martedì 30 settembre 2008

buongiorno

buongiorno.
sono un po' imbarazzato. è la prima volta. beh, in realtà no. è la seconda. ma la prima conta poco: avrò avuto 12 anni, i miei genitori mi portarono da una sua collega. perché ero inquieto. mi mangiavo le unghie. la sua collega mi disse di giocare con una palla di gomma.
senta, è meglio che glielo dica subito: la verità è che non ho fiducia. lo so, non è bello sentirselo dire. a 25 anni pensavo di essere un sensibilone e invece ero completamente ignaro del male che potevo fare e che avrei fatto agli altri anche solo con le parole. oggi capisco un po' di più. e capisco che quando mi dicono che non si fidano dell'avvocato io ci rimango male. di solito sono io dall'altra parte della scrivania. il che fa tutta la differenza.

non ho fiducia. devo sapere a chi sto parlando. magari Lei è uno che la sera torna a casa e guarda ballarò. magari fa questo lavoro per comprarsi la macchina nuova. magari ha dei gusti che trovo orribili. magari è stupido. è uno che si è laureato tirando a campare, o, peggio, studiando con profitto. ha preso la laurea, ha fatto il suo tirocinio, e bene o male ha iniziato a fare questo mestiere. ha imparato quelle quattro balle, ha letto quei quattro libri, ha messo insieme un po' di pratica, e via. proprio come noi avvocati.

invece io voglio uno che sia più intelligente di me, più sveglio di me, più bravo di me, più buono di me. altrimenti perché sono qui? anche lo stupido ti può dare buoni consigli, dicono. forse è vero. come quei personaggi dei libri che hanno sempre la frase del nonno o della nonna da tirare fuori, la saggezza contadina, la virtù del piccolo uomo. quando ti tirano fuori la frase del nonno che "diceva sempre", non c'è più niente da dire. sì, forse. i miei nonni erano quasi analfabeti. erano uomini di una bontà infinita, e io fui sempre felice di vederli. ogni volta che c'era una festa con i nonni mi si gonfiava il cuore, anche da grandicello. però di frasi celebri non ne hanno tramandate, purtroppo.

io lo so che a Lei non gliene frega niente, questo è il punto.
dice: è giusto così, mica si deve compenetrare dei tuoi problemi. è un tecnico, ti aiuta. ti fa domande mirate e capisce, e tu di conseguenza. pensa se un medico dovesse soffrire per ogni malato che vede. non potrebbe fare il medico. giusto. quelli infatti sentono le canzoni mentre ti aprono la pancia. e mentre stai morendo, solo, in un fottuto letto d'ospedale, discutono del turno o decidono dove andare a cena.

guardi, lo sa di cosa ho paura? ho paura di sentirmi dire che ho avuto carenze affettive. lo vuole sapere subito? non le ho avute. ho avuto un'infanzia felice. ho paura che Lei prima o poi mi dica che devo avere più stima di me stesso. la prego, non me lo dica mai. e più di tutto, ho paura che Lei sia completamente incapace di risolvere qualsiasi problema. e adesso che gliel'ho detto, è ancora peggio.
magari invece sono tutti così, i suoi clienti. magari sono un cliente tipo. sarebbe bello. almeno ci sarebbe sui libri la strategia giusta. "in questo caso, è opportuno trattare il paziente con cordiale fermezza, farlo sentire a suo agio ma nel contempo reagire alle sue provocazioni". magari è normale che il cliente insulti il terapista. a pensarci bene, l'uomo segue comportamenti-tipo in ogni sua manifestazione. sarebbe ben strano che non lo facesse anche in questo caso. mi conforti, mi dica che sono il più qualunque possibile.

e poi devo sapere chi è Lei. che cosa vota, e perché; che libri legge. se legge. se è cattolico, se è ateo. devo sapere tutto di Lei. se Lei è uno che crede alla resurrezione dei corpi, già andiamo male. la mia fiducia se la deve conquistare. ma non perché non voglia parlare di me con Lei, no no. l'altro giorno ho parlato di cose intimissime a uno che avevo visto una sola volta prima. se vuole Le racconto tutto. è che non voglio essere deluso. voglio essere aiutato, ecco perché sono qui. sono arrivato fin qui per questo. capisce?

e con questo, credo che sia finito il tempo a mia disposizione, giusto?

sarà colpa del telegiornale

ieri sera ero sull'aereo diretto a milano.
volo alitalia.
non so perché, non appena le assistenti di volo hanno iniziato a servire le bevande, mi è venuto in mente che a un certo punto si sarebbero messe a fare un pompino a tutti i passeggeri (maschi).

davvero, non so perché.

giovedì 25 settembre 2008

donne

per me le donne sono tutte belle.
comunque, se proprio devo dire, preferisco le donne con le tette grosse, le cosce grosse e il culo grosso.

star 80

rivisto stasera, dopo tanti anni. è un film che ho sempre amato, non so perché.
in verità, a pensarci, ci sono tante circostanze che me lo fanno amare.

