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lunedì 21 aprile 2014

estratti / 8

una volta mentre stavo giocando a tennis mi sono ricordato che la sera avrei visto i miei nonni e mi sono sentito tanto felice. invece ieri stavo mangiando la peperonata e improvvisamente ho desiderato essere sulla banchina di una stazione, insieme a tante persone che aspettano il treno.

galletti che ruzzano tra gonne svolazzanti, tra sandali impiastrati di sabbia. bicchieri colmi di vino scadente, salsicce sfrigolanti tra le urla. musica a volume alto e camiciole dischiuse a mostrare fieri petti. caldo.
spunzoni arrugginiti di vecchie armi, alabarde, daghe, zagaglie, gladii, spadini, pugnali, mazze, asce, falci, stiletti, baionette, scuri, picche.

non ho mai deciso niente in vita mia, mi disse il vecchietto. come la vuoi far cominciare una conversazione con un vecchio? sulla panchina di un parco, mentre dà da mangiare ai piccioni. in coda all'ufficio postale. su un mezzo pubblico. fai tu. c'eravamo, senza dubbio, io e lui, e lui si era messo a parlare. io ascoltavo.
mi disse alla scuola dell'obbligo ti ci mandano i genitori, poi dovresti decidere tu. invece mio padre mi disse a te ti mando al liceo classico perché scrivi bene in italiano. poi mi disse macché filosofia, iscriviti a giurisprudenza. poi mi sono messo per caso a fare l'avvocato e sono andato avanti così. poi sono diventato vecchio. non ho mai deciso niente in vita mia, per la mia vita. ho sempre aspettato che qualcuno o qualcosa decidesse per me, disse. un evento, il caso, un'altra persona. volevo fare scuola di regia, volevo imparare il cinema. ma alla fine forse ero talmente vigliacco che preferivo che restasse un sogno, così da potermelo cullare e da potermici macerare nelle ore solitarie. avrei fatto volentieri il camionista.

un mio amico dice che è giusto e necessario alzarsi dal letto la mattina e io dico che ha ragione.

sono rannicchiato in posizione fetale. suona il telefono. sì signora il ricorso è stato depositato ci sentiamo per l’udienza. faccio appena in tempo a mettere giù prima di avere un altro attacco di vomito. 

se la malattia è che non vuoi curarti come fai a curarti?

le persone dormono male.
un figlio con problemi a scuola. un figlio con problemi di salute. problemi di soldi. debiti. rate da pagare. mamme nelle case di riposo da mantenere. ansie. liti con il prossimo. incomprensioni con la persona che hai sposato.
c'è gente che si alza la mattina e va a lavorare con pensieri spaventosi. c'è gente che ogni mattina si sente male appena apre gli occhi. c'è gente che ha commesso azioni orribili e lo sa e lo nasconde. tutte queste persone si alzano, incredibilmente, lo stesso, tutte le mattine si alzano e non dicono niente a nessuno ed escono di casa e si vestono e scelgono cosa mettersi e che scarpe indossare e il colore della cintura. escono e vanno a lavorare e affrontano la giornata, le telefonate, i colleghi, le altre persone. fanno la spesa, parlano, ascoltano, guidano la macchina e magari ascoltano la radio, cambiano le stazioni. c'è tanta gente così. tantissima. escono di casa, con la nausea, i crampi allo stomaco, il mal di testa. varcano la porta e voilà. la porta di casa. la fottuta porta di casa. dentro casa magari ci sono i bambini, la moglie, il marito. fanno finta di niente. il marito ha problemi sul lavoro. torna a casa e gioca coi figli. la moglie soffre, ma al marito fa trovare la camicia stirata e la cena pronta. vivono tutti così. nella sofferenza, nella solitudine, con i propri fantasmi, che la notte li tormentano e il giorno li distruggono. affrontare il posto di lavoro. sedersi alla scrivania. il terrore della telefonata. il terrore del fax. il terrore della lite con il collega, con il datore di lavoro. la rabbia. la voglia di spaccare tutto. la voglia di urlare. si sfogano come possono. chi con la violenza, chi con il pianto. e domani ancora.
non fai niente di quello che vorresti fare. che dovresti fare. vorresti dirgli senti non mi interessa quello che mi stai dicendo io ho problemi più grossi di questo. mi sto separando da mia moglie. sto perdendo il lavoro. mi portano via la casa. ho il mio amore in ospedale. sto trattenendo il vomito mentre ascolto le tue parole. faccio fatica a respirare mentre tu mi parli. mi manca l'aria. mi scoppia la testa. invece ti sorrido e ti dico eh sì, certo. hai ragione. sperando che finisca presto. prima della prossima recita.
non puoi abbandonare la partita. non sai perché, ma ti senti obbligato a farne parte. a fare parte di questo sistema. non puoi darti all'alcool, alla droga. non puoi scappare. devi restare e continuare nel tuo ruolo. e più lo fai e più sai che è sbagliato. e più sai che è sbagliato e più lo fai.

