"Dio mi conceda la serenità di accettare
le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare quelle che posso,
e la saggezza di comprendere sempre
la differenza."
Questa bella invocazione (stralcio) che ho trovato nel bellissimo, struggente Mattatoio n. 5, il quale finalmente ho letto dopo anni in cui ci siamo annusati senza unirci, l'ho vista attribuire a:
Pastore Friedrich Cristoph (senza cognome)- 1782
Tommaso Moro
Reinhold Niebuhr
Michael J. Fox (non scherzo)
Sant'Agostino
I Cherokee (famosa preghiera indiana)
e appunto Kurt Vonnegut stesso.
In effetti, con estrema probabilità, la preghiera è stata effettivamente scritta da un pastore riformista, da un capo indiano, da un cinese del XII secolo, da un eretico, da un attore americano malato di parkinson, da uno studente brufoloso, da un mistico, da un odontoiatra...
Aldous Huxley la chiamò la filosofia perenne. Altri parlarono di immanenza.
La spiegazione è che l'uomo è trascendente e Dio immanente.
Detta preghiera compare come biglietto da visita di numerosi frequentatori abituali di forum, alla stregua di vasco rossi o friedrich nietzsche.
Rossi, Nice e la preghiera appartengono di fatto allo stesso mondo, suscitano le stesse emozioni, sono perfettamente fungibili.
Io posso solo stare zitto.
Qualche anno fa ho pianto perfino rivedendo per la milionesima volta il gol di tardelli nella finale del 1982. E a me della nazionale non me ne frega un cazzo.
mercoledì 30 settembre 2009
stracult - o la filosofia perenne
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sono una creatura
Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo
Giuseppe Ungaretti
Valloncello di Cima Quattro, il 5 agosto 1916
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lunedì 28 settembre 2009
polpette sotterranee che volano
a questo punto, manca solo il quotidiano diretto da danielina, avec l'article captivant de mr. rocco.
sorry, ma sono sempre più d'accordo col dalemone.
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giovedì 24 settembre 2009
42
domani alle 19 inizia il mio 43° anno di esistenza in vita.
43 anni fa questi extraterrestri licenziavano il più grande album di tutti i tempi.
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martedì 22 settembre 2009
un kebab, senza insalata, per favore
un regista émigré di scarso talento si è accorto dello spaventoso progressivo degrado culturale del nostro paese.
una persona un po' famosa il cui consiglio stimo mi ha detto qualche tempo fa che sex and the city e i soprano sono da includersi a pieno diritto nel canone occidentale.
ciò nonostante, sono d'accordo. è l'onda lunga del '68.
ho scoperto l'esistenza dei neuroni specchio. confortante, alla fin fine.
un tale a me sconosciuto ha sostenuto che la fortuna del modesto libro "la solitudine dei numeri primi" sia dovuta positivamente alla seconda parola del titolo.
brillante. temo non abbia torto.
a volte capita di restare in studio fino a tardi, e perfino di dormirci, ma non per lavorare.
in studio c'è la mia chitarra eko fatta in cina. è di scarsissimo valore ma il suono è molto pulito e accogliente.
nel palazzo sono tutti uffici, quindi dopo le nove non c'è più nessuno, e io posso anche sentire i beatles (remastered 2009) via youtube a volume alto con la finestra aperta.
magari ti compri un kebab
poi prima delle nove vai al supermercato e recuperi kinder, galak, togo classic latte, gardena e girelle.
poi, mentre guidi, ti capita di incappare in heart of glass alla radio
e per quattro secondi sei felice.
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giovedì 17 settembre 2009
non ti sveglierai.
continuerai a soffrire, e a far soffrire.
e non riuscirai a porvi fine.
