mercoledì 25 agosto 2021

ho scoperto

 c'è gente che quando ha sonno va a letto e dorme.

giovedì 21 gennaio 2021

21 gennaio 1921

A tutti quelli che ci credettero allora, e a tutti quelli che ancora ci credono.



giovedì 26 novembre 2020

Su Maradona

Federico Buffa ieri sera ospite d'eccezione nel salottino (Anna Billò, la signora De Araujo, e i suoi ospiti Capello Costacurta e Condò) dedicato ai commenti del dopo partita (Champions League, con la consueta grande prestazione dei nerazzurri) ha provato a fornire con un breve monologo di tre minuti un suo piccolo ritratto di Diego Maradona.

Vero che il Buffa si esprime meglio sulle lunghe distanze (il suo "storie mondiali" dedicato a Messico 1986 e intitolato "Diegoooo" è da vedere, come tutte le altre puntate) e personalmente l'ho sempre preferito in diretta (la vetta della telecronaca di un evento sportivo è una qualsiasi partita di NBA commentata da Buffa e Tranquillo), tuttavia anche nel breve tempo concessogli avrebbe certamente potuto fare meglio.

qui il video 
https://sport.sky.it/calcio/2020/11/25/maradona-federico-buffa-ricordo

Ebbene, io che sono un suo ammiratore da tempi lontani (c'è la prova) credo che anche per il Buffa sia cominciata (è una legge fisica) la parabola discendente.
Non che uno non possa legittimamente adorare Maradona, ma per quanto mi riguarda ci sono dei limiti.
1) L'uomo e il calciatore
Buffa cita, condividendola, una frase di Mario Sconcerti, uno che in tutta la sua vita non è mai riuscito a dire una cosa giusta. E infatti dice che nel caso di Maradona, a differenza di Pelé (!) non si può e non si deve separare l'uomo dal calciatore. L'uno è anche l'altro. Francamente, una boiata pazzesca.
Come molto spesso accade (Alberto Tomba, John Lennon, quanti altri) l'uomo è molto, molto diverso e molto meno grande dell'artista.
Maradona è nato in un quartiere miserabile ma grazie al suo immenso talento è diventato ricco e famoso, ha vinto scudetti e campionati del mondo ed è considerato da molti il più forte calciatore di sempre (per me no, resta Edson Arantes). Bene. Ma è lui che, da ex miserabile, ha organizzato il suo matrimonio hollywoodiano che neanche il sultano del Brunei. E ai giornalisti tenuti fuori dal cancello che provavano a dire qualcosa ha pensato bene di sparare qualche fucilata. E' lui che si è fatto e strafatto di cocaina e per questo sospeso per doping più volte, lui amico di camorristi, lui che ha sparso figli a destra e a manca senza riconoscerli (o essendovi costretto), lui che, ricchissimo, si è fatto pignorare l'anello di diamanti all'aeroporto in quanto grande evasore. Lui che ha pianto tutte le volte in cui non era il caso, lui che ha giurato fedeltà e amore a squadre, persone, donne, uomini che poi ha regolarmente tradito. Lui che parla in terza persona. Lui che si è sempre dichiarato fiero e orgoglioso del gol fatto con la mano ai mondiali. Un uomo modesto, con tante macchie, un attore vecchio e sfatto che non è più in grado di recitare una battuta e che vive di un'immagine, un simulacro di sé stesso, privo di qualsiasi consapevolezza, fagocitato dal suo stesso mito.
E poi, diciamocelo, Maradona è sempre stato antipatico. Insopportabile, frignone, vittima, sempre sopra le righe, sempre una parola di troppo, sempre esorbitante, tracimante, retorico, melodrammatico. Il classico terrone, nella sua accezione deteriore. L'epitome del peggior meridionale. Quello che si lamenta perché sono tutti contro di lui, lui che viene dal niente e che combatte contro i potenti, lui che incarna il grande sogno di riscatto di tutti i poveri del mondo, lui che con il suo numero dieci si carica sulle spalle i destini di tutti i diseredati. Ecco, il riscatto.
2) Il riscatto del sud
Maradona è un simbolo. E' il simbolo del riscatto dei poveri contro i ricchi. Chi è stato, anche se solo per poco, a Napoli, ha compreso immediatamente che Maradona per i napoletani, per tutti i napoletani, non è una leggenda, un eroe, un mito. E' un santo. E come un santo viene venerato. La sua icona appare in ogni esercizio commerciale, contornata da lampadine, stemmi, chincaglierie, reliquie. A lui si rivolgono preghiere, lui è il Salvatore. Così come i santi sono puri e immacolati, così anche lui, qualsiasi cosa abbia mai detto o fatto (compreso mandarci affanculo in diretta planetaria - italia '90) non è "perdonato", prima ancora non è mai colpevole. Lo scudetto del Napoli del 1987 è stato il riscatto del sud martoriato e negletto contro il nord opulento e arrogante. E lui ne è stato il simbolo, l'alfiere, il Cid. Grazie a lui e solo a lui finalmente il sud si è preso la sua rivincita dopo secoli di oppressione. Qualsiasi napoletano, a prescindere dal censo e dal livello di istruzione, vi dirà che tutto è cominciato con il saccheggio del Banco di Napoli ad opera del Regno d'Italia. L'unità d'Italia ha arricchito il nord e indebolito il sud, dicono. E da lì, l'odio per lo Stato che latita, che non aiuta, che non c'è. La necessità di arrangiarsi, come si può e come si deve. Ma poi arriva Lui e, seppure per poco, seppure per un giorno, come in un sogno, cambia tutto. Oggi vinciamo noi. Vinciamo noi. E in un orgasmo collettivo non ci sono più la plebe e i nobili, Chiaia e Fuorigrotta, i Quartieri e Posillipo, il Vomero e la Sanità, Mergellina e Materdei. Siamo tutti insieme, tutti napoletani, tutti meridionali, tutto il sud, tutto il mondo di chi ha perso sempre e non ha vinto mai. E va bene così, viva Dieguito, che ha inventato un sogno e poi lo ha inverato. Ma lasciamolo lì, lasciamolo per quello che è stato, il gol su punizione alla Juve (1985), quello all'Inter (1985), quello al Milan (1988), quello - per me il più bello -  alla Grecia con la nazionale argentina (1994), e tutti gli altri magnifici gesti compiuti sul campo. Tranne la mano, però, la celeberrima "mano de Dios", la mano di Maradona che è Maradona, la mano come simbolo, di nuovo, perché a noi è consentito anche rubare. No, consentitemi: il riscatto dei popoli oppressi, se tali sono - e se ne può anche discutere - non avviene con i gol. Avviene con la presa di coscienza e con la lotta. E puoi anche andare da Fidel e dal Papa, e lanciare proclami e invettive e incontrare Kusturica (orrido il documentario e penoso il commento del Buffa, per chi lo trova) e fare il fratello di tutti e piangere con tutti, ma non sarai per questo un santo. Lasciamoli stare, i santi, che sono un'altra cosa. Non chiedete a Valentino Rossi di salvare la vostra anima o pagarvi le rate del mutuo, accontentatevi di guardarlo mentre guida la moto. E così il pibe: non la mano, ma il piede sinistro che, da dentro l'area di rigore, sfiora un pallone che come un batuffolo bianco prende il volo e pianissimo ma velocissimo allo stesso tempo, contro ogni legge fisica (qui sì) supera la barriera e si insacca imparabilmente sotto la traversa.