è l'ultimo film di bob fosse, che è un mio idolo.
il film racconta la vita di dorothy stratten, giovane e ingenua cameriera di vancouver e poi coniglietta di playboy, uccisa dal marito pazzo e pappone, paul snider, interpretato da eric roberts, bravissimo e veramente inquietante.
dorothy stratten era all'epoca l'amante di peter bogdanovich, che è un mio idolo pure lui.
dorothy stratten morì poco dopo aver terminato le riprese di "e tutti risero", di bogdanovich, altro film da me amato.

la Bellezza viene barbaramente uccisa. accanto, c'è la vita vera di un regista che fa il suo ultimo film, un film su una ragazza che nella vita vera aveva fatto il suo ultimo film, e accanto un altro regista che s'innamora, nel film e nella vita vera, della sua attrice.
l'amore viene cancellato da un proiettile di fucile sparato in faccia. la morte ricorre.
l'abisso, tuttavia, non c'entra.

qualcuno, a buon diritto, storcerà il naso, ma tutto questo mi ricorda il sogno di coleridge.

la sua prima manifestazione fu la ragazza, la seconda il film. chi li avesse paragonati avrebbe visto che erano essenzialmente uguali.

lunedì 22 settembre 2008

douglas l'imprendibile

non riesco a capacitarmi.
per me, o veltroni ha un ufficio stampa che stephen king se lo sogna di notte, o in america va talmente di moda il made in italy che allora domani mi prendo il cpe e vado a insegnare storia del diritto romano in wyoming.

l'avevo visto, veltroni, al tg3, sorridente a new york, con ingrid betancourt, ma non avevo capito.
insomma, mi era sembrata la solita notizia, no? oggi il ministro tizio ha inaugurato il nuovo padiglione alla presenza del bla bla.

sì. magari.

il fatto è questo: valter veltroni ha scritto un libro un paio di anni fa. ieri è andato in america a presentarlo.

ebbene, il traduttore del libro è douglas r. hofstadter. no, dico: douglas r. hofstadter.

per chi non sapesse di cosa sto parlando, la metto così:

è come se albert einstein avesse tradotto un libro di achille occhetto.

domenica 21 settembre 2008

che formaggio ragazzi.

potrei stendermi

potrei stendermi su un prato e con le braccia larghe tenere la bocca aperta. così potrei fare entrare ogni cosa, anche le idee.
potrei ascoltare te, tutti, il mio adorato sangue. tu tum, tu tum.

a bocca spalancata e orecchie tese forse troverei.

ma ormai non è solo, non è più la verità.
è che non voglio, non debbo poter dire qualsiasi cosa.

robert frost

autore che non è ancora entrato tra i miei top 200 poesia
la prima è famosa, la terza è bella, la seconda è in omaggio a due film, e la traduzione è un mio tentativo.

La strada non presa

Divergevano due strade in un bosco
ingiallito, e spiacente di non poterle fare
entrambe uno restando, a lungo mi fermai
una di esse finché potevo scrutando
là dove in mezzo agli arbusti svoltava.

Poi presi l’altra, così com'era,
che aveva forse i titoli migliori,
perché era erbosa e non portava segni;
benché, in fondo, il passar della gente
le avesse invero segnate più o meno lo stesso,

perché nessuna in quella mattina mostrava
sui fili d'erba l'impronta nera d’un passo.
Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno!
Pure, sapendo bene che strada porta a strada,
dubitavo se mai sarei tornato.

lo dovrò dire questo con un sospiro
in qualche posto fra molto molto tempo:
Divergevano due strade in un bosco, ed io...
io presi la meno battuta,
e di qui tutta la differenza è venuta.


Fermandosi nei boschi una sera di neve

Di chi siano questi boschi credo di sapere.
Ma la sua casa è nel villaggio; così
Egli non vedrà che mi fermo qui
A guardare il suo bosco riempirsi di neve.

Troverà strano il mio cavallino
Fermarsi senza una cascina vicino
Tra i boschi e il lago ghiacciato
La sera più buia dell'anno.

Dà una scrollata al suo sonaglio
Per domandare se c’è uno sbaglio:
Il solo altro suono è il fruscio
Di vento lieve e soffice fiocco.

I boschi sono belli, scuri e profondi.
Ma ho promesse da mantenere,
E miglia da percorrere prima di dormire,
E miglia da percorrere prima di dormire.

Conoscenza della notte

Io sono uno che ben conosce la notte
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l’ultima luce della città.