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mercoledì 26 agosto 2009
ho il pallino delle stelle
l'altro giorno mi sono fissato di impartire la prima lezione di astronomia all'ometto.
dunque vedi, quella azzurra è la terra. poi c'è venere, marte...
poi c'è giove, che è più cicciottello.
ecco, il sole invece,
ma guarda arcturus.
e antares.
potremmo proseguire all'infinito. antares, in tutta la sua rotondità, non è che un granello di sabbia (avrei potuto dire: se preferisci, il granello di sabbia della spiaggia è come antares. ma avrei complicato ulteriormente le cose, e poi ci sarebbe mancata solo una acuta disquisizione sulla produzione di bertrand russell).
e questo è tutto, più o meno.
al che, vista la manifesta incapacità del docente, l'ometto si è allontanato in direzione del nintendo ds.
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altolà al sudore
ma sì, sam mendes ha ragione, non c'è niente di più bello di un sacchetto spinto qui e là da refoli di vento. ha ragione senza aver capito un cazzo. che è come dire che ha ragione il papa, oppure, se vogliamo fare i fighi, plinio il vecchio, nella famosa citazione di borges.
anche io, l'altro giorno, qui sul terrazzo, con uno dei sacchetti totalmente biodegradabili e compostabili dell'auchan. l'ho legato a una fettuccia e l'ho guardato volteggiare per un sacco di tempo.
tuttavia è sempre questione di facce.
non conta più il come, né il chi.
l'hanno capito i cervelloni, che fanno indossare a tutti 'sti occhiali da sole.
il genio di carpenter: essi vivono. occhiali da sole.
nasconditi.
anche perché volare, non vola nessuno.
a meno che non si abbia il mare dentro.
e poi la scena della frittata in big night, un film meraviglioso.
fottuti dentisti.
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mercoledì 5 agosto 2009
di sassi e stelle
ero solo, deliberatamente e stupidamente.
seduto su un muretto basso e stretto, le spalle a un edificio ove si trova un'elegante associazione che aiuta i poveri. pensavo che avrei potuto passare la notte lì, avendone il coraggio. ma il coraggio, io lo so, mi manca sempre.
c'era vento.
quando il cielo è pulito e non devastato dalla luce artificiale, che è ovunque, è bello guardarlo.
l'unica cosa che siamo stati capaci di fare con le stelle è dare loro un nome. ciò che dà la dimensione e la risposta a tutte le cose.
la risposta non c'è, e non ci sarà mai. questo dicono le stelle a noi, dal giorno in cui siamo comparsi, in un modo o in un altro, su questo pianeta.
per questo continuo a guardarle. per avere la certezza di non avere la risposta.
sono rimasto con gli occhi in alto. ho fatto le mie solite congetture senza senso, mi sono commosso, poi mi sono inquietato, poi ho capito cosa dovevo fare.
ho guardato per terra.
per terra.
il pavimento era di mattoncini autobloccanti. questi. tra un mattoncino e l'altro, nella cosiddetta fuga, ho visto un sassolino. ho cercato di estrarlo con la mano ma non ci sono riuscito. sono rimasto a guardarlo per un bel po', una mezzoretta. poi ho cercato di estirparlo con il tacco della scarpa, anche qui senza successo. mi sono fermato un altro po', un'altra mezz'ora. poco lontano dai miei piedi c'era un altro sasso sul pavimento, libero da costrizioni. un sasso qualunque. ho usato lui. in poche mosse ho scalzato il sassolino. era un poco più grande di quanto pensassi. me lo sono rigirato nella mano, osservandolo attentamente. e poi me lo sono messo in tasca.
vorrei conservarlo per sempre.
eccolo qui.
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mercoledì 10 giugno 2009
mercoledì 27 maggio 2009
4 maggio 2009
Solo sentire l'odore di mio figlio, nella stanza vuota
Come le alte nuvole lasciano gigantesche ombre sulla terra,
così tu, dentro di me.