solo pochi fortunati vivono diversamente. sono gli zombi.
forse, mi vien fatto or ora di pensare, sono molti di più di quello che stimo io. magari sono quasi tutti. essi vivono, dopo tutto, lo so. che film, essi vivono, un film che contiene l'unica scazzottata che valga la pena di vedere della storia del cinema, perché i cazzotti non c'entrano niente. non come i film di quei due mentecatti, uno grosso e l'altro biondo, che menano perché il film è tutto lì. in essi vivono sono cazzotti metafisici, non ci dovrebbero nemmeno essere, si picchiano perché non dovrebbero picchiarsi. quel genio di carpenter. ci sono gli occhi della protagonista, di una bellezza inguardabile, e anche loro sono completamente inutili. c'è il finale, dove vince, diciamo, il male. e c'è tutto il resto, pochi mezzi, storia semplice, c'è anche il messaggio, di una ingenuità commovente. un capolavoro.
ecco, dico, magari sono tutti zombi. io sono zombi, tu sei zombi, lui è zombi.

voglio essere come la mia collega, quella che ho incontrato in tribunale qualche tempo fa, che mi ha detto adesso vado a fare la spesa, poi mi compro un nuovo paio di scarpe e sono felice. ed era vero, era vero.
un paio di scarpe, e sono felice.

ripensare, come in una canzone italiana, a quando tutto doveva ancora succedere.

a quando sei riuscito a scalare la montagna, sei arrivato in cima e hai urlato al cielo.

al momento in cui le tue labbra hanno incontrato le sue.

domenica 11 agosto 2013

estratti / 7

sono giorni che mi domando come mai jeffrey lebowski non sopporti gli eagles. proprio lui, che è pacifico e rilassato, tutto canne e white russian, sandali e accappatoio, uno che non se la mena e che vive alla giornata, lui che non si scompone davanti a bunny né davanti a jesus quintana e nemmeno poi davanti a larry, lui che è in ritardo con l'affitto, che lascia urlare il vecchio e gli fotte il tappeto, che si fa volentieri infilare la testa nel cesso dai nichilisti, che vuole segnare il punto a smokey, che si scopa e mette incinta maude con nonchalance, che lascia a walter i suoi sproloqui, che vuole bene a donny, che si fa prendere per il culo da treehorn, che prende per il culo la polizia e brandt, proprio lui, mentre è in taxi e sente peaceful easy feeling, dice che non sopporta gli eagles. non mi do pace per questo fatto.

un'altra cosa sulla quale mi tormento da mesi è se butch decide di fregare marsellus wallace solo dopo che vincent vega lo insulta. perché c'è il movimento di macchina e il primo piano. ci sono i soldi che passano di mano con fatica. e c'è la vendetta inaspettata a mezzo fucile con silenziatore. aveva già piazzato le scommesse o l'ha fatto dopo che vega lo chiama bestione e palle mosce e lui non risponde niente e vede l'abbraccio tra marsellus e vincent?