domenica 2 agosto 2020

Prima di tutto in quanto donna

Prima di tutto in quanto donna.

sabato 6 aprile 2019

Quaestiones de iuris subtilitatibus

Qualche giorno fa mi è toccato di vedere un immenso poster della nuova stagione (si chiama così) della serie televisiva Gomorra, prodotta da Sky.  Si tratta della quarta stagione. Copriva, il poster, tutta la facciata del palazzo del Comune di Milano di via Pirelli. Ora, io non mi sono soffermato sul fatto che Sky con i soldi dei suoi tanti abbonati produca serie televisive invece, per esempio, di acquistare (costerebbe infinitamente meno) i diritti per trasmettere dei film decenti. Sky paga lauti stipendi a personaggi come Massimo Marianella e Fabio Caressa, per non parlare di Beppe Bergomi e di quell'imbecille di Alessandro Costacurta. Pazienza. No. Mi sono soffermato  - e non poco, nel mio piccolo  - su di un altro versante, ovvero la funzione socialmente utile di Gomorra. Mi sono chiesto, la faccio breve, se sia socialmente utile una serie televisiva che sostanzialmente magnifica la camorra (uno mi può dire quello che vuole, ma è così). Poi mi sono detto che, evidentemente, chiedersi se una serie televisiva sia socialmente utile è una scemata. Anzi, mi son detto, chiedersi se qualsiasi cosa sia socialmente utile è una grande scemata. Di fatto, ho aggiunto, qualsiasi studio circa il ruolo sociale di qualsiasi cosa è ormai profondamente antistorico. Antistorico. Una volta la mia collega di studio, che vota il PD perchè è democratica, mi disse che fumare è antistorico. Di fronte a quella perentoria affermazione rimasi senza parole. Mi restò in testa quell'aggettivo. Mi resi conto che ormai la misura, anche etica, delle cose, non è data da codici inscritti, come avevo sempre pensato, ma da criteri afferenti la modernità. Se è moderno è bene, se è antico è male. Che è un po' come dire che il reale è razionale.
Se il reale fosse razionale non esisterebbe il capitalismo, e nessuna delle sue mostruose creature, come Chiara Ferragni e Maria De Filippi, che rappresentano una catastrofe per l'umanità. Ma non solo nessuno se ne accorge, tutti pensano che deve accadere, e siccome deve accadere è giusto che accada.
Invece no. Non è giusto. Il giusto esiste, e anche lo sbagliato, e io so cosa e dove sono. Non è giusto che ci sia un ritardato a presiedere un ministero, non è giusto che le persone siano indotte da un sistema criminale ad acquistare beni senza senso, non è giusto che si magnifichi la camorra.
Antistorico un cazzo.