Sono andato a frugare nel vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
Ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.

Ho trattenuto il passo e il mio respiro
Quando da molto lontano un grido strozzato
Giungeva oltre le case da un’altra strada,

Ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
E ancora più lontano, a un’incredibile altezza,
Nel cielo un orologio illuminato

Proclamava che il tempo non era né giusto, né errato.
Io sono uno che ben conosce la notte.

venerdì 19 settembre 2008

la zona morta

david cronenberg è un genio, e non ci sono dubbi.

qualche giorno fa ho rivisto uno dei suoi capolavori: la zona morta.
un film di una delicatezza incredibile.
cronenberg soffre del fatto di essere obbligato a farsi capire da un po' di gente, non solo da due o tre spettatori. nei suoi primi lavori lo sforzo non riesce. poi, a partire da il demone sotto la pelle, meglio.

il protagonista riceve da un incidente il dono della chiaroveggenza ma perde la donna amata. i suoi poteri salveranno il mondo ma non la sua vita.
zoppo, morti i genitori, lasciato il dottore, vive da solo, con poco, in un paesino gelato. dà lezioni private di letteratura a qualche bambino.
presto conosce l'impossibilità di cancellare il dolore, lui che è incapace di fare del male. e presto conosce la solitudine della diversità, la difficoltà di comunicare, anche con chi si ama.

il destino è, di nuovo, il sacrificio.
ma la salvezza per chi resta è apparente.
non moriranno il freddo e il buio nel cuore degli uomini.

martedì 16 settembre 2008

anna achmatova

La porta è socchiusa (Da Sera)

La porta è socchiusa,
dolce respiro dei tigli...
Sul tavolo, dimenticati,
un frustino ed un guanto.

Giallo cerchio del lume...
Tendo l’orecchio ai fruscii.
Perché sei andato via?
Non comprendo...

Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio, cuore.

Tu sei prostrato, batti
più sordo, più a rilento...
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.

1911


C’è nell’intimità degli uomini un confine
(Da
Stormo Bianco)

C’è nell’intimità degli uomini un confine
che né l’amore, né la passione possono osare:
le labbra si fondono nel terribile silenzio
e il cuore si spezza per amore.

Anche l’amicizia qui è impotente, e gli anni
pieni di felicità alta infiammata,
quando l’anima è libera e distratta
dal lento languore della voluttà.

Pazzo è colui che vi si appresta,
raggiungerlo è morire d’angoscia...
Ora puoi capire perché non batte
il mio cuore sotto la tua mano.

1915


Non ho chiuso le tendine (Da Piantaggine)

Non ho chiuso le tendine,
guarda dritto nella stanza.
Perché non puoi fuggire
oggi sono così allegra.
Dimmi pure svergognata,
scagliami i tuoi sarcasmi:
sono stata la tua insonnia,
la tua angoscia sono stata.

1916


Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
(Da
Anno Domini)

Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.

O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.

Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata,
ma ti giuro sul paradiso,
sull’icona miracolosa
e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.

1921



A molti (Da Anno Domini)

Io sono la vostra voce, il calore del vostro fiato,
il riflesso del vostro volto,
i vani palpiti di vane ali...
fa lo stesso, sino alla fine io sto con voi.

Ecco perché amate così cúpidi
me, nel mio peccato e nel mio male,
perché affidaste a me ciecamente
il migliore dei vostri figli;
perché nemmeno chiedeste di lui,
mai, e la mia casa vuota per sempre
velaste di fumose lodi.
E dicono: non ci si può fondere più strettamente,
non si può amare più perdutamente...

Come vuole l’ombra staccarsi dal corpo,
come vuole la carne separarsi dall’anima,
così io adesso voglio essere scordata.

1922


Il miele selvatico sa di libertà (Da Il giunco)

Il miele selvatico sa di libertà,
la polvere del raggio di sole,
la bocca verginale di viola,
e l’oro di nulla.
La reseda sa d’acqua,
e l’amore di mela,
ma noi abbiamo appreso per sempre
che il sangue sa solo di sangue...

Invano il procuratore romano,
tra gridi sinistri della plebe,
lavò davanti al popolo le mani,
e invano la regina di Scozia
tergeva da rossi schizzi
le palme affusolate, nell’afosa
oscurità del palazzo reale...

1933


Ultimo brindisi (Da Il giunco)

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all’inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.

1934


E quel cuore più non risponderà
A N.P.

E quel cuore più non riponderà
Alla mia voce, esultante e afflitto.
Tutto è finito... E il mio canto risuona
Nella notte vuota, ove più tu non sei.