un mio amico mi ha proposto di accompagnarlo in uno di quei bordelli che si trovano fuori dall'italia. sono più o meno tutti uguali: paghi l'ingresso e hai diritto ai servizi del club (piscina, sauna, palestra, idromassaggio, cibo e soft drink) poi con le ragazze ti metti d'accordo. ci sono i siti, di questi posti. ne ho visti un po'. le ragazze vanno bene, ma purtroppo hanno tutte la figa rasata, che è una cosa spaventosa. quindi ho detto no al mio amico, a queste condizioni non verrò mai.
è abbastanza orrendo, ancorché ovvio, che esista una moda anche in fatto di gusti sessuali. una volta andava il pelo, oggi non più. è demonizzato. nondimeno, uno a cui piace la figa rasata non c'è dubbio che pensi di scoparsi una bambina.

domenica 17 marzo 2013

estratti / 6


in tribunale, stretto dall'angoscia quotidiana, infilo una porta e trovo una nicchia per fumare. apro un fascicolo e mi sforzo di vedere che cosa ha scritto la controparte. mentre son lì che leggo, arrivano due agenti di polizia penitenziaria che accompagnano, uno davanti e uno dietro, un uomo in manette. io non riesco mai a guardarle, le persone ammanettate, anche se magari sono dei delinquenti incalliti e hanno fatto cose brutte. allora abbasso ancora di più lo sguardo sul fascicolo. e il detenuto, mentre mi passa di fianco mi dice "buon lavoro, e buono studio". e allora io gli rispondo "in bocca al lupo. per tutto". e lui, che nel frattempo scende le scale coi suoi custodi, mi dice "crepi", mentre accenna un gesto di saluto con la testa. e a me tutto questo è sembrato vero.

nel mio incessante vagolare nella pornografia, mi imbatto in un transessuale che mi affascina più degli altri. una questione, non mi vergogno a dirlo, che ha a che fare con il suo sguardo. l'avevo già vista in passato, diverse volte, e poi era sparita (il transessuale, per quanto dotato di organo genitale maschile, esige il genere femminile).
ne cerco il numero maggiore di video. ne vedo due o tre. poi ne vedo uno in cui c'è un ragazzotto che si intristisce da solo in un parco, al freddo, lamentandosi ad alta voce del fatto di non avere nessun programma per il sabato sera, quando arriva lei. il giovane, ringalluzzito, le va incontro e la tampina. e allora succede una cosa incredibile. lei parla, ma la sua bocca emette un suono sgraziato, assurdo, incomprensibile. una specie di guaito, di grido strozzato. un suono che mi fa star male. in quel momento lui le chiede "sei sorda?" e lei risponde sì.
una pornostar transessuale sorda.
non me ne ero accorto. nei film porno molto spesso le attrici non parlano, si limitano ai soliti gemiti e urletti.
trovo il suo sito ufficiale. nel quale leggo, al primo rigo, proprio questo: "Ciao, il mio nome è Olivia Love. Sono sorda e attrice transessuale in film per adulti".
scopro altri fatti su di lei, cose che mi inteneriscono. trovo la conferma che gli occhi a volte non mentono.

sabato 14 aprile 2012

estratti/ 5

se fai del male a un cinese ma non lo fai apposta, il cinese non dice niente e va avanti per la sua strada. questa è la grandezza dei cinesi. (devo ringraziare WB per avermi fatto notare questa cosa fondamentale)

il fiume, come il sangue, vuole scorrere.

ogni assassino, anche il più scalcinato, riceve, fin dal primo giorno al fresco, le sue brave lettere d'amore di donne sconosciute che si votano a lui incondizionatamente. la mia questione ontologica trova risposte tanto inaspettate quanto granitiche.

il "fondo" delle canzoni dei beatles. ticket to ride ha un fondo incredibile.

in che modo posso amare di più mio fratello?
mandando un sms del valore di un euro al bambino africano?

