Alla radio ci sono le trasmissioni in cui è data la possibilità di
intervenire agli ascoltatori.
Il tratto comune a tutti quelli che intervengono, su qualunque radio e
in qualunque trasmissione, è che sono tutti dei deficienti assoluti.
Il che porta a due sole possibilità: a) tutti quelli che ascoltano la
radio sono deficienti; b) tra coloro che ascoltano la radio, solo i deficienti
telefonano. Io ascolto la radio, e non ho mai telefonato a una radio (anzi, l’ho
fatto, una volta, adesso racconto questo fatto. Ero in bagno e mi stavo
lavando, più o meno 25 anni fa. E sto sentendo una radio che avrei sentito solo
quel giorno e poi mai più. Destino. C’è un conduttore che mette in palio un
premio destinato al primo tra coloro che indovinano la parola mancante in una
frase. La soluzione è molto semplice. Cominciano ad arrivare telefonate. Nessuno
azzecca la risposta. Il conduttore insiste. Altre telefonate. Niente. La situazione
diventa quasi imbarazzante. Nei piani della radio il tempo di assegnazione del
premio avrebbe dovuto essere - si usa l'ausiliare avere se il verbo servile è seguito da essere- intorno ai 20 secondi, cioè il primo, massimo il
secondo a beccare la linea. Altri interventi a vuoto. Il conduttore, che sta
perdendo un po’ di verve, cerca di dare qualche suggerimento. Ancora acqua. A quel
punto ci penso e dico non è possibile. Non so spinto da quali impulsi, prendo
il telefono e chiamo. Sono in linea. Do la risposta. Il conduttore è sollevato,
ha finalmente mollato il sacco a destinazione. Ritirerò il premio qualche
giorno dopo. Mi ricordo una radio quasi casalinga, una lunga scala ripida. In un
paese fuori Milano, dove non ero mai stato. E dove sarei andato, pochi anni
dopo, a svolgere il servizio civile. Proprio lì, proprio in quel paese dove non
ero mai stato, dove c’era una radio che non avevo mai ascoltato, una radio che presto avrebbe smesso di trasmettere, e dove ho vinto
un premio perché ho risposto a una domanda. Tout se tient, mon vieux.) però non
mi sento un deficiente assoluto, accidenti. Cioè il problema non è come nelle
trasmissioni televisive che ce li mettono loro i concorrenti bifolchi così tu
ti senti più intelligente e sei invogliato a partecipare, a vedere, a comprare
i prodotti che passano nella “fascia”. Non è come nelle trasmissioni televisive
che presentano esseri umani che si fanno umiliare da altri esseri umani pur di
essere in televisione, si fanno umiliare in tutti i modi in cui un essere umano
può essere umiliato, davanti ai pacchi, davanti a un cuoco, su una spiaggia. Alla
radio la gente telefona spontaneamente, non sono scelti (c’è un piccolo filtro,
ma giusto per scremare i pazzi che si sente subito che sono pazzi, perché io
potrei anche essere un pazzo furbo e chiamare con voce calma e professionale e
poi appena sono in diretta mettermi a bestemmiare. Questa è una cosa per
esempio che non so come sia possibile che non accada mai. Mai nessuno che
comincia dicendo salve sono paolo da roma e volevo intervenire sulla legge
elettorale e poi giù una sequela di bestemmie orrende, prima di essere
silenziato). La gente telefona e vuole, deve dire la sua intorno all’argomento.
E tutto questo, non mi si dica per la celebrità. La radio garantisce un comodo
e potente anonimato. Né per l’immortalità (sarei curioso di vedere gli archivi
audio di una radio di medie dimensioni). Né, ovviamente, per una contropartita
economica. Mi umilio, ma a pagamento, in tivù. Alla radio invece sono me stesso
ed esprimo le mie opinioni.
Ed eccoci tornati al punto di partenza. Come è possibile che tutti i
radioascoltatori siano così stupidi (perché, ragazzi, lo sono!)? e non venitemi
a dire, babbini, che uno diventa stupido perché è emozionato. Dai, son cose che
si capiscono.
