figlio
la mamma sta male quando un figlio ha la febbre, si preoccupa, soffre, farebbe, e fa, qualsiasi cosa per farlo stare bene
ma per il figlio la mamma resta una completa estranea
nessuno ha realmente confidenza con la mamma, quella confidenza che, per esempio, riesce ad avere con un amico, o con un padre, se è fortunato.
la mamma ti dona la vita e te la dona ogni giorno della sua vita, ma sarà sempre una estranea.
la mamma è una donna che non conosci, che non ti conosce, che non conoscerai, che non ti conoscerà, e che ti ha messo al mondo.

cosa interessa dunque alle donne?
alla maggior parte delle donne interessano le altre donne, di nuovo per un fatto squisitamente ontologico.
anche se hanno trovato il loro lupo relativamente alfa, le donne vivono nell'ansia di perderlo, ovvero nella tensione di poterne trovare uno ancora più alfa
questa paura e questa tensione sono costantemente minacciate da tutte le altre donne, che vivono nello stesso identico stato perenne.
quando perdono per qualsiasi motivo il loro lupo alfa, ne trovano un altro, oppure fanno in modo che l'ex loro uomo continui ad assumersi le sue responsabilità.
(un domani vorrei che qualcuno mi spiegasse il principio di diritto per il quale il coniuge - maschio o femmina che sia - ha diritto a pretendere dopo la separazione o il divorzio un trattamento economico pari a quello precedente la separazione o il divorzio. il principio non esiste. nessuno lo dice, ma non esiste, e non può infatti esistere un principio giuridico del genere, a ben vedere. nondimeno, così stanno le cose)
le donne sono state costruite per perpetuare la specie e preservarla
se interessasse loro la filosofia, saremmo tutti morti
pertanto, correttamente, preferiscono un uomo con un grande conto in banca ad un uomo di grande cultura.
non ci possono fare niente. non è colpa loro, sono fatte così, ed è sacrosanto che sia così.
dobbiamo ringraziare le donne per questo, non disprezzarle.
non dobbiamo lamentarci del fatto che non sappiano giocare coi nostri figli, primo perché con loro giochiamo già noi, e ai piccoli basta, secondo perché mentre noi giochiamo loro sistemano i conti di casa e mandano avanti la baracca.
non dobbiamo lamentarci se dopo il matrimonio o dopo la maternità scopriamo che sono meno romantiche e più ciniche di quanto pensassimo, oppure se ci coccolano di meno.
il problema non sono loro, siamo noi.

siamo noi che non sborriamo abbastanza come e dove dovremmo.
la natura non è scritta nei libri.
la natura dice che se una donna ha le mestruazioni può avere rapporti sessuali, quindi è giusto che li abbia, non sbagliato.
così come sarebbe giusto che qualsiasi gravidanza, in un mondo perfetto, fosse portata avanti, ma questo è un altro discorso.
fisiologicamente parlando, la natura dice che una donna è fertile più o meno una settimana ogni 28 giorni. se il suo ovulo incontra uno spermatozoo e viene fecondato, la donna è incinta e così per natura resterà per i successivi nove mesi.
l'uomo è fertile tutti i giorni, tutto il giorno.
la natura dice che l'uomo potrebbe fecondare diverse donne ogni giorno, quindi sarebbe giusto che lo facesse, non sbagliato.
ma noi non lo facciamo, preferiamo assumerci le nostre responsabilità
a questo punto, ecco i miei appunti per una rinfondazione dell'etologia umana:
non voglio assumermi alcuna responsabilità
non voglio essere un uomo
voglio sborrare

appunti per il prossimo post:
l'individuo non esiste
esistono gli esseri umani, non l'individuo.
ecco perché non ha senso intercettare le telefonate o le conversazioni qualsivoglia. ciò che dico non ha alcun senso, perché il senso di quello che dico, anche se ce lo dovesse avere per me che lo dico, e potrebbe non averlo per una infinità di motivi, non ce l'ha perché lo dico a quella persona, in quel contesto, in quel momento. e quindi, se ce l'ha, ce l'ha solo limitatamente a quel contesto. cioè appunto, in ultima analisi, non ha alcun senso.

sabato 10 maggio 2008

l'avvocato necessario

"I palazzi di giustizia sono tradizionalmente prerogativa degli uomini, nel senso che le gerarchie che li governano, la cultura che li anima, i valori di cui sono custoditi ed i riti e i tempi che regolano la loro vita interiore sono storicamente frutto del comando maschile. Sorge allora la curiosità di scoprire se la via femminile sarà banalmente quella della omologazione al modello preesistente grazie ad una riconosciuta e talvolta invidiata capacità di fare molto, o se lo specifico <donna> saprà viaggiare verso modi e stili diversi, se non antagonisti, rispetto a quelli consolidati e polverosi." (Fulvio Gianaria e Alberto Mittone, L'avvocato necessario, Einaudi 2007, p. 98)

Ebbene, cerchiamo di rispondere alla domanda, omesso ogni commento sul solito tragico errore di stampa di einaudi (chi lo trova?).

La mia esperienza è ancora una volta nel segno della questione ontologica. Nella professione di avvocato la donna, non poteva essere diversamente, ha portato la propria ontologia.
Lo "specifico donna" di cui sopra dovrebbe essere quell'insieme di peculiarità della porzione femminile del mondo, ovvero ciò che contraddistingue l'universo donna: l'emozionalità, la delicatezza, la sensibilità, e anche il coraggio, lo spirito di sacrificio e di applicazione, il senso di giustizia (anche nella declinazione pratica della scarsa propensione al compromesso), la forza umana e nervosa, la generosità, il senso pratico.