cosa può salvare il genere umano?
i cartoni animati.
il cinema di animazione in 3D è, a far tempo da toy story, la forma d'arte più elevata della cultura occidentale. con l'eccezione dei simpson, che, a mio parere, continuano a rappresentare la vetta.
toy story (I, II, III) è tuttavia una delle sottovette di questa sottoproduzione, produzione di secondo livello, cinema che campiona, che rimastica.
l'era glaciale (I, II, III) è mal disegnato, mal scritto e soprattutto non fa ridere. lo odio al massimo. lo odio quasi come i film con terence hill.
vado avanti.
cars è noioso e il protagonista è pure antipatico, non si salva.
monsters & co (incredibile la traduzione italiana, che ha americanizzato l'originale) è un capolavoro.
gli incredibili è patetico ma a tratti fa ridere. pessimo, come sempre, il doppiaggio di laura morante (quando doppia non le si vedono le tette: non si capisce perchè dobbiamo sentirne la voce)
shrek è un capolavoro. il 2 è molto divertente. il 3 è una mezza schifezza. il 4 è buono.
kung fu panda è un capolavoro. il 2 no.
madagascar uno e due sono così così.
ratatouille è un capolavoro
piovono polpette è divertente
wall-e doveva stare zitto
robots è melanconico
alla ricerca di nemo è bello. tralascio gli altri.

ci sono cose, e persone, che fanno ridere, e altre no.
ubriaco d'amore è un capolavoro.
il geometra mereghetti o chi per lui alza il soparacciglio perchè non si capisce come lei si innamori di lui. se le avesse portato fiori e cioccolatini avremmo avuto pretty woman, film tra i più brutti di sempre e con attori cani, per soprammercato. conforta la stupidità del critico. non si tratta di un giallo, monsieur. le vite degli altri è brutto per lo stesso motivo. ubriaco d'amore è invece bello proprio per questo. al cinema ci sono le storie d'amore. e ci sono perchè il film dura 90 minuti.
pare che mereghetti sia sposato con una mia compagna di classe del liceo. pare che abbiano due figli. la rete, sul punto, è nebulosa, reticente. la moglie del mereghetti è la prima ragazza di cui mi sono innamorato. avevo 15 anni. eravamo a una festa e mi capitò questa cosa, in un secondo. ero sul balcone della casa del mio amico D. e dissi a M. mi piace quella lì. lui disse anche a me. dopo poco tempo lui trovò una quattordicenne che gliela dava alla grande e gli faceva anche i pompini in tutti i luoghi possibili. una volta ci raccontò che era venuto otto volte in una sera. poi ho ascoltato anche di numeri superiori, da altri. la mia innamorata non mi corrispose mai. ebbe invece una storia tormentata col mio migliore amico, che un giorno mi telefonò e mi disse ti devo delle scuse. siamo amici ancora oggi.

puoi anche spegnere il telefono, ma non basta. perchè c'è sempre qualcuno che suona il clacson sotto le tue finestre, esattamente nel momento più emozionante. c'è una moto che passa, con la marmitta modificata. un camion. un cane che abbaia.
ma il silenzio esiste. io l'ho sentito, l'ho visto. in cima a un alpeggio, in svizzera, sopra il lago di brienz. il silenzio. non fui capace di affrontarlo, di farmi sopraffare da esso. scappai, come al solito.

ti metti lì con la chitarra ed esegui la tua versione della famosa canzone e la metti su youtube. e dopo un po' trovi i commenti di gente che ti dice bravo, bravissimo. qualsiasi cosa tu faccia, in qualsiasi modo tu la faccia, ci sarà qualcuno che ti farà dei complimenti sinceri. questo fatto in un primo momento mi ha rattristato, poi no.
non è tutto ugualmente importante. e non è tutto uguale.