1956

come l'ombra

ogni tanto sky trasmette dei film.

ho appena finito di vedere "come l'ombra", di marina spada.
un bel film. poco parlato. attentamente girato.
film italiano atipico, ovvero privo di attori cani, sceneggiatura a tinte forti, pretese letterarie e manierismi inutili.
più bello del più bel film di antonioni, cui la regista apertamente si ispira, ma da cui coraggiosamente, seppure involontariamente (ma dev'essere semplice questione di talento) si allontana, con mano leggera, sia quando lascia sospese le cose, sia quando filma milano.

milano è la mia città, è la città che amo di più al mondo e mi piace vederla nei film.
la simpaticissima e originalissima cosa che si dice di tutte le città, ovvero "bella, se non ci fossero i... (suoi abitanti)", è falsa per tutte le città, e invece vera per milano.

napoli non è napoli senza i suoi abitanti. i napoletani "fanno" la città.
pensiamo ugualmente a una new york vuota, o londra, o barcellona, o tokyo. immagini da the day after. perfino roma, la città più bella del mondo, è bella con le sue persone.
ecco, milano è il contrario. la gente rovina il panorama.
perché la gente di milano odia milano, e la città lo sa, lo sente e lo esprime. si vede subito. i milanesi ci abitano per forza, e appena possono scappano via.
invece di milano sono stupendi gli incroci, le strade, i semafori, le case, i marciapiedi, i mezzi pubblici, i fabbricati belli e brutti. milano vuota è uno spettacolo. sembra finalmente respirare, riprendere vita, libera da tutte quelle persone che la occupano con ottusa violenza, torme di barbari da ufficio o da aperitivo.

marina spada ama milano. la accarezza, la sfiora, la filma con misurato understatement. antonioni la sottometteva alla storia, alle sue interminabili seghe. una violenza anche quella. la spada la fa vivere, senza navigli, senza piazza del duomo, senza carrellate e senza per questo tentare strade ardimentose. semplicemente la capacità di entrare nella città.

sì, a proposito, mi devono spiegare perché l'artista debba essere "originale".
siccome nel 1940 ancora nessuno aveva inventato il "lancio di latta di vernice contro il muro", il primo che l'ha fatto è un genio?
uno può anche veramente emozionarsi per il piatto di cannelloni spiaccicati sulla tela, ma non è detto che sia arte (sempre che non sia tutto arte, del che è legittimo e aperto dibattito).
a me per esempio emoziona moltissimo il gesto tecnico/atletico nello sport.

e alura?

"mandate il gatto"

lunedì 15 settembre 2008

ancora su DFW

sarà che mi sono sentito inadeguato, fatto non nuovo.
avrei voluto scrivere un bel post, ma non ce l'ho fatta.
non mi resta che la cronaca del tentativo. tipo i cascami del legno, sempre buoni.

prima ho pensato di trascrivere passi del libro (in italiano, nella buona traduzione di nesi, o in inglese). ho pensato, tra le mille pagine di infinite jest, a qualcosa che fosse rappresentativa dello stile, del talento. qualcosa che, nel breve, potesse dare un'idea della bravura dell'autore. alla fine mi ero quasi convinto a copiare tutta la storia di uno dei leggendari film del regista suicida james orin incandenza (morto con la testa infilata nel microonde): "fai ciao ciao al burocrate", la cui trama è una delle poche raccontate per esteso in infinite jest. poi ho rinunciato.

ho cercato tutto il possibile in rete.

poi ho pensato al dolore.

poi ho pensato a dire chi era wallace.
(wallace era un grande scrittore e un uomo dalla sensibilità sconvolgente)

poi ho pensato ai suicidi che hanno sgomentato la mia vita. ho cercato per ore conferma della morte per suicidio di lucio flauto (fatto che mi rattristò tremendamente pur non amando io affatto lucio flauto) senza trovare alcuna conferma.

dice giustamente l'amico vubì che sono da deplorare tutti coloro che innalzano gli striscioni per quelli che lottano tra la vita e la morte, striscioni autoreferenziali, fasulli e puzzoni tipo "forza pessottino" o "non mollare francesco" (nuti).
a maggior ragione deplorerei quelli che scrivono l'epitaffio del defunto rivolgendoglisi supplici o implorandone postumo perdono.
così, ho cancellato altre righe.

alla fine, togli togli, l'unica cosa che mi è toccato pensare è che certamente non leggeremo mai del suicidio di silvia toffanin.

e allora ho piantato lì.

qualcosa, come sempre, mi sfugge

io capisco che in america conti di più l'effetto faccia, bucare il video, il sorriso che conquista.

bene.

quello che non capisco è, realmente, come possa incidere la simpatia del vicepresidente sulla simpatia del presidente.

proprietà transitiva?

domenica 14 settembre 2008

david foster wallace è morto

si è impiccato.

sogno che le sue pagine possano salvare le vite di altri.