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mercoledì 10 ottobre 2007

i miei problemi con il cinema

che bello, il cinema.
è il regno della compressione.
per fare innamorare una ragazza bastano poche righe di sceneggiatura.
e quando ci si deve lasciare, o arrabbiare, si scelgono sempre le parole giuste, dette nel modo giusto.
il cinema è la vita semplificata, disidratata, liofilizzata.

ma a me non piace la vita del cinema.
mi piace la vita vera. quella con le pause, gli imbarazzi, le parole sbagliate, le facce brutte, le incomprensioni, le ripetizioni.
i corti di olmi sono un po’ così. lunghi, noiosi, estenuanti
muccino è uno che ha pensato di fare vedere la vita vera, lui e le sue urla, i suoi piagnistei. non c’è riuscito. il peggiore di tutti è gianni amelio, che ha voluto girare il film realista e poi ha detto "è cinema dalla prima all'ultima inquadratura".

quando andremo in patagonia o in umbria a ritrovare noi stessi dopo una lacerante separazione non incontreremo, nella modesta locanda ove andremo a riposarci, la barista bella e sensibile che si innamora di noi.
non incontreremo nessuno, staremo soli e torneremo soli.

quando vado al cinema non voglio vedere rappresentati i miei desideri, realizzati i miei sogni. non voglio vedere famiglie felici e cattivi in gattabuia. soprattutto non voglio vedere più persone intelligenti di quante non ne potrei incontrare uscendo dal cinema. è avvilente.

herzog e pasolini, i due esempi che mi vengono per primi, sono riusciti a non fare del cinema verità facendo del cinema puro.

alcuni registi vorrebbero disegnare, non filmare.
disegnare è meglio. disegnare è creare qualcosa che prima non esisteva. filmare è utilizzare materiale esistente. disegnare è attivo, filmare è passivo. disegnare è scopare, filmare è guardare.

quel pirla di fellini, nella sua ansia plastica, con la sua smania di fare il "regista visionario" (espressione squallida se ce n’è una) non ha saputo fare bene né una cosa né l’altra.
terry gilliam, per fare un esempio, è invece uno che fa un cinema che si avvicina al disegno.
così anche von sternberg, ophuls, wilder, per fare esempi meno evidenti.
il sottoprodotto sono i registi di videoclip

molti registi avrebbero voluto creare i loro attori. avrebbero preferito avere un po’ di terracotta sulla quale alitare.
se sapessi disegnare passerei la giornata a inventare donne con grosse tette, magari strizzate in guêpière nere, oppure con maglioni attillati, magari celesti, con le maniche corte e il collo alto, i capezzoli bene in rilievo.
poi, naturalmente, mi innamorerei di qualcuna delle mie creature e, geloso, non tarderei a godere delle disgrazie nelle quali le vedrei precipitare, per salvarle all’ultimo momento.

quelli che non sanno disegnare, scrivono.
l’ansia della creazione. se non per immagini, per suggestioni, per indizi.

il cinema, purtroppo, cancella gli errori, i malintesi, gli equivoci dell’esistenza. conosce i suoi propri errori, errori di una lingua diversa, poco interessanti.
ed è un peccato che le esigenze grammaticali sacrifichino tanta parte della nostra realtà. anche perché poi, per spirito mimetico, cerchiamo di aderire a quel linguaggio, di copiarlo. e finiamo, nella migliore delle ipotesi, col non capire più niente.

il cinema americano, più di altri, è candeggiante. pulisce le scorie della vita. concentra.
il cinema francese è sospendente. c’è sempre un non detto, un non visto, un non capito.
il cinema italiano è deprimente. c’è sempre un romano, un rimpianto, un tramonto.

giovedì 12 luglio 2007

della funzione socialmente utile di "blob"

nel bellissimo film "il mio nemico più caro" werner herzog racconta di come nacque la ferale attrazione per kinski. stava guardando un film in cui kinski interpreta un soldato (un personaggio minore) che, seduto su una sedia, la testa piegata sulle braccia poggiate su un tavolo, si sveglia da un sonno inquieto e irregolare. ebbene, quel risveglio folgorò herzog. e da lì aguirre e woyzeck e fitzcarraldo.

io che non sono herzog mi devo accontentare di quello che passa il mio convento: qualche mese fa su blob ho visto pochi secondi di un cantante napoletano che flirtava via satellite con una fan.

e da lì mi sono messo alla ricerca. ho pescato un canale satellitare napoletano che il lunedì (mi pare) sera trasmette le canzoni e il companatico di gianni dany. lui, proprio lui. gianni dany.
ho chiesto alla mia fidanzata, che è napoletana e che ogni tanto va giù, di portarmi un cd del nostro, ma ho ricevuto un secco no ( i vomeresi schifano i neomelodici, si sappia). la pia donna, tuttavia, mossa a compassione, l'ha poi trovato con gran scuorno su una bancarella di quartiere a milano. tutto contento ora ce l'ho e me lo sento e imparo le sue canzoni a memoria.
e se come sono certo gianni diventerà il nuovo gigi d'alessio potrò dire con orgoglio di averlo scoperto io, più o meno.
per saperne di più: http://www.giannidany.com/