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lunedì 6 aprile 2009
mia madre
una quindicina di anni fa, durante una partita di calcio, a seguito di un tackle piuttosto ruvido, caddi a terra sbattendo il cranio.
in pochi secondi mi si formò sulla tempia una enorme palla piena di sangue.
feci la doccia e andai a casa (vivevo coi miei).
mi aprì la porta mia madre. mi sedetti a tavola. mangiai.
mia madre non si accorse di nulla finché non le dissi "mamma, hai visto cosa mi sono fatto in testa?".
un paio di mesi fa mi sono preso una specie di influenza.
mia madre mi ha chiamato per sapere come stessi.
le ho risposto bene, mamma, non ti preoccupare, solo un po' di tosse e raffreddore
"bene, allora ti faccio tanti auguri".
tanti auguri.
ho perso quattro chili e rotti di peso nell'ultimo mese. la circostanza è piuttosto evidente.
ieri sera sono andato a casa dei miei.
mia madre mi ha guardato e mi ha detto "ti vedo ingrassato".
ecco, questa è mia madre.
p.s. non paga, dopo un po' mi ha detto:"hai comprato il libro di quell'avvocato, studio illegale?"
ormai non so più se farle una carezza o darle una botta in testa.
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domenica 5 aprile 2009
chi
ti piace essere pressato dagli eventi, spinto dalle circostanze.
ti piace l'ansia buona, la fretta cui non vuoi rinunciare, il sangue che pulsa, la corrente dentro il corpo.
e ti piace riflettere, pensare, analizzare, trovare risposte.
ti piace indagare, osservare.
fai un gran parlare.
ti piace comunicare, sempre e comunque, ascoltare, far entrare i pensieri dentro lo stomaco, il fegato.
ti piace correre, muoverti, andare, uscire, partire, dire, fare, costruire.
finché ti trovi a non sapere più niente, a non capire dove sei, chi sei, chi sono tutti, e sentire tanto freddo.
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sabato 28 marzo 2009
il maestro /2
mentre scrivo, la rai uno trasmette un concerto del Maestro dall'auditorium di roma.
con tanto di orchestra, ospiti a sorpresa, tenori, trottolino e lino banfi.
ecco, l'orchestra. ma dico, uno si cucca dieci anni di conservatorio per poi andare a suonare le canzoni del maestro? per questi musicisti confesso di provare un sentimento a metà tra la pietà e il disprezzo.
me lo sono sciroppato per un po' senza grandi slanci, poi, improvvisamente, l'ho capito, il maestro.
il Maestro possiede la caratteristica principale dell'uomo di successo.
è un uomo dalla splendida, inarrivabile, disarmante mediocrità.
e poi è un uomo senza vergogna.
se da un lato egli è davvero convinto del suo talento di autore, cantante, musicista; se è davvero convinto del compiacimento del pubblico, da un altro la sua enfietà è buona perché magnificamente inconsapevole.
il Maestro è uno che non ha paura di nessuno. non ha paura di nessun palcoscenico, di nessun pubblico, di nessun appuntamento. non ha paura di essere stonato, ridicolo, assurdo. non ha paura di se stesso. non ha paura di essere una parodia vivente. non ha paura di esibirsi davanti a grandi e piccini, giovani e vecchi, piazze e teatri. un uomo universale. un uomo totale.
alla fine, non si può non amarlo.
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venerdì 27 marzo 2009
ibrahimovic ignora parmenide
oggi ho detto all'amico e collega w.b. (ognuno l'avrà detto a un suo amico) che l'inter, se improvvisamente morisse zlatan ibrahimovic, il simpatico giocatore, perderebbe lo scudetto.
w.b. era d'accordo.
allora ci siamo immaginati il giocatore steso sul più classico dei letti d'ospedale, con la consueta cannetta nel naso, ormai spacciato e destinato a sicura dipartita.
poi ho pensato che ibrahimovic è già nel letto d'ospedale, con tutto il contorno, solo che lui ancora non lo sa.
è il tempo, la fregatura.
ha ragione parmenide.
esiste già ibrahimovic steso sul letto.
e come lui, tutti noi.
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