lunedì 23 aprile 2018

Fìdati, è cioccolato

Domanda
Perché nessuno si rende conto che è inaccettabile, assolutamente inaccettabile, che ci siano persone che pedalano sotto la pioggia per portare cibi e bevande ad altre persone, comodamente sdraiate sul divano, in piena salute, con in mano il loro bravo smartphone?
Perché nessuno pensa che questo, come tante altre cose, sia uno sfruttamento ingiusto di un uomo da parte di un altro uomo?
Perché, quando glielo si fa notare, le persone, anche quelle non comodamente sdraiate, ti rispondono che invece è una cosa buona, in quanto grazie a queste “app” quelli con la bicicletta trovano un lavoro che diversamente non troverebbero e quindi anzi devono essere contenti?

Risposta 
Perché le persone, nella stragrande maggioranza dei casi, ritengono che le ciabatte cosiddette “infradito” siano davvero comode, che il regista Paolo Sorrentino sia bravo, che il pilota di motociclette Valentino Rossi sia simpatico, che Rafael Nadal giochi molto bene al tennis, che il sistema di digitazione cosiddetto “touchscreen” sia di gran lunga preferibile alla tastiera fisica, che le donne siano effettivamente multitasking, che la prima colazione sia il pasto più importante della giornata, e perché se dentro un capannone alla periferia di Milano piazzi delle sdraio su due metri quadrati di sabbia, c’è sempre qualcuno che pensa di essere in spiaggia. 