tanti anni fa chattavo. era una malattia, una dipendenza. non uscivo più di casa e se per caso uscivo a una certa ora dovevo tornare a casa a farmi di internet e icq.
una sera incappai in una sconosciuta. mi parlò del grande, profondo messaggio contenuto nelle canzoni di max pezzali. era seria.
conobbi una pittrice. mai visti quadri più inquietanti in vita mia. donna estremamente stupida.
conobbi un'altra pittrice. donna molto intelligente.
conobbi, ma non incontrai mai, la vice-capo editore di una nota casa. il suo idolo era alessandro baricco.
dopo pochi giorni mi innamorai di una donna. ci scrivemmo per mesi. accettò di incontrarmi. fu la peggiore serata della mia vita. altre volte andò meglio. altre volte non molto. trovai sesso, amore, amicizia e anche niente di niente. e anche tutto il possibile. un po' come guardare nei cestini della spazzatura. magari ci rimedi il pranzo. magari un pezzo di merda.

io non ci credo che è tutto uguale.
il bello esiste, ma non tutti lo vedono.
alla fine, non sono poi tanti quelli che commettono azioni malvagie. la maggior parte delle persone si comporta bene. anzi, tende a comportarsi bene. la cosa meravigliosa è questa, degli esseri umani. la tensione verso il bene.
no in realtà le persone vivono nella morale grigia. non fanno nè bene nè male. non fanno niente. non migliorano. non crescono. comprano. viaggiano comprando. comprano viaggiando. si spostano come automi da un luogo all'altro senza motivo. come formiche, ma senza costrutto. le persone hanno smesso di cercare di dare un senso all'esistenza. comprano libri che spiegano perchè sono depressi. è come se tutti mangiassero solo budini al gusto di merda e poi comprassero libri per capire come mai esiste al mondo il problema dell'alito cattivo, con l'aggravante che leggere il libro sull'alito fa aumentare l'alito cattivo.

si baceranno sotto casa di lei. lui aspetterà che lei entri in casa e che si chiuda il portone dietro le sue spalle. passeggeranno sul lungomare e si diranno ti amo. aspetteranno l'alba sulla spiaggia. limoneranno al cinema. faranno l'amore sul letto matrimoniale dei genitori. si sposeranno. avranno dei figli. e poi cominceranno a odiarsi, a non sopportarsi più.

lunedì 5 marzo 2012

estratti / 4

appunti per un soggetto:
- un uomo cresciuto nel brutto. Una donna scorge in lui il germoglio del sublime e lo invita a una splendida rappresentazione. durante la quale egli si addormenta
- un uomo viene distrutto dai suoi propri valori

ricorsività. tornando da catania, sull'aereo. prende la parola il comandante e dice "alla vostra destra l'isola del giglio". e tutti si ammassano intorno ai finestrini.

i gesti dei bambini.
il gesto di mio figlio che tende il braccio e accende la luce sui sedili posteriori dell'auto.

passare tutta la vita a cercare di diventare te stesso e scoprire che sei la brutta copia di un altro.

dovremmo smettere di desiderare di essere capiti.

la mano di una donna.

tra i tanti, innumerevoli film che sky (ma anche la rai) potrebbe trasmettere e non trasmette c'è un capolavoro che si chiama I due mondi di Charly. Se parliamo di film, non credo di essermi mai emozionato tanto come davanti all'interpretazione di Cliff Robertson. Vidi il film una volta sola, vent'anni fa, e mi si conficcò in testa come un palo.
Tutto l'universo è Charly, o Algernon.

la tendenza verso la dismissione della materia a favore di cose immateriali può - deve condurre alla distruzione? e se no, a quale altra conclusione?

come un piccolo, pallido sole, me ne andrò sempre, e non me ne andrò mai.

ho visto riso amaro. un capolavoro. de santis è un genio. ho visto e registrato non c'è pace tra gli ulivi. capolavoro assoluto. non riesco a spiegare perchè è così bello. quei volti. quei primi piani così lucidi, sembrano delle statue classiche. ogni scena sembra la più vera trasposizione del teatro greco. tragedia pura e bellissima. ho pianto, senza sapere e capire perchè. raf vallone è scarso, ma ha un corpo e un volto splendidi, eroici, epici.
non c'è pace in nessun luogo. non c'è pace nel cuore degli esseri umani, condannati alla lotta per un pugno di riso. il finale di riso amaro, con le mondine che coprono il corpo di silvana, ognuna buttando su quel sudario squallido un pugno del proprio prezioso riso, frutto di fatiche immense e miseria, è straziante. la voce fuori campo che chiude il film, che parla delle campagne del nord, mi ha commosso profondamente. è cinema, eppure no.