Dobbiamo generalizzare, non v'è dubbio. Ma non per questo ci allontaneremo troppo dalla verità.

Dunque. L'avvocato donna è un personaggio molto pragmatico, cinico, determinato, scabro, intransigente, rigido. Poiché spesso sposa la causa del proprio assistito, diventa eccessivo, impulsivo, fazioso, aggressivo.
L'avvocato donna generalmente è privo di cultura, la cultura non essendo necessaria alla vittoria della causa e quindi alla soddisfazione del cliente.
Il peggiore avversario che si possa trovare sulla propria strada è un avvocato donna che difende una donna in una causa di separazione o divorzio.
Il che sarebbe buona cosa e anche un bel pungolo se la competitività femminile si dispiegasse nel certame dialettico e nel serrato confronto sull'interpretazione della norma, ma purtroppo amaramente si risolve in una questione di principio, ovvero in una guerra tra sessi, al di là delle ragioni, delle regole, della buona creanza.
Sono d'accordo con le post-femministe (alla Camille Paglia, per dirne una), le quali pensano e dicono che il femminismo ha perso, tra tante battaglie sacrosantamente vinte, quella più importante per le stesse donne: la possibilità di diventare amiche, di creare un sodalizio eterno tra se stesse. Di creare una reale alternativa al modello culturale maschile, fatto di forza, violenza, prevaricazione e sostituirlo con il suo contrario.
Anche per la mia professione vale quindi il solito discorso: imitazione di modelli deteriori (maschili) e attuazione di questi modelli in forme ancora peggiori.

Sia chiaro: conosco colleghe provviste non solo di intelletto fine e vasta cultura giuridica, ma anche di squisita umanità e profondo senso della funzione socialmente utile della professione.
Ma la mia esperienza personale, sotto il profilo squisitamente statistico, mi parla di una grande maggioranza di donne avare di emozioni e di cultura e determinate verso l'obiettivo.
Il che, per la professione, non penso sia un contributo di valore.
Mi si dirà è una questione di tempi: prima dobbiamo arrivare, e non possiamo farlo se non secondo le vostre regole; poi cambieremo queste regole.
E va bene, rispondo. Ma ora le donne magistrato e le donne avvocato sono tante quanti gli uomini.

E' ora.

(ma non succederà, vedrete, perché questo nostro mestiere non è compatibile che con il "lato oscuro della donna")

mercoledì 30 aprile 2008

il maschio dominante

passi per il plutocrate, l'imprenditore, il calciatore, l'onorevole, il primario, il capo villaggio, il dj e persino l'avvocato.
ma che l'autista dell'autobus fosse riconosciuto quale maschio dominante è stata una scoperta sconvolgente.
sulla questione ontologica che tanto mi sta a cuore non ho scritto che quattro cosette.
oggi aggiungo soltanto che è stato obiettivamente rilevato (e vi è augusto suffragio documentale) che portare una divisa per quanto sdrucita e avere la responsabilità della conduzione di un automezzo che abbia a bordo un numero di passeggeri fa sì che vi siano molte donne disposte a riconoscerti come il lupo (relativamente) alfa.

l'augusto suffragio è reperibile nel link che ho indicato qui a fianco sotto la dicitura www.leggo.it .
basta inserire la città e il gioco è fatto.
emozioni a non finire.

domenica 9 marzo 2008

la questione ontologica

avrebbe dovuto, questo post, trattare dell'argomento a me più caro, quello appunto del titolo.
quello per cui, per fare un esempio, non dobbiamo prendercela con le donne perché si comportano o ragionano in un modo che a noi maschietti pare strano, e ciò in quanto ripetono comportamenti naturali, ovvero obbediscono a una matrice talmente a loro consustanziale da essere insuscettibile di giudizio. la formica non può che comportarsi da formica, e l'umano da umano.
invece no. di una questione come questa, sulla quale, non ho dubbi, vaste menti hanno versato fiumi di inchiostro, io non posso trattare che per il periodo di una mezza serata, diciamo dalle 22 alle 24, oppure, che è la stessa cosa, in un paio di post scribacchiati qui e là.
pigrizia, cialtroneria, superficialità, inconsistenza: le mie antiche alleate.

su fox life (e su la7) c'è un programma che si chiama "i viaggi di nina". prodotto da quelli di milano/roma e scritto da claudio canepari. si tratta di un viaggio intorno al mondo delle donne omosessuali, girato con la telecamera dalla nina che non si vede mai.
stasera c'erano alcune storie. una mi ha commosso.
due ragazze laziali che stanno insieme da sei anni e che si sono sposate. una bruna, l'altra bionda. entrambe molto brutte, goffe, strampalate. la bruna alta, grossa, con i denti superiori estremamente sporgenti, la bionda piccola piccola, grassa, le braccia corte, gli occhiali spessi.
ho visto queste ragazze pulire i fornelli della cucina con la spugna gialla e verde, e commuoversi nel fare la valigia.
le ho viste passeggiare per le ramblas in viaggio di nozze. e le ho viste abbracciarsi, e camminare mano nella mano.

tutto quello che volete: i freaks che si cercano, i condizionamenti sociali, le brutte esperienze coi maschi, la reciproca compassione, e magari, chi lo sa?, anche un po' di aiuto dalla regia.

ma io ho visto due esseri umani volersi teneramente, profondamente bene.
e quindi, per l'intanto, tanti saluti alla questione ontologica.