martedì 12 dicembre 2017

#siamotuttistupratori

Oramai è tempo, confessiamolo: siamo tutti stupratori. Inutile girarci intorno, lasciamo cadere la maschera, tanto in buona parte ce l'hanno già strappata. Il maschio è ontologicamente stupratore, hanno ragione le vecchie femministe americane degli anni '70 del secolo scorso. Come diceva Andrea Dworkin, lo stesso atto sessuale che si consuma con la penetrazione è violenza. Quando vediamo una donna che ci piace, anche poco, magari è solo un gesto, un vestito, uno sguardo, la scollatura, le gambe, le scarpe, i piedi, le cosce, il viso, i capelli, insomma quando sentiamo quella vibrazione lì, il nostro impulso è quello di prenderla, chi davanti, chi di dietro, chi a modo suo. E se con quella non ci va bene, o ci rifiuta, un minuto dopo ne arriva un'altra che va altrettanto bene. Sono tutte prede potenziali, e sono pure tante. Certo, ci piace corteggiare, ci piace essere romantici, fare doni, scrivere poesie, ma alla fine vogliamo arrivare lì, in penetralibus.
Fin da quando siamo piccoli ci abituiamo a quella presenza in mezzo alle gambe, ci giochiamo, lo tocchiamo, lo vediamo cambiare di dimensione e consistenza, lo guardiamo, lo spostiamo, lo misuriamo, da soli o in compagnia. A un certo punto cominciamo a masturbarci e non smettiamo più. E', il membro, l'epitome della mascolinità. Il nostro essere estroflessi, apollinei, razionali, come scrive Camille Paglia. Il nostro organo sessuale prima di essere tale è l'espressione più pura del pensiero e dell'ontologia maschile. Che è violenza, lotta, dominio. Anche solo fare la pipì come la facciamo noi non è che l'espressione della volontà di potenza, di possesso del territorio. Così come, con ogni evidenza, lo è l'eiaculazione. Grazie al nostro pisello siamo maschi, ci chiamiamo maschi, ci comportiamo da maschi. E lui ci conduce dove sa.
Quando subiamo un torto, desideriamo risolvere la faccenda da uomini, cioè a botte. Quando vediamo una donna attraente, desideriamo possederla, lì, in quel momento, non importa se in mezzo alla strada o per le scale. Oggi la nostra esistenza di maschi, per tutta la sua durata a partire dall'età della ragione, è contrassegnata dalla repressione del nostro istinto. Ci diciamo e riconosciamo che si tratta di un compromesso sano, non siamo mica nel far west. E' un mondo civilizzato, un consorzio maturo di persone evolute che si danno e condividono regole per una pacifica convivenza. Un mondo in cui la violenza non esiste più, ed è sublimata dai giochi della playstation o dalle partite di calcio, ultime tristi metafore della guerra.
Il diritto e la cultura hanno represso la nostra istintualità di maschi relegandoci prima nel sacro vincolo del matrimonio, con contestuale sanzione dell'obbligo di fedeltà, poi, nel mondo moderno dominato dal femminile, nell'impossibilità anche solo di esprimere una parola.
Come ho già scritto più e più volte, il mondo di oggi veleggia con sicurezza verso l'annientamento di tutto ciò che è maschio. Il diritto, l'industria culturale, il commercio, lo sviluppo software, la famiglia vanno in questa direzione. Donne e omosessuali hanno in mano le leve del comando. A sovrintendere il modo in cui prendiamo decisioni, desideriamo, comperiamo, andiamo in vacanza, ci vestiamo, guardiamo film e tv, cresciamo i nostri figli, ovvero in poche parole viviamo non sono maschi eterosessuali.
Come abbiamo visto, hanno ragione le donne a dire che sono tutte molestate, anche nell'accezione che si dà oggi al termine molestia. Ma lo saranno sempre meno, nel mondo dei prossimi anni in cui scomparirà definitivamente il maschio per lasciare posto solo alle femmine. Ieri un uomo poteva permettersi di tirarlo fuori in ascensore o piazzare la mano su un sedere, oggi si va in galera per una parola non gradita. Dire a una donna che ha un bel seno significa violare la sua libertà. E non è punto il caso di interrogarsi sul perché tutte queste donne molestate rivendichino il diritto a mostrare seni, gambe e culi per poi arrabbiarsi quando qualcuno fa loro un complimento.
Io, se avessi una Porsche, e se per caso la lasciassi parcheggiata con le chiavi inserite nel quadro e me la rubassero, non so se me la prenderei con il ladro, e sono abbastanza certo che se raccontassi l'accaduto ai miei amici maschi mi darebbero dello stronzo. Ma questo è certamente un altro discorso, e lo si farà, più o meno, nel 2097, quando saremo tornati all'età del bronzo e potremo riprendere a palpare.

mercoledì 8 marzo 2017

8 marzo forever

Favorevolissimo alla festa della donna.

giovedì 2 febbraio 2017

Gianfranca

La madre di mia nonna aveva due figli. Il primogenito, maschio, si chiamava Gianfranco, ed era il preferito della mamma. La seconda, mia nonna, Lucilla. Gianfranco morì per un fatto improvviso che non aveva dieci anni. Quando andarono a informarla della tragedia, la mia bisnonna si trovava con mia nonna e d'impulso disse: "non poteva morirmi questa invece?".
Mia nonna portò l'orrendo fardello di quella frase per tutta la vita.
Per tutta la vita cercò l'amore di sua madre, un gesto, una carezza, un complimento.
Quando aveva 90 anni la mia bisnonna cadde per le scale e si ruppe il femore, Venne portata in ospedale e da lì non uscì più. Mia nonna aveva cercato in tutti i modi di strapparla alla morte. Vedendo che si lasciava andare a poco a poco, le portava tutti i giorni cose buone cucinate o preparate da lei sperando che mangiasse, Pochi giorni prima della fine la madre in qualche modo si scusò con mia nonna e le disse che aveva sbagliato. Le parole esatte non le sa più nessuno ormai, ma mia nonna se le fece bastare. Non distrussero il fardello, ma so che lo resero più leggero.
Appena morto Gianfranco, la mia bisnonna aveva messo in azione il marito per un altro figlio. Era nata una femmina. Fu chiamata Gianfranca.
Per tutta la vita mia zia visse con l'orrendo fardello di una vita da sostituta.
Sposò un uomo che non la amava e che la trattava come una serva. Non avendo alcuna stima di se stessa accettò una vita infelice, amara. Ciononostante, si mostrava sempre allegra, sempre vitale.
Devastata dal cancro, ebbe una morte atroce,
L'unica cosa che fui in grado di fare per lei fu dedicarle un pensiero il giorno che superai l'esame di procedura penale comparata. Era morta da poco, e mi ricordo che uscendo in via Bergamini mi volsi al cielo e dissi Franca è per te. Non so perché lo dissi, era un modo per far arrivare la mia gioia a una persona che ne aveva vista poca. Mi vergogno di questo fatto. Ma è quello che è successo.
Adesso scrivo questo post pensando a mia zia Franca, che visse sempre accanto al fantasma del fratello premorto, e a mia nonna, che per tutta la vita attese una parola da sua madre.
Mia nonna non fu una buona madre per mia madre. Mia madre crebbe con la Franca, che le fece da mamma e da sorella maggiore. Con sua madre non andò mai d'accordo.
La Franca ce la mise tutta per essere una buona madre per i suoi due figli. Non so quanto riconobbero i suoi sforzi.