entrare nelle vite delle persone. l'altro giorno ho detto a U. dovremmo scegliere una persona (intendevo una donna, ma va bene anche un uomo, un ragazzo, un anziano) ed entrare nella sua vita. per un giorno, almeno. entrare nella sua esistenza. sapere tutto di lei, farsi raccontare la sua vita, le sue cose, la sua storia. entrare nelle vite delle persone.

si ama sempre in un momento, ma il momento ritorna (liberamente, da jules et jim).

martedì 24 gennaio 2012

estratti / 3

la bellezza di una nave che affonda, di una torre che crolla.

nelle corsie di ospedali-formicai i medici si muovono febbrili come bianchi scarafaggi. come scarafaggi altri uomini, chi in grigio, chi in nero, chi in blu scuro.

ormai tutti dicono che il problema dell'Italia è l'evasione fiscale. potrebbero dire che il problema dell'Italia è il virus influenzale. le inchieste più toste le fa uno che ha uno sturacessi sulla testa. altro che girandola. potrebbero mettere grande puffo a leggere il telegiornale. è solo questione di abitudine. come quella di non mangiare un bel gattino a colazione.

evaderò più che potrò. evaderò fino alla morte. prenderò l'influenza. forse andrò anche in crociera.

quando sono stato a Oświęcim, c'era gente che si faceva fotografare davanti al cancello.

morire, morire tutti.

il 24 gennaio sono morti: Amedeo Modigliani (uno scarpone, come Ronaldinho), Maurizio Barendson (indimenticabile), Winston Churchill (che di buono aveva senz'altro l'antipatia per De Gaulle), suo padre (settant'anni prima), Giovanni Agnelli (uno che avrebbe dovuto soltanto, come giustamente oggi fa suo nipote, mettersi la corona di palladio e andare in giro con la ferrari scoreggiando fuori dal finestrino), George Cukor (un gigante - fra tutti: Un'ora d'amore), L. Ron Hubbard (a parte la tristezza della L., uno che inventa gli engram e il thetan non può non essere interessante, dal punto di vista antropologico), Ted Bundy (il serial killer moderno).

E Guido Rossa

mercoledì 2 novembre 2011

estratti/2

ieri sera ero all’aeroporto, seduto in macchina a fumare, e mi è passata accanto una ragazza, anzi due. una aveva un bel culo, l’altra era più alta e portava gli stivali.
come sarebbe.
sarebbe che poi mi capiterebbe, magari, di doverla spogliare, o di vederla mentre si spoglia, e vederla togliersi gli stivali e le calze, e prima o poi di vederle i piedi.
dovrei sentire il suo odore, l’odore della sua pelle, dei suoi capelli, del suo ventre.
mi toccherebbe di doverle dimostrare quanto sono eccitato e contento di essere lì con lei, proprio con lei, dovrei essere calmo e virile come un amatore consumato, sicuro di me, di quello che sto facendo, di quello che stanno facendo le mie mani e il resto di me, sicuro di come e di dove la sto toccando, e allo stesso tempo anche impetuoso, forse un po’ violento, appena appena, quanto basta, oppure delicato, leggero come un’arietta maggiolina. dovrei fare scorrere la mia lingua sul suo corpo, sul collo magari, dietro le orecchie, sull’ombelico, sulla schiena, e poi dovrei anche baciarla non solo sulla bocca.
mi toccherebbe di assistere alla visione di me stesso che compie gesti, dice parole, si muove.
dovrei concentrarmi e lasciarmi andare, distendermi e preoccuparmi.
e poi dovrei rivestirmi.

oggi è il giorno della commemorazione dei defunti.
che cos’è la morte?
quanti esseri viventi muoiono mentre scrivo queste parole?
muoio. sono morto. morirò. morirei.