Evidentemente la risposta è la b): telefonano solo i deficienti. Gli altri
ascoltano la radio, cioè, spesso,
ascoltano persone deficienti che dicono cose deficienti. Ma se uno non è
deficiente e non è, si presume, interessato a sentire persone deficienti,
allora perché ascolta la radio? Non certo per sentirsi più intelligente, ciò
che, quanto meno, è, potremmo dire, una gratificazione effimera. Perché spera,
prima o poi, di sentir parlare persone intelligenti? Forse diamo troppa
importanza all’intelligenza. Come all’amore. Dovremmo ristabilire le
proporzioni, le gerarchie.
Però io una cosa voglio dire, visto che non ho tanta voglia di intervenire
alla radio per dirla, e poi perché penso che se la scrivo qui, resta, diciamo,
per sempre. E un domani se uno si vuole informare magari capita su questa
pagina e trova la risposta alla sua domanda, o la confutazione alla tesi di cui
è, ahimé, gelosissimo.
Ebbene, il fatto è che non commette reato un ottantenne che scopa una
quattordicenne. Se essa è d’accordo, beninteso. E se l'ottantenne non è suo nonno. Se ne ha sedici, va bene anche il nonno.
Desidero riportare quello che ritengo un suffragio di qualche
autorevolezza
Art. 609-quater.
Atti sessuali con minorenne.
Soggiace alla pena stabilita
dall'articolo 609-bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto
articolo, compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:
1) non ha compiuto gli anni quattordici;
2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l'ascendente, il
genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra
persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o
di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest'ultimo, una relazione
di convivenza. (1)
Al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 609-bis, l'ascendente, il
genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, o il tutore che, con l'abuso
dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore
che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni.
(2)
Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste
nell'articolo 609-bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto
gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre
anni.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita fino a due terzi.
Si applica la pena di cui all'articolo 609-ter, secondo comma, se la persona
offesa non ha compiuto gli anni dieci.
E' che non ne posso più, anche se ormai
siamo alla fine, di sentire parlare gente che se la prende con Berlusconi “perché
va a letto con le minorenni”. In realtà non ne posso più di ascoltare o leggere
le parole di gente che se la prende con Berlusconi. Lo trovo incredibile. E ogni
tanto mi tocca pure di incontrare la Boccassini in tribunale. Che non è nemmeno
una delle peggiori, a voler essere onesti. Nel senso che alla fine si occupa di
queste cose qua, del premier che fa i festini con le mignotte vestite da suore,
e va bene, spende i soldi (la Boccassini) dello Stato, mette in piedi il
baraccone, ore e ore di intercettazioni, polizia giudiziaria, faldoni, udienze,
testimoni, quintali di carta e di materiale, tutto inutile perché Mister B. non
ha commesso alcun reato, ma appunto pazienza, ci sono tanti funzionari pubblici
che sprecano i soldi della Pubblica Amministrazione, come i sindaci che
investono sui derivati e fanno perdere miliardi ai comuni e poi io devo pagare
l’area C e le multe e va bene, non è una delle peggiori, sono peggio quelle che
pronunciano provvedimenti in materia di stato e famiglia, quelle, o quelli, che
decidono realmente della vita di altre persone, tutti i giorni, decidono della
vita di altre persone. Lo scrivo un’altra volta. Decidono della vita di altre
persone. Quelli sono pericolosi. E lo sono perché non lo sanno, quello che
fanno. Non solo. Si annoiano. Sono stanchi. Troppi fascicoli. Troppi avvocati. Troppa
roba da leggere e da scrivere. Comprano la focaccia, prendono la bici, fanno i
papà e le mamme, a cuor leggero, e la notte, otto ore di sonno saporito.
No, non va tanto bene.
Perché, come dice il mio amico U., parafrasandomi:
chi vuole essere giudice non può essere giudice.
Quanto al premio, il premio era una confezione di prodotti per l’igiene personale.
La risposta era “sfera”.