aspettando il pasticciere

essendo l'umiliazione di noi stessi e degli altri, in ogni forma possibile, il tratto distintivo dell'oggi, ad onta del dilagare dei "mi piace", che ne costituiscono invero il versante necessario, non stupisce che un film ORRIDO come Whiplash sia stato coperto di elogi da parte della critica compatta. addirittura ho letto di qualcuno che ha scomodato nientemeno che Il Soccombente di Thomas Bernhard, a suffragare discendenze letterarie alte.
Whiplash, del giovanissimo e stronzissimo Damien Chazelle tratta dell'educazione sentimentale di un giovane aspirante batterista attraverso la sua continua umiliazione da parte del suo insegnante.
la frase centrale del film, che racchiude la poetica del regista, è che non bisogna mai dire a uno che ha fatto un buon lavoro (good job), anzi è la cosa peggiore che gli si può dire, perché se gliela si dice questo smette di impegnarsi, mentre invece se lo si mortifica in ogni modo diventerà davvero bravo.
non stupisce dunque nemmeno che un musical che ha come protagonista Ryan Gosling sia stato già giudicato, dalla stessa critica, un capolavoro.
io già odio Ryan Gosling (questione di faccia, di gesti, di ruoli, di atteggiamenti, di comportamenti); già Chazelle non mi è simpatico, figuriamoci.
preferisco aspettare, a questo punto, un musical imperniato sulla figura di un pasticciere trotzkista nell'Italia degli anni'50.