se mi abbono, posso vincere il nuovo iPad2.

domenica 18 settembre 2011

estratti dal diario di pim

17 settembre

decido di cambiare la parabola. montare e smontare impianti satellitari è un'attività che mi provoca piacere. decido di dedicare parte del mio prezioso sabato, un sabato normalmente occupato da film, lacrime e seghe, alla ricerca di materiali specifici. trovo un indirizzo. non è lontano. dieci minuti in macchina.

nel negozio ci sono due addetti. uno, antipatico, sa quello che dice, l'altro no. sono sfortunato: il primo è già impegnato a servire un cliente pieno di problemi. con delle mosse cerco di attendere che si liberi, ma il secondo si fa sotto e io come al solito non riesco ad oppormi. cerco di spiegare quello di cui ho bisogno. non capisce. io stesso faccio fatica a spiegarmi, perchè cerco di essere conciso e rapido, ma sono fosco e titubante. il secondo non può aiutarmi. interpella frettolosamente il primo, il quale è sempre alle prese col cliente problematico e pensa, con i dati di cui dispone, che io non abbia idea di quello che cerco. il che è anche vero, ma non nella circostanza. il secondo mi guarda e non ha più niente da dirmi. il primo sta ancora maltrattando il cliente e non ha tempo né voglia di darmi retta. non riesco a resistere. esco. appena fuori mi lascio andare a un flebile oh signùr. una donna che sta legando la bicicletta pensa che sia rivolto a lei e mi guarda male. mi accorgo che ho una macchia di unto sulla polo. polo che peraltro mi ingrassa.

torno in macchina e sento un dibattito su natura e cultura, al quale partecipa naturalmente salvatore natoli, che parla come un avvocato meridionale, minaccioso e gagliardo. un professore tedesco non è d'accordo con lui. il moderatore di radiotre palesa un'ignoranza avvilente.

mi viene la nausea.

vado in un centro commerciale. le persone che vedo mi rattristano. mi assale una leggera angoscia. passo e ripasso gli stessi scaffali più volte, sperando che qualcosa si materializzi sotto i miei occhi di morto che cammina. chiedo a un commesso. il pezzo che cerco arriva giovedì prossimo.

esco dal negozio brico ed entro al supermercato. devo comprare poche cose. trovo facilmente l'olio e il dentifricio, ma ho difficoltà con l'alcool. chiedo a una commessa. mi dà le indicazioni del caso. non lo trovo. come d'abitudine, vagolo come un sonnambulo tra gli scaffali finchè trovo un secondo commesso. trovo l'alcool. non mi sento molto bene. una ragazzina di dieci anni che indossa una maglietta dei beatles mi dà sollievo (un sollievo pari a quello che proverebbe un uomo che non mangia da tre giorni di fronte alla consegna di un krisproll, ma pur sempre un sollievo). non ci sono molte ragazzine di dieci anni che indossano magliette dei beatles. vorrei farle un sorriso, ma papà e mamma potrebbero male interpretare.

salgo in macchina. l'angoscia è stata sostituita dalla rabbia. a voce alta dico sono stufo di vedere gente che non sa nulla di quello di cui dovrebbe sapere tutto. commessi di libreria che non leggono libri, parabolisti che non capiscono le parabole.

la voce di mio figlio, che mi racconta delle sue preoccupazioni, mi placa un poco.

grazie al mio fedele telefono, trovo un altro posto. l'ultima chance. è dall'altra parte di milano. ci arrivo dopo un'ora. il commesso è antipaticissimo ma, nonostante i miei soliti farfugliamenti, risolvo con lui il problema e mi posso portare a casa il pezzo fondamentale, un tubo verticale con due staffe.

appena uscito dal negozio, comincia a piovere. dovrebbe essere un temporale. appena la pioggia si fa grossa e pesante, parcheggio la macchina nel primo posto utile e scendo. e cammino in mezzo alla strada, solo, con la mia faccia da scemo, e piano piano mi inzuppo.