martedì 13 dicembre 2016

#noallaviolenzasuimaschi


un fiume impetuoso scorre dentro di me. costringerlo nel misero alveo di questo scritto non fa che aumentarne l'intensità. ma es muss sein, come disse quel tale.
non è più accettabile osservare come placidi mentecatti la distruzione programmatica di noi stessi.
non solo il femminicidio (inteso come deve essere inteso, ovvero come omicidio di genere) non esiste, e di questo abbiamo già scritto. non esiste nemmeno la violenza sulle donne. lo scrivo in modo più comprensibile:
la violenza sulle donne non esiste
quello che esiste è la violenza sui maschi 
non conosco, né ho mai conosciuto in 50 anni di vita, personalmente o attraverso i racconti e le confessioni di altri, una donna che abbia subito violenza psicologica o fisica da un maschio. anzi, no. mi correggo. una. una signora in sicilia, vittima, lei sì, di un marito pazzo da legare. una.
quello che invece conosco, personalmente e attraverso i racconti e le confessioni di tanti, sono maschi che subiscono violenza fisica e psicologica da parte delle donne.
i maschi subiscono continuamente violenza da parte delle donne. e sono talmente annichilati da non riuscire nemmeno più a esprimersi, a ribellarsi, a fare alcunché. mentre le donne tuonano da ogni parte contro un fatto che non c'è, gli uomini continuano sistematicamente a subire.
subiscono in famiglia, all'interno delle omertose mura domestiche, dove le mogli li aggrediscono, li umiliano, li sbeffeggiano, gli si rivoltano contro, urlando, ricattando, minacciando, e a volte menando le mani o peggio.
subiscono fuori dalla famiglia, quando le donne, esasperate per non avere avuto un uomo all'altezza delle loro ambizioni, dei loro desideri, preparano la separazione, un procedimento attraverso il quale il maschio viene spogliato di ogni bene, defraudato del proprio ruolo di padre, costretto a vivere in miseria per garantire alla signora lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, in virtù di un principio che non esiste nella legge e che nasce dalla giurisprudenza consolidata da donne magistrato.
le donne hanno perduto, in questa fetta di salame che è il nostro evo, la loro ontologia. l'hanno tradita, l'hanno pervertita. gli uomini l'hanno a loro volta smarrita. si sono messi a osservare, con beata stolidità, la progressiva spoliazione di ogni senso di mascolinità all'interno della società e della famiglia. la scomparsa del ruolo del padre e del compagno. la scomparsa del genere, anche nel vocabolario della lingua italiana. un fatto spaventoso, cui i giornalisti alla cazzullo plaudono tutti contenti. forse pensavano, pensavamo, dovrei dire, perché è la mia generazione che ha generato tutto questo, di scopare di più. andare dietro alle donnine e dargli il contentino le avrebbe rese più docili, meno rompicoglioni. ce l'avrebbero data di più. invece no. giustamente la donna 2.0 si lamenta che i maschi non esistono più. perché anche la donna più ridicola, alla boldrini, per capirci, quella che vuole dire presidenta e sindaca e magistrata, anche lei vuole, vuole fortissimamemte essere presa da dietro e chiavata, tenuta a faccia in giù mentre il cazzo del suo uomo la scopa come si deve. non esiste donna al mondo che non lo voglia, e questa è la verità.
l'uomo moderno, femminilizzato nella forma e nel contenuto, reso impotente dalla moda e dalla pubblicità del mondo capitalistico, non è più un maschio. e se continuerà su questa strada, perderà anche l'unica cosa che ancora gli resta di diverso rispetto alla donna: la forza fisica, buona ormai solo per prendere gli articoli più in alto sugli scaffali dei supermercati.
allora vengo alla pars construens.
donne, uomini: ritrovate la vostra ontologia.
una donna vuole un uomo, e un uomo una donna.
non c'è uomo che non desideri innalzare la propria donna su un piedistallo, e venerarla, e adorarla, e compiacerla, e darle attenzioni, e rispettarla. non c'è piacere più grande per un uomo della soddisfazione della sua compagna.
nello stesso tempo non c'è soddisfazione più grande per una donna di sentirsi amata, rispettata e venerata dal suo uomo, purché sia un uomo, e si comporti da uomo, e la protegga, la curi, le dia attenzioni, si preoccupi dei suoi bisogni.
questo vogliono le donne, è la loro ontologia. essere rispettate e protette. così una donna può dare tutta se stessa al proprio uomo, in una misura che un uomo non può nemmeno immaginare, con uno spirito di devozione e sacrificio che solo la donna, ontologicamente, ha.
dunque la soluzione non è cambiare le desinenze dei sostantivi, amiche mie.
le desinenze dei sostantivi, la dieta, la palestra, le pari opportunità, le quote rosa sono perversioni della sottocultura capitalista che permea il mondo moderno.
basta con le bugie: smettetela di insistere su un fatto che nessuna di voi ha mai conosciuto. smettetela voi di violentare i vostri uomini, di trattarli come poveri deficienti, di servirvi di loro come utensili, smettetela di riempirvi la bocca di luoghi comuni completamente privi di senso (tipo "le donne sanno fare più cose insieme"), smettetela di essere banali, di dire cose banali, rimasticate, trite e ritrite, smettetela di essere tormentate dal consenso altrui, tornate ad essere quello che siete. gli uomini vi amano per quello che siete, ontologicamente, ovvero accoglienti e conservatrici. le altre donne, le vostre vere rivali, faranno la loro gara, come è in natura. il nuovo femminismo non vi farà trovare alleate, ma nemiche silenziose, e nello stesso tempo perderete quello che più desiderate.
forse il processo è inarrestabile. forse siamo nella curva verso il basso, e solo i nostri pronipoti vedranno un mondo diverso, nel quale l'uomo va a caccia e porta a casa il cibo per la sua famiglia, dopo avere combattuto e vinto e superato molti ostacoli, torna a casa dalla sua donna accogliente e devota e dai suoi figli che lo aspettano e gli corrono incontro, e tutti insieme a tavola si guardano negli occhi e sono felici.








sabato 21 novembre 2015

le canzoni salvano la vita


dimmi che anche tu abbracci l'armadio
che anche tu appoggi la faccia sullo stipite della porta
che anche tu non riesci a dormire
dimmi che anche tu invochi
dimmi che anche tu cadi per terra e ti fai male
dimmi che anche tu continui a sperare, nonostante tutto. che a un certo punto non ci credevi più, poi hai cominciato a crederci ancora e quando hai cominciato ti hanno accoltellato.
dimmi che lo sai che sei un sacco di merda e che le tue parole e le tue azioni non salveranno nessuno.

sinfonia otto. primo movimento. furtwängler.

lunedì 2 marzo 2015

ho incontrato federico

è successo qualche mese fa, prima di natale. avevo preso appuntamento con Giovannangelo per scambiarci gli auguri. un'occasione per vederci.
quando sei con Giovannangelo può succedere di tutto, egli è, sebbene suo malgrado, un essere demiurgico, è capace di modificare la realtà. è come se avesse dei superpoteri che non so decifrare. quello che so è che quando c'è lui le persone e le cose smettono di funzionare e si mettono a dire e fare cose strane. è vero. è una specie di disturbatore involontario di segnale. un jammer del reale. è per quello che mi piace, Giovannangelo, è un baco del sistema. me ne ha combinate di tutti i colori, ma gli voglio bene e per un certo periodo ho desiderato di adottarlo, anche se è solo di pochi anni più giovane di me. secondo me tutti i maschi adulti a una certa età dovrebbero adottare un giovane uomo, o anche più di uno, come si usava nei tempi che furono.
insomma, dopo i saluti e gli abbracci di rito siamo andati a mangiare un panino nel bar di fronte allo studio.
ci accomodiamo nella zona soppalcata. mentre chiacchieriamo amabilmente intorno alla sua ultima ossessione, il celeberrimo passo di Gai Inst, 4,21  - Giovannangelo sostiene che il vindex non agiva pro se ma alieno nomine in qualità di mero garante, mentre tutta la dottrina romanistica da sempre dice il contrario - mentre mi dice che secondo lui il solebat in realtà è la corruzione di volebat, fa la sua apparizione nel locale Federico.

di lui ho scritto un panegirico qualche anno fa. all'epoca era conosciuto solo dai pochi, mentre adesso è una superstar della televisione (e non solo, come dirò più avanti). lo sto studiando da tempo: ha molta stima di sé e di quello che fa. eclettico, di cultura superiore alla media, sa fare buon uso della parola, ama certamente le cose belle (che per lui includono bei vestiti, buon vino, bei mobili). ogni tanto incappa in deplorevoli strafalcioni (per esempio storpiare Diana Rigg in Diana Ray- reato di lesa maestà - oppure chiamare Tony Curtis con il nome di Schultz invece che Schwartz), ma chi è senza peccato.

entra Federico e io immediatamente urlo: "eccolo, il numero uno, il numero uno!". Giovannangelo mi guarda con comprensibile stupore. Federico, giù di sotto, resta immobile. ordina qualcosa al bar. io mi interrogo sul da farsi, non capita tutti i giorni di incontrare uno dei propri idoli viventi. urlare una seconda volta è inopportuno: con tutta evidenza il mio idolo, che non può non avermi udito, non vuole essere tormentato. scendere e affrontarlo da fan, con guance imporporate, bava e l'immancabile balbuzie, potrebbe peggiorare la miserabile figura che ho già fatto.
risolvo di restare a chiacchierare del vindex con G. ma qualcosa devo fare. non posso lasciare le cose così. devo entrare in contatto con lui. lascio che sia l'istinto a guidarmi. invito G. a ritenere chiuso il pranzo, dal momento che i panini e le birre sono stati terminati, e scendiamo verso il bancone, dove F. sta bevendo qualcosa.
appena gli passo accanto noto che i suoi scarponcini hanno le stringhe slacciate e gli dico: "guardi che ha le scarpe slacciate". lui mi risponde: "sì, è intenzionale".
mentre pago le consumazioni, Federico - e qui sta tutto il mistero dell'episodio - contravviene alle sue intenzioni e appoggia, prima uno e poi l'altro, i suoi scarponcini sul primo gradino della scalinata e si allaccia le stringhe.
non sono soddisfatto. mi siedo con G. a un tavolino fuori del bar per fumare una sigaretta. so che Federico deve uscire prima o poi. infatti dopo pochi minuti esce. dico a G. che dobbiamo seguirlo. naturalmente G. non sa chi sia, e le mie risposte alle sue interrogazioni sul punto sono confuse e sbrindellate.
Federico entra nello stabile in cui si trova il mio studio. vuoi vedere che viene da me? no. si infila nel teatro che sta accanto, dove, scoprirò di lì a poco, terrà un one man show sulle olimpiadi del 1936.
da me invece viene G., e già che ci siamo ci fumiamo un'altra sigaretta.

venerdì 3 ottobre 2014

era ora

non voglio avere più niente da dire

domenica 24 agosto 2014

quando la parodia resta l'unico territorio disponibile

era da mesi che non lo leggevo più, non so perché, e allora mi sono rimesso a leggere il blog di paolo nori, che è uno scrittore e traduttore, bravo secondo me, anche se non ho mai letto nessuno dei suoi libri e nessuna delle sue traduzioni, anche se quella di oblomov mi sono ripromesso di leggerla, e presto, dico che è bravo per quello che leggo sul blog, dove scrive abbastanza spesso, direi, e dico che è bravo anche perché di solito mi trovo d'accordo con quello che dice, che se vuoi è una cosa un po' triste da dire e da ammettere ma è anche vera, anche se anche lui come tutti ha i suoi difetti, però è uno che ha tante cose in comune con me, per esempio ha una figlia abbastanza piccola (lui femmina, io maschio), mi pare di capire che è separato o divorziato dalla mamma della figlia, che non vive esattamente vicinissimo a lui, e però la porta in giro (la figlia) e le parla e la fa divertire e cerca di insegnarle le cose e anzi di imparare da lei e cerca di fare il papà e secondo me è anche un bravo papà, che è quello che tutti i papà vorrebbero sentirsi dire, e poi è uno che ha letto e legge tanti libri, anche se a ben vedere non è detto che uno scrittore debba per forza leggere, altrimenti sarebbe un lettore, lo scrittore è quello che scrive, però gli piacciono i russi, e la lingua russa, che è già di per sé una bellissima cosa, poi credo che stia abbastanza scomodo nel senso se gli viene richiesto di collocarsi politicamente, perché di fatto dimostra di non andare molto d'accordo con la politica, e con i politici, uno che è cresciuto a parma, dove hanno anche un po' di puzza (sotto al naso, s'intende), scrive su libero ma parla sempre del pd, conosce bene il partito, anche perché è del 63, cioè ha 4 anni più di me e cioè è cresciuto in un'epoca in cui la politica esisteva ancora, nel senso che la sera si parlava di quello, con o senza la birra, o con una birra in quattro, e quindi a noi e a lui gli è rimasta in testa questa cosa, si fa fatica a liberarsene anche quando tutto e tutti ti consigliano di farlo, e quindi diciamo che non lo so se alla fine mi piace o no, diciamo che mi piace perché parla di scrittori bravi, e poi ha scoperto venedikt erofeev, che da quello che leggo mi sembra un genio assoluto, come altri che pubblica e che se uno non li conosce grazie a lui li conosce, che poi è la funzione socialmente utile di un blog anche se (ma forse sono cattivo e mi lancio in illazioni che dovrei tenere per me) uno un blog non lo apre e lo coltiva per via della funzione socialmente utile di esso, e alla fine cosa importa se il blogger in questione ha il vezzo di raccontarci, anche solo epigrammaticamente, della metropolitana, del sudore, del burro, della frittata, della gente, delle sue paranoie, dei suoi oggetti, alla fine viviamo nell'epoca postmoderna in cui l'alto e il basso si intrecciano, si uniscono, si mischiano il lazzo e la preghiera, l'afflato cosmico e la pernacchia, erich auerbach e kimber james, si fondono, indissolubilmente, la riflessione alta sul mestiere dell'artista e la calca nell'ora di punta, le meditazioni sulla consolazione della letteratura e le difficoltà del quotidiano, alla fine è un po' come uno spaccato (spaccato, una parola che non si legge più) sulla realtà contemporanea, a volte tenero a volte caustico, dolce e amaro, ma alla fine se devo dire se mi piace o no dico che mi piace, chi se ne frega se a volte butta lì di come si sveglia la mattina, l'importante è che ha tradotto goncarov e erofeev, e che conosce il russo e io solo per quello, perché conosce il russo e la russia e credo anche i russi, che sono un popolo che uno deve conoscere altrimenti è meglio che si spari, io vorrei conoscere lui, dice cos'è la conoscenza per interposta persona, no, adesso ti dico, io per esempio ho appena finito di leggere un libro di demetrio volcic che tutti sanno chi è, e mi è venuta una voglia pazzesca di incontrarlo per chiedergli tante cose, di tante che ne ha viste con i suoi propri occhi, e sono andato sul facebook e ho visto che ci sono messaggi di alcuni altri estimatori del volcic tra cui uno che abitava nel suo condominio un sacco di anni fa che gli fanno i complimenti, e io allora ho pensato che non mi avrebbe risposto se gli avessi chiesto di incontrarmi per parlare un po', per ascoltarlo, che sarebbe una cosa bellissima, almeno credo, e allora non è intermediazione di conoscenza, non è che uno la russia la conosce solo se ci va, certo andarci è meglio, siamo d'accordo, ma è bello anche ascoltare chi ci è stato, conosce la lingua, gli usi e i relativi costumi, le tradizioni, le cose che uno non impara in una settimana col viaggetto organizzato, ecco perché mi piacerebbe conoscere anche lui, il nori, anche perché mi piace il suo misurato understatement, il suo restare sospeso, che, credo, è un atteggiamento sincero e non una posa, perché secondo me è una brava persona e ha capito che a volte i migliori sono quelli che fanno fatica a parlare e anche perché anche lui come me ascolta radio radicale e non sa perché, forse perchè i motivi per cui vale la pena fare una cosa sono quelli che fai la cosa ma non sai perché.